Taccuino Eventi: «Abbraccia il cedro e mandaci una foto» Raccolta fotografica Assese

23 Febbario - 3 maggio 2010

«Tanzania»
da Zanzibar al Tanganica


Un nuovo viaggio per Santambrogio e Valsecchi
Dalle spiaggie, attraverso la giungla e le montagne Uluguru, verso il più grande lago africano.
Niente più Kilimangiaro [Leggi perchè]
rifornimento-a-stone-town

Rifornimento a Stone Town

Stone Town Midday

Stone Town Midday

Una volta a settimana affittiamo un Dalla-Dalla, un furgoncino, e ci facciamo accompagnare da Malinbu a Stone Town, la più grande (ed unica!!) cittadina dell’isola di Zanzibar. In città facciamo rifornimento di tutto quello che ci può servire per lavorare e vivere. A Kiwenga, la piccola località sulla costa orientale dove ci troviamo, esiste solo una baracchetta, quattro metri per quattro, che vende pochissime cose.

Oggi andiamo a comprare uno stabilizzatore di corrente, una batteria nuova per il generatore dell’officina e qualche bidone di benzina Diesel per provare a riaccenderlo. La luce (”humeme”) dovrebbe tornare fra qualche giorno ma dopo tre mesi di black-out il prezzo della benzina è andato alle stelle e comincia a scarseggiare. Spesso l’unica soluzione è comprarlo al mercato nero dove viene venduta a più del doppio del suo prezzo. La cosa ridicola, e che dà da pensare, è che in Africa al mercato nero fare un pieno di benzina costa comunque meno che in Italia. Qui un litro di benzina al doppio del suo valore costa 2000 scellini tanzani, un euro e venti. Un sentito grazie a chi ha governato  l’Italia negli ultimi 30 anni!!

In un oretta di strada siamo in città e cominciamo ad immergerci nelle caotiche viuzze dei “fundi”, il bazar di fabbri, carpentieri e quant’altri lavorino sull’isola. Il caos è quello classico ma, una volta finiti gli acquisti, ci incamminiamo verso il mare per mangiare da un Italiano, un friulano che gestisce un locale chiamato “La Fenice”. Dopo due settimane un piatto di spaghetti ed un espesso ce lo meritiamo.

Il vecchio forte e tutta Stone Town sono stati dichiarati patrimonio dell’Unesco e l’Aga Khan ha investito molti soldi nella sua conservazione. Tutti i palazzi, immutati ed immutabili, sono protetti dai bene culturali ma la mancanza di un adeguata manutenzione li sta consumando piano piano (pole-pole). Le grandi porte di legno delle case, elemento che caratterizzava lo stato sociale dei proprietari, sono intagliate e decorate in vari stili ed alcune di loro, dicono, hanno più di 300 anni. Lo stile delle costuzioni è un misto tra arabo ed indiano con sprazzi europei risalenti all’epoca coloniale.

Nel centro del vecchio forte, di fronte ad un piccolo caffè, c’è un grande albero che in Swahili è chiamato mwarobaini (quarantana) perchè con le foglie, la corteccia e le altre parti del tronco i locali ritengono di poter curare oltre 40 diversi disturbi.Mentre Malinbu mi raccontava questa storia ripensavo ai nostri cedri: speriamo che si ravvedano e decidano di non “svendere al mercato” un pezzo della nostra storia.

Così i due “wazungu” di Asso, plurale del termine “nzungu” con cui vengono apostrofati i “bianchi stranieri”, hanno fatto ritorno con il loro furgoncino fino a Kiwenga. Appena tornati al nostro piccolo bungalow abbiamo scoperto che l’humeme (la corrente elettrica) è finalmente tornata. La cattiva notizia è che ora manca l’acqua. Non c’è mai pace in paradiso…

Un abbraccio a tutti. Vi ricordo l’incontro di Giovedì 11 in sala consiliare alle ore 20:30. Partecipate, è importate!!

Davide “Birillo” Valsecchi



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25th August 2008, 07:06 pm

[Serpenti] Marasso, un incontro speciale..

Serpenti e biscie della nostra zona. Consigli e dritte per osservare in sicurezza questi animali affascinanti e terribili.

la-cosa-giusta-volume-iv-edizione-africa

La Cosa Giusta: Volume IV – Edizione Africa

Tramonto

Tramonto

Dalla Tanzania vorrei ancora parlarvi del mio paese, interrompere solo per un momento il racconto del nostro viaggio per dare spazio alla vita della nostra Asso.

Vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno inviato via email le trascrizioni dei giornali (qui non è possibile leggerli nemmeno on-line), chi ci ha raccontato del Consiglio Comunale e gli amici di Passengers che continuano a mandarmi foto abbracciati con i nostri cedri (appena la connessione me lo permette saranno pubblicate con le altre sul sito!!).

“La Cosa Giusta” è la cronistoria in volumi delle mie riflessioni sui “Cedri di Asso” ed il “Supermercato della Vallategna”, ciò che ormai è noto come “La Questione Assese”.

All’inizio il mio più grande dubbio era essere in errore: eravamo pochi, per lo più tutti amici, avevamo solo qualche foto e questa strana idea di salvare almeno la memoria delle nostre piante. Anche il Gruppo in Difesa della Vallategna creato da Teodoro contava ancora pochissimi iscritti.

Quando poi io ed Enzo, come due straccioni con il cappello in mano, siamo stati a colloquio con il Sindaco ed i suoi Assessori mi è parso di rimbalzare contro un muro di gomma. Sembrava impossibile che non si divulgassero agli Assesi simili progetti prima di renderli esecutivi. Non vi era alternativa:schierarsi contro i rappresentanti del proprio paese non è stata una scelta facile ma, ormai, il dado era tratto ed avevamo attraversato il nostro “rubicone” in difesa di ciò che ritenevamo giusto.

