Ecce Homo: Il processo a Cristo

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Antonio Ciseri: Ecce Homo
Antonio Ciseri: Ecce Homo

“Ecce Homo” (Giovanni 19,5) è la celebre frase che  pronunciò Ponzio Pilato, allora governatore romano,  ai Giudei nel momento in cui mostrò loro Gesù dopo la fustigazione. Pilato, che riteneva Gesù innocente, lo fece flagellare credendo che quella potesse essere il massimo della pena che avrebbe dovuto infliggere.

Con insistenza il sommo Sacerdote Caifa ed  Erode, re della giudea, spinti da Anna,  il genero di Caifa ed un tempo anch’egli sommo Sacerdote, pretendevano da Pilato che Gesù venisse crocefisso ed ucciso. Avevano bisogno dell’approvazione di Pilato perchè il Sinedrio, il tribunale giudaico, non aveva l’autorità di infliggere la pena di morte sotto la dominazione romana. Solo i romani potevano esercitare lo ius gladii, il diritto di spada per mandare a morte un condannato.

Pilato fece flagellare Gesù e dopo averlo punito pronuiciò la sua celebre frase “Ecco l’uomo”, ma ciò non bastò a placare gli accusatori, rimandò allora Gesù a giudizio da Erode ma nemmeno questo gesto riuscì a farli desistere. Nel giorno di Pasqua i romani erano soliti rilasciare un prigioniero come atto di benevolenza e Pilato allora chiese al popolo se preferisse la salvezza di Gesù o di Barabba. Il popolo scelse, urlando a gran voce di crocefiggere Gesù. Pilato, lavandosi le mani di quel sangue che non aveva voluto spargere, condannò a morte il Cristo.

Questa è la storia che emerge dagli scritti e dai resoconti del processo. Ma qual’era l’accusa per cui doveva essere ucciso un uomo che, anche all’epoca, era considerato  tra i più rivoluzionari e straordinari? L’accusa era bestemmia e lesa maestà.

Gesù aveva apertamente e pubblicamente criticato le autorità religiose per il loro esteriorismo e formalismo accusandoli di ipocrisia, chiamandoli “ciechi e guide di ciechi” (Mt15,14), “serpenti e razza di vipere” (Mt23,33) e rivolgendo loro il celebre epiteto ingiurioso di “sepolcri imbiancati” (Mt23,27).
Anche la classe sacerdotale aristocratica che gestiva il culto e gli affari economici del tempio di Gerusalemme fu oggetto delle critiche di Gesù e  l’apice di questo scontro fu l’episodio della cosiddetta purificazione del tempio.
Gesù si era spesso posto allo stesso livello di Dio ed è questo il motivo formale che permise al Sinedrio di decretarne la morte per bestemmia.

La Lex Iulia maiestatis era una legge emanata nell’8 a.C. su impulso dell’imperatore Augusto, che riordinò l’intera materia del crimine di lesa maestà, cioè di qualunque offesa o minaccia arrecata alla figura dell’imperatore e quindi alla sua auctoritas. Pilato fece fustigare Gesù per questa colpa e si ritenne soddisfatto di tale pena.

Gesù fu ucciso per le accuse mosse dalle gerarchie religiose e politiche del tempo, il giudizio finale fu espresso “democraticamente” per acclamazione dal popolo che egli voleva aiutare. Quale spreco per il più rivoluzionario tra gli uomini d’occidente immolato alla mediocrità dei potenti e alla bestialità delle masse, quanto poco sembra  essere cambiato il mondo in questi duemila anni!!

Io ho una visione del mondo molto simile a quella panteista dove Dio è in ogni cosa, Dio non solo necessario per la creazione dell’universo, ma indispensabile perché l’universo “continui ad esistere”. Dio immanente nella realtà ma che allo stesso tempo la trascende (panenteismo). In unltima analisi noi “siamo” la materia di cui è composto Dio, noi “siamo” Dio e Dio stesso è ciò che noi siamo.

L’accusa di bestemmia è quindi per me ridicola così come tutta la discussione sulla natura divina o umana di Gesù. In quanto Egli parte della realtà, la sua stessa natura non poteva altro che essere divina, così come lo è quella di tutti. Mi piace pensare che Lui abbia compreso questo meglio di chiunque altro ed abbia lottato per mostrarcelo, per mostare, attraverso la sua morte, come vivere. Trionfa sulla morte mostrando la vita, ecco perchè è una figura cosi potente  nella storia umana.

Gesù è stato ucciso per l’ipocrisia e la stoltezza dell’uomo non per la sua natura divina, il suo immenso merito è quello di essere riuscito attraverso il suo sacrificio, profondamente eroico, a mostrarci questa verità.

Chiudo quest’articolo, forse un po’ complesso e che di sicuro mi porterà qualche critica, con un altro “Ecce Homo”. La prefazione tratta dall’autobiografia di un altro personaggio che “si mise a rovesciare gli idoli del tempio”: Nietzsche.

“Poichè prevedo che fra breve dovrò presentarmi all’umanità col più grave problema che le sia mai stato posto, mi pare indispensabile dire chi sono. Io non sono affatto un orco, un mostro di immoralità: sono il contrario di quella specie d’uomo che finora é stata onorata come virtuosa. Sono un discepolo del filosofo Dioniso, preferirei essere un satiro piuttosto che un santo.  L’ultima cosa che io mi sognerei di promettere sarebbe di migliorare l’umanità. Io non innalzo nuovi idoli; gli antichi forse potrebbero imparare da me che cosa significhi avere i piedi d’argilla. Rovesciare gli idoli- così io chiamo gli ideali- ecco il mio compito. Chi sa respirare l’aria che circola nei miei scritti, sa che é l’aria delle grandi altezze, che é un’aria fine.  La filosofia nel senso in cui finora l’ho interpretata e vissuta io, é libera vita tra i ghiacci, in alta montagna, é la ricerca di tutto ciò che vi é di strano e di enigmatico nell’esistenza, di tutto ciò che finora era inibito dalla morale”

Spostare il proprio punto di vista può portare alla follia o all’illuminazione. Staremo a vedere…

by Davide “Birillo” Valsecchi published on Cima-Asso.it

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