L’impegno di Angelo in un’intervista del Corriere di Como

Venerdì 22 Agosto 2008 è stata pubblicatoa dal “Corriere di Como” una lunga intervista a Pierluca Elias, compagno di viaggio di Angelo Rusconi nel suo piu’ recente viaggio in Pakistan.
L’atricolo ripropone le attività di Angelo svolte in questi anni e l’imminente inaugurazione della scuola per bambine a Hyderabad nella valle di Hunza. Proprio in questi giorni Angelo si appresta a partire nuovamente per il Pakistan per presenziare alla prima lezione che si terrà nella nuova scuola.

Da “CorriereDiComoOnLine” del 22/08/08 scritto da Giuliana Panzeri:

Rientrato a fine aprile da un breve viaggio in Pakistan con Pierluca Elias, manager milanese, l’alpinista vallassinese Angelo Rusconi, con il sostegno di amici della montagna e simpatizzanti, si accinge a tornare nel Paese asiatico nei prossimi giorni, per l’inaugurazione di una scuola per bambine a Hyderabad, nella valle di Hunza, prevista il 1° settembre, all’inizio delle lezioni.
Il progetto è stato portato a termine a cura del gruppo di alpinisti del Cai di Asso impegnati nelle valli e sulle montagne dell’Hindu Kush. Accanto alla passione sportiva è cresciuto negli anni il contatto con le popolazioni locali, portando il gruppo a promuovere interventi umanitari.

Ma come nasce questa esperienza alpinistico-umanitaria in Pakistan’ Ne parla Pierluca Elias: «Dopo il mio incontro fortuito in Grigna con Angelo Rusconi e Gino Mora, vallassinesi, abbiamo cominciato a condividere l’interesse per l’alpinismo extraeuropeo ma anche l’idea di Rusconi di sostenere la popolazione di alcune vallate pachistane, formando sul posto guide locali. Questo aspetto umanitario si è sviluppato con altre iniziative, con l’apporto di tanti amici che hanno condiviso tale impegno, a cominciare dall’infaticabile Augusto Pozzoli».
Come vi è apparso il Pakistan durante il vostro recente viaggio?

«Il Paese soffre di scarsità di infrastrutture, mancanza di un adeguato sistema scolastico superiore e universitario (soprattutto a livello tecnico), analfabetismo, assenza di una vera classe media: si produce ricchezza, ma non viene ridistribuita. Abbiamo colto sul posto anche l’orientamento verso la Cina, punto d’approdo oltre la Karakorum Highway e probabile futuro partner di riferimento».
Quali esiti hanno avuto i vostri incontri?
«Ai fini del nostro progetto abbiamo incontrato varie persone: rappresentanti di organizzazioni non governative pachistane, in molti casi residenti all’estero, il cui ruolo è importante per eventuali collaborazioni sul campo; personalità operative nei territori del Nord (ufficiali, funzionari e giudici) per dare visibilità e sostegno alla nostra iniziativa. E soprattutto i capi villaggio, determinanti per ottenere supporto nella comunità locale, per la corretta destinazione dei fondi e l’esecuzione dei lavori. L’ambasciata italiana ha confermato il suo interessamento e l’assistenza in caso di necessità. Né va dimenticato il nostro partner in Pakistan, un’agenzia leader nei viaggi di avventure che fa riferimento a Asharaf Aman, primo nel suo Paese a salire sulla vetta del K2».
Che cosa ha favorito il rapporto con le popolazioni locali e quale parte ha avuto in questo il mondo dell’alpinismo?
«Lo spirito alpinistico implica schiettezza e dialogo senza barriere precostituite. Infatti l’aspetto più importante è la comunicazione, la relazione con tutte le persone che si incontrano nei villaggi: notabili, insegnanti, gente comune. Tutte le occasioni di incontro sono fondamentali per capire e per farsi accettare».
Che cosa significa il contatto con una realtà lontana come il Pakistan?
«Operando sul posto non possiamo giudicare con le nostre categorie e neppure cadere nel relativismo. È importante ovunque il rispetto della persona: capire a fondo la cultura per noi significa viverla con questo rispetto, nella conoscenza diretta, sentendo tutti i segnali deboli e forti su cui costruire una relazione».
Quali progetti riserva il futuro?
«Dopo l’apertura della scuola, continueremo a supportare l’orfanotrofio della città di Gilgit. Per il 2009 incominceremo lo studio di fattibilità per la costruzione di un dispensario a Gutulti, uno sperduto villaggio di montagna nella regione di Gilgit. Infine, ci prefiggiamo il ritorno sulle grandi montagne: stiamo organizzando per il mese di luglio 2009 una spedizione italo-pachistana al Gashebrun II, che avrà tra le sue finalità la raccolta di fondi per progetti umanitari».

Giuliana Panzeri

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