Month: June 2010

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Aspettando il ritorno dei Flaghéé

Aspettando il ritorno dei Flaghéé

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Finalmente è tornata l’estate e con la buona stagione è di nuovo il momento di mettere in azione i Flaghéé: le bandiere del Lario.

L’anno scorso abbiamo portato a spasso sul Lario le 48 bandiere dei comuni del lago, bandiere che poi hanno adornato in una lunga ghirlanda la cima del San Primo per tutto l’inverno.

Quest’anno ripeteremo questo piccolo viaggio introducendo qualche novità e puntando verso una destinazione molto più ambiziosa.

Per ora posso solo dirvi che i Flaghéé, dopo la consueta sfilata sul Lario, abbandoneranno le acque del Lago puntando ad oriente dove l’acqua è “meno dolce”. Probabilmente qualcuno di voi avrà già capito ma per sacaramanzia non voglio ancora aggiungere altro.

Mentre aspettiamo la partenza allestendo la nuova imbarcazione mi piaceva rivedere le tappe e le esperienze della prima edizione. Se volete saperne di più è stato realizzato un sito web dedicato: http://www.flaghee.it

Quello che potete vedere qui è invece un intervista che realizò Roberta Pagnetti per EspansioneTv davanti all’attracco di Piazza Cavour a Como durante una breve sosta dopo la conferenza stampa tenuta a Villa Sapori con l’assessore provinciale al turismo Achille Mojoli.

Era divertente vedere tre “scriteriati assesi” che con un idea semplice, e a forza di braccia,  avevano saputo riscoprire e promuovere le bellezze del Lario ritagliando anche per la loro piccola Asso un posto d’onore in questo panorama turistico di fama internazionale.

Oltre ai giornali e alle televisioni ho ricevuto molte e-mail da gruppi di appassionati che vivono il lago o da escursionisti rimasti affascinati dalle bandiere in cima al San Primo. Lungo le rive abbiamo incontrato Sindaci, Assessori e associazioni di tutti i tipi creando nuovi legami con realtà  a noi vicine ma spesso troppo distanti.

Certo, è un piccolo gesto ma ha saputo coinvolgere ed unire molto più di quanto mi sarei aspettato. Ora ci aspetta la seconda edizione, un viaggio oltre i nostri confini alla scoperta di quello che ancora non conosciamo.

Ancora qualche giorno di pazienza!!
Ciao

Davide “Birillo” Valsecchi

Gianni Lucini in mostra al Touring

Gianni Lucini in mostra al Touring

Figure e spazi celati nel dettaglio di una tela
Figure e spazi celati nel dettaglio di una tela

Io ed Enzo Santambrogio facciamo squadra da qualche anno ed ormai abbiamo imparato a conoscerci, a rispettarci e ad esaltare i rispettivi talenti. Enzo è anche il curatore artistico dello Spazio Espositivo del Touring caffè di Como e proprio in questi giorni sta allestendo la prossima mostra che sarà inaugurata Giovedì 1 Luglio alle ore 19:30.

Ricordati di scrivere qualcosa per l’inaugurazione!” Mi dice Enzo ridendo al telefono nel cuore della notte. Tutto quello che mi ha mandato è il nome dell’artista, un paio di foto ed il commento di un critico. Ormai sono convinto che si diverta a vedere come ricostruisco i pezzi del puzzle andando alla scoperta della persona e dell’artista che si cela dietro quelle poche informazioni.

Così cominincio: il suo nome è Giovanni Lucini. Provo a cercare su Google ma mi appaiono i soliti link un po’ sterili di ExibArt e diversi link delle passate mostre l’ultima delle quali si intitolava “Io non ci sono”. Cominciamo bene penso.

Cerco su Facebook ma non trovo nulla. Faccio qualche tentativo ed alla fine trovo “Gianni Lucini“. E’ un amico di Enzo, di Fabrizio Musa e di molti altri artisti comaschi che conosco. Guardo tra le sue foto e trovo le opere che mi ha inviato Enzo via email. E’ lui, ora so che faccia ha: ciao Gianni!!

Pittore, fotografo ed incisore. E’ nato a Johannesburg ed ora vive a Blevio. Il Sudafrica è un posto magnifico il cui fascino si spinge ben oltre il mondiale, poi  mi torna alla mente Matteo Galvano che mi racconta che a Blevio, si dice, viva il nonno di Silvester Stallone. Divago, forse è l’ora tarda.

