Un ultimo giro

Il pioniere dell’arrampicata ai Corni fu Eugenio Fasana all’inizio del ‘900. Pioniere della tutela ambientale, negli anni 60, fu invece Giorgio Achermann, un giornalista di origine svizzera che per primo introdusse sul nostro territorio tali tematiche. Mia nonna, Berta Valsecchi, era molto amica del signor Achermann e tutti gli anni mi regalava, fin da quando avevo 5 anni, l’abbonamento annuale alla rivista “Natura e civiltà”, di cui Achermann era direttore, e la tessera del “Gruppo Naturalistico della Brianza”, di cui era presidente. Non erano tematiche per un bambino ma mia nonna ci teneva che imparassi a leggere e scrivere come le persone adulte che si occupano di cose importanti. Nella val Ravella esiste un sentiero geologico dedicato ad Achermann e dobbiamo soprattutto al suo esempio se oggi esiste un Ente a tutela e salvaguardia dei Corni di Canzo.

E’ strano, ho viaggiato a lungo in un sacco di posti nel mondo, ma più invecchio e più mi sembrano importanti soprattutto le cose che ho imparato da bambino. L’anno scorso, leggendo un libro – ”Il Trono Remoto” – ho scoperto che Achermann era anche un alpinista e fu l’ideatore di una vera e propria spedizione al Sasso Manduino nel 1965, effettuano in 5 giorni la seconda salita della parete Sud-Est. Achermann organizzò la spedizione mentre la salita fu compiuta da due giovani: Guido dell’Oro e Gino Mora.

Gino Mora in seguito divenne guida alpina e direttore della scuola di alpinismo, uno dei primi ad insegnarmi ad arrampicare. Ricordo una salita insieme su granito bagnato, sotto la pioggia, fradicio ed infreddolito: un ricordo vivido e terribile della mia adolescenza. Quel giorno mi disse che ero “bravo”, ma in effetti non sono stati poi molti a dirmelo di nuovo in seguito.

Questa settimana è stata difficile per me, faticosa, densa di ansie. Senza rendermene conto credo di aver chiuso un cerchio: i Corni, Fasana, Achermann, una visione ormai forse anacronistica e superata del mondo e non solo dell’arrampicata. Quelli esperti di cose tibetane direbbero forse che ho compiuto una “Kora”: un pellegrinaggio, tutto interiore, che mi ha portato lontano per poi riportarmi nello stesso punto in cui tutto ha avuto inizio. Forse irrisolto così come tutto è iniziato: mai vincitore, mai sconfitto.

Sono in viaggio da tanto tempo. Ormai sono più di dieci anni che “Cima”, questo blog, mi trascina nelle avventure più incredibili, spesso rischiose. Come “Forrest Gump” mi sento un po’ stanco, ho bisogno di riposare. Questo, per la prima volta, è quindi un saluto: mi concedo una pausa, lascio le parole e mi abbandono al silenzio. Altri, se lo vorranno, potranno raccontare qui le loro avventure.

Grazie a tutti voi, a presto.

Davide “Brillo” Valsecchi

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