Month: October 2008

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…e te ne andasti senza dirmi il tuo nome.

…e te ne andasti senza dirmi il tuo nome.

Sad SunsetLuglio 2003, un estate tra le piu’ calde degli ultimi anni. Ho finito da poco il Corso Addestramento Reclute (Car) a Trieste, mi avevano spedito in fanteria ma in virtù dei miei brevetti in primo soccorso mi hanno dirottato in forza alla Croce Rossa di Asso. Controllo l’ambulanza sul piazzale, la 031, e mi preparo ad una nuova calda giornata di naja mentre vedo le macchine dei turisti che sfilano davanti al Palazzo del Comune.

In squadra con me c’e’ Lele come autista e Maurizio come supporto, hanno un sacco di esperienza e posso stare tranquillo. Ieri abbiamo “portato a casa” un motociclista che era volato lungo un muro e si era ridotto abbastanza male una gamba. Sono ancora un po’ stanco ma speriamo bene.

Passeggio sul piazzale salutando Piero quando arriva la chiamata. Il telefono del 118 è collegato ad una campana simile a quella dei pompieri. Lele risponde alla chiamata mentre salgo in ambulanza e prendo il mio posto sul sedile nel vano sanitario. Maurizio sale davanti ed aspettiamo Lele che non tarda a salire.

Cosa abbiamo oggi Lele?” Chiedo. Lui ringhia mentre ingrana la prima ed accende le sirene a manetta. Non è un buon segno. Prende il microfono della radio “otto uno otto dalla zero tre uno, zero tre uno in uscita per Civenna codice rosso”. Aggancia il microfono e, mentre spreme il motore, si gira e mi lancia un occhiata in cerca di supporto: “Una bambina al campeggio, dicono che stia andando in arresto“.

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Mostra Concorso Fotografico 2008

Mostra Concorso Fotografico 2008

La fotografiaGrande successo di pubblico all’annuale competizione amatoriale Assese dedicata alla fotografia organizzata dall’Assessore Grazia Vicini.

Il tema di quest’anno : «Una foto,un ricordo, un’emozione: racchiudi in uno scatto il ricordo e l’emozione di un viaggio».

Al concorso hanno partecipato più di 30 concorrenti ed i giudici hanno dovuto vagliare oltre 150 fotografie per proclamare il vincitore. Ora le fotografie presentate saranno esposte in Sala Consiliare dal 29 Ottobre al 6 Novembre dalle ore 16,00 alle ore 18,30.

Un piccolo viaggio attraverso il globo grazie agli scatti degli Assesi, un occasione per incontrarsi e raccontare le emozioni di posti lontani. Incontrarsi per conoscere, capire ed organizzare nuove avventure.

La premiazione dei vincitori avverà il giorno Sabato 1°Novembre alle ore 17,00 nella stessa sala.

«Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.» ({it:Nadar} – pioniere della fotografia)

«La fotografia è probabilmente fra tutte le forme d’arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere, e comunicare emozioni; documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione. » (John Hedgecoe – Il nuovo manuale del fotografo)

La rana della porta del Duomo di Como

La rana della porta del Duomo di Como

“Caro Amico, sii mio ambasciatore con la bella Como, ricordale di quella rana che sta sulla porta del Duomo, di tutte le volte che il lago è salito ad innaffiarle i piedi affinchè, con l’acqua in casa, imparasse l’umiltà.

La bella piuttosto si è messa a giocare con le dighe ma non ha ancora perso il vizio di parlarsi addosso scimmiottando le capitali europee. Noi dall’alto delle valli la vediamo affossata laggiù, nella sua conca umida, mentre pretende di darci lezioni di cultura scopiazzando da sillabari stranieri.

Dille di invitare noi per una volta nei suoi salotti buoni, noi dei Lario, i mangia-colla della Bassa, i montanari della Val d’Intelvi ed i Laghèè del ramo occidentale. Dille di farci incontrare, di lasciare che per una volta si parli di noi, che si parli tra noi, così diversi. Faccia di noi una Provincia unita e forse faremo di lei un Capoluogo.