Scopro che si  è diplomato in Pittura e Restauro presso l’Accademia di Belle Arti ‘Aldo Galli’ di Como. Restauro ed incisione. La professione di chi ripristina ciò che è andato perso che si frappone alla passione del togliere cio’ che è in eccesso. Sì, perchè osservando le sue opere sono principlamente incisioni su strati di colore sovrapposti. La tecnica mi piace, si incide per mettere a nudo, si affonda per far emergere.

Ecco che trovo la frase, ogni artista ha la sua frase, quella che riportano fedelmente i critici e gli articoli di giornale per sbrogliarsi dal dubbio di spingersi oltre nella ricerca: “La mia indagine pittorica riflette l’indagine e il lavoro che faccio su me stesso, la mia ricerca della libertà e della comprensione della verità – spiega Lucini – Per capire ciò che è vero, nella sua totalità, deve esserci libertà: dalle paure, dalle illusioni continue del pensiero, dagli attaccamenti, dalla nostra sofferenza, dalle barriere che crea la mente, dai pregiudizi, dagli ideali, dai condizionamenti, dal conformismo e dall’insensibilità”

C’è una parte dell’enigma che ancora non capisco. Indagine interiore, illusione, barriere della mente e su tutto “io non ci sono”, quella mostra dove l’artista vuole non apparire nelle proprie opere ma bensì fondersi con il tutto che lo circonda.

Non ci arrivo ma poi BAAMM, eccolo il dettaglio: è da anni istruttore di arti marziali orientali ed insegnante di Ninjutsu. E’ un “poeta guerriero“, ecco il senso, ecco il bisogno da cui scaturiva la ricerca interiore, la profondità del segno, l’introspezione e l’elevazione.

Ho conosciuto alcuni praticanti di Ninjutsu, una delle discipline orientali più ammantate di mistero, di magia e allo stesso tempo pasticciate ed imbrattate dal superficiale consumismo occidentale. “io non ci sono” potrebbe benissimo essere il Nindo di un ninja, il credo di chi, osservando silenzioso il mondo, si  mescola tra i suoi colori restando consapevole del proprio compito. Un dovere che spesso lo spinge ben oltre il bene ed il male su cammini solitari illuminati solo dalla Luna.

Sarà interessante incontrarlo Giovedì. Vi aspettiamo numerosi Giovedì alle ore 19:30 al Touring Caffè di piazza Cavour a Como.

Davide “Birillo” Valsecchi

Animali del Bosco: il Cinghiale

Animali del Bosco: il Cinghiale

800px-sus_scrofa_1_-_otter_owl_and_wildlife_parkIncontrare un cinghiale nella nostra zona non è oggi così difficile sebbene meno di quindici anni fa non ce ne fossero sui nostri monti. Si è cominciato a parlare di questo animale quando ero poco più che bambino e si effettuavano i primi avvistamenti sul San Primo e nella zona di Sormano.

Il nostro bosco, ricco di castagne, ne ha permesso la sua proliferazione e ben presto tutto il triangolo Lariano si è popolato di queste bestie alloctone. Su come abbia avuto inizio l’invasione non ci sono informazioni certe: forse qualcuno li ha lasciati andare, forse sono scappati a qualcuno che li allevava, forse sono semplicemente migrati qui.

All’inizio persino i cacciatori erano preoccupati e pochissimi conoscevano questa bestia. I racconti sulla sua selvaggia aggressività e sulla sua propensione ad attacare l’uomo erano già fonte di racconti e leggende. Sembrava che l’unica speranza di salvezza in un simile incontro fosse la fuga su un albero. Cosa che per altro hanno fatto in molti!

Qualche hanno fa trovai nel bosco un cranio di cinghiale che ora fa bella mostra di sè nella cantina di mio padre: se si deve essere onesti la mandibola e la mescella irta di denti di quel testone fa un certo effetto. Appare quasi come un dinosauro con le fauci aperte. Infilando un braccio o una gamba tra quelle tenaglie ci si può capire quanto possa essere pericoloso e sconsigliabile un simile morso.

Tuttavia il cinghiale non è affatto una crudele bestia assassina sebbene possa, senza la dovuta cautela, diventare pericolosa. Specie se non se ne conoscono le caratteristiche. Sfogliamo quindi qualche libro e scopriamo meglio quest’animale.

