Sua Stranezza l’orco Birillo

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Nuccia Paredi Valsecchi
Nuccia Paredi Valsecchi

In letteratura il primo Orco compare nel poema epico anglosassone Beowulf, un opera che risale al medioevo. L’eroe, Beowulf, affronta Grendel, la sua nemesi, confrontandosi con una creatura che è l’incarnazione delle paure dell’uomo. Grendel viene descritto come un troll o come un orco.

Sir John Ronald Reuel Tolkien è colui che ci ha mostrato gli orchi come appaiono oggi nell’immaginario comune. Elfi decaduti che, corrotti nella mente e nel corpo, sono divenuti creature grottesce e deformi. Sebbene dotati di grande ingegno sono esseri violenti e selvaggi che si battono per i loro istinti, distruggere il regno degli uomini.

Ma è una scrittice italiana, Silvana De Mari, ad aver delineato la figura dell’orco così come la preferisco. Per lei gli orchi sono i bambini, i figli dell’uomo, che in tenera età sono stati venduti come schiavi alle tribù nomadi o che sono stati rapiti durante le scorrerie delle tribù guerriere. Bambini cresciuti in una civiltà senza donne e dedita solo alla guerra, dove la violenza diventa strumento di prestigio e domina la legge del più forte, del branco.

Gli orchi sono quindi uomini ed il loro aspetto spaventoso è tale perchè adornano il loro corpo con ciccatrici e con pelli animali, letteralmente appiccicando alla propria la pelle a brandelli di rettili o altre bestie in grado di accerscere il loro aspetto terrificante in battaglia.

Ma sotto quella maschera, violenta e brutale, Silvana vede ancora l’uomo, il bambino. Con una dolcezza infinita racconta come quei bambini siano diventati orchi perchè privati dell’amore, dell’affetto della loro madre. Quando Rankstrail, il protagonista de “L’ultimo orco”, comincia a ricordare la madre inizia il suo percorso interiore, fatto di battaglie e contrasti, che lo porterà a salvare il mondo degli uomini e la sua stessa umanità in un mondo violento e brutale.

“Privi dell’amore di una madre gli uomini diventano orchi”. Mi piace ed è vero.

Oggi ho incontrato mia cugina Carla. Abbiamo chiacchierato un po’ e, aprendo il portafogli, ha visto la foto di mia mamma, Nuccia, che conservo sempre con me. Qualche giorno fa, il 21 Gennaio, sarebbe stato il suo compleanno. Carla era molto affezionata a mia madre e, come sempre, ha cominciato a dare spazio ai ricordi.

“Ti chiamava ‘Sua stranezza’ quando mi raccontava quello che facevi.” Ed era vero, mia mamma è sempre stata preoccupata ed incuriosita dal mio modo di fare, dallo strano giro che fanno i pensieri nella mia testa. Era affascinata dalla strana creatura che aveva messo al mondo ed il legame che avevamo, nonostante le turbolenze, poteva essere rotto solo dal destino. Purtroppo così è stato. La nemesi che me l’ha portata via si chiama Cancro.

Ho provato a difendermi: “Ma sono migliorato, no?” Carla ha riso, credo proprio di no, anzi, ad essere onesti forse sono diventato ancora più strano. Ma chissà, forse sono davvero diventato un orco e, come Rankstrail, mi batto per trovare la mia umanità.

Dicono che gli orchi ed i mostri siano i diretti “discendenti di Caino”, che siano in continua lotta con Dio e con l’Uomo. Caino, figura affascinante, così come affascinante è la teoria di Herman Hesse espressa nel Damian sul “marchio di Caino” , teoria che riprende gli studi di Jung sul “sé” e mostra come spesso la nostra mente sia chiusa in recinti difficili da superare.

Chissà chi siano veramente gli orchi in questo mondo, chissà qual’è oggi il loro vero aspetto. Se siano le peggiori creature o sotto quella maschera, qualunque essa sia, nascondano l’umanità che spesso manca ai Principi, ai condottieri di gente, agli Eroi.

«Molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario. La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé.» H. Hesse

Ho idea, Nuccia, che per un po’ continuerò ad essere “Sua Stranezza” e seguire il giro strano dei miei pensieri come piaceva a te. A presto…

Davide “Birillo” Valsecchi

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