Good Morning Kashmir

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lexA 22 anni ero sul confine tra Afganistan e Pakistan a parlare con il generale di un territorio grande come il nord Italia per farmi dare “in prestito” un ponte. Solo qualche giorno prima assistevo ad una manifestazione studentesca dove ad aprire il corteo c’erano ragazzi con i Kalashnikov mentre la polizia presidiava in assetto da combattimento la pompa di benzina del villaggio. Io guardavo la scenetta appoggiato ad un monumento a forma di missile al centro della piazza. Detto così può sembrare “figo” ma in realtà è tutto molto stupido perchè nonostante l’esperienza continuo a cacciarmi nei guai.

Parlando ieri con Bruna mi è tornato alla mente un episodio del viaggio in Kashmir che mi ero ben guardato dal raccontare mentre eravamo in India (e poi capirete perchè).

Un imbroglione di nome Dharma era riuscito a scucirci una cifra invereconda per portarci fino a Srinagar in un’imprevista deviazione del nostro viaggio tra i monti. La città però si era dimostrata subito interessante ed eravamo riusciti ad entrare in contatto con il principale quotidiano in lingua inglese del territorio: il Greatest Kashmir.

Così, il giorno dopo una lunga intervista, la mia faccia e quella di Enzo svettavano sul quotidiano [leggi]. Perché ci avevano dato tanto spazio? Semplice, la città era presidiata dai militari a causa delle elezioni, tutti i negozi erano chiusi e piccoli scontri tra separatisti ed esercito si verificavano nelle strade con regolarità. Probabilmente ci intervistarono perché eravamo gli unici turisti occidentali che se ne andassero a zonzo per Srinagar ( …e anche perché mi lasciai sfuggire che Enzo era uno dei più famosi fotografi italiani in viaggio in incognito)

Niente di esageratamente speciale sennonchè  il giorno seguente si presentarono da noi un paio di tizi che avevano letto il giornale e volevano presentarci un’importante personalità politica locale. Pensate sia possibile convincere Enzo a non infilarsi in un guaio? Nossignore, tuttavia mi aspettavo di incontrare il solito anonimo “papavero” locale che voleva darsi arie.

Il Kashmir è un territorio a maggioranza mussulmana all’interno dell’induista India ed è fortemente conteso dal Pakistan. Nel ‘99 ci fu anche una mini-invasione che durò una decina di anni, ma ciò che scuote ora il Kashmir è la forte spinta secessionista ed indipendentista di stampo religioso: insomma un bel caos.

Atraversammo un paio di stradine e raggiungemmo una piccola casa nel centro della città. Togliendoci le scarpe ci infiliamo su per una piccola scala mentre, piano dopo piano, aumentavano il numero di persone armate. Alla fine entriamo in una stanza piena di gente barbuta ed armata di mitra mentre sul letto c’era un tipo mezzo moribondo. “Quando ti accorgi che le cose stanno prendendo una brutta piega è sempre troppo tardi”.

Il tipo sdraiato si alzò e ci guardò mezzo imballato, io lo riconobbi perché la sua faccia era nell’articolo accanto a quello dove comparivamo Io ed Enzo: eravamo stati tanto stupidi da finire davanti a Muhammad Yasin Malik, il leader del partito separatista Kashmiro che l’esercito aveva posto agli arresti domiciliari (dopo avergli dato un evidente ripassata in 6 anni di prigionia) perché non interferisse con le locali elezioni. In quell’attimo silenziosamente snocciolai un intero rosario di bestemmie contro la mia stupidità!!

Malik ci guardava senza capire cosa centrassimo e, ad essere onesto, anche io me lo stavo intensamente domandando. Uno dei suoi subalterni, quello che ci aveva accompagnato, spiegò in inglese che eravamo due famosi europei e che eravamo venuti per ascoltare e raccontare la sua storia. Apriti cielo, malconcio si tirò a sedere e cominciò un mezzo comizio: vuoi non stare ad ascoltare il capo di un gruppo armato di separatisti mussulmani quando sei stato tanto stupido da finire nella tana del lupo?

La situazione però era ridicola perché io ed Enzo eravamo probabilmente le due persone meno empatiche con tutta questa storia che si potessero trovare in tutta l’India ma, noblesse oblige, centellinavo ogni singola parola in inglese ringraziandolo per l’incontro mentre in italiano, ma sempre con il sorriso, cercavo di spiegare ad Enzo in che guaio ci eravamo cacciati facendogli capire che era tempo di tagliare la corda …in fretta!!

Per accomiatarci raccontai la storia della macchina Polaroid di Enzo, una macchina d’epoca che usava pellicole molte preziose ed ormai molto rare. Gli raccontai che con quel tipo di fotografia erano stati immortalati tutti i grandi leader politici del mondo e spiegai a Malik che Enzo sarebbe stato molto onorato di scattargli un paio di foto prima di andare.

«Birillo a me non me ne frega nulla di fargli le foto a sto tipo!! Poi sai quanto costano le pellicole!!» Ogni tanto prenderei a badilate quella sua testaccia. «Ora – gli dissi sempre sorridendo – fai due o tre foto, gliele regali sorridendo ed andiamo via, se no ti butto io da quella cazzo di finestra!!!». Così Enzo si mise a scattare polaroid a Malik mentre si metteva in posa come un novello Che Guevara: delle tre che ne fece gliene regalammo due.

Grandi inchini e grandi saluti abbiamo preso comiato dall’allegra compagnia ridiscendendo le scale che ci riportavano verso l’uscita. Uscendo dalla casa mancammo di poco un squadra dell’esercito che, fortunatamente per noi, non ci vide lasciare la casa (…se no eravamo ancora là a spiegargliela agli indiani!!).

I mei congegni informatici che scrutano il web hanno trovato proprio ieri una notizia su Muhammad Yasin Malik. Il leader del Fronte Indipendentista del Kashmir e Jammu è stato infatti nuovamente arrestato insieme ad altri sette dirigenti del partito. Per alcuni Kashimiri è un eroe, per altri un criminale, per gli Indiani è un pericoloso ostacolo mentre per i Pakistani è un leader mussulmano immune alle loro lusinghe. Per me? Per me è “una mezzora di vita fin troppo intensa”. La morale? Semplice, a Dio piace salvare la pelle agli sciocchi e noi a volte sembriamo i suoi prediletti!!

Davide “Birillo” Valsecchi

Polaroid: Muhammad Yasin Malik
Enzo Santambrogio: Polaroid di Muhammad Yasin Malik

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