Il cinghiale è a tutti gli effetti l’antenato del maiale con cui condivide molte delle caratteristiche. Il chinghiale riesce ad essere molto più robusto e veloce ed al contrario del maiale è coperto da un folto e ispido pelo scuro (il maiale spesso ha solo una parziale peluria sulla classica pelle rosa). E’ un animale che da adulto raggiunge una ragguardevole dimensione: dalle nostre parti superano tranquillamente il quintale e raggiungono al garrese (sopra la spalla) un altezza di un metro. Grossi son grossi!!

Il cinghiale grufola, ossia razzola grugnendo in cerca di cibo smuovendo con muso e zampe il terreno, nutrendosi di radici, tuberi e quant’altro gli arrivi a tiro. Quando vedere una porzione di bosco “arata” a casaccio tra le piante probabilemente è opera della ricerca di un cinghiale. Per questo motivo il cinchiale evita le zone troppo aride e quelle rocciose. Dove non può scavare non può nutrirsi.

Il cinghiale è onnivoro. La leggenda vuole che una vacca al San Primo sia stata uccisa da un fulmine e che il fattore l’abbia seppellita ma che, durante la notte, i cinghiali l’abbiano disseppellita e divorata. L’episodio è ampiamente plausibile e simile a molti altri che circolano in valle.

Se un cinghiale abbia mai sbranato un cane legato alla catena non ve lo so dire ma se siete a spasso con un cane fate attenzione. Il cinghiale non attaccherà il cane ma se l’istinto del cane prende il sopravvento e decide di lanciarsi all’inseguimento è facile che il vostro animale si ritrovi con l’impellente necessità di essere “ricucito” da un veterinario. Le “difese”, i due grossi denti che sporgono sulla mandibola (quella sotto, per intenderci), sono piccoli coltelli in grado di infliggere brutte ferite. Fate attenzione.

Parliamo ora proprio dell’incontro con un cinghiale. E’ possibile che li incontriate nei pressi dei nostri sentieri ma di solito si danno alla fuga. Se incontrate un esemplare singolo farete forse appena in tempo a scorgerlo prima che scappi, se vi imbattete in un gruppo avrete la sensazione di essere circondati, tutto il bosco si agiterà sebbene in realtà stiano tutti semplicemente allontanandosi.

Se li vedete, specie al tramonto o la mattina, a spasso in qualche radura o piccolo prato restate in silenzio e godetevi lo spettacolo. Se non li disturbate restando alla debita distanza non si cureranno di voi e riuscirete a scorgere tutto il gruppo.

Ovviamente se vi avvicinerete troppo possono diventare aggressivi ma se scappano dovrete proprio impegarvi per stargli dietro. L’unico caso in cui non scappano, o lo fanno con molta più circospezione, è quando vi imbattente in una femmina con i piccoli.

La femmina “deve” difendere i piccoli quindi se non è in condizione di effettuare una sicura ritirata strategica con i suoi maialini, che sono ovviamente più lenti, prende campo e se necessario vi carica senza pensarci due volte. Se ve la sentite di affrontare mascelle da 20 centimetri, denti aguzzi da 5 ed un quintale di spirito materno furioso siete liberi di farlo: il mio consiglio è di allontarsi con attenzione e senza scatti bruschi. Se attacca girate la coda e via come il vento, non sperate di fermarla a sassate o bastonate: quella mena!!

Ma quanti sono i cinghiali dalle nostre parti? Da un articolo su il Giorno del 14 Marzo 2010 si legge: Secondo gli esperti il numero di cinghiali che si aggirano nei boschi del Triangolo Lariano oscilla fra i 500 (in inverno) e i mille esemplari (prima della stagione venatoria). Per cercare di risolvere quello che sta diventando un problema per decine di agricoltori è stato organizzato il convegno dalla Provincia di lecco, che ha coinvolto le maggiori istituzioni lombarde. «Abbiamo messo a confronto – sottolinea l’assessore alla Caccia della Provincia di Lecco, Carlo Signorelli – le diverse esperienze a livello lombardo e nazionale e abbiamo definito un documento che possa fungere da riferimento per la gestione del cinghiale».