C’è stato poi chi, guardandomi negli occhi, mi ha additato come un arrogante presuntuoso, come un esaltato che cercava di mettersi in mostra impicciandosi di cose che sono competenza solo dei rappresentanti della Repubblica. Già, la Res Publica, un nobile concetto più antico persino della parola di Cristo di cui tutti siamo parte, fortunatamente.

Il mio dubbio cresceva ma aumentava anche il numero di persone che aderivano a questa nuova idea: ma quale era la cosa giusta? Ancora non lo sapevo.

Ora sono davanti all’oceano, lontano da Casa, ripenso a tutto quanto è successo leggendo le lettere degli amici, dei miei concittadini. Ora centinaia di persone hanno fatto la foto con i cedri, ne hanno parlato le Tv e le Radio ben oltre la Vallassina. Il gruppo di Teodoro ha riunito oltre 1500 persone e i negozianti stanno raccogliendo firme mentre gli assesi gremiscono la sala del Consiglio Comunale.

Infine la “Questione Assese” ha attraversato il Lambro ed è giunta fino a Roma entrando in Parlamento, il cuore della Repubblica. “Alea iacta est“. Anche se non so come finirà mi piace questa storia . Ora, con il senno di poi, credo che quanto sia stato fatto fosse la cosa giusta.

Guardo il mare sapendo che da qui, così distante, il mio ruolo in tutto questo movimento è quasi finito, sono di nuovo “semplicemente” uno degli Assesi. Posso tornare tra i “ranghi” ora che tutta Asso è in marcia. Una bella sensazione!

Da qui posso solo osservare ma ciò che è certo è che che qualcosa è cambiato, niente sarà come prima. Un paese che si sentiva stanco e vecchio si è riscoperto giovane, determinato e motivato. Tira aria nuova, l’entusiasmo e la speranza si sentono anche da quaggiù.

Ora rido guardando il mare, rido come uno sciocco felice: “siete quattro gatti” aveva tuonato qualcuno. Bene, io sono dall’altra parte del mondo ma ora quel qualcuno se la dovrà vedere con quei “quattro gatti” che affollano Asso!!

Hakuna Matata Asso, sono sereno sapendo che a prendersi cura di te ora ci sono gli Assesi.

Davide “Birillo” Valsecchi

IMPORTANTE: mi informano che è in atto una raccolta firme per salvare “Cedri e Cascata”. Le firme si possono apporre in numerosi esercizi di Asso, Sabato 13 e Domenica 14 Marzo verranno allestiti in paese banchetti per la raccolta firme organizzati da un comitato spontaneo di cittadini.

Inoltre Giovedì 11 Marzo alle 21 in Sala Consiliare ad Asso è previsto un INCONTRO PUBBLICO organizzato dalle minoranze assesi. Verrà presentata la documentazione ed il progetto reale del supermercato sotto la Vallategna. Alla serata parteciperanno esperti e geologi in grado di rispondere ai quesiti del pubblico.

Domenica 14 Marzo, durante ilpomeriggio in Salone Comunale ci sarà un concerto gratuito dei SULUTUMANA in favore dei cedri e della Cascata. (maggiori informazioni www.assoviva.info)



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14th August 2009, 08:00 am

Dal piccolo Tibet i «Contrabbandieri del Nirvana»

«Contrabbandieri del Nirvana»: Un ariticolo di Mara Cavalzutti pubblicato da La Provincia di Como sul viaggio in Ladakh e sulle pregheire di stoffa

notizie-dalla-vallassina

Notizie dalla Vallassina

Supermercati dalla A alla Zeta

Supermercati dalla A alla Zeta

Solitamente siamo noi a raccontarvi qualche storia durante i nostri viaggi, a descrivere le situazioni strane in cui andiamo a cacciarci o le curiosità che scopriamo giorno per giorno.

Ma questa volta, partendo, abbiamo lasciato alle spalle un paese agitato, una Asso desta ed impegnata. E già, la questione “Cedri” e “Supermercato” non ce la siamo dimenticata, ci vuole ben altro che il sole ed il mare d’Africa per farci dimenticare “Casa”.

Abbiamo Intenet ma tenersi aggiornati è difficile, abbiamo poca “banda” e la connessione è troppo lenta per poter sfogliare i giornali on line o consultare i forum o i gruppi di discussione (sempre più in crescita) che animano il web assese.

Sappiamo che c’è fermento, che c’è stato un consiglio comunale movimentato denso di assenze, che sono stati finalmente presentati dei disegni e che persino dei Parlamentari cominciano ad interessarsi alla vicenda.

Ma noi qui abbiamo solo piccoli dettagli, voci confuse che ci giungono lente attraverso il nostro piccolo computer. Lo so, può sembrare incredibile, ma qui in Tanzania, nel cuore dell’Africa, vorremmo sapere che succede nella nostra piccola ed amata Asso.

L’anno scorso, quando eravamo in Tibet, ci avete raccontato cosa accadeva in Italia dopo il terremoto in Abruzzo. Quest’anno tocca ancora a Voi raccontare al “Duo Assese” cosa succede nel loro paese.

Un abbraccio a tutti voi, fateci avere qualche notizia dalla Vallassina!! Assante Sana! Poa Bomba!!

Davide “Birillo” Valsecchi



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8th July 2009, 12:44 pm

Twitter:2009-07-08 12:44:59

chiki-chiki

Chiki-Chiki

Angalawi

Angalawi

Ieri mattina una noce di cocco è precipitata dal suo albero direttamente davanti ai miei piedi. Il rumore con cui ha impattatto il suolo era decisamente sinistro. Dopo essere stato quasi ucciso da una pianta mi viene sempre da riflettere sulla precarietà della vita e sull’esigenza di fare festa.

Ma qui non è poi così facile fare baldoria. I villaggi turistici, illuminati nella notte dai generatori diesel, brillano come oasi lungo le coste buie senza corrente ellettrica. Sono il paese dei balocchi da cui proviene musica ed ogni sorta di allettante promessa ma, purtroppo, nè io nè Enzo possiamo metterci piede ( anche se ci abbiamo provato…).

