Storiche Pareti Fluviali

20161001_102222TEoBrex – Dalla finestra aperta giunge inconfondibile rumore di pioggia, di acqua schiacciata e scagliata lontano dai battistrada delle poche auto di passaggio, segno inequivocabile di essere praticamente sveglio attorno a quell’orario che può venir considerato notte fonda o mattino presto a seconda dei gusti. Il felino percepisce il mio momentaneo risveglio e si fionda sopra di me affondando il muso appuntito tra la mia barba, ti prego ancora un’oretta di sonno Amico.

Oggi (primo Ottobre duemilasedici) ho in programma andare con Joseph a tentare una delle nostre imprese e la pioggia sarebbe una brutta compagna di viaggio, nonostante mi piaccia molto. Va be’ non ci penserò ora, torno a dormire, attenderò la sveglia. Giunto il momento di abbandonare il buon IPNO e rinviare l’appuntamento per la prossima nottata, mi ritrovo in sala a guardare fuori cercando di interpretare il cielo. Chi se ne frega del meteo, tanto non siamo uomini che si arrendono quando si scatenano le ire degli Dei, anzi. Colazione, chiusura zaino e partenza. Appuntamento di fronte al “Manzoni” di Lecco, come sempre sia io che Joseph siamo in anticipo di dieci minuti sull’orario dell’appuntamento, queste sono le cose che mi piacciono. Seconda colazione e partenza in direzione Bobbio, giunti accanto alla strada che porta alla chiesetta di Balisio, siamo costretti a fare dietrofront causa violento scroscio di pioggia: va bene andarsele a cercare, ma così è da incoscienti!

Discutiamo sul da farsi ed il “Maestro” mi propone di tentare di andare ad attaccare il Nibbio: “sai Teo, lì è tutto strapiombante – (evviva farò ancora seriamente a pugni con la gravità) – ed anche se piove si può arrampicare, a patto che non sia un diluvio.” Perfetto, si riparte, ma questa volta in direzione Resinelli. Passata la strada che porta al Porta (rifugio) veniamo investiti da bombe d’acqua e da quel senso di essere perculati dal cielo… “Sai Joseph, roba da andarsene in qualche palestra a tirare prese di plastica confezionate, cosa che tra l’altro mai ho fatto perché mi sa troppo di artificiale, cose che non danno gusto al mio palato ormai ben abituato al naturale.”

“Ho un’idea, guarda in valle, sembra che laggiù il meteo sia migliore – (d’altra parte, chi più in alto sale più lontano vede…) – ti propongo una cosa: andiamo a casa mia, facciamo cambio attrezzatura ed andiamo a Calusco sotto al Ponte ad inanellare duri tiri mai sotto il V° finché ne abbiamo”. Queste sono le reazioni che rendono magiche le giornate che parevano ormai volgere verso il nulla, ma ormai lo so che con certe persone sono questi repentini cambi di prospettive che danno gusto a giornate grigie dove gli apatici si sarebbero girati dall’altra parte del cuscino continuando a sognare. Ritornati a Lecco, riprendo la mia auto e seguo Joseph sino alla sua dimora, per poi portarci a Calusco.

Durante l’avvicinamento mi racconta dei tempi in cui veniva qui da solo in bicicletta ed in libera senza nessun tipo di attrezzatura ripeteva i tiri in placca inventandosi traversi terribili per inanellare tra loro tutte le verticali. Quest’uomo è strepitoso. Il primo settore è ricavato su antiche mura di cave di Epoca Romana e denso di tiri molto tecnici e duri, alcuni passaggi arrivano al VII- e tutti mai sotto al V, sarà una dura guerra di resistenza di avambracci. Parte ed attacca il primo tiro a sinistra e man mano gli altri sino ad arrivare al magnifico ed ipertecnico angolo. Riesco a salire abbastanza bene, ma non leggero e la testa non è completamente libera (è stata una settimana particolarmente pesante a livello emotivo e la parete è uno specchio, tutto ritorna e diventa visibile, non mente), nonostante questo mi esalto parecchio tra spaccate e prese basse raggiungendo il punto di calata. Joseph percepisce qualcosa: “dai Teo, guarda questo tiro, aprilo tu da primo su!” Avrei potuto rispondergli qualsiasi cosa, mi esce solamente un sospirato ok.

Sei rinvii dovrebbero bastare, cerco di studiare il tiro dal basso ma non sono molto lucido e non vedo il punto che servirà per uscire dal passaggio chiave, mi avvicino restando appoggiato per qualche secondo con le mani alla parete tipo posa da perquisizione per cercare qualche segnale dalla roccia, ma nulla oggi non ci sono. Va be’ basta, devo andare da primo stacca il cervello e parti stupida testa diversamente pettinata!

Salgo lento cercando di tenere bassi i battiti del cuore e respirando molto profondamente in perfetta armonia coi movimenti, perfetto coi primi tre rinvii inseriti, osservo dalla via Joseph che mi segue dal basso attento ed in silenzio. Arrivo al passaggio chiave, devo abbandonare lo pigolo e buttarmi nel nulla della placca con mano e piede sinistro, se solo avessi osservato meglio dal basso avrei visto come sarebbe stato “semplice” infilare la punta del piede in un ottimo foro a portata per poi rimontare di forza passando in placca andando a mettere il rinvio sullo strapiombo. Abbandono il rinvio sottostante ed attacco lo spigolo salendo, ma mi da l’idea di respingermi buttandomi fuori ed indietro, ma non voglio piombare giù da lì.

