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Asso su RaiTre: la Vallategna in TV

La cascata della Vallategna

La cascata della Vallategna

Mentre ero a pranzo dalle Zie uno dei commensali mi ha raccontato di aver visto una troupe televisiva di fronte alla Cascata della Vallategna. Io non ne sapevo nulla e così mi sono informato meglio: “Erano in tre o quattro con un paio di telecamere, avevano il cavalletto e facevano interviste. Non serbravano gente delle nostre Tv locali”. Se ad Asso hai una telecamera su un cavalleto sei automaticamente uno “grosso”!

Quando sono arrivato a casa ho trovato nella posta elettronica un comunicato stampa da parte del responsabile del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” che mi spiegava meglio quanto avevo appreso sulla cascata.

Il Circolo, sempre impegnato nella preservazione del territorio, ha contatto la RAI interpellandola sullo spinoso caso del “Supermercato della Vallategna“. A quanto pare la nostra storica cascata sarà il soggetto della puntata di “Buongiorno Regione”che sarà trasmessa Mercoledì 3 Febbraio alle ore 7:30 su RAI TRE.

Il comunicato, che potete leggere qui, è incentrato sulla diffida inviata da Roberto Fumagalli, Presidente dell’Associazione  “Ilaria Alpi”, al Comune di Asso e sulla lettera inviata, sempre al Comune, dall’Architetto Alberto Artioli, Soprintendente per i Beni Architettonici e per il paesaggio di Milano.

Nella lettera l’Arch. Artioli scrive: “Questa Soprintendenza, a seguito della segnalazione del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, … è stata informata di un progetto di realizzazione di un supermercato in un’area a ridosso della cascata della Vallategna. … La documentazione progettuale non risulta a tutt’oggi essere stata inviata. … Questa Soprintendenza reitera la richiesta a codesta amministrazione di inviare la documentazione progettuale dell’intervento, al fine di poter esprimere le proprie valutazioni…”.

Non mi entusiasma che Asso finisca sull’emittente nazionale per una tematica legata ad una cattiva, o presunta tale (non sono giudice), attenzione alle risorse naturali e paesaggistiche del nostro territorio. Avrei decisamente preferito che fosse per un’esemplare valorizzazione di una nota risorsa turistico/culturale ma, ahimè, si riesce a diventar famosi solo per le brutte cose da un po’ di tempo. Credo che se il confronto sul “Supermercato” ha riscosso l’interesse sia della Sopraintendenza che della Televisione forse è giunto il momento di affrontare la questione in maniera più chiara e condivisa. Credo serva più informazione per i cittadini prima di portare avanti simili progetti.

Stendhal, che amava quella cascata e che vi si era ispiraro per un suo allestimento teatrale, probabilmente sarà felice di sapere che quell’angolo di Asso è tornato ad avere l’attenzione che merita.

Davide “Birillo” Valsecchi



La leggenda dei cedri del Libano

I cedri di Asso

I cedri di Asso

Ho trovato una leggenda che parla di tre cedri del Libano e dei loro sogni prima di essere abbattuti. Visto che i cedri di Asso sembrano destinati a cadere per far posto ad una rotonda non ho potuto che essere colpito da questa storia. Ne ho trovate molte versioni ma, a furia di cercare, ne ho trovata anche una scritta da Paulo Coelho, il famoso scrittore brasiliano:

«Racconta una vecchia leggenda che nelle belle foreste del Libano antico nacquero tre cedri. Come tutti sappiamo, i cedri impiegano molto tempo per crescere e questi alberi trascorsero interi secoli riflettendo sulla vita, la morte, la natura e gli uomini. Assistettero all’arrivo di una spedizione da Israele inviata da Salomone e, più tardi, videro la terra ricoprirsi di sangue durante le battaglie con gli Assiri. Conobbero Gezabele e il profeta Elia, mortali nemici. Assistettero all’invenzione dell’alfabeto e si incantarono a guardare le carovane che passavano, piene di stoffe colorate.

Un bel giorno, si misero a conversare sul futuro. “Dopo tutto quello che ho visto – disse il primo albero – vorrei essere trasformato nel trono del re più potente della terra” “A me piacerebbe far parte di qualcosa che trasformasse per sempre il Male in Bene“, spiegò il secondo. “Per parte mia, vorrei che tutte le volte che mi guardano pensassero a Dio” fu la risposta del terzo.

Ma dopo un po’ di tempo apparvero dei boscaioli e i cedri furono abbattuti e caricati su una nave per essere trasportati lontano. Ciascuno di quegli alberi aveva un suo desiderio, ma la realtà non chiede mai che cosa fare dei sogni. Il primo albero servì per costruire un ricovero per animali e il legno avanzato fu usato per contenere il fieno. Il secondo albero diventò un tavolo molto semplice, che fu venduto a un commerciante di mobili. E poiché il legno del terzo albero non trovò acquirenti, fu tagliato e depositato nel magazzino di una grande città. Infelici, gli alberi si lamentavano: “Il nostro legno era buono, ma nessuno ha trovato il modo di usarlo per costruire qualcosa di bello!”.

Passò il tempo e, in una notte piena di stelle, una coppia di sposi che non riusciva a trovare un rifugio dovette passare la notte nella stalla costruita con il legno del primo albero. La moglie gemeva in preda ai dolori del parto e finì per dare alla luce lì stesso suo figlio, che adagiò tra il fieno, nella mangiatoia di legno. In quel momento, il primo albero capì che il suo sogno era stato esaudito: il bambino che era nato lì era il più grande di tutti i re mai apparsi sulla Terra.

Anni più tardi, in una casa modesta, vari uomini si sedettero attorno al tavolo costruito con il legno del secondo albero. Uno di loro, prima che tutti cominciassero a mangiare, disse alcune parole sul pane e sul vino che aveva davanti a sé. E il secondo albero comprese che, in quel momento, non sosteneva solo un calice e un pezzo di pane, ma l’alleanza tra l’uomo e la Divinità.