Qui potete vedere un breve filmato della liberazione di un cinghiale. L’animale in questione non è molto grosso ma il finale è molto divertente e rende bene l’idea di come possano diventare aggressivi.

IO Meg@loman_e

IO Meg@loman_e

Megaloman
Megaloman

Quanto influisce sulla percezione di noi stessi il giudizio degli altri? Siamo come ci vedono o ci lasciamo condizionare?

“Cima” è un’esperimento che condivido con voi giorno per giorno e non ho assolutamente idea di dove ci condurrà. Scivo perchè questo è il modo per me più congeniale di comunicare. Se avessi più esperienza nell’audio o nel video “Cima” sarebbe una radio o una web-tv.

Un sito web non è in broadcasting, non tramette via etere a tutti. Per sapere cosa scrivo devi “venirmi a cercare”, devi compiere il primo passo. “Se scrivo sciocchezze semplicemente non verrà nessuno a leggerle” ho sempre creduto ma, con il tempo, ho scoperto che “essere pubblico” ha dei risvolti a cui non avevo assolutamente pensato.

Quando ho aperto “Cima” mi sentivo come il ragazzo indiano che,nel telefilm “Un medico tra gli orsi”, gestiva la radio di un paese sperduto sulla costa dell’Alaska: mi piaceva pensare che ognuno di noi potesse diventare un personaggio nella grande commedia di un piccolo borgo.  Mi divertiva e mi diverte ancora questo progetto.

Ma più Cima diventava conosciuta più avvertivo un malumore serpeggiante tra coloro che non volevano essere disturbati. Quando poi ho preso posizione in alcune scelte di Asso  si è letteralmente aperto il cielo. Rispetto alle 2700 persone che hanno firmato io ho solo un megafono più grande per farmi ascoltare ma, in ultima analisi,  si deve sempre e comunque accenderlo per ascoltare cosa ho da dire. Poi le idee, se sono buone, vanno da sole…

L’altro giorno ha avuto uno scambio di email con “il Direttore” di TVServa. Candidamente mi ha confidato che il servizio sulla Festa del Libro era stato commissionato dal Comune e che quindi, a suo dire, non c’era nulla di male. Peccato che in pratica abbiano trasformato un evento storico di Asso in una merchetta politica. Mi ha invitato a   starmene zitto e, come se non bastasse, ha attaccato una tirata infinita accusandomi di voler diventare famoso, di essere presuntuoso e di essere un megalomane, bla bla bla…

Ovviamente l’ho mandato a quel paese all’istante ma sta di fatto che qualche dubbio mi è venuto e così ho telefonato ad Ivan: “Hey Ciccione, senti un po’, uno mi ha detto che sono un megalomane. Tu che dici, ha ragione?” Ivan, che è uno dei miei più preziosi amici, ha cominciato a rispondermi: “Birillo, diciamo si e no, non credo di potertelo spiegare a parole ma se vuoi posso usare un suono. Tu sei così: YAAAAAAAAARRRRRGGHHH!!”

Sono scoppiato a ridere quando si è messo a scimmiottare il grido di un Diavolo della Tasmania lanciato a folle velocità contro gli avversari. “Non sei propriamente megalomane ma sei uno che quando parte si lancia come un pazzo contro l’ostacolo totalmente incurante di quanto male potrai farti. Quando poi hai messo tutto sotto sopra ti fai venire i dubbi camminando sui detriti.” Fino alla questione dubbi l’idea di essere un megalomane cominciava a piacermi. “Ma è bene o male?” Gli ho chiesto.  “E’ quello che sei: ogni tanto fai dei disastri ogni tanto fai delle cose buone. Approposito, lo hai mandato a quel paese il tipo?”.

Lezione: se decidi di comunicare, di dare vita a qualcosa che ti permetta di superare i limiti in cui ognuno di noi è chiuso salterà su qualcuno che ti dirà che vuoi diventare famoso, che sei un esibizionista e che lo fai per turbi secondi fini. Prima che tu te ne renda conto queste critiche legheranno le tue braccia, le tue gambe e cercheranno di tapparti la bocca allontandoti dai tuoi propositi iniziali. Io sono Leone ascendente Leone, grazie Ivan per avermi tolto, ancora una volta, la spina che mi impediva di camminare.