Così ci siamo avventurati su per la collina spingendoci verso l’interno ed i villaggi autoctoni dove vivono i locali e non i turisti.Salendo ci siamo imbattuti in un locale con tanto di insegna e qualche luce, così abbiamo deciso di entrare a farci una birra attraversandone il giardino. Dal nulla è apparsa una prosperosa donna africana che si è subito affrettata a salutarmi: “Chiki-Chiki” strillava mentre dalla casa uscivano altre ragazze nere.

La prima mi si avvicina, mi porge la mano e, dopo avermela stretta, mi strizza con la punta delle dita l’interno della mia mano tra indice e pollice. Non ci vuole molto a capire che quella, da queste parti e non solo, è una presentazione esplicita con una sola stretta di mano!!

In un attimo, nel buio del giardino, sono circondato da ragazze di colore che mi civettano attorno. Finalmente capisco dove siamo finiti: “Enzo!!” Urlo divertito ma determinato “Visto che mi hai portato in un mignottodromo ti dispiacerebbe togliermi da questo casino!?”

Enzo se la ride ed attacca a discutere in Inglese e Swahili con le “Signore” mentre io cerco di fulminarlo con gli occhi. Alla fine racconta loro che siamo stanchi, che questo renderebbe il tutto meno divertente e che per questo torneremo domani. (Lo ammazzo se mi gioca ancora questo scherzo!!)

Così siamo tornati ad allontanarci nella notte, io chiedendomi se si fossero lavate la mani ed Enzo ridendo della mia ingenuità montagnina!!

Qualche metro più in là c’era un altro bar ed abbiamo riprovato la sorte entrando.Dentro c’erano solo avventori di colore e tutto il bancone, barista compresa, era chiuso dentro una gabbia di fitte sbarre di ferro. La ragazza, ridendo, ci allunga un paio di birre da dentro la sua cella mentre incuriosito mi guardo intorno: le feste qui pare siano piuttosto movimentate quando si scaldano gli animi…

Visto che non era possibile bere in pace, asfissiati continuamente dai passanti che cercavano di venderci ogni genere di droga, abbiamo fatto ritorno alla spiaggia con le nostre birre. Nè io nè Enzo usiamo droga (siamo già abbastanza strambi al naturale!) ma dai nostri viaggi sembra che gli italiani si siano fatti una gran brutta fama in giro per il mondo.

Sulla strada per la spiaggia incontriamo di nuovo la noce di cocco del mattino. Stavo per calciarla irritato quando davanti a me è apparsa una magnifica luna a picco sul mare. Lo spettacolo valeva le tribolazioni!!

Con le nostre birre ci siamo seduti sulla sabbia vicino ad un nero che “abbrustoliva” un angalawi, le locali canoe, per preservarla dalle alghe.Qualche foto, un paio di chiacchiere mentre ci si godeva la brezza della notte.

Dal vicino villaggio turistico ogni tanto qualche “donna bianca” si avventurava tra i cespugli in compagnia di un giovane Masai forse, chissà, in cerca di un po’ d’ Africa selvaggia. I Masai sono i pastori nomadi che vivono sotto il Kilimanjiaro, sono i montagnini d’Africa e forse è per questo che le donne li trovano così interessanti. Certo è che se i Masai disdegnano il pesce reputandolo discustoso è incredibile come riescano a “digerire” certe “scorfane” d’importazione!!

Ma qui, cinque gradi a sud dell’equatore, in fondo non si sta male. Al qui presente montagnino basta una buona birra ed un buon amico con cui ridere delle stranezze del mondo per fare festa. Non ce la passiamo male.

Hacuna Matata gente, occhio alle noci di cocco!!

Davide “Birillo” Valsecchi

ps. Un bacio alla “Pita” e buon compleanno al mio nipotino!!



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22nd September 2009, 09:57 pm

Flaghéé: Giorno Tre

Il terzo giorno del nosro vaggio in canoa attraverso il Lario

birillo-e-il-mare

Birillo e il Mare

Il Mare

Il Mare

Io vengo dalle Prealpi Lombarde, da un’ecosistema fatto di montagne e laghi chiamato Triangolo Lariano.

Dove sono nato io l’orizzonte è sempre una montagna o quanto meno una collina dietro cui che si nasconde qualcosa ancora da scoprire. Se poi si sale abbastanza si può vedere il Lago di Como e, al di là del ramo di Lecco, ammirare la magnifica Grigna.Nei giorni di bel tempo si riesce a vedere ad ovest, attraverso la Pianura Padana, anche la cima del Monte Rosa. Questo è da dove vengo io.

Ora sono sulla costa orientale dell’isola di Zanzibar e davanti a me ho l’Oceano Indiano. Qui, guardando il mare, l’orizzonte è una striscia di onde azzurre oltre la barriera corallina mentre la terra, piatta alle mie spalle, si nasconde dietro la prima fila di palme. Orizzonti diversi per mondi diversi.

Da montagnino quale sono ho imparato a nuotare meno di dieci anni fa e da allora ho sempre cercato di scoprire cose nuove su questo misterioso mondo azzurro, senza però essere mai riuscito a comprenderne a fondo la natura.

Lo stesso vale anche per la sua gente. Qui vivono praticamente a ridosso del mare, vivono grazie ai suoi frutti traendone cibo e calore. Le piante da frutto crescono rigogliose appena dietro la spiaggia e se nelle vicinanze scorre anche l’acqua dolce si ha disposizione quasi tutto quello che serve. Eppure l’indole di questo gigante azzurro non mi appare benigna, spesso nei miei occhi la bellezza lascia il posto ad un senso di ostilità o quantomeno di incurante indifferenza.

