Notizie dal Ladakh dopo l’alluvione

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Le strade di Leh

Le strade di Leh

Nel maggio del 2009 Enzo ed Io eravamo in Ladakh. Siamo stati a zonzo per quasi due mesi da quelle parti ed oltre ad aver portato le bandiere dei Ragazzi del Setificio di Como a 6130 metri, in Cima allo Stok Kangri, abbiamo avuto modo di conoscere quel territorio e la sua gente.

Il 6 Agosto 2010 il Ladakh, ed in particolare la cittadina di Leh, sono stati colpiti da un violento nubifragio che ha travolto tutto con i suoi Debris Flow, le terribili colate di fango e detriti.

Leh è una cittadina a 3600 metri sul livello del mare, inserita nel panorama desertico himalayano tra montagne che salgono fino a superare i 7000 metri. La vegetazione è estremamente scara, il panorama è fatto di rocce e terra arancione. Non piove quasi mai: durante il nostro soggiorno ha nevicato spesso mentre eravamo tra i monti ma in paese avrà piovuto si e nò solo un paio d’ore in due mesi.

Questa volta è stata diversa. Durante la notte fulmini e pioggia hanno scosso la valle e prima dell’alba il fango ha cominciato a travolgere tutto. La parte Ovest di Leh, riparata dallo sperone di roccia su cui sorge il vecchio palazzo reale, è stata risparmiata mentre le zone adiacenti sono state quasi spazzate.

Ieri sono riuscito a mettermi in contatto telefonico con il mio amico Altaf, a Leh, e mi sono fatto raccontare meglio l’accaduto. L’acqua ha sgretolato le case in mattoni di fango trasformando le strade in torrenti carichi di detriti, ci sono stati oltre 200 vittime solo nel circondario di Leh e mancano ancora dati certi dalle valli. Il piazzale dei pullman, uno spiazzo in terra su cui sostano la maggiorparte dei piccoli pulmini, è stato completamente travolto spazzando ogni mezzo di trasporto pubblico: tutto era distrutto e bloccato.

Ora la situazione in città si sta lentamente normalizzando sebbene persistano ancora gravi difficoltà. Internet è ancora non funzionante ma l’elettricità, che già normalmente a Leh è ballerina, sta stabilizzandosi. In Ladakh, zona militarizzata, vi è un sistema GSM chiuso (non funziona nient’altro se non i satellitari) che è stato ripristinato dando finalmente la possibilità ad Altaf di contattarmi.

Per chi è sopravvissuto il problema che si avvicina è l’inverno e, oltre ai danni subiti, la crisi economica.

Parliamoci chiaro: Leh è stata nel passato una tappa importante lungo il ramo della via della seta che univa Cina ed India. Dopo questo periodo aureo di commercio questa zona è stata quasi dimenticata per due secoli fino a quando il conflitto Indo-Pakistano-Cinese non ha rianimato le valli con un ingente spiegamento di truppe.

La costruzione dell’aeroporto civile ha fatto si che i ricchi indiani del Sud potessero agevolmente scappare dalla calura estiva di Delhi riparando tra le montagne.  Da qui in poi il turismo è divenuta la prima risorsa di queste valli che per quattro mesi all’anno accoglie migliaia di turisti da tutto il mondo.

Dopo l’alluvione tutto si è fermato, i turisti sono scomparsi. Coloro che erano venuti dal Sud, ma anche dal Nepal, per lavorare una stagione sono rimasti senza impiego. Shop Keeper, venditori ambulanti ma anche portatori, autisti, garzoni e quant’altro si aggirano ora sconsolati tra le macerie cercando di tornarsene a casa a mani vuote.

Il mio amico Altaf era affranto: in molti stanno pensando di scendere verso il Kashmir ma, anche lì, tutto è bloccato per via degli scontri seccessionisti. Commercio e turismo, le uniche risorse di quel territorio per chi non possiede la terra, sono ferme e non rimane molto altro da fare.

Il governo centrale Indiano, dopo gli sioperi dello scorso anno in Ladakh ed i tafferugli in Kashmir, non sembra affatto intenzionato a sostenere la ripresa con aiuti straordinari e quindi le prospettive appaiono buie.

Mentre vi scrivo quest’articolo non ho ancora ben chiaro cosa si possa fare, tuttavia un paio di idee ci sono ma toccherà lavorarci sopra un po’. Per chi volesse invece conoscere meglio quello che è accaduto in Ladakh in quei giorni terribili ho trovato un articolo scritto da un metereologo che era presente a Lhe il giorno del disastro: Alluvione in Ladakh

Davide “Birillo” Valsecchi

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