Il giorno seguente prelevarono dal magazzino due pezzi del terzo cedro e li unirono a forma di croce. Lasciarono la croce buttata in un angolo e alcune ore dopo portarono un uomo barbaramente ferito e lo inchiodarono al suo legno. Preso dall’orrore, il cedro pianse la barbara eredità che la vita gli aveva lasciato. Prima che fossero trascorsi tre giorni, tuttavia, il terzo albero capì il suo destino; l’uomo che era inchiodato al suo legno era ora la Luce che illuminava ogni cosa. La croce che era stata costruita con il suo legno non era più un simbolo di tortura, ma si era trasformata in un simbolo di vittoria.

Come sempre avviene con i sogni, i tre cedri del Libano avevano visto compiersi il destino in cui speravano, anche se in modo diverso da come avevano immaginato.»Paulo Coelho

Non sono certo bravo come Coelho ma mi piacerebbe essere in grado di fare qualcosa per quelle piante che ora sorvegliano l’ingresso di Asso, che hanno visto e vissuto le storie del nostro paese, sia quelle che conosco che quelle che sono state dimenticate. Sembra che presto saranno abbattute e se non è possibile salvarle vorrei almeno salvarne la memoria: Chi mi aiuta?

Alle elementari ricordo di aver fatto un disegno che aveva per tema il temporale. Dovevamo disegnare quello che vedavamo dalla finestra della classe, all’epoca, nel palazzo del comune: fulmini gialli, gocce di pioggia blu, la macchina del vigile ed il profilo stilizzato verde pastello dei due alberi. Questo era un temporale ad Asso 25 anni fa.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. Continua il dibattito su “Assese.it” ed anche l’iniziativa «Abbraccia il cedro e mandaci una foto». Immortalatevi con le due piante!



Dj Ariele, Birillo e Santambrogio: che mix!!

Il mitico DJ Ariele!!

Il mitico DJ Ariele!!

Oggi ero ancora mezzo stordito dalle vaccinazioni e dall’influenza. In trattoria c’era un gran casino, mangiavo il mio piatto “speciale malato”, prosciutto cotto e crescenza  preparato appositamente dalla zia, aspettando null’altro che una compressa di tachipirina fornita da Bruna!!

Ed ecco che suona il telefono, numero sconosciuto. Ouch! Mi alzo e scivolo tra i tavoli mentre rispondo “Davide?” Chiede una voce “Si si sono io, Buongiorno” Rispondo formale tra il caos. “Sono ..crrrrr (* rumori di fondo), chiamo da Radio … frrrrr (* altro casino in trattoria)”. Bhe, tutto quello che sapevo era che stavo parlando con una radio, c’era da capire ancora se fossi in diretta!!

La voce all’altro capo, un po’ da “super più”,  mi ricorda qualcosa ma, ahimè, sono troppo incartato oggi. Ieri mi sono vacinato contro tifo, epatite, febbre gialla, meningite e malaria, non sono molto in forma visto che alla fine mi sono beccato anche l’influenza. Mi chiede se siamo disponibili per fare un’intervista sui nostri viaggi e sulla prossima spedizione in Tanzania. (Vuoi dire di no ad una radio?) Aggiunge che l’intervista sarà in diretta su un pulmino ecologico e questo mi fa capire che è di LifeGate Radio, l’emittente radiofonica che ci ha seguito durante il viaggio in Ladakh. Di solito a “terrorizzarmi” al telefono, nel senso buono, è la voce di Claudio Vigolo ma questa non la riconosco anche se mi sembra familiare. Qualcosa comincia a scattare nella testa ma sono ancora lento.

“Ti lascio questo numero, io sono Ariel. Quel nome risuona nella mia testa come un colpo secco. Come Ariel? Avete mai provato a parlare con uno sconosciuto per poi scoprire che lo conoscete invece da un tempo immemore? “Scusami, ma Ariel come DJ Ariele?” Mi risponde sì con un tono dubbioso, mentre io focalizzo: ACCIDENTI MA CI VUOLE INTERVISTARE DJ ARIELE!!

In realtà cerco di contenere l’entusiasmo ma sono gasato come uno studentello: di nuovo 20 anni e di nuovo con lo skateboard sbucciarmi le mani nello skatepark di Legnano ascoltando per la prima volta una radio che da noi non si sentiva. Era da un tempo infinito che non sentivo più quella voce: un pezzo di storia stava parlando nel mio scassato cellulare.

Chi è? Accidenti come fate a non saperlo? Dovete sapere che da noi, in Vallassina, l’unica radio che si sente bene è Radio Maria che, come certamente saprete, si sente bene in tutto il mondo ma da noi si sente anche meglio proprio perchè trasmette a pochi chilometri da qui. Per il resto siamo troppo tra i monti per sentire altre radio e, prima di Internet, eravamo zona “depressa”.

Così, per me adolescente, l’unico modo per ascoltare musica “decente” era farmi passare da amici le cassette (si i vecchi nastri) di registrazioni radio trasmesse nella piana Milanese. Nomi coperti da leggenda come Radio Lupo Solitario (che ascoltavamo al Rainbow) o come la mai troppo compianta RockFM. Bhè, Ariel ha cominciato proprio lì e spesso mi capitava di vederlo nei locali più scassati di Milano a girare i dischi di musica Rock che nessun altro passava all’epoca. Dannazione sono un suo Fan!!

Ora è in squadra con LifeGate Radio, la radio che ha la sede proprio vicino al lago di Pusiano, a due passi da casa!  Conduce Passengers, un programma del mattino in diretta da un pulmino ecologico per le vie di Milano. Accidenti, intervistarto da DJ ARIELE, roba da non crederci: ho ancora  in giro da qualche parte una cassetta con lui mentre presenta i Penny Wise, i Punkreas ed mitologici Impossibili!!! Pezzi introvabili via radio all’epoca, roba da intenditori!! Ed ora, entrambi più vecchi, ci ritroviamo a parlare di quello che abbiamo fatto “dopo”: fantastico!!

