La Banda Fratelli

“Quella volta eravamo io, Elvis, TeoBex, suo Fratello il Tenente Dan, Gaetano e suo fratello PierP…” Rileggete questa frase con l’intonazione di Forrest Gump e potrete comprendere il mio confusionale stato mentale quando, con il consueto ritardo, mi sono presentato alla Chiesetta di Crevenna. Nel Santo Venerdì in cui Nostro Signore si immola sulla croce, trucidato da una civiltà imperialista in combutta con i Giudei, i vecchietti del Bar ingollano il bianchino del mattino discutendo della “Madre di Tutte le Bombe”, il petardo più grande e stupido mai creato, lo spaventoso mostro con cui sconfiggere l’orda di primitivi ed invincibili pastori accampati dentro sperdute grotte. Già, lo Yankee isolazionista ha cambiato idea e si è messo a fare lo sbruffone un po’ con tutti: russi, coreani, siriani. Tutta gente a cui è raccomandabile tirare i sassi alle vetrate… Chissà, forse non è stata una buona idea dare il più potente arsenale mondiale ad uno con il parrucchino ed una evidente “sindorme da pene piccolo”.

Lo scenario all’orizzonte è come al solito da “Alba Rossa”, ma la versione originale dell’84 con i due fratelli Patrick Swayze e Charlie Sheen (…non quella porcata nuova con Thor). Tuttavia se i pastori delle montagne afgane hanno saputo tenere testa tanto ai Russi quanto agli Americani, anche ai Tassi del Moregallo conviene darsi da fare per tenere alta la bandiera. Così, al Sacerdote dei Badger, l’accozzaglia di squinternati che forma la mia Tribù, non resta che serrare le fila, rimpolpare i ranghi e riprendere l’addestramento: “Gente: andiamo in falesia!”

Una moulinette su una via a spit non è una cosa seria, è un gioco che solo incidentalmente ha a che fare con l’arrampicata. Nei passaggi duri la gente ravana isterica nel sacchetto della magnesite come se da questo ne dipendesse la loro vita, ma in realtà, salvo qualche puttanata, il rischio è nullo. Probabilmente è proprio questo che mi annoia e mi diverte allo stesso tempo: mi piace andarci portandoci in massa tutta la squadra, riempire lo zaino di roba da mangiare e bere, conquistare e presidiare la zona. “Sì, sono arrivati i tassi: convertitevi!!”

Era da oltre quattro mesi che non infilavo le scarpette e probabilmente da oltre un anno che andavo in una falesia attrezzata. Teo e Gaetano dovevano insegnare ai rispettivi fratelli i primi rudimenti tecnici: io ero una specie di turista osservatore armato di tappetino per la pennica. Quando arriviamo al “sasso” un’altro gruppettino di ragazzi ci raggiunge ai piedi della parete. Sono tutti giovanissimi, tra i 17 ed 20 anni. Io attacco con la Gag dell’anziano artritico e petulante (ormai una realtà più che una recita) e comincio ad arrampicare slegato sul lato facile (ma appagante) del sasso. In cima mi godo uno scorcio sul Buco del Piombo e ridiscendendo dall’altro lato.

I miei luogotenenti erano stati tanto lungimiranti da portare due corde ma solo due imbraghi. “Ma quindi? E cosa dovremmo farcene di due corde con solo due imbraghi? Non potevate dirmelo che portavo gli imbraghi di riserva?” I Badgers non brillano molto nell’organizzazione spiccia… Così, sempre nel mio ruolo di vecchiaccio logorroico, ho puntato uno dei ragazzini dell’altro gruppo “Hey tu! Come ti chiami? Invece di star lì a far nulla vieni a farmi sicura che facciamo un paio di tiri insieme!”. Il mio sconosciuto nuovo amico aveva diciassette anni, era il più piccolo e giovane  del gruppetto ed in vita sua aveva fatto sicura solo un paio di volte. “E vabbe, non ti preoccupare: io mi chiamo Birillo, tu dammi corda che in qualche modo andiamo e torniamo!”.

L’entusiamo dei giovani è contaggioso ed abbiamo cominciato a macinare tiri e ripetizioni. Alberto, questo il nome del mio giovane compagno di cordata, mi ha persino ringraziato nonostante l’avessi schiavizzato per oltre un’ora. Poi, allo scoccare del pranzo, ho aperto il tappetino, lo zaino e la prima birra. Giacomo, ormai ribattezzato “Tenente Dan”, e PierPaolo se l’erano cavata bene nella loro prima esperienza verticale. Il tenente Dan ha avuto una mezza visione mistica (quasi ci sviene per lo sforzo!) mentre Pier è intenzionato a continuare ad allenarsi anche a casa: probabilmente i Tassi andranno in missione sul Vesuvio in autunno!