Qualcosa stride in ciò che vedo: la gente che vive del mare qui sembra avere a dispozione tutto ma, nonostante questo, pare immobile. Come senza avere un peso di fronte a questo gigante costruiscono sulla sabbia lasciando che il vento e la salsedine corroda e consumi ogni cosa.

In Tibet, sulle grandi montagne, ho visto famiglie sopravvivere sfidando il freddo ed una natura dura, severa e avara. Li ho visti ingegnarsi con mezzi scarsi o quasi inesistenti, sfidare il tempo costruendosi in quella povertà un futuro nonostante la consapevolezza della propria transitorietà. Qui invece la gente sembra rassegnata o incurante. Sorridono felici di un oggi dal domani incerto: il mare dà il mare prende.

Ed è così, guardando il mare ed i pescatori, che ho capito qualcosa sulle nostre montagne. Perchè i nostri monti possono essere duri ma in quella loro ruvidezza, in quella loro immobile lentezza sanno essere buoni maestri, nella loro solidità può fare affidamento la gente di montagna, può credere nosostante i sacrifici.

Il mare, al contrario, fa quello che vuole, concede solo di confidare nella sua clemenza o nella sua generosità. Si muove, si trasforma, spazza onda su ogni cosa lasciandola in balia dei suoi ritmi.Il mare fa quello che vuole, non si cura degli uomini.

Ma forse è giusto così: incredibilmente le montagne nella loro austera grandezza sono simili all’uomo, anch’esse destinate a scomparire, a sgretolarsi  trasformandosi giorno dopo giorno. Ad essere sconfitte proprio da quel mare capriccioso a cui non assomigliano. Un mare che è in continuo subbuglio, in continuo mutamento ma, nonostante ciò, resta sempre immutato ed immutabile, uguale solo a se stesso.

Senza la speranza di fare ritorno alle nostre montagne sarebbe impossibile conforntarsi con la forza di questo mare per uno come me.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. nuotare quando il mare è agitato è una delle cose che più mi piace ma, mentre scivolo o precipito tra le onde, mi accorgo che di fronte a tanta grandezza tutta la mia foga è gran piccola cosa. Quando arrivi sulla vetta di una montagna quasi senti di farne parte, con il mare spesso mi sento in pace solo quando torno sulla terra ferma.



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21st December 2009, 05:02 pm

In vendita «Contrabbandieri del Nirvana»

Cinquanta copie autografate e scontate a disposizione per il Natale: il libro dei due Bruti ceffi di Asso in giro per l'india.

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Fundi Santambrogio

L’isola di Zanzibar è afflitta negli ultimi mesi da una cronica mancanza di elettricità: il cavo che forniva energia elettrica dalla terra ferma è saltato e nessuno sa quando sarà ripristinato. Noi, grazie ai pannelli solari portatili, riusciamo ad alimentare il computer e le macchine fotografiche ma purtroppo la linea Internet dell’isola è al momento un po’ ballerina. Va a sprazzi continuando a saltare e per questo posso inviarvi (”prometto solo per ora”) una o due foto alla volta.
Per il resto io ed Enzo non ce la passiamo male: viviamo a centro metri dal mare sulla costa orientale dell’isola ed appena al di là della barriera corallina c’è l’oceano Indiano. Ogni mattina attacchiamo a trafficare in officina con gli altri “fundi”, i fabbri locali, realizzando pezzi artistici.
Lavorare il metallo è molto affascinante, sono stupito ed attratto da come un materiale così rigido e solido riesca a diventare malleabile e delicato una volta reso incandescentte dal fuoco. Certo, si deve dargli di martello ma risulta essere molto più docile di quanto avrei creduto. Aiutare Enzo mentre ne plasma le forme discutendo ed insegnando agli altri fundi è avvincente.
Il metallo assume il colore del fuoco e brilla di un blu intenso quando la poca corrente basta a dar vita alla saldatrice: guerrieri di ferro, maschere africane e figure del mare diventano i soggetti per statue, lampadari e piccoli oggetti che andranno ad arricchire una magnificente struttura a ridosso del mare. Sotto le capriate di un tetto di Makuti alto oltre 38 metri sta infatti nascendo uno dei centri artistici e turistici più prestigiosi d’Africa e noi abbiamo la fortuna di farne parte.
Anche se il vento dall’oceano soffia fresco e costante siamo sempre in Africa durante il periodo estivo. Il caldo è quasi opprimente per noi che meno di una settimana fa eravamo tra la neve e così, ogni due ore, si dismettono gli abiti da lavoro e si abbandona la forgia per buttarsi nell’azzurro di questo mare caldo.
Ogni tanto ho la nostalgia della “Trattoria delle Zie”, della Giusy e della Mariuccia (…meno di Valerio) ma provo a consolarmi con piatti a base di gamberoni, calamari e tuna innaffiati con birra gelata. Sembrerà ridicolo ma troviamo solo quello!!
Siamo finiti in un posto magnifico e ricco di aspetti da scoprire ma anche di guai, o quantomeno situazioni curiose, in cui incappare. Il mondo al di fuori dei villaggi turistici, da cui siamo esclusi, è ben diverso di quello da cartolina a cui spesso siamo abituati: è molto più variopinto, selvaggio e complesso. A volte “fa ridere”, a volte “fa correre”. Piano piano proverò a raccontarvi tutto. Settimana prossima, credo martedì, andremo in città (dista un’oretta di fuoristrada) per acquistare un addattatore ed una scheda telefonica ZanTel che dovrebbe permetterci una connessione ad Internet più affidabile.
Per ora è tutto, un abbraccio a tutti voi ed anche ai miei cedri. Come stanno? Posso confidare che siano in buone mani o ne hanno fatto stuzzicadenti appena siamo partiti?
Davide “Birillo” Valsecchi

L’isola di Zanzibar è afflitta negli ultimi mesi da una cronica mancanza di elettricità: il cavo che forniva energia elettrica dalla terra ferma è saltato e nessuno sa quando sarà ripristinato. Noi, grazie ai pannelli solari portatili, riusciamo ad alimentare il computer e le macchine fotografiche ma purtroppo la linea Internet dell’isola è al momento un po’ ballerina. Va a sprazzi continuando a saltare e per questo posso inviarvi (“prometto solo per ora”) una o due foto alla volta.

