ll deserto all’improvviso!!

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Mi chiamo Birillo, vengo da Asso, sono un tipo strano che se ne và in giro sempre con un paio di scarponi. Volente o nolente ho preso in parte il carattere di mio padre e, ad essere onesti, è un gran caratteraccio. Dopo tre settimane per monti Io ed Enzo, l’artista compaesano e compagno di viaggio, siamo rientrati a Leh, la capitale del Ladakh, a causa dell’inconuseta nevicata che abbiamo incontrato in quota.

Al nostro ritorno la città è totalmente cambiata: tutte le sgangherate serrande sono aperte ed ospitano i più disparati bazar, il traffico, che già prima era caotico e disordinato, è addirittura peggiorato e per le vie polverose del paese si vedono sempre più faccie bianche scottate dal sole che passeggiano in calzoncini corti e vestiti etnici. La civiltà che avanza parrebbe…

Lo ammetto, non sono il massimo in tolleranza, lasciatemi tre settimane allo stato brado e lo diveterò ancora meno. Quando sono sporco, sudato e stanco assumo un atteggiamento “piacevolemente” diretto e tendo a dire quello che penso con candida leggerezza. La situazione  però può diventare “agitata” se mi ritrovo in mezzo ad un branco di annoiati “rasta-panda” hippie che con i loro sandali e le loro gambette da merlo non trovano di meglio da fare che squadrarci con piglio ascetico esordendo con commenti poco “lusingheri” sull’Italia e sul lago di Como.  Non ho il carisma di “Maestro Ginetto” ma non ho problemi a spiegare a calci in culo fino a Londra la sottile differenza tra un buon paio di scarponi assesi ed un paio di sandali anglosassoni !!!

Così, per evitare di ammuffire a Leh con i rasta-panda in cerca di illuminazione, ci siamo inventati un giro-in-giro aspettando che la neve si sciolga. Abbiamo contattato l’autista di un fuoristrada ed abbiamo contrattatto per un tour di un paio di giorni nella Nubra Valley. La Nubra è una valle a nord di Leh raggiungibile solo attraverso un alto passo. La valle è zona militare essendo border line con il Pakistan e con la Cina, per accedervi è necessario un permesso speciale che viene rilasciato solo se a richiederlo è un gruppo di quattro persone. Questo sembrava un problema fino a quando, con un manciata di banconote da cento rupie, sono spuntati da un cassetto le fotocopie di due vecchi passaporti. Ufficialmente siamo stati nella Nubra in compagnia di due giovani tedesche, nulla da obbiettare per me.

La mattina presto il nostro fuoristrada, rigorosamente uno scorpio, ci ha imbarcati dando il via al nostro viaggio. In cinque ore abbiamo risalito la tortuosa strada che dai 3500metri di Leh sale fino ai 5300metri del passo di Khardung La. Su questo passo girano un sacco di storie strane, c’è chi dice erroneamente che sia il passo carrozzabile più alto al mondo sebbene ci siano mille differenti rilevazioni della quota. Raggiunto il passo ho chiesto ad un soldato indiano la quota e lui, serissimo ma con un gran sorriso, mi ha detto che eravamo nientemeno che a 6200metri. Anche se la verità è ben diversa non me la sono sentita di contraddirlo. Quel poveretto, bardato che  sembrava Amunzen, passa già abbastanza tempo in mezzo a quel nulla innevato per difendere un valico sperduto, non è il caso che io gli affossi il morale. Se è convinto di essere a 6000 metri per me va bene, sono un tipo alla mano.

La strada è anni luce mgliore di quella che abbiamo trovato andando a Srinagar, non è tuttavia una strada confortevole ed i rottami di furgoni e camion che affollano il fondo valle ci ricordano che fango, neve, sterrato e dirupi sono un poker pericoloso. Un volta in cima la vista è stupenda anche se il vento freddo non è da sottovalutare perchè stacca le dita e taglia la faccia. Faccio due chiacchiere con un soldato del sud dell’India ed ottengo il permesso di appendere una delle grandi bandiere che hanno realizzato i ragazzi del setificio. Contrariamente alle altre queste bandiere sono molto più gradi e riportano in bella mostra la sagoma azzurra del nostro lago, i principali monumenti della nostro territorio e della città di Como. Un paio di foto e cominciamo a scendere nella Nubra Valley.