Dopo pranzo, mentre ancora sono sdraiato sul mio tappetino, proclamo il momento “ELVIS”. La storia dietro questa idea è lunga e complicata, risale ad una pratica di allenamento in voga negli anni ottanta agli albori della falesia di Scarenna. La pratica è semplice: corda dall’alto sali, raggiungi la catena, poi scendi disarrampicando, una volta a terra riparti, risali e ridiscendi. Questo esercizio, apparentemente semplice, fatto su un 4a, apparentemente semplice, risulta essere fisicamente e mentalmente molto istruttivo.

Normalmente in falesia fai un tiro da primo, 5/10 minuti, poi ti cali ed il secondo ripete il tiro, 5/10 minuti, due chiacchiere e poi si prova un’altro tiro. Se va bene in un’ora fai due, massimo tre tiri: in pratica si arrampica pochissimo. Con il metodo “Elvis”, che ci è stato insegnato da Ivan, riesci a farti sessioni continue in cui arrampichi e disarrampichi centinaia di metri tutti in fila. Più sei veloce più macini roccia. Comunque vada alla fine ti ritrovi a chiudere gli ultimi tiri in discesa completamente esausto, costretto ad usare soprattutto la testa: un piccolo gioco con cui si sfiora e si comprende l’attitudine necessaria per arrampicare senza spit.

Mav, Andrea e la prima generazione di Badgers si allenavano spesso con questo sistema. Per Teo e Gaetano quello era il loro primo Elvis. “Teo, com’è arrampicare in discesa?” “In questo momento non ci passerebbe neppure uno spillo!!” Arrampicare in discesa è qualcosa di Preussiano che davvero cambia le prospettive!

“Dai gente, proviamo qui!” Una fessura piena di muschio e costellata di roccia incerta risale il sasso fino a raggiungere un deserto compatto di roccia gialla. Una linea non chiodata, muschiosa e sdegnosamente lasciata vergine nello spazio tra due vie di 5c che gli corrono ai lati. ”Ma perchè andate li, non c’è la via” Suggerisce incuriosito uno dei ragazzi. “Appunto: è per questo che ci interessa!” Faccio saltare la corda in catena spostandola un po’ a sinistra “Top Rope e Variante B!” Ammicco divertito ai soci consapevole che con B intendiamo variante Birillo.

Attacco la fessura, il primo movimento è davvero atletico, poi avanzo in esplorazioni tastando la roccia e coordinando i movimenti. Risalgo la prima fessura e raggiungo la seconda fino ad alzarmi nel deserto giallo. “Bagai qui è dura, non c’è nulla a cui attaccarsi!” Sono costretto a ripiegare e sfruttare l’uscita della via a destra. Scendo e TeoBrex si lancia nel “FuoriVia”. Ricordo ancora le prime salite fatte insieme poco più di un anno fa: è davvero migliorato in modo incredibile. Nella fessura io sembravo un nat incastrato e ribattuto a martellate, Teo invece afferra il bordo della fessura e si lancia all’esterno: “Capitano! Guarda la Dülfer”. Il suo stile è decisamente migliore del mio ma anche lui è costretto ad arrendersi alle porte del Deserto Giallo. Quando tocca Gaetano sono stupito dalle sue capacità. Il primo movimento era per lui fuori misura ma il resto sembra divorarlo con sicurezza. Arrivano al Deserto Giallo tenta il passaggio uscendo verso sinistra in un assalto coraggioso ed arrembante: “SBRRAAAMMM!” Il deserto non concede sconti e Gaetano dondola allegro e respinto. Questo, con la corda dall’alto, è l’unico volo della giornata: non è andata male.

La sera, per completare la “Banda Fratelli”, si aggiunge anche mio fratello keko e Bruna. Volevamo fare una puntata al TrueBeer ma era preso d’assalto e completamente pieno. Così abbiamo ripiegato al Centrale tra i Metallari. Sul palco si esibivano dal vivo i “Mini Gorgoroth” un gruppo di nani circensi vestiti da UmpaLumpa che, rigorosamente in falsetto, suonano cover del celebre e temibile gruppo Black Metal Norvegese… No, purtroppo niente di così creativo o stuzzicante, solo la consueta batteria a mitraglia che cerca di dare supporto a di discutibili cantanti che vomitano nel microfono. Il metal non è morto, sta soffocando nella disperata attesa che qualcuno gli applichi la manovra di Heimlich. (…e comunque “Heimlich Growl” sarebbe è un bel nome per una band o una canzone!) La birra però era buona e la giornata, per certi versi campale, si conclusa degnamente: benvenuti nuovi Tassi, siate orgogliosi di appartenere al più squinternato gruppo alpinistico in circolazione!!

Davide “Birillo” Valsecchi

  • Sonia Minich

    Racconto intriso di passione, sguardo attento e curioso alla parete e complicità.
    Complimenti

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