Per il resto io ed Enzo non ce la passiamo male: viviamo a centro metri dal mare sulla costa orientale dell’isola ed appena al di là della barriera corallina c’è l’oceano Indiano. Ogni mattina attacchiamo a trafficare in officina con gli altri “fundi”, i fabbri locali, realizzando pezzi artistici.

Lavorare il metallo è molto affascinante, sono stupito ed attratto da come un materiale così rigido e solido riesca a diventare malleabile e delicato una volta reso incandescentte dal fuoco. Certo, si deve dargli di martello ma risulta essere molto più docile di quanto avrei creduto. Aiutare Enzo mentre ne plasma le forme discutendo ed insegnando agli altri fundi è avvincente.

Il metallo assume il colore del fuoco e brilla di un blu intenso quando la poca corrente basta a dar vita alla saldatrice: guerrieri di ferro, maschere africane e figure del mare diventano i soggetti per statue, lampadari e piccoli oggetti che andranno ad arricchire una magnificente struttura a ridosso del mare. Sotto le capriate di un tetto di Makuti alto oltre 38 metri sta infatti nascendo uno dei centri artistici e turistici più prestigiosi d’Africa e noi abbiamo la fortuna di farne parte.

Anche se il vento dall’oceano soffia fresco e costante siamo sempre in Africa durante il periodo estivo. Il caldo è quasi opprimente per noi che meno di una settimana fa eravamo tra la neve e così, ogni due ore, si dismettono gli abiti da lavoro e si abbandona la forgia per buttarsi nell’azzurro di questo mare caldo.

Ogni tanto ho la nostalgia della “Trattoria delle Zie”, della Giusy e della Mariuccia (…meno di Valerio) ma provo a consolarmi con piatti a base di gamberoni, calamari e tuna innaffiati con birra gelata. Sembrerà ridicolo ma troviamo solo quello!!

Siamo finiti in un posto magnifico e ricco di aspetti da scoprire ma anche di guai, o quantomeno situazioni curiose, in cui incappare. Il mondo al di fuori dei villaggi turistici, da cui siamo esclusi, è ben diverso di quello da cartolina a cui spesso siamo abituati: è molto più variopinto, selvaggio e complesso. A volte “fa ridere”, a volte “fa correre”. Piano piano proverò a raccontarvi tutto. In settimana, credo già martedì, andremo in città (dista un’oretta di fuoristrada) per acquistare un addattatore ed una scheda telefonica ZanTel che dovrebbe permetterci una connessione ad Internet più affidabile.

Per ora è tutto, un abbraccio a tutti voi ed anche ai miei cedri. Come stanno? Posso confidare che siano in buone mani o ne hanno fatto stuzzicadenti appena siamo partiti?

Davide “Birillo” Valsecchi



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9th July 2009, 01:20 pm

Mr Monhohan Singh che diavolo sta dicendo?

Il primo ministro indiano in visita al G8 dell'Aquila rifiuta gli accordi internazionali per l'ambiente. Ora vi mostro un po' di ecologia indiana

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Karibu Zanzibar

Malpensa. Un bacio a bruna e siamo al Cairo e, nella notte, arriviamo a Dar er Salam. Da finestrino dell’aereo, durante il volo notturno, non si Ë vista neppure una luce e sembrava di volare sopra l’oceano tanto era buio il mondo sotto di noi.
Sbarchiamo molto presto, Ë ancora notte. Visti, timbri e permessi e poi si aprono le porte dell’aereoporto: si comincia.
Cambiamo due soldi ed Ë la prima fregatura ma, infondo, l’esperienza ha un prezzo ed io non sono mai stato da questa parte di mondo a sud dell’equatore.
Cerchiamo un taxi per il porto. Un ragazzo ben vestito si fa avanti. Giacca bianca, pantaloni scuri e spratutto un tesserrino. Mi porta nello sgabiotto del suo ufficio e mi mostra la tabella dei prezzi: 25 dollari ma sembra affidabile, si prende.
Giuda a sinistra, macchine scassate e puzza di diesel. In pratica Ë come essere in India e le preiferie si assomigliano tutte, specie di notte. Mentre comincia a piovere spero che l’alba arrivi presto. Al buio Ë tutto pi˘ difficile.
Arrivati al porto il taxi di ferma e quasi all’istante viene circondato da cinque o sei ragazzotti di colore che comincia a sbracciarsi nellinterno dell’abitacolo dai finestrini. L’autista blocca le portiere ed il rumore, il “tlack” della serratura automatica, Ë un campanello d’allarme rumoroso come pochi altri. “Bhe, ci siamo, cominciamo subito” ho pensato.
Scendo dal taxi maledicendo la notte e recupero i mei bagagli mentre l’autista, che si Ë messo a scortarci, mi sussurra “bad people, take care”. Al porto, di notte, in Africa: che volevi aspettarti? Entriamo in un ufficietto mentre il gestore allontana a male parole la cricca che si era fatta sotto. 30 dollari a testa ed abbiamo un biglietto per la barca. Ci infiliamo in un lodge con l’aria condizionata aspettando le sette del mattino.
La barca, la freccia di Zanzibar, non Ë un gran che. Non c’Ë posto fuori coperta e, visto che il viaggio lo si fa chiusi dentro, mi addormermento. Due ore dopo siamo al porto di Stone Town. Alla fine abbiamo speso gli stessi soldi dell’aereo solo che volando ci avremmo messo un quarto d’ora ed evitato le noie al porto. Non valeva la pena optare per la barca.
Quando arriva il sole comincia a farsi sentire il caldo ma tutto diventa pi˘ facile. Grandi sorrisi, “Jambo”, “Hacuna Matata”: aspettiamo il nostro contatto vicino alla prima casa elettrificata di tutta Zanzibar. Alla fine Giadda arriva, Ë un ragazzo ricciolo con gli occhi chiari. Mi mostra il suo cellulare ed il messaggio sms che gli avevo mandato. Sono i convenevoli del 2000 ma almeno si fa prima a fidarsi e si evitano spiacevoli guai.
Saliamo su un Dalla-Dalla, una specie di furgone riattrezzato a pulmino. Ci infiliamo tra le stradine fino al mercato. Una volta lÏ aspettiamo tra le bancarelle del pesce e delle spezie che il pulmino si riempia e poi si parte. Uno degli ultimi a salire Ë un ragazzo masai: vestito con la tipica tunica colorata indossava la tradizionale mazza, il lungo coltello panga ed un paio di occhiali da sole degni di Elvis.Il mondo Ë un posto strano.
Il viaggio Ë scomodo come pochi altri ma infondo siamo in esplorazione e, pressati come sardine, imparo un sacco di cose sugli africani. Sono colpito dall’espressione assente che riescono ad assumere quando si parla di soldi e dal modo con cui si muovono le donne. Una di loro, per farmi capire che facevo meglio a tenere d’occhio i miei bagagli, mi ha preso semplicemente la mano e me l’ha portata sulla manglia del mio zaino. Ogni volt ache doveva farmi capire qualcosa non aveva inivÏbizioni ad usare una gestalit‡ tattile. Un simile contatto fisico tra uomo e donna in India sarebbe stato impossibile.
Alla fine siamo arrivati a destinazione e, visto gli standard abituali, si sta alla grande. Anche un montagnino come me non puÚ che apprezzare la bellezza di questo mare. La nostra modesta sistemazione gode di acqua corrente e luce elettrica solo poche ore al giorno ma Ë pi˘ che sufficiente per quello che ci serve.
Abbiamo gi‡ incontrato gli altri fabbri e da domani si comincia a picchiar il ferro nei laboratori dei “fundi”, i fabbri locali.
Karibu  Zanzibar, benvenuti a Zanzibar.
Davide “Birillo” Valsecchi
Un montagnino ai tropici

