Il suo nome è Robert Paulsen

“Questa è una persona! Un mio amico! Voi non lo seppellirete in giardino!” Tayler Durden, quello sfigato, era fuori di sé mentre osservava il corpo esanime di Bob, steso sul tavolo della cucina con la testa ridotta ad un cratere. ”Signore, è stato ucciso mentre serviva il progetto Mayhem.” Le scimmie spaziali, i suoi dissennati accoliti, i disperati che lo avevo eretto a leader, sembravano non capire la follia di quel momento. “Questo è Bob!” Urlò sconsolato Tayler alla folla di squilibrati che lo circondava e che egli stesso aveva raccolto tra le mura della sua fatiscente casa occupata. “Signore, nel progetto Mayhem non abbiamo nomi.” Uno dei suoi soldati si fece avanti rispondendo come se quello fosse un test. Gli occhi di Tayler si sgranarono in un furia disperata. “Ora ascoltatemi bene! Questo è un uomo, e ha un nome, e il suo nome è Robert Paulsen, ok?! Robert Paulsen. E’ un uomo ed ora è morto per tutti noi. Capite?!” Per un attimo tutti rimasero in silenzio, osservando il loro leader prostrato sul cadavere del loro compagno. “Io capisco.” Si fece avanti uno dei presenti: ”Nella morte, un membro del Progetto Mayhem ha un nome e quel nome è Robert Paulsen”. Tayler, travolto dall’incubo a cui aveva dato forma, si mise le mani tra i capelli mentre i suoi soldati iniziarono a ripetere ossessivamente all’unisono: ”Il suo nome Robert Paulsen”.

Stavo arrampicando sulle spalle dei “due troll”, due fatiscenti e friabili speroni di calcare a poca distanza dalle più solide e splendenti “rocce degli elfi”. Ero ad un paio di metri d’altezza, in equilibrio sui piedi mentre con le mani sondavo la resistenza delle prese. I due Troll sono roccia “marcia” avvolta dal muschio e dalle piante, spesso nemmeno la vegetazione sembra riuscire a tenere insieme quel cumulo di sassi che si alza per quasi cinque metri dal fondo del bosco. Un tempo, qualche millennio fa, dovevano essere massi spettacolare, ma ora le intemperie ed il mondo vegetale si sono infiltrati tra le pieghe dei suoi strati trascinando verso il basso i suoi fianchi rocciosi. Tuttavia mi piace arrampicarci sopra: restare immobile, mantenere posizioni scomode e valutare con attenzione ogni gesto nel mondo che lo accoglie. Non puoi arrampicare di forza, devi distribuire il peso, scivolare leggero sul ogni passaggio. Poi, sopra o sotto, qualcosa si stacca comunque: tloch! tlach! Ma se sei stato furbo, se hai ponderato bene la tua strategia, riesci a cavartela comunque. L’equilibrio nella follia: padroni del proprio destino in un mondo fragilmente in trasformazione. Una sensazione che vale la pena sperimentare.

Arrampicavo, in salita ed in discesa, sul crinale destro. Poi con un lungo traverso in discesa verso sinistra sono sceso dal piccolo tetto fin dentro lo stretto camino di sassi incastrati. In opposizione rimonto, poi allungo un braccio appoggiando il fianco ad uno delle pareti, afferro qualcosa di solido e risalgo verso l’alto avvitandomi tra i massi. Se qualcuno mi avesse visto in quel momento sarebbe rimasto stupito nel veder fare qualcosa di tanto inutilmente strano in mezzo ad un cumulo di sassi.

Oltre il camino una sorpresa, una profonda grotta si inabissa tra i sassi incastrati stringendosi fino a diventare poco più di un piccolo buco. Ci infilo la testa dentro ed inizio a curiosare in quella che è evidentemente diventata una tana. Poi, in mezzo al fogliame depositatosi sui lati, trovo un cranio. “Oilà! E’ tu chi sei?”

Non ne avevo mai visto uno e ci sono voluti un paio di giorni per avere la conferma che quello sconosciuto munito di zanne è in realtà un tasso: la cresta ossea, tra tutti i dettagli, ne è la prova più evidente. “Un teschio di Tasso…”. La cosa mi dava molto da riflettere: ogni volta che girovago tra i sassi erratici della valle mi imbatto in una tana di Tasso e questo consolida la scelta di aver chiamato il nostro gruppo “Tassi del Moregallo”. Imbattersi nei resti di un tasso morto non è quindi qualcosa da prendere alla leggera. “No, questo non è un semplice tasso: è un Tasso del Moregallo. Il destino ci ha fatto incontrare: il suo nome è Robert Paulsen!”

Davide “Birillo” Valsecchi

Eccovi alcune foto di “Bob”:

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