Che faccia sfilare gli araldi dei nostri Comuni, i nostri colori, le nostre bande musicali e ci lasci raccontare un po’ della nostra storia almeno per un giorno di festa. Ci porti in città, dia un tributo ai suoi paesi prima di atteggiarsi a diva incompresa e, forse, il lago smetterà di annaffiarle i piedi (e noi di ridere di Lei).”

Porta della Rana

Tratto da una e-mail pervenuta al sito. Pubblicata perchè da bambino mio padre mi portò a vedere la rana sulla porta del Duomo e mi raccontò la leggenda di come fu pietrificata dopo l’alluvione.

E’ un bel ricordo. Inoltre spesso Como è troppo snob ed egoista per essere considerata una guida per le “genti” così diverse della nostra provincia.

(Credits Foto: Stampa del 1903 tratta dal quadro “PORTA DELLA RANA” del pittore Ferrari Arturo – pubblicata sul web da stamperiastampeantiche.it)
Asso Scuba Team: Operazione Framura

Asso Scuba Team: Operazione Framura

FramuraFino a cinque anni fa non sapevo nuotare e mantenevo una reverenziale distanza da tutto ciò che fosse legato all’acqua. Poi all’imporvviso,  per fare la corte ad un’affascinante sirenetta  del nuoto sinconrizzato,  sono stato costretto a lanciarmi e a scoprire il fantastico mondo acquatico. Potenza dell’amore che porta le montagne al mare!!

L’anno scorso era per me l’anno della canoa: allenato ed istruito da Andrea Alessandrini, ho imparato ad utilizzare questi fantastici strumenti. In canoa abbiamo disceso il fiume Adige, esplorato il Lago di Como ed attraversato in due giorni di escursione tutte le Cinque Terre, da Levanto a Lerici. Andrea vive in riva al lago di Pusiano, ha passato i 70 ma è ancora in grandissima forma, è stato 5 volte campione mondiale costruttori canoe e 7 volte campione Italiano di canoa. Un vero colpo di fortuna incontrarlo!!

Quest’anno, invece, insieme a Stefano, amico e compagno dai tempi del liceo, ci siamo lanciati in un esplorazione nuova: la subacquea.
E’ da qualche settimana infatti che studiamo e ci alleniamo nella piscina di Nibionno, istruiti da Donato Sangalli, per conseguire il brevetto Nase Open Water Diver per immersioni ad aria fino a 18 metri.

Oggi era la nostra prima escursione di addestramento in mare e con tutta la squadra siamo andati a Framura, paese Ligure abbarbicato sul mare appena a nord del Parco Marittimo delle Cinque Terre.

Questo è il mio personalissimo debriefing:

“Domenica 26/10/2008 – In piedi alle cinque con il favore del cambio del ora, rotolo giu’ dal letto e mi infilo in strada. Arrivo a casa di Pontra (alias Stefano) e parcheggio la Jeep. Prendiamo l’SLK, oggi si va al mare con il due posti cabrio. Randevù con gli altri e si parte, tra sub, amici e familiari siamo una squadra da 15 persone.

Attraversiamo la Pianura Padana mentre una leggera nebbiolina copre soffice ed impalpabile i campi in questi ultimi giorni di Ottobre. La musica dei Creedence fine anni 60 ci accopagna mentre ci lanciamo in picchiata su una Serravalle deserta inchiodati alla strada da binari invisibili. Poi spunta il sole e si scorge il mare. Non c’è un filo di vento, il sole comincia a scaldare e fuori ci sono 20 gradi. Giù il tettuccio e si riparte per le tortuose strade della liguria con il tetto scoperto, tra i filari di viti, gli ulivi ed il mare. Bentornata estate!!

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Davide Valsecchi, il mio omonimo pilota che sbaraglia la Cina!

Davide Valsecchi, il mio omonimo pilota che sbaraglia la Cina!