Un montagnino ai tropici

Malpensa. Un bacio a Bruna e siamo al Cairo e, nella notte, arriviamo a Dar er Salam. Dal finestrino dell’aereo, durante il volo notturno, non si è vista neppure una luce e sembrava di volare sopra l’oceano tanto era buio il mondo sotto di noi.

Sbarchiamo molto presto, è ancora notte. Visti, timbri e permessi e poi si aprono le porte dell’aereoporto: si comincia.

Cambiamo due soldi ed è la prima fregatura ma, infondo, l’esperienza ha un prezzo ed io non sono mai stato da questa parte di mondo a sud dell’equatore.

Cerchiamo un taxi per il porto. Un ragazzo ben vestito si fa avanti. Giacca bianca, pantaloni scuri e spratutto un tesserino. Mi porta nello sgabiotto del suo ufficio e mi mostra la tabella dei prezzi: 25 dollari ma sembra affidabile, si prende.

Giuda a sinistra, macchine scassate e puzza di diesel. In pratica è come essere in India e le preiferie si assomigliano tutte, specie di notte. Mentre comincia a piovere spero che l’alba arrivi presto. Al buio è tutto più difficile.

Arrivati al porto il taxi di ferma e quasi all’istante viene circondato da cinque o sei ragazzotti di colore che cominciano a sbracciarsi nell’interno dell’abitacolo dai finestrini. L’autista blocca le portiere ed il rumore, il “tlack” della serratura automatica, è un campanello d’allarme rumoroso come pochi altri. “Bhe, ci siamo, cominciamo subito” ho pensato.

Scendo dal taxi maledicendo la notte e recupero i mei bagagli mentre l’autista, che si è messo a scortarci, mi sussurra “bad people, take care”. Al porto, di notte, in Africa: che volevi aspettarti? Entriamo in un ufficietto mentre il gestore allontana a male parole la cricca che si era fatta sotto. 30 dollari a testa ed abbiamo un biglietto per la barca. Ci infiliamo in un lodge con l’aria condizionata aspettando le sette del mattino.

La barca, la freccia di Zanzibar, non è un gran che. Non c’è posto fuori coperta e, visto che il viaggio lo si fa chiusi dentro, mi addormermento. Due ore dopo siamo al porto di Stone Town. Alla fine abbiamo speso gli stessi soldi dell’aereo solo che volando ci avremmo messo un quarto d’ora ed evitato le noie al porto. Non valeva la pena optare per la barca.

Quando arriva il sole comincia a farsi sentire il caldo ma tutto diventa più facile. Grandi sorrisi, “Jambo”, “Hacuna Matata”: aspettiamo il nostro contatto vicino alla prima casa elettrificata di tutta Zanzibar. Alla fine Giadda arriva, è un ragazzo ricciolo con gli occhi chiari. Mi mostra il suo cellulare ed il messaggio sms che gli avevo mandato. Sono i convenevoli del 2000 ma almeno si fa prima a fidarsi e si evitano spiacevoli guai.

Saliamo su un Dalla-Dalla, una specie di furgone riattrezzato a pulmino. Ci infiliamo tra le stradine fino al mercato. Una volta lì aspettiamo tra le bancarelle del pesce e delle spezie che il pulmino si riempia e poi si parte. Uno degli ultimi a salire è un ragazzo masai: vestito con la tipica tunica colorata indossava la tradizionale mazza, il lungo coltello panga ed un paio di occhiali da sole degni di Elvis.Il mondo è un posto strano.

