19 Marzo: Zanna Bianca e la Festa del Papà

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Jack London in klondike - 1897
Jack London in klondike - 1897

Il 19 Marzo si celebra la tradizionale festa del papà, io nonostante gli anni sono ancora troppo scapestrato per una simile responsabilità e, soprattutto, difetto anche di una potenziale mamma. Tuttavia, essendo da poco diventato zio, non posso che fare gli auguri a tutti i novelli padri e a tutti coloro che portano avanti il difficile ruolo di genitore.

Ovviamente faccio gli auguri anche a Paolo, il mio Papà. Io sono il primogenito di tre fratelli di cui l’ultimo, Francesco, ha solo 16 anni ed ha 16 anni meno di me che, quest’anno, ho il doppio dei suoi anni (coincidenza curiosa!!). Mia mamma, Nuccia, si è purtroppo spenta due anni fa per una malattia e da allora “il vecchio” ha saputo portare avanti da solo tutta la famiglia con grandissima forza e capacità.

Io e lui litighiamo più o meno amichevolmente da almeno quindici anni ma, nonostante i rispettivi brontolii, spero sappia quanto affetto e quanta stima provi per lui. Ogni tanto Lui sembra un buco nero in grado di inghiottire l’entusiamo ma la sua esperienza difficilmente tradisce il suo giudizio ed il suo punto di vista è qualcosa che ho imparato a rispettare.

Nonostante gli anni, le esperienza belle e brutte che ho affrontato, i piccoli momenti di gloria e le cocenti delusioni, sono in grado di sostenere il giudizio e le critiche di chiunque tranne le sue. Credo (spero) sia così un po’ per tutti i figli perchè quando gli sottopongo una delle mie stravaganti idee mi sento sempre come un ragazzino di sedici anni che chiede il permesso di uscire la sera, questo nonostante le centinaia di prove ed avventure che ho condiviso con lui.

Tuttavia confesso che questa strana sensazione un po’ mi piace. Ora forse vi sembrerà sciocco ma uno dei più bei ricordi d’infanzia sono le storie che mi raccontava quando ero piccolo prima di addormentarmi. Stretto nelle mie coperte non mi raccontava favole per bambini ma bellissime storie di animali e d’avventura tratte dalla vita vera o dai grandi classici di Jack London o di Melville. Il meraviglioso Vecchio e il Mare di Hemingway letto e spiegato ad un appassionato bimbetto di 6 anni che ribolliva di rabbia ad ogni pezzo di marlin che quel maledetto squalo rubava al Vecchio. Ma oltre a Zanna Bianca e Moby Dick c’era anche una grande libro giallo che conteneva la descrizione di tutti gli animali, grandi o piccoli, e per ognuno di essi vi era un racconto. Alla faccia dei tre porcellini  io imparavo la meraviglia e la tragedia della vita attraverso le storie di animali ed uomini spesso in lotta tra l’altro o fedelmente alleati.

Quando sono stato un po’ più grande mi ha dato da leggere un piccolo libro blu con la copertina in stoffa che apparteneva al Nonno Nino e che avevo il dovere di conservare al meglio senza rovinarlo o peggio ancora perderlo. Il libro era Caccia Grossa in Africa scritto da quella straordinaria figura che fu Alexander Lake. Il titolo del libro, edito nel 1951, forse disturberà gli ambientalisti ma posso garantirvi che non troverete mai tanta natura e tanto amore per essa in nessun altro scritto. Per ogni animale africano riporta l’incredibile esperienza di un uomo che negli anni 30 attraversava un continente selvaggio a contatto con gli animali più selvaggi ed affascinanti del pianeta. Un mondo dove la realtà risplede fulgida e la forza della vita batte violenta in storie di animali ed uomini d’altri tempi. Un classico meraviglioso che ha saputo affascinare tutti coloro, uomini o donne, a cui ne ho consigliato la lettura.

Vorrei dedicare al mio papà, per la sua festa, le prime dieci righe di questo libro perchè tra i tanti maestri che ho avuto lui è sicuramente quello a cui sono più grato:
“John P.whorther, proprietario di miniere nel Colorado, andò a caccia grossa in Africa. Una mattina del 1937 si trovò a faccia a faccia con un leone. Whorther, eccellente tiratore e per di più dotato di molto sangue freddo, imbracciò il fucile e sparò. Colpì nel segno voluto, ma commise un «piccolo» errore. Due secondi dopo era morto, con i denti del leone conficcati nel cranio.
L’errore di Whorter era dovuto ad ignoranza. Egli mirò nel centro della criniera, sopra la testa del leone. E proprio in quel punto arrivò la pallottola, passando da parte a parte quella magnifica massa fulva di pelo. Whorter non sapeva che il leone è praticamente senza fronte e che il pelo che ha sulla testa non è altro che pelo.”

Il libro prosegue in una lunga serie di «piccoli» errori fatali prima di addentrarsi nella foresta e nella descrizione di avvincenti storie che hanno come protagonisti  lo scrittore alle prese con elefanti, babbuini, coccodrilli o rinoceronti in uno stile diretto ed efficace che trasmette tutta la vibrante esperienza diretta del suo autore.

Auguri Papà!!!

by Davide “Birillo” Valsecchi pubblished on Cima-Asso.it

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