La data, provvisoria, per l’intervista è Lunedì 8 Febbraio 2010.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. un sacco di fans di vecchia data sono stra-felici di averti ritrovato Ariele!! La “Chicca”, una rossa mezza matta e tutta curve, sta ribaltando casa per ritrovare le vecchie cassete. Vuole usarle come biglietto per il bus!!  ;)



Gli Europe e le sviste della vita

Joey Tempest - Europe

Joey Tempest - Europe

Nel lontano ‘96 vivevo nella zona di Lambrate a Milano. Dividevo un piccolo monolocale con Cristian, un mio buon amico di Morbegno, e Jimmy, un argentino che si faceva vedere una o due volte al mese. Avevamo tutti poco più di ventanni e studiavamo informatica all’Università statale.

Il nostro piccolo appartamento era in un palazzo abitato solo da studenti ed era molto modesto. Vivendoci tre maschi poco più che adolescenti con un “discutibile” senso per l’ordine domestico potete immaginare quanto la nostra “bicocca” somigliasse ad un tugurio che mischiava scorci di Valtellina e California.

Cristian il pomeriggio lavorava in un’azienda informatica che collaborava con MTV Italia, la famosa rete televisiva che trasmette video musicali. Io, dal mio canto, facevo il giardiniere per le terrazze degli attici in centro: mi prendevo cura dei fiorellini di città negli appartamenti di lusso vista Duomo.

Una sera Cris rientra con una tipa, una bionda infilata in una salopette di jeans. Una femmina per casa fa sempre piacere anche se, lì per lì, non è che l’avessi trovata un gran che interessante. Per di più aveva almeno 5 o 6 anni più di noi: “Caruccia ma nulla di che” mi sono detto.

Però era molto simpatica ed alla mano, così abbiamo aperto un paio di birre e messo sù l’acqua per la pasta in quella che era la nostra “approssimativa” cucina. Era in città perchè doveva collaborare con MTV ad un programma musicale e Cristian l’aveva ospitita da noi per la notte. “Preparerà i testi o qualcosa del genere perchè in video questa proprio non rende” ho pensato tra me e me.

Parlando del più e del meno salta fuori qualcosa di incredibilmente inaspettato: era stata in giro per mezza Europa e l’aveva fatto al seguito degli Europe. Io quasi non sapevo chi fossero gli Europe all’epoca, sapevo che erano un gruppo di heavy-metal straniero e che il campione sociale di sci della nostra sezione del CAI canticchiava “final countdown” per caricarsi prima della gara al Pian del Tivano. Fate voi il mio background. In realtà sono uno dei gruppi musicali più famosi ed idolatrari degli anni ‘80.

“Ma che ci facevi in giro con gli Europe?” Le ho chiesto. Le mi guarda e sorride: “Io e Joey siamo stati fidanzati per quasi un anno”. Chi diavolo è Joey? Bhe alla fine capii che Joey Tempest altri non era che il cantante e front-man del gruppo. “Certo certo” ho pensato ” e tu, seduta nella mia cucina sulle sedie recuperate in strada sei la ex di una rock star internazionale idolatrato da migliaia di ragazzine. Brava, bella trovata…

Complice anche la birra e quella leggere sensazione di “presa per il culo” abbiamo passato la serata ascoltando musica punk rock e ska trattandola quasi come un maschio e sfottendola come se fosse la matricola della casa. Quando il vicino, un bresciano che studiava architettura con atteggiamenti da cow boy, ha cominciato a tirare pugni nel muro per il fracasso siamo andati a dormire e buona notte.

Io dormivo al secondo piano di un letto a castello mentre la nostra ospite al primo. Cristian aveva un letto affianco. La mattina mi sveglio e mi butto giù dal letto in mutande e me ne vado in bagno alla faccia de La Ex della Rock Star. Accendo lo stereo a manetta e preparo il caffè aspettando che Cris si trascini in cucina.

Tutta arruffata si presenta in cucina e ci dà il bacio del buon giorno. “Certo certo, tu e Joey Tempest, come no” pensavo mezzo addormentato. “Ragazzi scusate, uso il bagno per un po’, spero non vi dispiaccia”. Vai pure, mica è Lourdes quel cesso… Io e Cris ridevamo come stupidi cominciando a raccontarci stupidaggini di mattina presto. Lei ha impiegato un ora buona nel bagno. Pensavo fosse morta. Poi è uscita e quando l’ho avuta davanti ho avuto come una specie di stordimento. Nella mia mente continuavo a ripetermi: “Quella dormiva sotto il mio letto?!?”

La salopette era sparita, ora c’era un aderente vestito bianco ed un paio di tacchi alti. I capelli biondi erano leggermente mossi ed il viso, dio il viso, era strepitoso, quasi come il set di curve pericolese che mi urlavano negli occhi. “Ho dormito mentre sotto c’era quella?!?”. Una parte del mio cervello, credo quella deputata ai muscoli della faccia, ha cominciato ad insultarmi dopo essere entrata in sciopero.

Si avvicina, ci dà un bacio a testa:“Grazie per la serata e l’ospitalità ragazzi, ci si rivede ancora se torno a Milano”. Non posso escludere di aver cominciato a balbettare. Accidenti, mi sa che era davvero la ex di Joey Tempest ed io credo di essermi sentito come il fratello scemo dello scemo del villaggio!!

Quando la porta si è chiusa è sceso un silenzio inquietante. Poi Cris ha cominciato a ridere come un matto: “Vedessi la tua faccia!!” Quel maledetto sapeva, quel maledetto sapeva cosa si nascondeva in quella salopette e dormiva sotto il mio letto!! Sapeva accidenti!!

