Asso chiama Zanzibar #01

Milano, Cairo, Dar es Salaam

Milano, Cairo, Dar es Salaam

[In collaborazione con il laboratorio di giornalismo della Scuola Media di Asso coordinato dalla Professoressa Giulia  Caminada ecco i nostri racconti di viaggio dedicati ai giovani giornalisti]

Buongiorno giovani giornalisti, chi vi scrive è Davide Valsecchi ed Enzo Santambrogio.

Visto il buon lavoro e l’ottima ricerca che abbiamo fatto insieme l’ultima volta si è deciso, in collaborazione con la vostra insegnante, di portarvi in viaggio con noi: ogni settimana vi manderemo una lettera aspettando di ricevere le vostre domande, la settimana successiva vi risponderemo raccontandovi qualcosa di nuovo.

Settimana dopo settimana, lettera dopo lettera, realizzeremo insieme un’avventura condividendo quello che si scoprirà durante il viaggio.

La nostra destinazione questa volta è la {it:Tanzania}, uno stato africano a sud dell’{it:equatore}. Per chi non lo ricordasse l’equatore è la linea immaginaria che sulle carte geografiche divide in due il globo terreste: l’Italia è sopra e noi siamo sotto di cinque gradi per l’esattezza. Questo vuol dire che mentre da voi ancora nevica ed è inverno da noi è piena estate e, come se non bastasse, siamo in una zona tropicale: quindi fa un caldo terribile!!

Lascio a voi il compito di cercare sulla wikipedia cosa sia l’equatore e cosa siano i {it:tropici}: sono sicuro che senza difficoltà, studiando anche il moto terrestre e la rivoluzione attorno al Sole, capirete perchè le stagioni sono invertite. Sì, serve conoscere un sacco di cose per andare in giro per il mondo!

Vediamo un po’ i dettagli del viaggio che abbiamo fatto fino ad adesso:

Siamo partiti dall’Aereoporto di {it:Malpensa} Giovedì 20 Dicembre alle ore 14:00 alla volta dell’aereoporto internzionale del {it:Cairo} dove abbiamo fatto scalo, ossia abbiamo cambiato aereo. Per arrivare al Cairo, la capitale dell’{it:Egitto}, abbiamo impiegato più o meno 3 ore di volo ma dall’aereoplano è stato possibile non solo vedere tutta l’Italia ma anche il {it:Mediterraneo} ed il {it:deserto}. Atterrando si sorvola anche tutta la città e si riesce a vedere dall’alto anche le {it:piramidi} più vicine.

Dopo un paio di ore di attesa ci siamo imbarcati sul volo in partenza per {it:Dar Es Salaam}, la città più importante della Tanzania. Abbiamo volato di notte e quindi questa volta non è stato possibile vedere il {it:Kilimangiaro}, la montagna più alta dell’Africa, che si erge abbastanza vicino a questa rotta.

Alle 5 del mattino di Venerdì 21 siamo finalmente atterrati dopo quasi sette ore di volo. In totale abbiamo trascorso in aereo quasi dieci ore percorrendo oltre 7000 km ad una velocità media di 700 km orari ad un altezza di 10.000 metri.

La Tanzania si trova più ad ovest dell’Italia e per questo ha un {it:fusorario} differente. Questo perchè il Sole, per effetto della rotazione della Terra, sorge prima qui che in Italia da voi. Quando da noi sono le 9:00 del mattino da voi sono solamente le 7:00 perchè qui il giorno inizia due ore prima.

Dar Es Salaam è una città molto grossa ma anche molto differente dalle metropoli europee: in questi grandi aglomerati africani si deve sempre fare molta attenzione perchè tutto è molto più caotico e disordinato che da noi. In pratica hanno il nostro stesso livello tecnologico ma lo sviluppo urbanistico e culturale è stato molto più disorganizzato e questo fa sì che vi sia una situazione densa di contrasti e di contraddizioni per il nostro modo di intendere una città.

Qui tutti hanno la pelle scura e parlano il {it:Swahili}, la lingua nazionale, tuttavia se consocete l’inglese dovreste essere in grado di farvi comprendere dalla maggior parte delle persone che incontrate. Nelle strada si guida alla maniera anglosassone e quindi le corsie di marcia sono inverite: si deve fare attenzione attraversando!!

Dall’aeroporto abbiamo raggiunto il porto della città imbarcandoci su di una piccola motonave ed attraversando il mare verso l’isola principale dell’arcipelago di {it:Zanzibar}: {it:Unguja}. Ci sono volute due ore perchè la distanza tra l’isola e la terra ferma è molta ma, fortunatamente, solo Enzo soffre di mal di mare e quindi io mi sono goduto l’attraversata. L’isola si affaccia sull’{it:Oceano Indiano}ed circondata dalla {it:barriera corallina}.

