RockHound al ValmaStreeBlock

In questi mesi mi sono tuffato in uno “progetto alla Birillo”: la solita idea stramboide che, giorno dopo giorno, prende forma e consistenza diventando inaspettatamente realtà. Per questo motivo sono stato a Monaco, ho passato ore a scrivere email, ho rinunciato nelle giornate di sole ad andare in montagna per accamparmi con la macchina fotografica sul terrazzo di casa. Ora però è finalmente giunto il momento di raccontarvi questa storia!

Tutto è cominciato a Gennaio, leggevo la relazione di una nuova via d’arrampicata aperta da dei promettenti ed arrembanti giovani della Valtellina. Esiste infatti una nuova generazione di alpinisti, ancora poco visibile e sfuggente, che con passione ed impegno “scrive ed arrampica chiodi e martello” con lo stesso slancio romantico ed ardito dei tempi che furono. Uno di questi giovani, nei commenti alla propria via, chiedeva ai ripetitori di non “rubare” i chiodi che avevano lasciato in parete: avevano dovuto “autotassarsi” per riuscire a comprarli ed ora erano in bolletta. Confesso che questa richiesta, per quanto possa apparire banale, mi ha molto colpito.

Lo scorso anno, nonostante l’incidente al piede di Bruna ed il cambio di lavoro, ho aperto numerose nuove vie: circa 18 con Ivan Guerini, 5 con Joseph Prina ed una con Mattia Ricci. Certo, oggi la parte del leone la fanno Friends (Cams) e Nats, ma un buon chiodo resta un buon chiodo ed una buona sosta a chiodi “canterini” è un toccasana per l’anima. Spesso i chiodi riesci a recuperarli, magari storti e da raddrizzare, ma a volte li si lascia nella roccia per testimonianza, per coloro che passeranno dopo di noi e a volte semplicemente perché è impossibile toglierli senza fare troppi danni. Per questo motivo i chiodi all’imbrago calano in fretta e vanno altrettanto spesso sostituiti: dato che oggigiorno costano dai 10 ai 15 euro cadauno, spesso sono una voce di spesa non trascurabile nelle disponibilità, il più delle volte scarse, di un alpinista “HardCore” vecchio stile.

Ragazzi giovani, che faticosamente conquistano esperienza, stanno aprendo nuove vie: hanno coraggiosamente abbandonato la sterile consuetudine del trapano percorrendo strade moderne con strumenti ed intenti antichi. Mi disturba pensare che questi ragazzi nella loro “azione” possano trovarsi in difficoltà o prendere rischi eccessivi (o decisioni sbagliate) perché in dubbio sul “sacrificare un chiodo”. Il costo di un pezzo d’acciaio ribattuto diventa l’ago della bilancia per il loro futuro e per la rinascita di un’idea indomita. Non è accettabile: è troppo prezioso quello che stanno facendo e quello che possono fare più avanti. Il loro problema è il mio stesso problema, ma io ho qualche anno di esperienza in più, una mente creativa ed un’attitudine decisamente non convenzionale: dovevo fare qualcosa per risolvere un’esigenza comune!

Nei negozi specializzati, anche nei migliori, i chiodi sono spesso in un angolo, un angolo buio dove regna una consuetudine: prezzi alti e poca scelta. Il recente libro di Fabio Elli, “Intelligenza Artificiale”, mi ha mostrato due cose: la prima è che tutt’oggi esiste un grande ma inespresso interesse per i chiodi d’arrampicata, la seconda è che esiste una varietà di modelli, costruttori e forme spesso insospettabile. Guardando una foto in bianco e nero scattata da Tom Frost a Royal Robbins davanti ad una parata di chiodi forgiati da Yvon Chouinard ho avuto un’illuminazione: “Fallo Birillo! Fallo!” Il mio primo obiettivo era riuscire a realizzare una fotografia in stile “Camp4” con il meglio dei chiodi attualmente in produzione.

ONE CUP OF TEA, Robbins sorts hardware for the Nose of El Capitan, Yosemite Valley, California, second ascent, seven days, September 1960, by Royal Robbins, Chuck Pratt, Joe Fitschen, and Tom Frost. The pitons include: knifeblades, hand-forged Lost Arrows, Bugaboos, standard ring angles, and Bongs to 4 inches. Most of these pitons were handmade by Chouinard. Photo taken at the Camp 4 table.

Mi sono attaccato alla tastiera ed ho cominciato a scrivere e fare telefonate. Grazie all’aiuto di Giovanni di SherpaShop, sono arrivato a Monaco fin dentro gli stand dei più importanti costruttori mondiali presenti ad Ispo2017: “Ma davvero vuoi vendere chiodi?” era la stupita domanda con cui mi accoglievano. Improvvisarmi “mercante di chiodi” è ciò che mi ha permesso di entrare nel “tempio” ed il primo risultato è stato già di per sé straordinario: la maggior parte dei produttori mondiali ha deciso di “sponsorizzare” la mia idea “donadomi” il proprio campionario di “Piton”. In questo modo è stato possibile realizzare il primo museo contemporaneo ed internazionale di chiodi da arrampicata!