Oggi in radio ho sentito che gli Europe fanno un concerto di reunion a Milano e non ho potuto fare a meno di ricordarmi quanto grandi, enormi, giganteschi sono gli abbagli e le cantonate che uno può prendere nella vita.
Ciao Ex di Joey Tempest, forse lui non si ricorda di te ma io, di sicuro, non ti ho scordata!!

Davide “Birillo” Valsecchi



Exxxperience

Jimmy Hendrix

Jimmy Hendrix

La guardo mentre al bancone della Sua cucina frantuma il ghiaccio. Zucchero di canna premuto a pestello con fette di lime, ghiaccio e vodka liscia. Ecco in arrivo due Caipiroska all’europea.

Il Suo stereo riempie la stanza di musica live: Hendrix alla chitarra e niente meno che Morrison all’armonica in una Jam a New York City. Niente meno che nel ‘68, [Wake Up this Morning and Find Yourself Dead]

Io ed Enzo siamo “alla fonda”, ormeggiati qui prima di ripartire. Lui è in giro per Como, a spasso per bar e locali. Pubbliche relazioni, la sua specialità. Io no, ho voglia di spassarmela, la mia parte di guai mi arriverà dopo. Ci aspetta il caldo africano, gli africani ed un sacco di altre rogne. Siamo alla fonda ora, meglio godersela per un po’.

Mi piace. Più La guardo e più mi viene voglia di bere e fare l’amore. E’ un “maschiaccio” con il corpo da peccatrice e le attenzioni di una mamma. Mi piace. Mi piace il suo collo, mi piace come va su di giri quando lo bacio. Siamo alla fonda e non va affatto male.

Mi porta da bere e ci troviamo a mezza strada. Fermi in mezzo alla stanza balliamo un po’, senza muoverci. Ci si sfiora con la testa, con le labbra. Vicini, senza quasi toccarsi. Senza muoversi. Il Vietnam si è combattuto tra il 62 ed il 75, poi sono nato io. Jimmy e Jim suonavano questa musica per altri ragazzi alla fonda da guai ben più seri dei miei.

«Ma che diavolo centra il Vietnam adesso Walter?»«Hai ragione Drugo, questo non è il Vietnam. Questo è il bowling, ci sono delle regole!!» Ob la dì ob la dà, life goes on, bra…

“Un altro giro?” Perchè no. Ride come una strega mentre stringe la punta della mia lingua tra i suoi denti. Mi piacciono quegli occhi nocciola da strega, non mi fanno paura anche se sono una trappola. Sprofondo ancora nel divano mentre la guardo di nuovo al bancone a trafficare di ghiaccio, limone e vodka. Mi piace quella ragazza ed Hendrix continua a suonare.

“Cin Cin”. Chissene frega se in giapponese vuol dire “uccello”. Mi gusto la vodka perso nei meandri linguistici mentre Morrison attacca con la sua famosa performance live, “Morrison’s Lament”, biascicando volgarità poetiche. Jim non ha peli sulla lingua ma sembra un disco incantato, poco mi importa ora.

Non mi importa più di Hendrix, di Morrison, degli africani o di “Charlie”. Non mi interessa nè del generale Kurtz nè di Chris Taylor, non mi importa che Oliver Stone fosse amico di Jim Morrison, che era alievo di Jack Hirschman, che è amico di “Bax“, che fa i complimenti ai miei testi scrivendo la prefazione al libro di Enzo. Non ha più importanza ora. Qui saltano i bottoni e volano gli stracci, non mi importa più di nulla. Adoro stare alla fonda.

Il cd finisce e riparte da solo, Dio benedica gli stereo che ripartono da soli a fine cd. Amen.

Io me ne sto sdraito sul letto a braccia aperte, con la testa oltre il materasso e le gambe incrociate con le sue. Immobile, lontano milioni di chilometri dal pensiero di muovere un muscolo. Mi piace il mondo sottosopra nello specchio e, guardare, è già troppo faticoso adesso. I capelli mi sono cresciuti abbastanza da toccare il pavimento ora. Sembro La Pietà di Michelangelo, stesso dinamismo…

Mi accarezza il petto, poi ci si pesa sopra svuotandomi i polmoni, mi bacia e mi sussurra: “preparo da mangiare…”. Si alza e mi lascia sfrofondato nel materasso mentre a testa in giù la guardo andar via. Lei ha sei anni meno di me, due lauree per sfamare la mia mente contorta, pesce spada e patate al forno per tutto il resto. Adoro stare alla fonda.

Davide “Birillo” Valsecchi



Kashmir – Cashmere – Cachemire

La pashmina rosa

La pashmina rosa

“Questioni di lana caprina”: un detto occidentale per etichettare i discorsi privi di senso o futili. Ma fino al 1800 l’Europa credeva veramente che la lana di capra non esistesse  essendo il pelo delle nostre troppo corto per essere tosato e considerato lana. Solo un Generale di Napoleone di stanza in Egitto portò  alla corte di Parigi qualcosa in grado di sfatare questa convinzione, affascinando al contempo tutta la nobiltà dell’epoca: una morbidissima pashmina.

Pash, il termine persiamo per lana che contaminato dalla lingua hindi è diventato Pashmina, il nome utilizzato per indicare sia gli splendidi scialli che la morbidissima fibra di lana Cashmere con cui sono realizzati. Una meraviglia in grado di competere con la seta e che giunse a Parigi dall’Egitto, dove era stata importata dai mercanti arabi dall’Oriente, dal Tibet e dall’Impero del Mogul, il Kashmir appunto.

La capra Hircus, tipica delle regioni fredde dell’Asia, è coperta da un folta e soffice peluria che si distingue per le eccezionali capacità di termo-regolare il corpo dell’animale rispetto all’ambiente esterno, proteggendolo sia dalle basse sia dalle alte temperature. Tosata e cardata questa peluria permette di realizzare una fibra ed un tessuto soffice e morbido ed increbibilmente caldo: Chasmere all’inglese, Cachemire alla francese o semplicemente Kashmir.