TVServa ha perso TUTTA la sua autorevolezza il giorno in cui è stato ritrovato “Gigio” ed ha toccato il massimo del servilismo e dell’ipocrisia. E’ inoltre vergognoso che una TV commerciale abbia ricevuto dei soldi a titolo di benemerenza da un fondo pubblico: il Premio alla Bontà (premio a Cittadino o Cittadina Assese che si sia distinto per atti di bontà, di onestà, di coraggio, di retta condotta) istituito dai miei bis-nonni è stato trasformato in una marchetta dell’Amministrazione. SEICENTO EURO sottratte ai volontari per farcire la cronaca di Asso di spot pubblicitari a pagamento mentre indorano la pillola per l’Amministrazione. E’ inutile che oggi, incastrati tra il servilismo e gli sponsor, cerchino di rimediare strizzando l’occhio ad entrembe le parti .

Per “il Direttore” di TVServa: “Sei come un treno, puoi muoverti solo sui binari che altri hanno tracciato per te ed il massimo a cui puoi aspirare è di non arrivare troppo in ritardo.”

Ti è chiaro il mio pensiero ora? Buona giornata…

Davide “Birillo” Valsecchi

Ecco dai ruggenti anni settanta: [Megaloman il supereroe fiammeggiante]
E che ne dite del “Groove” anni ’70 di [I-Zenborg]

Ora tocca al Castello

Ora tocca al Castello

La Rocca di Asso
La Rocca di Asso

Ieri mi trovavo a Dervio in visita ad una scuola di vela per ragazzi. Il sole splendeva ed il lago era magnifico. Il clima estivo riempiva l’aria di entusiasmo e positività mentre i locali sulla spiaggia erano tappezzati di volantini e depliant per pubblicizzare concerti, incontri e feste.

Ero solo dall’altro lato del lago ma lontano milioni di chilometri dall’opprimente cappa di sfiducia e rassegnazione che spesso aleggia come un’impalpabile nebbia sopra Asso. Lontano dai campanilismi tra associazioni, da vecchi arcigni ancorati alle poltrone del potere, dai sorrisi viscidi che scintillano osceni negli spot politici di TVServa.

Ieri respiravo aria nuova sul Lago e, per un attimo, ho accarezzato l’idea di scomparire e ricomparire in un altro luogo. Un nuovo inizio in un paese privo dei miasmi, della bruttura, dell’ipocrisia che molesta Asso.

Poi ho ricevuto una lettera. In realtà non proprio indirizzata a me (per fortuna!! sarebbe da nascondersi sotto i sassi!!) ma che di sicuro ci riguarda tutti. Una missiva firmata dal Ministro della Cultura Sandro Bondi all’attenzione del Comune di Asso: (testo integrale)

Con riferimento all’interrogazione indicata in oggetto relativa alla realizzazione di un supermercato in prossimità della cascata della Vallategna, si osserva quanto segue. Ad avviso dei competenti Uffici di questo Ministero, la zona interessata dall’intervento è estremamente vulnerabile dal punto di vista paesaggistico; pertanto la competente Soprintendenza è in attesa di visionare la documentazione relativa al progetto richiesta al Comune di Asso per poter esprimere le proprie valutazioni. Tale documentazione al momento non è ancora pervenuta; pertanto la Soprintendenza di Milano il 4 marzo 2010 ha reiterato la richiesta di trasmissione della documentazione progettuale evidenziando che dal 10 gennaio 2010, ai sensi dell’articolo 146 d.lgs. n. 42 del 2004 qualsiasi progetto che si voglia intraprendere sulle aree sottoposte a vincolo paesaggistico deve ottenere il parere preventivo e vincolante da parte della Soprintendenza non essendo più sufficiente l’esame dell’Ufficio basato sul mero controllo della legittimità degli atti relativi alle autorizzazioni paesaggistiche.

In pratica il Ministro rimarca il valore paesaggistico della cascata e ricorda al Comune che, contrariamente a quanto da loro fatto fino ad oggi, qualsiasi intervento in quell’area va preventivamente approvato dalla Sopraintendenza. Se dovessi parafrasarla in dialetto potrei usare una strofa di una poesia che Riccardo Borzatta scrisse per i nostri cedri: “Sìndich e amiis del sìndich: metii cò!”