Così è nato RockHound.it: il sito è ancora incompleto, le foto ed i filmati realizzati sono provvisori ma la collezione alla base di questo “museo” ormai è quasi completa. I chiodi, spesso visti solo sui cataloghi, ora sono sul mio tavolo: posso toccarli, soppesarli e rigirarli tra le mani. La volontà di un folle ha donato ad un’ idea la solidità e la consistenza dell’acciaio: non male come inizio!! 

Ci sono i chiodi della Camp-Cassin, della Kong, della Climbing Technology, della Petzl e della BlueIce dalla Francia, della Stubai dall’Austria, della SingingRock dalla Cecoslovacchia, della Kop de Gas dalla Spagna. A breve spero di coinvolgere anche Black Diamond dagli Stati Uniti, l’italiana Grivel e Krukonogi dalla Russia.

Ci vorranno ancora mesi prima che sia possibile trasformare il Museo in un Negozio, perché riesca a creare le giuste condizioni ed opportunità, perché il “mercante di chiodi” diventi una risorsa a livello internazionale per quella nicchia di alpinisti che vive la montagna “chiodi e martello”. Per riuscire ad abbassare i prezzi bisogna vendere di più, vendere in modo diverso, bisogna saper ispirare, attingere a cultura e creatività. Una sacco di lavoro con la consapevolezza che tutta questa faccenda non mi arricchirà di certo, anzi, bisognerà fare attenzione a non perderci troppo.

Ma in tutto questo c’è una consapevolezza che mi anima e mi rincuora: parlare di chiodi significa parlare di montagna. L’aspetto culturale di tutta la cosa è infatti terribilmente affascinante! La prima reazione è infatti sempre la stessa: io mostro il mio centinaio di chiodi moderni, in risposta mi viene mostrata una piccola ma inestimabile collezione di chiodi storici. Potrà sembrare sciocco, ma un chiodo è un pezzo di metallo che spesso conserva la storia di chi lo ha piantato, di chi lo ha usato, di chi lo ha trovato. Reliquie del passato che incontrano speranze del futuro: ce n’è abbastanza per catturare la mia fantasia e canalizzare il mio entusiasmo!

Per questo, sebbene il sito tanto quanto la collezione siano ancora incompleti, ho voluto forzare le tappe e presentare il progetto in concomitanza con il ValmaStreetBlock, uno degli eventi più importanti di Valmadrera, capitale dell’Isola senza Nome.

Sabato 1° Aprile si terrà la terza edizione della locale competizione di arrampicata urbana ed anche RockHound parteciperà all’iniziativa. Voglio che le persone abbiamo la possibilità di vedere e toccare i chiodi, voglio che ascoltino il loro tintinnio quando picchiano tra di loro, possa sentirne il peso ed osservarne la forma. Per questo motivo ho realizzato una specie di “trespolo indiano” con cui esporre al pubblico l’intera collezione. Sabato, RockHound (Birillo) ed i suoi chiodi, saranno presenti al ValmaStreetBlock presso l’area feste di via Casnedi a Valmadrera.

Il “trespolo”, che abbiamo battezzato come “L’albero dei chiodi”, è stato progettato e realizzato perchè potesse essere leggero, smontabile e trasportabile in uno zaino come un paio di sci. Simbolicamente Valmadrera sarà la prima tappa di un Tour, il “PitOnTour”che spero coinvolga Sedi Cai, Club di arrampicata ma soprattutto rifugi alpini. Certo, solo ad uno squinternato come me può apparire affascinante l’idea di caricarsi in spalla 30kg di materiali e salire in cima ad una montagna per mostrare un trespolo tintinnante di chiodi, tuttavia questa è la mia pulsante fantasia per l’estate. Sarà una grande avventura e sono certo che faremo grandi incontri! Anzi, se trovassi un asinello sarei persino tentato di attraversare a tappe le Alpi (e sapete quanto una cosa del genere potrebbe tentarmi!)

Per tutti questi motivi voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato in questa “strana” avventura e tutti coloro che decideranno di farlo nel futuro. Ringrazio soprattutto i Badgers, i membri della mia squadra, che in questo periodo hanno dovuto sopportare un “capobanda” piuttosto distratto! Vi invito a visitare il sito, www.rockhound.it, e a partecipare al ValmaStreetBlock, una bellissima festa ai piedi delle montagne dell’Isola senza Nome. Vi aspetto, spero di vedervi felici e numerosi!

Davide “Birillo” Valsecchi




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