Day: January 14, 2011

Berliner Fallout: capitolo #02

Berliner Fallout: capitolo #02

Sowjetisches Ehrenmal: il Memoriale per i soldati sovietici caduti a Berlino
Sowjetisches Ehrenmal: il Memoriale per i soldati sovietici caduti a Berlino

La statua è quella del Sowjetisches Ehrenmal, il Memoriale per i soldati sovietici che sorge sulla “strada del 17 giugno” a pochi metri dalla Porta di Brandeburgo. Nell’altra direzione si staglia all’orizzonte la Colonna della Vittoria che domina tutto l’Unter den Linden, il viale sotto i tigli.

La leggenda vuole che il memoriale sia costruito con il marmo della Cancelleria del Reich: tutto qui a Berlino divenne un simbolo da innalzare o da sfatare.

Alla mia sinistra c’è il Reichstag, il palazzo del parlamento. Fu distrutto dai bombardamenti e dopo la guerra divenne poco più che un simbolo vuoto di un passato da dimenticare, una testimonianza racchiusa nelle foto della cupola in fiamme nei giorni del complotto che portò Hitler al potere.

Dopo la riunificazione tornò ad essere la sede politica della Germania, il nuovo parlamento tedesco. Un agente in uniforme mi ha informato che a causa del terrorismo nessuno può più accedere in visita alla nuova ed avvenieristica cupola in cristallo: non vi è pace per questo palazzo.

Sono in piedi, fermo davanti alla memoria: quello che resta è una doppia fila di mattoni nell’asfalto che corrono paralleli attraverso la città, una linea sottile che divideva due mondi con un muro, il Berliner Mauer.

Per 28 anni Berlino Ovest divenne un’isola nel cuore della Germania dell’Est e quel muro un simbolo per il mondo. Come John Running mi ritrovo a scavalcarlo da ovest verso est, ben consapevole che coloro che persero la vita in tale tentativo provenivano nella direzione opposta.

L’Unter den Linden è la storia di Berlino: un tempo questo immenso viale attraversando tutta Berlino, era protagonista delle sfilate militari di Hitler e poi, un giorno, questa grande strada non portò più a nulla, se non a un muro invalicalibile che la spezzava in due. Anche i boschi che circondano il viale formando ora un meraviglioso parco, quello stesso giorno, divennero solo terra di nessuno al di là della zona della morte.

Il marmo della Porta di Brendeburgo porta i segni della guerra nei rattoppi che nascondono i colpi di proiettile e le esplosioni. In ognuno dei pochi palazzi risparmiati dai bombardamenti si trovano tracce di quello scontro combattuto tra le strade. Il colonnato di fronte all’ Alte Nationalgalerie, un angolo immerso nel verde alle spalle della Cattedrale di Berlino, mostra tutta la violenza con cui sovietici e nazisti si contesero il passaggio su uno dei ponti sul fiume Sprea, il fiume che attraversa la città.

L’orrore finale di 12 anni di regime, di 5 anni di guerra, il tramonto di “Un Popolo, uno Stato, un Capo” e l’alba della Cortina di Ferro: il Comunismo frapposto al Capitalismo.

Tra la nebbia, attraverso il colonnato della Porta, appare il Fernsehturm, la torre della televisione costruita nella Berlino dell’ Est. I sovietici si sono sempre vantati di quella torre, alta 368 metri, non solo perchè da lassù si può osservare tutta Berlino ma anche perchè, all’alba,  il sole proiettava l’ombra della torre sovietica al di là del muro, estendendosi fino al cuore della Berlino occidentale.

Ed è così che, guardando il tempo e lo spazio che mi circondano, mi sono ritrovato al di là di quella linea sottile, di quella striscia di mattoni. Il 9 novembre 1989 quel muro smise di avere uno scopo e privo di senso, come le idee che lo avevano generato, crollò inghiottito dalla folla. Amen, così sia.