Srinagar è la capitale del Kashmir, Enzo ed io abbiamo avuto occasione di visitarla tre volte lo scorso anno. E’ una citta mussulmana, un tempo capitale dell’Impero del Mogul diventata poi un importante centro di controllo da parte dei Britannici fino all’indipendenza dell’Inda. Sorge a ridosso dell’acqua e, grazie alle case galleggianti, si estende anche sul lago stesso.

Durante i nostri viaggi abbiamo potuto comprendere come i locali lavorino questo particolare tipo di lana, proveniente dal vicino Ladakh, una regione a ridosso delle montagne himalayane e dove abbiamo trascorso quasi due mesi. Abbiamo assistito alla lavorazione e alla creazione di tessuti pregiati realizzati sopratutto per i vestiti tradizionali delle famiglie abbienti indiane e per gli occidentali. Il tessile, sebbene ancora con tecniche artigianali, è una delle risorse principali di quest’area che per molti anni è stata quasi stritolata dal conflitto Indo-Pakistano.

Al mondo esistono solo tre grossi produttori di Cashmere: gli Inglesi, che importarono le capre Hircus nel nord della Gran Bretagna, i Cinesi e gli artigiani della regione del  Kashmir/Ladakh. I famosi maglioni di Cashmere inglese sono stati oggetti di culto nella moda per molti anni in passato e tutt’oggi rappresentano un indumento di prestigio oltre che di innegabile qualità. Tuttavia oggi giorno molto dei tessuti inglesi sono realizzati con lana importata dalla Cina, spesso non alla pari per qualità con gli altri produttori.

Proprio per la sua popolarità il Cashmire è spesso vittima di falsificazioni e prezzi esorbitanti. Spiegare a parole la differenza tra una vera pashmina ed una non orginale è complesso, sopratutto per le imitazioni realizzate con l’Angola, una fibra ottenuta dalla pelliccia di coniglio. Tuttavia durante il nostro viaggio abbiamo avuto “tra le mani” moltissimi tessuti pregiati imparando a conoscerli. La differenza si sente nel tatto ed è evidente dopo un po’ di esperienza.

In Ladakh ho comprato due pashmine una per me (blue) ed una per mia per  mia sorella (rosa), che era appena diventata mamma. Le migliori sono quelle naturali e non tinte ma mi sono lasciato traviare dal colore.  Perchè il ragalo fosse vissuto ho portato la pashmina rosa con me fino ai 6000 metri della cima dello Stock Kangri e per tutto il viaggio attraverso l’India.  La pashmina blue, che indosso anche ora, è sempre con me quasi ovunque ormai.

La mia gola è sempre stata pestifera e per questo mia madre mi aveva affidato, pro tempore, un foulard di seta appartenuto a mia nonna quando ero stato la prima volta in Pakistan. Quando faceva troppo caldo legavo, per non perderlo, il foulard alla cintura (attirando fin troppa attenzione!!) mentre, al contrario, anche attraversando il deserto la pashmina si è dimostrata confortevole restando a guardia della mia gola. Che siate alla ricerca di un oggetto da “esibire” in città o da “sfruttare” nelle situazioni più impervie non posso che consigliarvi questa meraviglia orientale.

Davide “Birillo” Valsecchi



2010: capodanno in ritardo…

Tarzan ed il 2010

Tarzan ed il 2010

Buon Anno a tutti!! Ho appena finito di guardare il telegiornale spaparanzato sul divano ancora mezzo svarionato. Mi ha fatto un po’ di tenerezza vedere quei poveri giornalisti tenere duro davanti alle telecamere nonostante gli evidenti bagordi di ieri sera. Potevo starmene con le mani in mano? No, e quindi ecco il primo, improbabile ed incredibile articolo del 2010. Portate pazienza, se Voi fate fatica a leggerlo figuratevi come sto io a scriverlo =)

Che posso dirvi sul 2010? Bhe, inanzitutto che l’ho cominciato con 5 minuti di ritardo! Spiego: visto che Enzo (chissà se è ancora vivo?) se ne era andato in città in quelli di Como io ho aprofittato dell’invito a cena di una signorina per un capodanno “addomesticato”.

Così, dopo esserci abbuffatti di cibo e spumante ci siamo abbandonati su un divano a guardare Tarzan. L’anno scorso ero stato ad una festa ucraina (vedi La battaglia del 2009 abbia inizio…), a questo punto della serata ero gonfio di vodka ed avevo perso il sincrono con lo spazio-tempo che mi circondava. Per di più due ucraini, due giovanissimi atleti a livello internazionale (più gonfi di me), si divertivano a lanciarmi attraverso la sala da ballo ridendo come pazzi. “Birillo Volante”, le danze russe e lo stinco di maile con la vodka erano diventate l’attrazione della serata in un tripudio di bionde accaldate tra la neve. Mi piacciono le follie dell’Est ma quest’anno “Tarzan sul divano” era decisimente dignitoso!!

Il guaio è che alla RAI devono essersi confusi con gli orari, infatti mentre Jane insegnava a Tarzan come baciare  fuori dalle finestre il mondo esplodeva  in un tripudio di botti e rumori vari. Mentre mi esercitavo, seguendo i consigli di Jane, mi domandavo quanti “sfigati” non sapessero aspettare la mezza notte esatta prima di far scoppiare i petardi. Solo poi mi sono reso conto di aver perso, ancora una volta, il sincrono spazio-tempo!

Devo essere onesto, Tarzan e Jane hanno un fascino incredibile sulla mia fantasia. Lui è l’unico della sua specie, non ha mai visto una donna, non ha alcun tipo di pregiudizio o preconcetto estetico o morale. E’ vissuto solo nella giungla ed è un concentrato di selvaggia istintualità dominata però da una gentilezza tutta umana. Lotta con le bestie guidando il suo branco di gorilla e poi si trova davanti Jane, una donna, profondamente una donna. Lei proviene dall’Inghilterra, un mondo dove le emozioni sono regolate dal galateo ma è in fuga da quella vita. “Non concepisce il rispetto della fisicità altrui” dice a suo padre senza però averlo respinto. Lei è abituata alle distanze ma è attratta da quel lato dolce e selvaggio di lui. Lei sa cosa sono gli uomini, sa cosa volere, ma Tarzan non sa cosa siano le donne, sa solo quello che la sua natura gli suggerisce.