Davide Valsecchi, il pilotaAt zè svélt cmè an gàt da màrmo!!” (Sei svelto come un gatto di marmo).
La Zia Giusy me lo ripete continuamente, specie quando si parla di donne. Io ormai non ci faccio più caso ma credo abbia ragione. Fortunatamente un mio omonimo veloce c’è, e a quanto pare è dannantamente veloce!

Ad Eupilio, paesino a due passi da Asso al di là del Lago del Segrino, vive un giovane pilota, la più promettente speranza italiana nelle corse automobilistiche:
Davide Valsecchi, pilota di GP2
.

La categoria GP2 è l’anticamera della Formula 1 e questo la dice lunga sulla stoffa di Davide. Classe 1987 (pischello!!), biondo, occhi azzurri e sorriso beffardo (..chi mi ricorda?!) corre per il team Durango dove ha cominciato con i Kart.

Quest’anno, dopo la gran botta presa a SPA a Settembre, ha agguantato una storica vittoria nella gara 2 a Monza (pilota italiano, squadra italiana, pista italiana, inno italiano) ed ha poi espugnato anche la Cina, sul circuito di Shangai. Bravo!!

Avere lo stesso nome crea una sorta di affinità e competizione, è un qualcosa di strano. Purtroppo c’è un’altra similitudine che ci lega, anche sua mamma, Roberta, “ci guarda dal cielo”.  Io ho qualche anno in più ma conosco l’esperienza.
D’altronde, io sono quello che sono e lui corre a 300 all’ora in auto, se non avessimo qualcuno in alto a “pararci” le spalle avremmo vita grama!!

(Un sacco di tue fan mi scrivono per sbaglio, non ti preoccupare, un paio di loro ora fanno il tifo per me!!)

In bocca la lupo Junior, ti vogliamo ancora in cima al podio!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Altri articoli su Davide GP2 Valsecchi:
08/12/2008 – Davide “Gp2” Valsecchi: Operazione Dubai

Spasell: il dialetto segreto della Valassina

Spasell: il dialetto segreto della Valassina

Viandante

Uno degli storici più noti della nostra valle è {it:Carlo Mazza}, prevosto di Asso nato a Nasnigo, l’attuale Lasnigo, nel 1738. Le sue sue ricerche e testimonianze sono raccolte in un manoscritto del 1796, oggi fruibile come “Memeorie Storiche della Vallassina”, pubblicazione della Bibblioteca Comunale di Asso.

Tra le mille curiosità che vi si possono trovare mi è balzato all’occhio lo Spasell, il dialetto segreto della Valassina.

Il nostro dialetto è in parte molto simile a quello milanese sebbene alcune parole siano diverse o utilizzate con un differente accento. Alcune parole sono di origine celtica mentre altre più legate al francese mentre inostri discorsi hanno un po’ la cantilena ritmica tipica del dialetto comasco.

Lo Spasell però è tutt’altra cosa, sembra infatti che i mercanti della nostra zona usassero uno speciale codice per parlare tra di loro quando erano in viaggio o commerciavano lontano dalla valle. Uno stratagemma linguisitco che permetteva di comunicare “senza lasciare intendere i loro interessi agli indigeni” riferisce Mazza. Infatti molte parole sono completamente diverse dall’uso comune.

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Storie di zuffe tra i Valassinesi

Storie di zuffe tra i Valassinesi

L’inaugurazione, nel 1922, della stazione ferroviaria Canzo-Asso, posta entro il territorio del comune di Canzo, ma ubicata sul limitare del suo confine con Asso, fu rovinata da una scazzottata generale fra canzesi ed assesi provocata dalle discussioni dovute al doppio riferimento del nome della stazione stessa.

La storia è piena di questi racconti e consultando “Memorie storiche della Valassina” di Carlo Mazza ne ho scoperto le origini arcaiche; soprattutto mi è finalmente chiaro perchè, alle scuole medie, la bella Rita di Caglio non mi degnò di benchè minima attenzione!! Quante risposte in un libro del 1796!!

