Fundi Santambrogio

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L’isola di Zanzibar è afflitta negli ultimi mesi da una cronica mancanza di elettricità: il cavo che forniva energia elettrica dalla terra ferma è saltato e nessuno sa quando sarà ripristinato. Noi, grazie ai pannelli solari portatili, riusciamo ad alimentare il computer e le macchine fotografiche ma purtroppo la linea Internet dell’isola è al momento un po’ ballerina. Va a sprazzi continuando a saltare e per questo posso inviarvi (“prometto solo per ora”) una o due foto alla volta.
Per il resto io ed Enzo non ce la passiamo male: viviamo a centro metri dal mare sulla costa orientale dell’isola ed appena al di là della barriera corallina c’è l’oceano Indiano. Ogni mattina attacchiamo a trafficare in officina con gli altri “fundi”, i fabbri locali, realizzando pezzi artistici.
Lavorare il metallo è molto affascinante, sono stupito ed attratto da come un materiale così rigido e solido riesca a diventare malleabile e delicato una volta reso incandescentte dal fuoco. Certo, si deve dargli di martello ma risulta essere molto più docile di quanto avrei creduto. Aiutare Enzo mentre ne plasma le forme discutendo ed insegnando agli altri fundi è avvincente.
Il metallo assume il colore del fuoco e brilla di un blu intenso quando la poca corrente basta a dar vita alla saldatrice: guerrieri di ferro, maschere africane e figure del mare diventano i soggetti per statue, lampadari e piccoli oggetti che andranno ad arricchire una magnificente struttura a ridosso del mare. Sotto le capriate di un tetto di Makuti alto oltre 38 metri sta infatti nascendo uno dei centri artistici e turistici più prestigiosi d’Africa e noi abbiamo la fortuna di farne parte.
Anche se il vento dall’oceano soffia fresco e costante siamo sempre in Africa durante il periodo estivo. Il caldo è quasi opprimente per noi che meno di una settimana fa eravamo tra la neve e così, ogni due ore, si dismettono gli abiti da lavoro e si abbandona la forgia per buttarsi nell’azzurro di questo mare caldo.
Ogni tanto ho la nostalgia della “Trattoria delle Zie”, della Giusy e della Mariuccia (…meno di Valerio) ma provo a consolarmi con piatti a base di gamberoni, calamari e tuna innaffiati con birra gelata. Sembrerà ridicolo ma troviamo solo quello!!
Siamo finiti in un posto magnifico e ricco di aspetti da scoprire ma anche di guai, o quantomeno situazioni curiose, in cui incappare. Il mondo al di fuori dei villaggi turistici, da cui siamo esclusi, è ben diverso di quello da cartolina a cui spesso siamo abituati: è molto più variopinto, selvaggio e complesso. A volte “fa ridere”, a volte “fa correre”. Piano piano proverò a raccontarvi tutto. Settimana prossima, credo martedì, andremo in città (dista un’oretta di fuoristrada) per acquistare un addattatore ed una scheda telefonica ZanTel che dovrebbe permetterci una connessione ad Internet più affidabile.
Per ora è tutto, un abbraccio a tutti voi ed anche ai miei cedri. Come stanno? Posso confidare che siano in buone mani o ne hanno fatto stuzzicadenti appena siamo partiti?
Davide “Birillo” Valsecchi

L’isola di Zanzibar è afflitta negli ultimi mesi da una cronica mancanza di elettricità: il cavo che forniva energia elettrica dalla terra ferma è saltato e nessuno sa quando sarà ripristinato. Noi, grazie ai pannelli solari portatili, riusciamo ad alimentare il computer e le macchine fotografiche ma purtroppo la linea Internet dell’isola è al momento un po’ ballerina. Va a sprazzi continuando a saltare e per questo posso inviarvi (“prometto solo per ora”) una o due foto alla volta.

Per il resto io ed Enzo non ce la passiamo male: viviamo a centro metri dal mare sulla costa orientale dell’isola ed appena al di là della barriera corallina c’è l’oceano Indiano. Ogni mattina attacchiamo a trafficare in officina con gli altri “fundi”, i fabbri locali, realizzando pezzi artistici.

Lavorare il metallo è molto affascinante, sono stupito ed attratto da come un materiale così rigido e solido riesca a diventare malleabile e delicato una volta reso incandescente dal fuoco. Certo, si deve dargli di martello ma risulta essere molto più docile di quanto avrei creduto. Aiutare Enzo mentre ne plasma le forme discutendo ed insegnando agli altri fundi è avvincente.

Il metallo assume il colore del fuoco e brilla di un blu intenso quando la poca corrente basta a dar vita alla saldatrice: guerrieri di ferro, maschere africane e figure del mare diventano i soggetti per statue, lampadari e piccoli oggetti che andranno ad arricchire una magnificente struttura a ridosso del mare. Sotto le capriate di un tetto di Makuti alto oltre 38 metri sta infatti nascendo uno dei centri artistici e turistici più prestigiosi d’Africa e noi abbiamo la fortuna di farne parte.

Anche se il vento dall’oceano soffia fresco e costante siamo sempre in Africa durante il periodo estivo. Il caldo è quasi opprimente per noi che meno di una settimana fa eravamo tra la neve e così, ogni due ore, si dismettono gli abiti da lavoro e si abbandona la forgia per buttarsi nell’azzurro di questo mare caldo.

Ogni tanto ho la nostalgia della “Trattoria delle Zie”, della Giusy e della Mariuccia (…meno di Valerio) ma provo a consolarmi con piatti a base di gamberoni, calamari e tuna innaffiati con birra gelata. Sembrerà ridicolo ma troviamo solo quello!!

Siamo finiti in un posto magnifico e ricco di aspetti da scoprire ma anche di guai, o quantomeno situazioni curiose, in cui incappare. Il mondo al di fuori dei villaggi turistici, da cui siamo esclusi, è ben diverso di quello da cartolina a cui spesso siamo abituati: è molto più variopinto, selvaggio e complesso. A volte “fa ridere”, a volte “fa correre”. Piano piano proverò a raccontarvi tutto. In settimana, credo già martedì, andremo in città (dista un’oretta di fuoristrada) per acquistare un addattatore ed una scheda telefonica ZanTel che dovrebbe permetterci una connessione ad Internet più affidabile.

Per ora è tutto, un abbraccio a tutti voi ed anche ai miei cedri. Come stanno? Posso confidare che siano in buone mani o ne hanno fatto stuzzicadenti appena siamo partiti?

Davide Valsecchi

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