Immagino Tarzan, spinto dal bisogno di confrontarsi con un suo simile ma anche guidato dall’istinto, lo stesso istinto che guida ogni sua azione ma che non lo aveva mai portato a confrontarsi con l’altro sesso, con una femmina umana. Lui non parla la sua lingua ma i loro corpi, gli unici simili in tutta la giungla, sono il solo strumento con cui possono entrare in contatto. Il linguaggio universale dei corpi alla base della nostra specie.

Accidenti, Tarzan non sapeva nulla. Nessuna esperienza. Me lo immagino, chino in quella sua postura scimmiesca, mentre cerca di capire “cosa” sia Jane, mentre usa i suoi sensi per capire, conoscere, decidere. La vista ma soprattuto l’olfatto che ha addestrato nella giungla. Tarzan, come farebbe un’animale selevaggio, chino che annusa senza falsi pudori Jane , sempre più combattuta ed attratta dall’uomo scimmia. La natura guida uomini e donne attraverso gli ormoni, la lingua con cui i nostri corpi sussurrano nell’aria in modo universale. Olfatto e poi, delicato ma intenso come immaginiamo Tarzan, il tatto, e poi il gusto ed infine l’udito, la risposta di Jane ad ogni gesto di lui. Due mondi sconosciuti che si incontrano liberi da ogni costrizione mentale, spaventati ed attratti in modo selvaggio nel mezzo della giungla. Magnifico, altro che roba per bambini!

Ho paura di essermi lasciato un po’ coinvolgere, forse è per questo che mi sono accorto del 2010 solo quando avevano smesso tutti di sparare e la mezza notte era passata da un bel po’!!  Bhe, cominciare l’anno nuovo sentendosi Tarzan non è male come inizio. Tanti auguri Jane!!

Accidenti, mi sto perdendo nello svarione di questo tardo pomeriggio  che pare una levataccia mattutina. Alla fine qualcosa sono riuscito a scrivere!! Un abbraccio a tutti e tanti auguri, seppure in ritardo il 2010 è arrivato!! Buon Anno!!

Davide “Tarzan” “Birillo” Valsecchi



La tomba di Cristo?

Mausoleo di Srinagar

Mausoleo di Srinagar

[Attenzione] Prima di cominciare voglio essere chiaro: Io sono un cercatore, non ho la pretesa di trovare quello che cerco, mi accontento di cercare. Vi racconterò quello che so e non pretendo sia la verità perchè neppure io so ancora cosa pensare in merito.

Ripartiamo per Srinagar anche perchè a Srinagar ho un conto in sospeso, qualcosa a cui mi sono avvicinato ma che non sono riuscito a congliere completamente. Questa è una delle tante e strane storie del nostro viaggio in India di cui non vi ho mai scritto.

Prima però voglio raccontarvi di Hemis, un monastero buddista in Ladakh, dove “voci” dicono che in gioventù abbia studiato niente meno che Gesù. Si dice che in quel monastero, alla fine del ‘800, un tale Nicholas Notovitch avesse trovato un manoscritto e tale libro narrasse la giuventù di una figura molto simile a Gesù. Il libro è ovviamente sparito anche se la trascrizione che Notovitch ne fece è molto interessante seppure non avvalli alcun tipo di conferma.

Io ed Enzo siamo stati ad Hemis senza però trovare alcunchè di interessante, in una mattina d’estate himalayana abbiamo fatto una bella chiacchierata in cima ad una collina dietro al monastero, ma nulla più. Non c’e’ più niente lassù che possa avvalorare o smentire questa teoria. Inutile tornarci.

Ma il nostro viaggio doveva portarci anche in un’altra tappa di quella che si ritiene sia l’esperienza orientale di Gesù: Srinagar. La cultura Islamica considera Gesù al pari di altri profeti ma ritiene che sia sopravvissuto, in modo naturale, alla crocefissione  trascorrendo la vecchiaia e morendo proprio qui a Srinagar.

Qui si trova un mausoleo dove ritengono ne siano conservate le spoglie. Srinagar tuttavia è anche la città dove sorge una delle più antiche moschee d’Asia e da cui l’Islamismo si è diffuso nell’attuale Pakistan, Afganistan ed India. E’ una città profondamente mussulamana e decisamente contraria a diventare una meta di pellegrinaggio per cristiani apocrifi.

Per questo motivo la zona del mausoleo è piuttosto particolare e la gente del quartiere non gradisce visite. Ogni dove vi è un cartello di qualche autorità religiosa che vieta ogni tipo di fotografia o ripresa, da alcuni anni inoltre è molto difficile essere ammessi e visitare l’interno. “Sbandieri di avere la prova che inficia le teorie base del cristianesimo e poi non mi lasci vedere proprio perchè sono straniero e non mussulmano? No way”.

Il nostro amico Roberto, accompagnato dai nostri amici di Srinagar dopo che avevamo lasciato la città, è riuscito ad entrarvi a Luglio. Io ed Enzo eravamo passati prima di lui, a Maggio, e senza supporto abbiamo però ricevuto un’ accoglienza piuttosto “intensa” da parte dei locali. In parte per colpa mia. La porta del mausoleo era infatti bloccata con un lucchetto pentacolare da cui partivano cinque catene verso gli stipiti della porta. Quel lucchetto sembrava dire “Questa volta noi non ti lasceremo uscire da qui“. Qualcosa dentro di me ha fatto click ed ho semplicemente detto ad Enzo “Scatta“, il mio modo di rompere quel vincolo e quei divieti.