A Gennaio sembrava che la storia del paese fosse già scritta: giù i cedri entro marzo, inizio dei lavori della rotonda ed inizio dei lavori del supermercato. Chiunque dubitasse veniva azzittito ed additato in malo modo. Oggi la Sovraintendenza ha intimato la salvaguardia dei Cedri e da Roma il Ministro alla Cultura ha  richiamato tutti alla tutela della Cascata della Vallategna. Un’inversione totale ed assoluta del destino, due autorevolissimi schiaffi ad un sistema che perdura da anni.

Il cambiamento in atto ad Asso è così radicale ed epocale che nemmeno l’enorme quantità di screzi ed ipocrisie che ancora mi irritano potrebbe allontanarmi da questo momento e da questo paese. Io sono un semplice cronista di una storia che diviene giorno dopo giorno sempre più affascinante, una storia che vede tutti protagonisti nella Valle e che sono felicissimo di raccontare. Cercare di screditare me o “Cima” significa solo azzittire una voce in un coro sempre più ampio.

I Cedri centenari, la Cascata di Stendhal: due momuenti di Asso che sembravano persi, due risultati insperati, due salvataggi in extremis da consegnare al futuro del nostro paese. Io dico che funziona, io dico che stiamo imparando, io dico: “non c’è due senza tre”. C’è ancora un importantissimo pezzo di storia cittadina da salvare: Il Castello di Asso.

Il Castello fu eretto nel XII secolo sulle fondamenta di un Castrum dell’Esercito Romano. La sua storia è intimamente legata a quella di Asso e degli assesi e del loro borgo medioevale. E’ uno degli ultimi castelli nella Vallassina ma oggi il suo futuro è ancora incerto. Quanti di Voi hanno mai avuto il privilegio di ammirare Asso dall’alto della sua torre? Quanti paesi hanno un castello con una storia quasi millenaria? Quanti hanno abbandonato alla decadenza un simile patrimonio?

Il Castello in larga misura appartiene oggi ad una società edile di Como. Il 15 Aprile del 2009 veniva pubblicato su La Provincia questa dichiarazione: «Da circa una settimana sono partiti i lavori per un restauro conservativo della struttura – spiega il geometra Mario Tavecchio dell’Ufficio tecnico di Asso – Il progetto è stato valutato dalla sovrintendenza e ha superato l’iter usuale attivato in questi casi per dare avvio ai lavori. L’intervento per ora riguarda solo la parte strutturale ed è conservativo, sarà quindi rifatto il tetto, verranno messe in sicurezza e sistemate le mura. Il borgo tornerà insomma allo stato originario con l’utilizzo dei materiali e delle soluzioni già presenti». Ecco l’articolo integrale.

Oggi è passato più di un anno, i lavori proseguono ma è quasi impossibile sapere cosa succeda sotto il bozzolo di ponteggi che avvolge di bianco il borgo del Castello.  Dopo i radicali e repentini STOP inflitti a progetti ormai approvati come la Rotonda ed il Supermercato vi è più di un motivo per dubitare e cercare chiarezza. Io a a priori non metto mai in dubbio  la buona fede ma sono anche convinto che chi non ha nulla da nascondere non tema alcuna domanda: spiegateci gentilmente cosa accadrà al nostro Castello Medioevale.

I cedri e la rotonda dimostrano che, “con le buone o le cattive”, abbiamo imparato a trovare le nostre risposte e a farci ascoltare fin dalle massime autorità dello Stato. Riusciremo ad avere sul Castello un confronto e non il consueto scontro?

Davide “Birillo” Valsecchi

Solstizio d’Estate

Solstizio d’Estate

Stonehenge
Stonehenge

Oggi è una bella giornata di Sole, esco e mi godo il magnifico verde che adorna il Cornizzolo ed i prati del San Primo. Prendo un caffè con mio fratello ed un altro a casa di Bruna ascoltando Jack Jhonson. Il mondo mi sembrava stupendo.

Passati cinque minuti ero nevrotico, cinque minuti dopo irascibile, cinque minuti ancora più tardi terribilemente depresso meditando di abbandonarmi allo sconforto di questa triste vita sconfitto da un driver malfunzionante che non permetteva al microfono del mio pc di funzionare.

Un attimo dopo ero alla finestra a guardare le nuvole come un bambino felice che fosse tornato il caldo. Insomma, normalmente sono strano ma oggi mi sento ancora più strano del solito e gli sbalzi di umore che mi assalgono sono quasi preoccupanti: “Che diamine mi succede oggi?

