Give ’em the boots!

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Roots Radicals - Rancid - Acustica
Roots Radicals - Rancid - Acustica

Ho preso il bus 60 fuori nella periferia di Campbell. Ben Zanotto era lì e mi stava aspettanto. Tutti i punk rockers e i moon dancers in giro agli angoli delle strade stavano sperando nel cambiamento. Io ho cominciato a pensare, lo sai, ho cominciato a bere. Lo sai non ricordo molto di quei giorni, qualcosa mi è sembrato divertente quando siamo rimasti senza soldi. Dove vuoi andare quando hai solo 15 anni?

Con la musica e le chiacchiere sulla rivoluzione mi ha convinto. Si va!!
Dagli di stivale!! Le radici dei radicali!!
Dagli di stivale!! Lo sai che sono un radicale!!
Dagli di stivale!! C’è Root Reggae nel mio stereo!!

La radio stava suonando e Desmond Dekker stava cantanto sul bus 49 mentre salivamo su per la collina. Non c’era nulla di nuovo in arrivo ma il  reggae martellava e venivamo tutti da case senza amore. Ho detto “Perchè diamine preoccuparsi!?” ed ho preso la bottiglia. “Hey Signor Autista del Pullman, fai salire quelle persone!”. Carol la Rude era una ragazza da minigonna e nella mia visione sfuocata non ho visto nulla di male…

Questo è la traduzione del testo della canzone Roots Radicals pubblicata nell’album …And Out Come the Wolves, il terzo LP dei Rancid edito il 22 agosto 1995.  Nel’95 avevo 19 anni e  passavo la  vita sugli scassati treni delle Nord facendo i miei primi passi nella più grande metropoli italiana: Milano.

Dalla collina di Cranno e dalla piana di Scarenna ero finito tra i pullman, i tram ed i cunicoli sotterranei della metropolitana. Passavo la settimana tra gli ultimi banchi di un’ università sporca e trasandata che puzzava di chiuso e di idee vecchie mentre scoprivo una città fatta di vetri rotti e di marciapiedi affollati da gente indifferente.

La notte, senza macchina, eravamo in giro a piedi camminando tra le luci ed il pavè bagnato. Eravamo sempre lontani da casa, non c’era mai un pullman che ci potesse riportare all’infanzia delle nostre famiglie. Barboni, disperati, poliziotti e spazzini: questo vedevi andando in giro di notte sul nostro Skateboard, le sole ruote che avevamo la notte.

Ed è in quel periodo che Io, Bobo, Uan, Cris, Iceman, Nove e tutti gli altri ragazzi attraversavamo dal basso un mondo di fatto di lussi che non ci appartenevano, passando le serate cantando ed andando a zonzo in cerca di non si sa cosa in un mondo sconosciuto. Dannazione quanto tempo è passato, quante avventure vissute a due passi da dove non guarda la gente!

Tim Armstrong, il cantante dei Rancid, è dislessico e macino. Forse è quel suo modo di vedere le cose da un’altro punto di vista che lo hanno reso il poeta ed il musicista che è oggi all’età di 44 anni. Quando aveva 16 anni prese parte ai un piccolo gruppo locale che in meno di due anni divenne la più famosa band emergente d’America nella costa occidentale: gli Operation Ivy.

Fu a causa delle pressioni delle grandi case discografiche, maniacalmente interessate a scritturare i quattro ragazzi del gruppo allora poco più che adolescenti, che gli Op Ivy decisero di sciogliersi dopo aver suonato a 185 strepitosi concerti. Ognuno dei quattro prese la sua strada.

A 22 anni  Tim non sapeva ancora quale fosse la sua: rischia di morire a causa di un coma etilico e diventa addirittura un senza tetto costretto a chiedere asilo nell’Esercito della Salvezza. E’ Matt Freeman, uno dei più grandi bassisti punk in attività, che salva Tim dall’abisso in cui era precipitato. Io due sono amici da quando avevano 5 anni, si erano conosciuti giocando a baseball nel parchetto del quartiere. Matt convince Tim a suonare di nuovo ed il resto diventa la storia ventennale dei Rancid.

Il tema più ricorrente nelle canzoni dei Rancid è la vita di strada. Grazie ad un’atmosfera cupa conferita dal basso, il gruppo parla di rapidi e fugaci amori, di giovani sbandati, di furti, di criminalità e discriminazione descrivendo gli squallidi quartieri di periferia alla ricerca di una speranza, di un cambiamento.  Parlano di viaggi che spesso lasciano perplessi o sembrano non portare ad alcuna meta. Riflessioni personali che nascono dalla vita comune. Ma sopratutto parlano  d’amicizia, di come un’amico sia l’unica opportunità per superare il degrado e la solitudine che spesso ci circonda e ci trascina verso il basso. Cantano la speranza e l’entusiasmo di chi crede che ancora si possa cambiare.

Oggi Tim Armstromg, dopo dieci album di successo, è riconosciuto come un grande artista moderno ed è il propietario di una casa discografica indipendente che può vantarsi di aver fatto crescere molti dei giovani gruppi oggi in circolazione. Lui e Matt Freeman non hanno mai smesso di suonare insieme.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. Se ora volete cominciare a saltare per la stanza [Old Friend – Live]: “We know we are now far from Home, but we know it will be all right!!”

2 thoughts on “Give ’em the boots!

  1. La migliore traduzione che si possa trovare per i Rancid visto che, hai aggiunto anche il commento sulla tua vita che è paragonabile alla canzone.

    Ascoltare i Rancid ti fa ricordare la vita di strada…

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