Io mi aspettavo una specie di altopiano coperto di neve e ghiaccio ed invece continuiamo a scendere mentre il panorama diventa sempre più verde. A un incrocio incontriamo un vecchio pulman in sosta. Il nostro autista confabula un po’ con l’autista del pulman poi ci chiede se accettiamo di dare un passaggio a due ragazze di Leh e ad un militare che devono raggiungere un paese al di fuori dell’itinerario del pulman. Ufficialmente abbiamo a bordo due tedesche, vuoi non caricare anche due Ladaki? Passi anche per il militare che ha la faccia allegra e parla poco!!

Una delle due ragazze si è rivelata una guida turistica, aveva visitato Venezia, parlava perfettamente inglese ed era anche piuttosto carina. L’incontro è stato prezioso perchè ci ha spiegato un sacco di aspetti della valle che non conoscevo: in primo luogo eravamo molto più bassi di Leh, dai 5300 del passo eravamo scesi a quasi 2500 metri e questo spiegava lo strano cambiamento nel panorama. Il nome Nubra deriva dal ladaki e significa “valle fiorita” ed in effetti quelli erano i primi fiori che vedavamo da parecchio tempo. Inoltre mi ha raccontato come anticamente il passo fosse più a ovest attraverso una percorso più tortuso ma ad una quota più bassa, questo aveva permesso alla Nubra di essere addirittura parte della via della seta.

Confesso che nella Nubra ero voluto venire solo per un motivo: Hot Spring Water. Dopo altre due ore abbiamo infatti raggiunto una piccola fonte termale, una sorgente solfurea di acqua calda. Erano giorni che volevo farmi un bagno con acqua calda a volontà e mi ci erano volute 7 ore di jeep!! Purtroppo il problema iniziale era la sorgente fin troppo calda!! Dove sgorgava dalla roccia l’acqua raggiungiungeva tranquillamente gli 80° e quando ho provato ad infilarci i piedi me ne sono dovuto pentire amaramente!! (Enzo ancora ride!!)

Sconsolato guardavo quel dono del cielo senza poterne godere. Deve essere stato il nostro sguardo affranto a convincere, per fortuna, un ragazzo locale a mostrarci un piccolo segreto: poco sotto la sorgente l’acqua veniva catturata da un piccolo tubo che correva sotto terra per una decina di metri fino a sbucare più a valle sopra un muretto di un paio di metri. In quel breve tragitto l’acqua perdeva una trentina di gradi e sgorgava dal tubo come una meravigliosa doccia naturale a 50°. MAGNIFICO!!!

Dopo la doccia migliore della mia vita abbiamo cercato riparo per la notte in una piccola guest house gestita da una parente dell’autista. Niente luce elettrica, niente acqua e servizi in giardino. Forse era meglio la tenda. La mattina successiva ci siamo messi ad esplorare a piedi il fondo valle, ci siamo incamminati lungo un sentiero che costeggiava il fiume e dopo un ora ho avuto la più incredibile delle sorprese: il deserto! La valle improvvisamente smetteva di essere verde e diventava una distesa di sabbia e dune tra due alte muraglie di montagne. Deserto, immaginatevi la mia sorpresa quando mi sono trovato davanti pure i cammelli!?! Come hanno fatto i nostri due assesi a finire nel Deserto?!?!

Ndr: l’ultima foto è un dettaglio della sorgente d’acqua calda, non ho avuto modo di fare molte foto alla sorgente perchè ero preso ad aggirarmi in mutande da una pozza calda all’altra mezzo ustionato fino a che non ho trovato il mitico tubo!! ciao

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