Poi il mio computer fa apparire un finestrella accompagnata da un “BIP“: 21 Giu 2010 – 11:28 – Solstizio d’Estate. Ecco la risposta!!

E’ assurdo pensare che un evento che coinvolge tutto il nostro pianeta possa influenzare costantemente il mio umore ogni volta che avviene? Perchè no? I moti che coinvolgono la Terra sono incredibili e contrariamente a quelli molto più ampi dell’Universo sono chiaramente percebili dall’uomo e modificano ogni aspetto della vita sul pianeta.

Oggi la terra si trova in uno dei due punti di maggior distanza dal Sole durante il suo percorso. L’inclinazione del pianeta sul proprio asse è tale da esporre il nostro emisfero alla luce dando inizio a quella che chiamiamo Estate. Oggi per noi, a nord dell’equatore, è anche il giorno più lungo dell’anno.

Normalmente equinozi e solstizi mi scombussolano sempre un po’ ma quest’anno l’effetto appare ancora più grave (ma anche divertente!!). Durante l’equinozio ero in Africa, a  Sud dell’equatore: praticamente in quell’emisfero ero al culmine finale dell’Estate a all’inizio dell’Autunno mentre ora sono nella fase successiva, il sostizio, ma nell’emisfero opposto. In sostanza nel giro di breve tempo ho attraversato la fine e l’inizio dell’Estate senza averne vissuta alcuna. Qualcosa di abbastanza innaturale: è come aver vissuto un intervallo inverso al ciclo delle stagioni.

In pratica ho incrociato i flussi e come direbbe il Dottor Egon Spengler: “Mai incorciare i flussi. Sarebbe male: immagina che la vita come tu la conosci si fermi istantaneamente e ogni molecola del tuo corpo esploda alla velocità della luce”. Più o meno come mi sento io oggi!!

Davide “Birillo” Valsecchi

ps. Dalla regia, nello specifico il buon Iceman dall’Inghilterra, mi fanno sapere che il solstizio, il punto di declinazione massima o minima del moto terrestre lungo l’eclittica, non coincide con il punto di massima distanza dal Sole come vi ho raccontato “approssimando” il già difficile diagramma del moto Terrestre. Tale punto è detto Afelio e cade il 6 luglio alle 11:00 UTC. Un cazzotto ed un abbraccio ICe!!

Ecco il diagramma dell’Ellittica Terrestre:

Ellittica Terrestre Wikipedia
Ellittica Terrestre Wikipedia
Cronache di Asso: dalla Cascata ai Cedri

Cronache di Asso: dalla Cascata ai Cedri

Un diaro-documentario su Asso
Un diaro-documentario su Asso di G.Cristiani e D.Valsecchi

Dopo «Due di Asso» ecco il secondo libro che presentiamo all’edizione 2010 della Festa del Libro di Asso: Cronache di Asso – Dalla Cascata ai Cedri.

Il titolo preannuncia quello che è il contenuto di questo nuovo libro incentrato sulle vicende che hanno coinvolto negli ultimi anni queste due aree del paese.

Per raccontare questo spaccato di storia ho chiesto aiuto a Giovanni Cristiani: anche lui vive ad Asso ed è un giornalista de La Provincia di Como che si dedica proprio al nostro territorio.

Utilizzando sopratutto i suoi articoli pubblicati nel corso degli anni abbiamo ricostruito un diario cronologico di ciò che è stato “detto e fatto” sui due argomenti più scottanti della nostra piccola Asso che, anche grazie all’attenzione dedicata dal quotidiano locale La Provincia, sono divenuti una battaglia sociale che ha coinvolto centinaia di persone.

Articoli di giornale e schegge dal Web, una visione analitica ed una passionale dei fatti: ragione e sentimento, ecco gli ingredienti che compongono Cronache di Asso.

Dopo la raccolta firme (oltre 2700) ed il recente pronunciamento a tutela dei Cedri da parte della Sovraintendenza provinciale è forse giunto il momento di riscoprire il passato e costruire una visione d’insieme di tutta questa vicenda proprio attraverso le dichiarazioni dei suoi protagonisti.