“Asso e Caglio erano, non so il perchè, fortemente accaniti tra di loro, a segno che que’ di Caglio avevano segratamente concertato di venire la notte del S.Natale per fare un macello del popolo di Asso, allorchè inerme uscisse dalla Chiesa dopo la prima Messa.

Una donna di Asso, maritata a Caglio, avendo saputo questo complotto, corse di nascosto – la stessa notte – ad avvisare i suoi parenti e patrioti, i quali – ben armati – si posero in agguato lungo la strada per cui dovevano venire gli assalitori, ed ivi coltili in mezzo li massacrarono tutti.

Dopo un tal fatto, l’odio far i due Paesi durò per piu’ di due secoli, nè mai più si vidde seguire alcun matrimonio fra i loro abitanti, fino ai giorni nostri se ne contano uno o due. (Ndr. Non avevo proprio possibilità con Rita!)

Per una simile rivalità, occasionata o da avversità di partito o da torto ricevuto, ardeva da qualche tempo la guerra tra Sormano e Valbrona, fra cui succedevano delle frequenti sfide e sanguinose mischie.

Una notte d’inverno i Valbronesi, armati, eransi portati a saccheggiare le case di Sormano, in cui non  avevano trovato che poca o nissuna resistenza a motivo che gli uomini armati di Sormano avevano, in quella notte stessa, fortuitamente presa una simile risoluzione di saccheggiare Valbrona, a cui eransi portati per stradine insolite. Ambedue le parti, non trovando ostacoli, s’erano caricate di ricco bottino e se ritornavano allegre alle loro terre per la strada usitata, quando – all’improvviso – si scontrorono ove ora è eretta la Cappella della S.ma Trinità. Ivi si fece alt: deposto il bottino, ciascuno diè piglio alle armi ed era per seguire un’atroce battaglia; ma un vecchio di Valbrona, accortosi – o sospettando di ciò che era successo – disse ad alta voce: « Che occorre spargere il sangue? Voi Sormanesi avete fatto a noi, ‘sta note, la stessa festa che noi abbiamo fatta a voi. Siamo egualmente destri, e bravi; sia dunque fra noi pace. Ecco il patto: voi lasciateci ciò  che ci avete rubato, che lo stesso faremo noi. »

Lo strano accidente, ed il savio progetto del vecchio, fece cangiare l’ira di quelle due truppe in riso; esse si misero d’accordo, e se ne andarono in pace a consolare le desolate loro famiglie.

Le rivalità tra Asso e Canzo, or da soli, or alleati con altre Terre di Valassina e Corte di Casale, ed i reciproci devastamenti delle campagne, incendi delle case ed uccisioni del loro abitanti, durarono molti lustri.

Non potrei affermare che, nemmeno oggi, sia del tutto estinto (ebbenchè in si longo spazio di tempo) l’antico fermento di rivalità; sicchè non si riaccenda di tanto in tanto fra i giovani ed i ragazzi de due Paesi, e li metta facilmente in rissa per piccola occasione.

Dai fatti del 1804, nel giorno dell’Epifania, si attaccò una fiera zuffa fra la gioventù di Asso e di Canzo, nel Dosso che stà sopra la valletta, che durò dai Vespri fino a notte. I combattenti armati di sassi, erano in gran numero; i feriti furono 5, tutti di Canzo che trovansi in sito svantaggioso.

Nel 1774 duravano le sfide (che si facevano, quasi ad ogni festa, fra i ragazzi di Canzo e Asso, sul confine dei due territori) che io poi feci cessare, portandomi in persona ogni Domenica – per qualche mese – sul logo della zuffa, o mandandovi uno sgherro per atterrirli. (Ndr potere dei vecchi sistemi!)

Le stesse donne, nelle filande della seta (ove trovansi insieme a lavorare) sono sempre in contese fra loro sui pregi e difetti dei rispettivi Paesi, con tanta animosità che necessaria tutta la autorità dei padroni per inpedire che non vengano alle mani.

Quindi, rarissimi sono i matrimoni fra i due popoli; sebbene vicinissimi e di euguali condizioni”.