Il viaggio è scomodo come pochi altri ma infondo siamo in esplorazione e, pressati come sardine, imparo un sacco di cose sugli africani. Sono colpito dall’espressione assente che riescono ad assumere quando si parla di soldi e dal modo con cui si muovono le donne. Una di loro, per farmi capire che facevo meglio a tenere d’occhio i miei bagagli, mi ha preso semplicemente la mano e me l’ha portata sulla manglia del mio zaino. Ogni volta che doveva farmi capire qualcosa non aveva inibizioni ad usare una gestualità tattile. Un simile contatto fisico tra uomo e donna in India sarebbe stato impossibile.

Alla fine siamo arrivati a destinazione e, visto gli standard abituali, si sta alla grande. Anche un montagnino come me non può che apprezzare la bellezza di questo mare. La nostra modesta sistemazione gode di acqua corrente e luce elettrica solo poche ore al giorno ma è più che sufficiente per quello che ci serve.

Abbiamo giù incontrato gli altri fabbri e da domani si comincia a picchiar il ferro nei laboratori dei “fundi”, i fabbri locali.

Karibu  Zanzibar, benvenuti a Zanzibar.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. da settimana prossima si attiva un collegamento ad Internet  “migliore” ed arriveranno le foto ed i racconti dell’isola.



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Un articolo "a caso" dal passato:

22nd September 2009, 09:57 pm

Flaghéé: Giorno Tre

Il terzo giorno del nosro vaggio in canoa attraverso il Lario

asso-si-muove

Asso si muove!

Davide Birillo Valsecchi

Davide Birillo Valsecchi

Dove si va a finire non lo si sà mai ma oggi da dove vengo ce l’ho ben in mente! Sono uno di Asso, uno degli Assesi. Questa è la mia casa ed oggi è stata una giornata che ricorderò a lungo.

Turisti ad Asso, roba d’altri tempi, specie se scortati da Radio, Televisione e Giornali!! Accompagnare in giro per Asso, sotto la piogga fredda di Febbraio, l’allegra compagnia di Passengers è stato strepitoso. Improvvisarmi guida turistica raccontando tutte le stranezze del nostro piccolo paesello è stato impagabile. Sono uno di Asso, uno degli Assesi e posso garantirvi che non è cosa da poco!

I nostri ospiti si aggiravano ridendo allegri tra i ruderi del nostro castello e le viuzze della nostra borgata bovara, sbirciavano stupefatti oltre parapetto di Ponte Oscuro chiedendomi se Stendhal era veramente passato di lì o se Nuvolari l’aveva poi vinta la corsa per le strade di Asso.

Mentre dalle finestre dei “palazzi che contano” saettavano occhiattacce silenziose, per le strade giravano foto storiche uscite da polverosi archivi: ecco di nuovo la vecchia locanda, della vecchia curva del comune dove troneggiava la scritta “ASSO” e la bandiera d’Italia.

I decani di Asso raccontano il loro paese per niente intimoriti dalle telecamere e, quando il pensiero dei vecchi coincide con quello dei giovani, non si può che fermarsi e riflettere: perchè hanno deciso questo destino per i nostri Cedri, perchè perseguono la folle idea di un supermercato sotto la nostra Cascata?

Domani parto per l’Africa ma oggi che spettacolo di giornata ad Asso!! La radio, le telecamere, le foto e le telefonate. Ma chi l’avrebbe mai detto che avremmo trovato tanta gente pronta a darci una mano, pronta ad abbracciare le nostre piante e la nostra speranza per un futuro migliore.

Prima di partire per un viaggio non sono mai sicuro di riuscire a tornare indietro tutto intero e così, per scaramanzia e presunzione, scelgo sempre un’ ultima canzone e vuoto il sacco su una storia che non posso permettermi di non raccontare. Bhe, la storia è senza dubbio quella dei Cedri di Asso, le piante che saluto oggi e che “forse” non ritroverò più al mio ritorno. Ma la canzone? Bhe questo giro vado in Africa, mi vogliono affettare le piante ed imbrattare la cascata, è il caso di essere chiari questa volta: Vasco Rossi – Gli Spari Sopra.

Circola voce che nelle prime settimane di Marzo si terrà una seduta di Consiglio per approvare il supermercato sotto la cascata della Vallategna. Dopo anni di chiacchiere hanno ammesso al Corriere della Sera che il supermercato lo vogliono. Ora vogliono sbrigarsi a mettere le firme, a decidere per la cascata così come hanno fatto per i cedri. Dicono che avere il consenso gli basta per non dare spiegazioni.

Io la mia parte l’ho fatta, ne ho ricavato solo rogne ma ne valeva la pena: ora tocca a Voi. Tocca a Voi esserci quella sera e far sentire cosa ne pensano gli Assesi!! Fatemi sentire la grinta di Asso fino in Africa!!

Un abbraccio ai cedri e a tutti voi. Ci si risente quando arriviamo in Africa.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. un mio cugino giorni fa mi ha apostrofato sulla “questione cedri” come “un esaltato”. Un espressione che nel nostro dialetto è quasi la peggior offesa che si possa rivolgere a qualcuno. Così ho preso il dizionario dei sinonimi: Esaltato = delirante, ebbro, enfatico, esagerato, accalorato, acceso, fanatico, insuperbito, superbo, folle, frenetico, gasato, sovreccitato, vivo. L’ultimo, vivo, mi è molto piaciuto. Grazie, credo sia decisamente vero… (almeno per ora!!)

Ps2. visto che sono un tipo “vecchia scuola” ci sta bene anche questa: Knowledge – Operation Ivy.
Cya in the pit!!



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Un articolo "a caso" dal passato:

14th June 2009, 08:07 am

Scioperi, botte e legnate nella vecchia Leh

Lo sciopero di Leh visto da Birillo ed Enzo.

cedri-di-asso-sunett-arburaa

Cedri di Asso: SUNÈTT ARBURAA

Ieri ho ricevuto un bellissimo regalo da parte di Enzo Samtambrogio e del signor Riccardo Borzatta, famoso poeta dialettale di Como che ogni giorno compone una piccola poesia in comasco per la pagina finale de La Provincia. Il signor Borzatta aveva già composto una poesia per una delle nostre bandiere portate in Ladakh ed è sempre attento alle nostre piccole iniziative a favore del territorio.

