Via “Don Arturo Pozzi”

Una della vie più lunghe dell’intero gruppo, un concentrato che riassume lo stile di arrampicata dei Corni. Le lunghezze in artificiale che superano la parte strapiombante rimangono impresse a qualsiasi ripetitore. La via si svolge nella parte bassa seguendo una logica di fessure e diedri fin sotto i grandi strapiombi poi, grazie ad una geniale intuizione dei primi salitori, li supera nella loro parte più debole. La prima ripetizione è state realizzata in inverno dopo numerosi tentativi da G.F. Corti e L. Meroni e la prima solitaria invernale è opera di Fabio Valseschini il 17 Gennaio 2009. V+, A2 – 260m 7L (Giorgio Tessari, Antonio Rusconi – Luglio 1964)

Neanche un mese, fa la mia prima vera via ai Corni era stata una gran mazzata (vedi articolo http://www.cima-asso.it/2017/07/via-pino-delloro-2/) ma anche una gran soddisfazione con il Mattia Sandionigi straordinario capocordata ed amico. Di fianco a noi c’erano il Davide Pontiggia con socio sulla ben più dura “Don Arturo Pozzi”…e vedendoli io avevo pensato “da lì non salgo neanche se mi parancano”
 
Il 24 Agosto quindi giustamente rieccoci a Valbrona, Mattia è in vacanza ma il capocordata non è certo da meno: Andrea Corti (non quello del Soccorso) classe 1999, che ovviamente ha come obiettivo la Don Arturo Pozzi per provar l’arrampicata in artificiale. Classico…
 
Risaliamo velocemente al Rifugio SEV, imboschiamo gli zaini e scendiamo al Corno Orientale all’attacco delle vie che ormai conosco bene; il primo tiro parte subito con qualche bella staffata su fettucce che già fa capire il carattere della via. Il secondo tiro, è tutto un traverso verso destra! Accidenti, me l’ero scordato…i traversi sono il mio incubo…! Convinco l’Andrea a far sosta alla fine del traverso invece che proseguire in verticale come da relazione. Così i nostri tiri della via saranno 8 e non i 7 relazionati.
 
Da dopo il traverso, un tiro con qualche staffatina per rimontar una cengia inclinata, poi negli ultimi 4 tiri finali la via si impenna ed è una sinfonia di A1 e A2 che metton abbastanza a dura prova la nostra cordata (specie io da secondo), armata volutamente solo di numerose fettucce lunghe e zero staffe precostruite. L’esposizione è costante e la via sempre in strapiombo. Un traversino in A2 al penultimo tiro è la perla finale che mancava agli agghiacci odierni.

L’ultimo tiro ci consegna finalmente alla cima dopo quasi 7 ore di “lotta con l’alpe” e con le fettucce; grandissimo Andrea!  In cima la stanchezza ma anche la gioia per la fine della via e poi giù a casa, domani è già un altro giorno, un’altra avventura è dietro l’angolo!

Giacomo Perucchini

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