Ich bin ein Berliner!

Il muro di Berlino in costruzione

Il muro di Berlino in costruzione

In fondo non mi aspettavo di trovarlo ma nella mia mente quel quadro c’era. In una mostra d’arte per il 20° anno della caduta del muro di Berlino un quadro simile avrebbe dovuto esserci.

Perchè in fondo quando è caduto il muro, più che altro per noia, non successo nulla di speciale, nulla di nuovo. Onestamente vi sembra che dopo quel giorno sia sbocciata la pace? Io credo di no e forse quel muro era una bugia più garbata di quelle che ci hanno raccontato dopo.

Quel muro ci stava bene, era bello visibile a tutti. Grande e mastodontico aveva le sue fondamenta sul cuore marcio della germania nazista, sepelliva e divideva il male nero che le due grandi metà, ora in lotta, avevano sconfitto. Non era questa la teoria iniziale?

Quel muro ti faceva capire subito dove stava il confine ed una scelta di parte dovevi per forza farla o, se vuoi, subirla. Guardati in torno ora, ora che il muro sta a terra, cosa vedi? Io vedo solo altri muri, muri nuovi o costruiti con materiale di recupero. Il mondo sembrava un elegante campo da tennis mentre ora, che appare più come un labirinto, non c’e’ nessuno per cui tifare ed ognuno si limita a cercare come può un’uscita per conto proprio.

Ieri tutti a commemorare, a compiangere le vittime del muro, quelle anime eroiche che spinte della disperazione trovavano la morte superando la barriera tra i due mondi. Il solito abbuffarsi di carogne degli sciacalli. Sembrava di stare sul Gange a guardare i cani mangiare i cadaveri che nessuno ha voluto sepellire.

No, il mio quadro non c’era. Come avrei voluto vederlo, vedere il demonio in forma di uomo, infagottato in un cappotto lungo, che passeggia sopra la sommità del muro, sereno e quasi compiaciuto. Di spalle, lungo quella linea tra due mondi, con in mano una COLT M1911 nella destra ed una TOKAREV TT-33 nella sinistra. Perchè il muro in fondo era uno spazio a se’ stante ed in quello spazio ideale danzavano demoni ed uomini fuori dal comune, uomini che si spingono al di là degli schieramenti e che superano il limite. Chissà dove sono ora quei demonii? Chissà che fine ha fatto John Running?

Anche Santambrogio aveva in esposizione un suo pezzo nella kermesse milanese che ieri aveva invaso la città. Un pezzo acuto e delicato come spesso il “Buon Pirata” realizza. L’ennesima conferma che tra noi due, anche se non si direbbe, è irrimediabilmente lui “il buono“.

Questa volta ha realizzato un mattone in cemento. A guardarlo in effetti non sembra nulla di più di un mattone, un semplice mattone. In realtà, se andiamo a studiare la lastra ai raggi X che Enzo ha fatto realizzare, si scopre che in quel mattone sono stati immersi durante la colata un martello ed uno scalpello incrociati. Cosa significa? Semplice: La libertà è dentro. Gli strumenti per abbattere il muro sono sempre stati nel muro stesso. E’ nel limite, è in noi, che possiamo trovare quello che ci serve per superalo, per spingerci oltre.

La mia cinica logica zen si scontra con il suo animo romantico e, come sempre, ne resta stupita. Bravo Enzo!

John Fitzgerald Kennedy, in visita a Berlino nel ’63, ebbe a dire in un famoso discorso: « Ci sono molte persone al mondo che non comprendono, o non sanno, quale sia il grande problema tra il mondo libero e il mondo comunista. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che il comunismo è l’onda del futuro. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che, in Europa e da altre parti, possiamo lavorare con i comunisti. Fateli venire a Berlino! E ci sono anche quei pochi che dicono che è vero che il comunismo è un sistema maligno, ma ci permette di fare progressi economici. Lasst sie nach Berlin kommen! Fateli venire a Berlino! Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso di dire: Ich bin ein Berliner! (sono un Berlinese). »

Mi spiace che ti abbiano sparato John, ma non sarò mai un berlinese, finchè ne avrò l’opportunità sarò uno di quelli che passeggiano sul muro. Sex Pistols – Holiday in the Sun

Davide “Birillo” Valsecchi

One thought on “Ich bin ein Berliner!

  1. Tourist in Berlin

    Last time I was in Berlin, Germany I visited Haus am Checkpoint Charlie and it was interesting to read everything and see everything at Haus am Checkpoint Charlie. Next time Im also going to visit Sachenhausen, which is outside Berlin and is an old concentration camp aswell as the russians used it after World War 2 for their prisoners.

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