Con quella data si concluse la tormentata storia del ‘900: le sue follie, le sue grandezze, i suoi orrori. I ragazzi nati nel 1990 ora hanno poco più che vent’anni, il muro non è altro che un ricordo di fatti prima della loro nascita: per loro l’11 Settembre  non è il giorno in cui crollò la Cortina di Ferro (11 Settembre 1989) ponendo fine alla Guerra Fredda, per loro è solo la data in cui un nuovo crollo e nuove vittime diedero vita ad un altro muro all’alba di un nuovo secolo (11 Settembre 2001).

Davide “Birillo” Valsecchi

“Eternal glory to heroes who fell in battle with the German fascist invaders for the freedom and independence of the Soviet Union”“Вечная слава героям, павшим в боях с немецко-фашистскими захватчиками за свободу и независимость Советского Союза” – Vestigia di mondi scomparsi, fossili di dinosauri del pensiero antichi di solo sessan’anni.

Berliner Fallout: capitolo #01

Berliner Fallout: capitolo #01

In partenza per Berlino
In partenza per Berlino

L’aereo parte alle 9:00, il check-in è alle sette di mattina e così, per essere previdenti, il nostro viaggio parte con dodici ore d’anticipo: alle sette di sera. Perché far attendere l’avventura?

Facciamo un salto al Touring Café a salutare gli avventori e a dare un’altra occhiata alle cianotipie di Enzo insieme all’Ingegnere. Un paio di birre e si va a cena al Sociale di Como, quello vero, quello di Gianni per intenderci. Osso buco e risotto con una bottiglia di vino: la cena propiziatoria è un rito da osservare rigorosamente.

Dobbiamo tirar mattino e così quando Fabrizio e la Betta ci invitano nel “di lui” studio per vedere un film accettiamo di buon grado. Spostiamo tre enormi tele di Fabrizio ed accendiamo il proiettore contro la grande parete bianca: meglio che stare al cinema!!

Per l’occasione, visto che siamo in partenza per Berlino, scegliamo l’ultimo film di Tarantino e Brad Pitt: Bastardi senza gloria. Le due ore successive le passiamo guardando “Aldo l’Apache” che scalpa soldati nazisti in un film che è un incrocio tra Sergio Leone ed il peggio degli anni ’70.

Alle due di notte, dopo che “Zio Adolfo” è trapassato in modo inaspettato, siamo in autostrada verso Malpensa lungo una Milano-Como che le luci dei lavori in corso e la pioggia fanno apparire frastornante come un flipper.

Il piano era continuare a fare festa a Malpensa ma, ahinoi, tutto l’aeroporto ha nuove regole e durante la notte la maggior parte dei locali sono chiusi e non è possibile comprare neppure una birra. Un po’ affranti ci siamo visti costretti sulle panchine ad attendere l’alba.

Confesso che oramai un po’ di aeroporti li ho conosciuti e credo che a Malpensa ci siano le poltrone più scomode del pianeta e che chi, come me, le ha provate per qualche ora non avrebbe alcun rimorso o remora nel “castrare con un paio di pinze roventi” l’architetto che le ha disegnate!! Maledetto!!

Un secondo dopo che ho allacciato le cinture sprofondo nel buio del sonno: non mi accorgo della “recita sicurezza” messa in scena dalle hostess né del decollo. Riapro gli occhi un attimo prima dell’atterraggio, riesco a vedere il sole attraverso i finestrini mentre le ruote toccano terra. Un allegro gruppo di russi comincia ad applaudire la manovra del pilota rubandomi un sorriso mentre sono ancora mezzo addormentato: non sono solo gli italiani a farsi “catar via”.

Siamo a Berlino, aeroporto di Tegel. Non male, mi piace: comincia la nostra avventura!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps. Il primo giorno a Berlino lo abbiamo trascorso nel grande Zoo:  lo Zoologischer Garten Berlin. Con le sue 1500 speci animali è il secondo giardino zoologico al Mondo ed il primo in Europa. Nonostante il freddo e la neve il parco era pieno di scolaresche, di mamme con i figli e di spensierati visitatori, tutti entusiasti di vedere così tante meraviglie riunite. Lo Zoo da solo varrebbe il viaggio a Berlino.

Qualche foto:

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