Asante sana Zanzibar, arriviamo Africa

Campo Base ZanzaForceOne

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Qualche giorno fa vi ho parlato dell’equinozio e dell’arrivo, puntuale come un orologio svizzero, della stagione delle piogge.

Il clima qui è veramente strano, il cambiamento è stato radicale. Impossibile non accorgersi del cambio di stagione. Ogni giorno piove almeno un paio di volte, la temperatura si è solo leggermente abbassata ma il sole non morde più la pelle. La luce è diversa, i colori sono meno accesi, meno brillanti ed il cielo è affollato di nuvole. Lo sfavillio ed il brio dell’estate è sparito nel giro di una notte, ora tutto sembra più quieto. Non c’è più il vento che soffiava ogni sera ed il mare è quasi sempre piatto e di un colore meno brillante.

Anche gli ultimi turisti sono scomparsi e nessuno prende più il sole in spiaggia, i bambini sono finalmente liberi di giocare a palla sulla sabbia. I ragazzi che gestiscono i baretti ed i chioschi stanno cominciando i preparativi per tornare sul continente e si fermano volentieri a chiacchierare con i due nzungo coperti di ruggine. Fino alla fine di Luglio la magnifica isola tropicale di Zanzibar si riposerà nella tranquillità delle sue piogge pomeridiane.

Fino a pochi giorni fa i colori, i profumi, il rumore del mare e l’intenso calore del sole sembravano trasudare vita: era l’apice esplosivo di questa natura tropicale. Era impossibile non essere coivolti da quell’ambiente, da quella tensione quasi palpabile. Ora, raggiunto il suo massimo, perpetrata la vita attraverso i frutti dell’estate, sembra che ogni cosa si riposi. La quiete dopo la frenesia riproduttiva. Ho idea che Madre Natura, esausta e spettinata, si sia accesa una sigaretta e stia facendo grandi anelli di fumo compiaciuta: anche quest’anno la vita ha fatto il suo corso, ora preparerà la valigia per andare ad accoppiarsi dall’altra parte del mondo.

Anche noi abbiamo quasi terminato le nostre attività artistiche con Vivide e gli altri fundi. Tra poco più di una settimana lasceremo l’isola per cominciare la nostra esplorazione del continente, l’altra metà del nostro viaggio. Cosa ci aspetti ancora non lo so, Zanzibar è una piccola isola, quasi un’eccezione in Africa.

Io mi sento come dopo una festa, dopo una lunga serata ad una mostra di Enzo: hai lavorato, parlato con tante persone, raccontato viaggi, ti sei divertito ma la stanchezza comincia a farsi sentire e non vedi l’ora di smontare i pezzi e andartene a dormire. La musica è finita, le luci sono più morbide ed il locale è quasi vuoto e silenzioso. Ti concedi un goccio di rum o un montenegro al bancone per chiudere serata ma, mentre ti godi la “santa pace”, vedi la ragazza che hai tenuto d’occhio tutta la sera: si è fermata per un’ ultima sigaretta o forse solo per fare due chiacchiere. Guardi il bicchiere, potresti andartene a casa, far finta di niente, ma Lei è qui, ora. Devi scegliere. Lei ti guarda e prima che tu te ne renda conto hai attaccato bottone, stai scambiando due parole ma ancora non sai nemmeno se ti interessa, nemmeno se le piaci. Però sei lì, tra il bicchiere ed i suoi occhi che ti guardano.

Le luci ed i fasti dell’estate sono finiti lasciando posto al chiaro scuro e ai colori morbidi dell’autunno. La ragazza che mi guarda, appena al di là del mare, si chiama Africa. C’è gente che ha perso la testa per Lei. Potrei andarmene, è passato un mese e mezzo, potrei tornarmente a casa, ma Lei è qui. Mi guarda ed abbiamo già cominciato a parlare anche se non so molto di Lei. Speriamo di non far brutta figura, speriamo di piacerle.

L’esperienza mi ha insegnato che è inutile cercare di scoprire i segreti di una donna: non servono trucchi, ti mostrerà di Lei solo quello che ha già deciso di mostrarti. E’ più dignitoso spogliarsi dei preconcetti e semplicemente stare a guardare quello che succede. In fondo non è nemmeno la prima volta che mi ritrovo nudo con gli scarponi…

Asante sana Zanzibar, arriviamo Africa!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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