Ieri mi ha inviato una nuova poesia dedicata ai nostri cedri:

SUNÈTT ARBURAA (sonetto alberato)

Sìndich, ’ssé l’è che t’è vegnüü in del cò
de sradisà quèll èlbur lì inscì bèll
che, par vègan vün inscì bèll ancamò,
fòrzi sa duarìa vént ul Castèll!?

E pö, disi, ‘nduè la puesìa,
induè ‘l sanch de sciuur, la buntà, ‘l cöör?
De vègedaa lassìl murì, de maladìa…
No: al màzuff par invìdia (”Tròpp bèll!! ..Möör!„)

Sìndich: pénsich a sura. Tì e i tò amiis
pensii a un dinciàtt che, minga par eruur,
al va strèpa i dinc bun cui sò radiis…

Ga farìuff un regaal? …Un mazz de fiuur
cunt un bèll biglietìn cun sü: “Ancamò”?…
Sìndich e amiis del sìndich: metii cò!

Riccardo Borzatta

Riccardo Borzatta per i Cedri di Asso

Il professo Evangelisti mi ripete sempre che la prosa “uccide” il cuore della poesia ed è quindi con “vivo terrore” che provo a tradurre i versi del signor Borzatta affinchè anche chi non conosce il nostro dialetto possa coglierne il senso:

Sindaco, cosa le è venuto in mente di sdradicare un grande albero così bello che, per averne un’altro ancora così bello, forse si dovrebbe vendere il Castello. E poi dico, dov’è la poesia, il sangue dei signori, la bontà, il cuore… Di vecchiaia [vegetando] si dovrebbe lasciarlo morire, di malattia….No, lo ammazziamo per invidia (Troppo bello Muori!). Sindaco, pensaci. Tu ed i tuoi amici pensate ad un dentista che, non per errore, strappi denti buoni con tutta la radice. Fargli un regalo? Un mazzo di fiori con un bel bigliettino “Ancora?”. Sindaco ed amici del Sindaco: “metii cò!” [pensateci - metteteci testa o giudizio]

Se volete sentire e vedere il signor Borzatta recitare le sue poesie potete guardare questo video oppure visitare il sito de La Provincia. Grazie mille Riccardo!! Una poesia in dialetto per le nostre piante è un regalo magnifico!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. domani mattina, Lunedì 22 Febbraio, arriva LifeGate Radio ad Asso sempre per i nostri ormai famosi Cedri!! Aumentano ancora le foto di «Abbraccia il cedro e mandaci una foto»



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Un articolo "a caso" dal passato:

5th October 2008, 02:54 pm

Assese finisce sul giornale!!

Articolo de LaProvincia su sito Cima-asso.it

la-storia-dei-cedri-di-lissone

La storia dei Cedri di Lissone

I cedri di Lissone

I cedri di Lissone

Oggi  ho parlato ancora in diretta telefonica con Ariel di LifeGate Radio ricordando agli ascoltatori la Gita ad Asso organizzata per Lunedì 22 dalla radio. Lo scopo è realizzare una bella foto di gruppo con i Cedri di Asso e far conoscere meglio il nostro piccolo borgo.

L’iniziativa «Abbraccia il cedro e mandaci una foto» è nata soprattutto perchè io ed Enzo, in partenza due mesi per la Tanzania, avevamo  paura che al nostro ritorno non avremmo più trovato i nostri cedri. Per questo abbiamo cominciato a fare fotografie abbracciando le piante. L’iniziativa ha avuto via via sempre più successo ed ora abbiamo tantissime foto e le nostre piante, sopratutto grazie alla radio, sono diventate famose ben oltre i confini di Asso.

Noi ci siamo prefissi di salvare almeno la memoria di queste storiche piante. L’interesse suscitato dalla nostra storia ha fatto si che durante la trasmissione anche un altro ascoltatore sia intervenuto raccontando una storia simile: la storia dei Cedri di Lissone.

Anche Lissone aveva infatti due cedri che rischiavano di essere abbattuti. I Lissonesi non si persero d’animo e, nel 2006, crearono un piccolo Blog (http://cedri-lissone.over-blog.com) cominciando a raccontare delle loro piante ai giornali e alla televisione. I membri del comitato che si era formato furono invitati anche nella trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro” (..curiose concidenze della vita!) dove lanciarono l’appello per la salvezza delle loro piante.

In meno di qualche mese i Lissonesi raccolsero oltre 1600 firme con le quali riuscirono a salvare le loro piante. Loro ce l’hanno fatta.

Io faccio sempre fatica a capire quale sia la “cosa giusta” da fare. Di solito faccio di testa mia, mi infilo nei guai fino al collo e poi, dopo essere finito nel fango schivando le legnate, mi accorgo di quale fosse il senso di tutto il caos creato, quale fosse il fine. Di solito è “qualcosa” di buono e questo mi ripaga per tutte le tribolazioni.

Ora io non so, non ho idea di quello che si debba fare. Posso solo dirvi che in quelle foto e nelle parole che ho ascoltato c’è tristezza ma anche tanta speranza. Io ed Enzo ora partiamo, siamo solo due casinisti assesi, due zingari presuntuosi che si son messi a far foto a qualcosa che avevano paura di perdere. Un piccolo passo forse, il primo o l’ultimo che andava fatto, non so.

Cosa accadrà ora? Non lo so. Questa è la vita, la realtà. Quello che accadrà ora dipende da Voi.

Davide “Birillo” Valsecchi



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Un articolo "a caso" dal passato:

20th November 2009, 09:22 am

E morirai nel tuo vomito…

"Quello è un drogato, devi fare attenzione e non accettare nulla da lui. Prometti!!" Ricordo quello che mi diceva la mia nonna indicandomi i tipi strani che giravano in paese.