Appena Enzo, piacevolmente complice, ha estratto la macchina fotografica mezzo quartiere ci è precipitato adosso. Giovani, vecchi, donne e uomini tutti intorno a strillare. Non so cosa mi avesse tanto irritato in quel lucchetto ma doveva essere abbastanza palese perchè probabilmente la mia rabbia superava in intesità le intenzioni di quella folla ostile che ci aveva circondato.

Il loro primo obbiettivo era sequestrare la macchina ad Enzo, figurasi. Credo che Enzo si sia divertito a vedermi freddo e furioso ringhiare in Inglese. I suoi precedenti compagni di viaggio a questo punto di solito scappavano lasciandolo nei guai a prendere botte! Io sono abbastanza diverso quando accendo i motori.

Ci sono attimi in cui non è possibile avere incertezze, in cui la volontà deve diventare soverchiante, trabordante ed implicitamente violenta per non essere schiacciata. Come è finita? Bhe, la foto la vede qui e nessuno si azzardò a sfiorarci sfidando i miei “pacifici” occhi azzurri.

Non so cosa ci sia in quel mausoleo, ho solo la descrizione che ci ha fornito tempo dopo il nostro amico Roberto. Probabilmente non c’è nulla, probabilmente è la solita leggenda impossibile da confermare o confutare. Non so. Spero di potervi raccontare di più nel prossimo viaggio se avremo la fortuna di visitare il mausoleo in compagnia del Signor Kotroo. Vedremo.

Gesù, uomo, dio o leggenda che fosse mi è sempre piaciuto, questo mi basta. Concludo con una frase di Ghandi. Lo “smilzo” (bonariamente) non è uno dei miei personaggi preferiti ma questa sua citazione mi è piaciuta e racchiude una certa verità: « Mi piace il vostro Cristo, non mi piacciono i vostri cristiani. I vostri cristiani sono così diversi dal vostro Cristo. »

Davide “Birillo” Valsecchi



Schede Telefoniche: Amore e Gsm

Amore e GSM

Amore e GSM

Ogni tanto mi viene la nostalgia delle schede telefoniche, della vita prima del Gsm.

Mi ricordo una sera di  Novembre, c’era ancora la Lira ed  io vivevo a Milano. La città era come sempre bagnata e le luci delle strade si perdevano nella nebbia illuminata delle auto. Da qualche settimana uscivo con Ale, impazzivo per quella ragazza e fino ad allora ci eravamo solo studiati, leggermente sfiorati, intensamente corteggiati ma nulla più.

Avevo acquistato una scheda telefonica da cinquemila lire e mi ero infilato in una cabina telefonica sotto il ponte della Ghisolfa. Immerso tra le macchine avevo il mio spazio per il rito della telefonata. All’epoca telefonare era diverso, potevi farlo solo in certi orari, dovevi essere breve e tra una telefonata e la successiva dovevano passare giorni. Dovevi giocarti come si deve la tua occasione, raccontare una storia, un pensiero, qualcosa che ti eri preparato da ore per corteggiarla e poi invitarla da qualche parte, chiederle un appuntamento, rispettosamente con qualche giorno d’anticipo. Non potevi stare al telefono a discutere su cosa fare, dovevi avere una proposta e sperare fosse quella giusta anche se entrambi sapevate che era solo un pretesto. Era divertente ed appassionante telefonare allora.

Quel week-end tornavo a casa e ci saremmo visti passando la giornata insieme in giro per l’inverno. Me ne uscii dalla cabina più che soddisfatto e raggiunsi i miei compagni di Karatè alla pizzeria cinese, mangiavamo quasi sempre insieme il mercoledì. Qualcuno aveva portato un amica, una ragazza bionda molto carina. Presentarmi e finire sotto casa sua richiese poco più di un paio d’ore. Succedeva anche quello all’epoca. “Sei un viziato prepotente abituato ad avere tutto e subito! Sappilo!” Parole sante pensai ma visto che mi sfilava i vestiti baciandomi appassionata lo presi come un complimento. Era l’ultima ragazza che baciavo prima di Ale, per i successivi sette anni non ce ne sarebbero state altre.

Quello era il passato. In questi giorni esco con una ragazza, una donna per la verità. Molto bella, ha qualche anno più di me ed è molto dolce. Non cercavo nulla ma ci siamo incontrati. Credo però che tutto sia già andato a carte e quarantotto ancor prima di quanto prevedessi. Nell’era del Gsm la vita e l’amore sono molto diversi. Ti svegli, rispondi al telefono: è Lei, voleva sapere se avevi dormito bene. Ti siedi a tavola, rispondi al telefono: è Lei, voleva sapere se eri andato a mangiare. Sono le sette di sera, hai una scheda Gsm di questi tempi probabilmente equiparabile ad una laurea in psicoanalisi, suona il telefono: è Lei, è tempo di ascoltare una telefonata infinita sulla sua giornata colma di dettagli che nemmeno vorresti conoscere. Annuisci come un cretino riflettendo sulla schiavitù mentre cerchi di continuare quello che stavi facendo, mentre cerchi il carica batterie perchè anche il telefono si sta esaurendo.

“Come puoi mancarmi? Come posso sentire il bisogno di te se mi stai sempre tra le palle!” lo pensi, speri di dirlo, speri ti sfugga ma alla fine stai zitto e Lei continua a parlare. Poi metti la suoneria silenziosa, lasci sfilare qualche chiamata, lasci passare un giorno perchè il tempo riprenda un suo ritmo ed un suo senso. Poi la chiami ed in un interminabile telefonata a tuo carico ti prendi del bastardo e ti fai archiviare come una pratica vecchia. Amore e Gsm, benvenuto progresso…

Siamo alla fine di Novembre, come allora le giornate si sono fatte nebbiose e le sere malinconiche. In sette anni mi sono dimenticato quasi tutti i suoi compleanni e non ho assolutamente idea di quando fosse il nostro anniversario. Ma siamo a Novembre, come allora, come la sera in cui mi lasciò, il giorno prima mi consegnassero le chiavi di quella che doveva essere la nostra casa. Lei piangeva, io ridevo: “Quando ti passa la matta fammi un trillo. Vado a casa dai, ci vediamo domani. Ciao amore”.