Nell’Aprile del 2003, ad esempio, si poteva leggere sul giornale dichiarazioni di questo genere:
«Di sicuro in quest‘area non sorgerà nessun supermercato – esordisce il sindaco Giovanni Conti, commentando alcune voci circolanti da diverso tempo – Nel caso qualcuno voglia costruire un ristorante dovrà lasciare a verde la fascia antistante la cascata. Questa zona resterà aperta al pubblico e l‘Amministrazione in carica deciderà come sfruttarla, mantenendola comunque verde».

Ipse dixit, ai posteri l’ardua sentenza. Lungi da noi fare “dietrologia” animata dal “senno di poi“, tuttavia crediamo sia importante capire, anche attraverso l’autorevolezza delle dichiarazioni rilasciate a suo tempo ai giornali, quale sia stata l’evoluzione della “questione assese“.

Cronache di Asso sarà presente alla Festa del Libro e disponibile anche via Internet grazie a Ilmiolibro.it: Cronache di Asso.

Una volta Giovanni Conti dichiarò a La Provincia: “quando scrive Valsecchi mi pare offensivo e privo di senso“. Mi fece riflettere quella frase ed è per questo che ho deciso di dare spazio alle dichirazioni di tutti i protagonisti cercando di coglierne il “senso“. Esplorare le parole disseminate nel tempo per capire perchè ad Asso negli ultimi 7 anni sia diventato prioritario, Amministrazione dopo Amministrazione, battersi per costruire due supermercati ed una rotonda.

A Voi lettori il piacere di dare la caccia e trovare  questo “senso” attraverso le pagine di questo diario-documentario dedicato ad Asso.

Davide “Birillo” Valsecchi

I’m the Highway

I’m the Highway

Audioslave - I'm the Highway
Audioslave - I'm the Highway

Perle ai porci. La mia strada è stata lunga e faticosa. Mi sono perso nelle città, solo nelle colline. Non provo  nessun dolore né pena per essere partito. Non sono le tue ruote, io sono l’autostrada. Non sono il tuo tappeto volante, io sono il cielo.

Amici e bugiardi non aspettatemi perchè io continuerò da solo. Ho messo milioni di chilometri sotto i miei talloni ed ancora troppo vicino a voi mi sento.

Non sono le tue ruote, io sono l’autostrada. Non sono il tuo tappeto volante, io sono il cielo. Non sono il vento che soffia, io sono il fulmine. Non sono la tua luna d’autunno, io sono la notte.

[I’m the Highway] è una canzone degli Audioslave, un gruppo composto da Criss Cornell, ex cantane dei Sound Garden, con Tim Commerford (basso), Brad Wilk (batteria) e Tom Morello (chitarra) dei Rage Against the Machine.

Mi è venuta in mente leggendo qualche brano via web del libro “The road“, la strada, di Cormac McCarthy. Questo romanzo post apocalittico ha vinto  il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007 e il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 2006.

Ne è stato recentemente realizzato anche un adattamento cinematografico che vede come protagonista Viggo Mortensen. Il film uscirà in Italia il 28 Maggio nonostante qualche tentennamento da parte dei distributori, negli USA  infatti è stato definito come una pellicola in grado di “deprimere seriamente” gli spettatori.

La storia  non è delle più leggere: padre e figlio vagano attraverso l’America sfuggendo all’inverno  dopo una non meglio precisata catastrofe che ha quasi estinto il genere umano riducendolo ad una condizione di vita quasi primitiva tra le macerie della civiltà.

Padre e figlio: due punti di vista assolutamente opposti. Il padre infatti sostiene ogni sforzo nel tentativo di salvare il figlio ma, consapevole di ciò che era il passato, è disperato ed affranto per il futuro che lo attende. Il figlio al contrario quasi non ricorda nulla del “mondo come era” e vive la propria vita con l’entusiasmo di un bambino nonostante tutta la devastazione e le difficoltà che li circondano.

Rassegnazione e speranza sulla stessa strada.

Esiste un età per “gettarsi oltre” ed un età “per resistere“. I trentenni sono coloro che si trovano in mezzo a queste due età, sono coloro che devono “gettarsi oltre per resistere”. E’ la consapevolezza che rende questo momento terribile e magnifico. E’ la maturità che brilla negli ultimi lampi di creatività adolescenziale la loro magia, la loro rassegnata speranza.

“A trent’anni ti spetta un giro in croce per imparare a vivere il resto della tua vita…”

Davide “Birillo” Valsecchi

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