Io sono figlio di Madre Canzese e di Padre Assese, di Scarenna per la precisione. Sono cresciuto sulla collina di Cranno e non posso che essere naturalmente portato alla pace tra i paesi della Valassina. In tal senso sono più che pronto a concedermi a qualche giovane donzella dei Comuni vicini come pegno di buona volontà e di pace offerto da Asso per appianare gli antichi screzi. Anche più fanciulle provenienti da più Comuni, per il mio Paese sono pronto a tutto!!!

PS: per prevenire le malsane idee di qualche testa calda faccio notare che sono passati oltre duecento anni da quei fatti e che su un libro spesso, chiamato Codice Penale, si legge:

La rissa, in diritto penale, è il delitto previsto dall’art. 588 del Codice Penale secondo cui «Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a 309 euro. Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l’uccisione, o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.» Occhio a non fare la fine dei fessi.

Foto in cima alla pagina é: Zuffa tra Ragazzi di G. F. Cipper, detto il Todeschini (Feldkirch 1664 – Milano 1736) Pubblicato su Internet da Bigli Art Broker. Tecnica: olio su tela Dimensioni: cm. 92 x 118

Massimo Baraldi: One For The Road

Massimo Baraldi: One For The Road

One for the roadTra gli artisti del panorama comasco che ho avuto il piacere di incontrare Massimo Baraldi è il mio preferito. Massimo è una persona molto gentile che appena comincia a parlare, con quel suo accento mezzo modenese e mezzo comasco, riesce subito a metterti a tuo agio coinvolgendoti nei suoi discorsi, mai troppo seri e mai banali. Quando c’è lui sò che mi divertirò, che scoprirò aneddoti e curiosità sul cinema, sulla musica e sulle cose strane della vita.

“Il Baraldi” è un giornalista musicale, la sua più grande dote è l’innata capacità di risultare immediatamente simpatico, anche agli artisti più “rognosi” accettando di buon grado di farsi intervistare da lui. Parla russo, gestisce un sito web (massimobaraldi.it) e scrive libri quando non pubblica interviste.

E’ da poco uscita la 3ª ristampa di “One for the road, soliloquio da bancone in 19 giri ed un brindisi”.  Io ne ho una copia della prima edizione autografata da Baraldi e Santambrogio!!

“One for the road, uno per la strada, è un brindisi ampiamente diffuso in tutto il mondo anglosassone. L’origine di questa espressione, dai più dimenticata, è legata alla tradizione londinese di offrire l’ultimo bicchiere ai condannati a morte durante il tragitto di circa tre miglia che li separava da Tyburn Tree e dalla forca. A quell’ epoca le esecuzioni erano occasioni di festa e si stima che a Tyburn Tree, dal 1196 al 1783, siano state eseguite dalle 40.000 alle 60.000 sentenze.

One for the road, un brindisi che nell’uso comune offre alla strada l’ultimo bicchiere della serata, diventa il pretesto intorno al quale costruire una storia: la storia in 19giri e, appunto, un brindisi, di un personaggio senza volto e della sua lunga ultima notte, trascorsa al bancone di un bar a raccontarsi a un interlocutore senza nome… un giro dopo l’altro, in una grottesca, dolorosa estrusione.

Questi gli elementi. Tutto il resto si muove nella nebbiosa terra di nessuno tra il sogno e la realtà, sullo sfondo di una caccia crudele dove i tratti del cacciatore si confondono e sovrappongono a quelli di chi è braccato.”

Il libro, arricchito da una prefazione scritta dal poeta americano {it:Jack Hirschman} che è ritenuto dalla critica “il più importante poeta vivente d’America”. Basti pensare che {it:Hemingway} inviò a Hirschman una celebre lettera per incitarlo a continuare a scrivere. In seguito alla morte di Hemingway l’ Associated Press ne diffuse la lettera che venne pubblicata sui giornali di tutto il paese, compreso il New York Times, come “Lettera a un giovane scrittore”.

Alla grande Massimo, One For The Road!!

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