Quell’anno passai il capodanno solo, disteso su un enorme letto matrimoniale sotto una finestra colma di stelle. Il telefono suona, squilla sempre, ma non è mai chi aspetti a chiamare.

Davide “Birillo” Valsecchi



Galeotto fu quel libro

Discesa agli Inferi

Discesa agli Inferi

Adulterio. Tra tutti i peccati mi sembrò il più stupido ma, tantè, di cose strane fino ad allora ne avevo vedute parecchie. Davanti a me cammivano Dante e Virgilio, sdegnosi e superbi i due poeti si tenevano ben lontani dall’umile scribacchino di Asso avanzando tra il fango e la sofferenza di quest’Inferno con severa distanza.

Altri non avrebbe potuto rivolgermi le spalle con tanta superficialità ma per quei gironi  loro erano le  guide mie e, con pazienza,  solo seguirli da presso potevo. Quasi divertito fui da quell’ oscuro mondo pieno di meraviglie ma troppo innanzi al mio tempo mi ritrovavo per riconoscere miei contemporanei in mezzo a quei volti sconosciuti.

Ascoltavo la loro buffa lingua, così simile alla mia seppur diversa, cercando di capire cosa dicessero a quelli a cui si facevano presso scambiando parola. E fu allora che incontrammo Francesca, dal viso e dalla voce dolce e malinconica.

Vicino a lei un mezz’uomo piagniucolante le stava accanto senza proferir parola se non in pianto. Paolo Malatesta era il nome di quel disgraziato che parea essere in legame con la bella Francesca. Sebbene nel girone degli Adulteri mi ritrassi dall’idea di fare, all’Inferno, il pavone per quella giovane in barba al suo frignante compagno e mi feci sotto per ascoltare la loro storia:” Galeotto fu quel libro e chi lo scrisse…

Quale ira mi provocava una voce così dolce al fianco di una tale nullità. Ma il mio stupore si aggravò nello scoprire che Paolo conobbe Francesca come procuratore della promessa di nozze di Gianciotto. Il miserabile avea al fratello soffiato la donna, incredibile a sentire mi parevano tali parole!! Ma la famiglia, che scoprì la loro infatuazione, li punì con il sangue ed ecco la cagion del esser loro tra i dannati.

Leggere ed unite ora le lor anime volavan nel vento della passione che li avea travolsi scontando la loro colpa negli Inferi. “Ma scusa, li hanno lasciati assieme? Che diavolo di pena è lasciare due amanti assieme per l’eternità?!!”. La domanda mi sfuggì improvvisa ed il fiorentino mi fulminò superbo con gli occhi dietro il suo naso arrogante. Ma Virgilio mi rispose, con il fare gentile dei veneti, che l’amore legava i due troppo forte per essere diviso e che per questo erano del vento preda insieme .

Che ciò l’amore dell’uomo unisce neppure Dio può dividere, questo tu mi dici sommo poeta?” Le mie parole volaron per l’Inferno come bestemmia d’angelo e persino i demoni mi guardarono indispettiti per il mio ardire. Nasone e Virgilio sdegnosi allor si mossero lasciandomi addietro.

Che la forza dell’amore dell’uomo potesse superare il potere di Dio? Di questo io mi interrogavo. Quale grande vanto per la mia gente sarebbe tale immenso potere, il potere di amare. Ma al contempo guardavo Paolo. Come poteva un amante piangere così sommesso dopo esser stato condannato all’eternità con la sua amata, poteva davvero il tormento di quel vento essere più scosolante della separazione a cui tutti siamo condannati?

E fu allora che compresi, che vidi l’errore mio ma anche quello dei due poeti. Cappii: Paolo non amava Francesca e di fronte a lei, a quella creatura tanto bella, celava eternamente quel segreto a colei che  lo amava con tanto ardore. La sua pena era vivere in quel pianto, nel rimorso di non averle detto quella verità triste, di non aver avuto il coraggio patendo ora il senso di colpa. L’eternità con la donna che non amava e a cui aveva rubato il futuro. Il misero aveva ben ragione di pianger. Ed anche Francesca, che nel suo cuore sapeva la verità, non poteva che restare accanto all’uomo a cui aveva donato l’amore e la vita. Per l’eternità al fianco di un uomo che non la amava celandole il segreto:“Una botta e via”. Un biglietto per l’inferno…

L’amore che unisce due cuori lega due anime rendendole inscindibili persino a Dio ma era la mancanza di amore a vincolare i due, schiavi di una scelta sbagliata, di un sì vuoto dato forse nella speranza della passione vera. Quanti fastidi eviterebbe alla volte il parlar chiaro!!

Ripensai alla mia amata, colei che alberga nel mio cuore ormai perduta. Ripensai alle donne che ebbi a stringere cercando inutilmente di colmar quel vuoto. Ripensai alla tristezza di possedere ormai solo un cuore di sabbia che si sgretola tra le dita. “Amor, che a nullo amato amar perdona“. Quale errore è sperare di essere amati semplicemente amando.

Provai pietà per quelle anime e per il cuore mio anche. Li lasciai dietro i miei passi proseguendo nell’antro appresso ai miei due superbi compagni di viaggio. Da molto prima d’ essere qui attraversavo da vivo quest’ inferno che ora scontavano queste misere anime. Più in là, lungo il cammino, mi aspettava Ulisse, con lui avrei parlato delle sirene e, forse, avrebbe potuto capirmi.

Davide “Birillo” Valsecchi

[Ricetta per un viaggio agli inferi: birra + appunti lezione di letteratura su Dante, effetto garantito!!]