Per ora non vedo altra soluzione che attaccarlo frontalmente, da sotto il socio osserva senza proferire parola, ma osservando attentamente pronto a darmi il consiglio al momento giusto. Inizio a sudare ed il respiro aumenta facendo innalzare il cuore (sembra Joey Jordison ai tempi degli Slipknot) so che non posso permettere questo perché conosco bene a dove mi porterà, trovo una posizione “comoda” che mi permetta di stare in equilibro sul nulla senza sforzare le braccia e scaricando tutto sui piedi, chiudo gli occhi cercando di tornare attento. Qualche interminabile secondo, ci sono. A bassa voce, dal basso, arriva il consiglio al momento giusto: “Teo, scendi di un passo, buttati fuori dallo spigolo cercando col piede l’unico appiglio, poi con le braccia che hai sarà uno scherzo tirarti su ed arrivare al prossimo rinvio, dai un bel respiro e parti”. Nel giro di pochi secondi passavo il rinvio e grazie l’adrenalina in circolo montavo sul successivo arrivando a mettere la mia corda nel moschettone della sosta: amico tienimi che io mi fermo un attimo quassù nel vuoto a godermi l’attimo! Che sudata bagai: sono ancora un pivello, penso dentro di me ridendo di gusto.

Sceso, il socio incrocia il mio sguardo dandomi una bella pacca sulle spalle: “Teo guarda che comunque non stiamo facendo tiri facili, renditi conto di questo, e guarda dov’era il passaggio in placca” indicandomelo. “Ma come ho fatto a non vederlo? Uff, maledetta testa!” Tiriamo un’altra via per poi spostarci al secondo settore verso il canyon. Portiamo a casa altri due tiri, ma presi di mira da orde di zanzare bramose di plasma e non avendo più avambracci (e nel mio caso anche polpastrelli distrutti) decidiamo che è giunto il momento dell’ambito premio di ogni ascesa che si rispetti: la birra!

Mi chiama il Capitano Birillo: “Hey giovane – (bello quando cerca di fare il vecchio con me quando sappiamo entrambi che siamo separati solamente da due anni!) – ho visto che hai messo su Internet che parteciperai all’openday della Kong, sei già lì? Io e Checo ci stiamo andano ora!” Tempo di finire birre, focacce e caffè e saremo lì anche noi. Via di nuovo in macchina, poco dopo il quartetto dei Tassi gironzola per i capannoni osservando chi si cimenta ad arrampicare sulle prese artificiali allestite per i più piccoli. Riconosco tra chi fa sicura qualche faccia conosciuta al ValmaStreetBlock mi fermo a salutarli. Scrocchiamo cibo per poi puntare ad una classica cooperativa di paese frequentata da ultrasettantenni, sembra di essere in un film in stile Don Camillo e Peppone.

“Teo ho sentito Ivan” – mi dice Davide – “mi ha detto che siete stati al telefono parecchio ieri sera e che gli hai raccontato di qualche settimana fa quando, prima di andare allo Zucco dell’Angelone, tu e Joseph siete saliti a piedi sino in cima al rifugio Casari per una birra… Le vie dell’Angelone sono a dieci minuti dal parcheggio, ma con tutti i bar che ci sono in valle, perché vi siete fatti tutto quel dislivello per una birra? Ma è vero? Vi siete presi dei pazzi dal vecchiaccio!” “Tranquillo Capitano, anche a me a dato del pazzo per telefono mentre glielo raccontavo, ma voi non comprendete la soddisfazione di una birra lassù, non ci capite! E comunque prendersi del pazzo da Ivan Guerini ha quel no so che di soddisfacente, ahahah! Da che pulpito!!!”

Tornato a casa, ho giusto il tempo di cacciare tutto in lavatrice, di farmi qualcosa di caldo da mangiare e di battagliare col felino prima di essere di nuovo in macchina in direzione Valmadrera per passare una lieta serata al quartier generale dei Tassi sorseggiando un’ottimo Chianti gentilmente offerto per l’occasione dalla Bru.

TeoBrex

Note di Birillo:Tutti questi chilometri e queste parole per un paio di tiri a spit giù al fiume? Questo non è folle, ma solo senza senso…” Il primo pensiero leggendo l’articolo di Teo non era critico, anzi, cercava di cogliere qualcosa di importante, forse addirittura evidente, ma sfuggevole. Poi all’improvviso, e con un po’ di nostalgia, mi sono tornati alle mente le giornate d’inverno trascorse tutti insieme a Scarenna o al Sasso d’Erba. La metà di noi non riusciva a staccarsi da terra, qualcuno non aveva neppure imbrago e scarpette, eppure continuavamo a provare inseguendo grandi sogni. Eravamo lì per arrampicare ma anche, e sopratutto, per stare insieme. Teo all’epoca non era ancora dei nostri ma l’entusiasmo che traspare dal suo racconto è lo stesso che avevo io nei racconti di quei giorni lontani. Sono davvero contento abbiate trascorso una bella e burrascosa giornata, ancora più contento che tu l’abbia raccontata dandomi modo di leggerla. Credo sia ora che i Tassi si concedano di nuovo qualche giornata da vivere spensieratamente tutti insieme.

 

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