Sull’isola abbiamo attraccato al porto di {it:Stone Town}, una città molto antica e carica di storia che non molti anni fa è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’{it:Unesco}, l’organizazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Vi parlerò ancora di Stone Town perchè è una città ricca di curiosità e misteri che sicuramente sapranno affascinarvi. Da Stone Town abbiamo attraversato l’isola fino a Nungwi, un villaggio di pescatori che si trova all’estremo nord dell’isola e dove un piccolo faro avvisa le imbarcazioni della presenza degli scogli.

Cosa siamo venuti a fare qui? Enzo deve realizzare degli scatti fotografici per un libro sull’isola e, in virtù dello scambio artistico dello scorso anno, realizzare due imporanti cancelli ornati in ferro. Io come al solito gli darò una mano curiosando come è fatto il mondo.

Bene, credo che ora abbiate un po’ di informazioni per cominciare a curiosare su come è fatta questa parte di Africa e su come organizzare i vostri articoli preparando le vostre domande per noi. Aspetto con impazienza le vostre curiosità ed i vostri quesiti!!

Vi lascio con un saluto locale: Karibu Zanzibar, che significa benvenuti a Zanzibar

Davide “Birillo” Valsecchi & Enzo Santambrogio

14 thoughts on “Asso chiama Zanzibar #01

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  2. DEBORA FARAVELLI

    Ciao! Come state?! Sono una ragazza che ha assistito all’intervista sul vostro viaggio in Tibet.. così ho pensato di porvi delle domande.. (:
    – Ma che temperature ci sono? animali ce ne sono parecchi? vegetazione ? spero vi divertiate, a presto! ^^

  3. Davide "Birillo" Valsecchi Post author

    Ciao Debby
    qui abbiamo tra i 33 ed i 35 gradi di giorno ed il sole è molto forte. C’è sempre molto vento e questo, se non si sta attenti, può essere un guaio.

    In tanzania, lo scorso anno, abbiamo visto molti grandi animali (qui puoi trovare la storia del nostro incontro con gli ippopotami: [ https://www.cima-asso.it/2010/04/river-horse/ ]) ma qui a Zanziar la fauna più interessante è quella marina (oltre ai più strani insetti). Ci sono anche delle piccole scimmiette, i bush bay, che vivono per lo più di notte ma nulla di più grande.

    Palme, manghi, alberi di papaya e banani sono le piante più diffuse e quelle che mi è più facile riconoscere.

    Si, al momento stiamo lavorando ma ci si diverte abbastanza.Ti racconterò meglio nelle prossime lettere.
    Ciao!!!

    Davide

  4. DEBORA FARAVELLI

    Ciaoo (: Grazie Mille, ! MAMMA MIA CHE CALDO! QUA CI SONO 6 GRADI AL MATTINO !! è Difficile la loro lingua, il Swahili [ o qualcosa del genere .. ] ? L’ho Visto il sito, bellissimo! a presto.. Bacii <3

  5. profcamiNada

    ciao Davide e Enzo, a scuola il gruppo di giornalsimo ha aperto la lettera martedì scorso, mentre oggi l’abbiamo letta in classe in III C. Abbiamo aspettato ad iniziare lo studio dell’Africa previsto per la classe terza, proprio per agganciarlo alle vostre lettere. Sicuramente sono molto attese e abbiamo pensato di raccogliere lo scambio epistolare in un apposito spazio del quaderno o della cartelletta individuale… ci piace così… studiare e mparare cose nuove è la cosa più bella del mondo, peccato che qualche volta i libri ce lo fanno dimenticare. Non dimenticate che siamo anche un po’ artisti, raccontateci anche dei colori e dei suoni del mondo africano. Oggi da noi è il giorno della Giubiana… sul giornalisno L’EDICOLA sono usciti gli articoli del gruppo di giornalismo sulle tradizioni del mese di gennaio e martedì scorso abbiamo deciso di dedicarci ai podcast. Potete vedere su http://www.bloggiornalismo.scuoleasso.it. E le Giubiane africane come sono? Buona Giubiana a tutti e due e che l’inverno finisca e si propizi primavera! Giulia

  6. Giulia Tagliabue

    Ciao! Sono Giulia, un’alunna della Professoressa Caminada. Non faccio parte del gruppo di giornalismo, quindi non vi ho mai visto nè intervistato, però la Prof. ci ha letto la vostra lettere quì sopra in classe, e ce ne ha dato una copia. Mi interessa molto questo argomento, quindi volevo farvi soo una domanda, perchè le altre ve le ha già poste Debora.
    – Che cosa mangiate? Ci sono piatti tipici? Quali sono?
    Buon divertimento e a presto! 🙂

  7. Davide "Birillo" Valsecchi Post author

    Ciao Giulia

    Cosa mangiamo? Bhe, al momento un sacco di frutta e pesce. Qui sull’isola ce ne è in abbondanza di entrambi.

    La cucina locale è molto piccante e, se non si è abituati, può essere davvero forte il cibo qui. Nell’interno della Tanzania, lontano dal mare, la gente mangia per lo più riso ed un piatto unico di verdure che spesso mangia insieme ad una specie di “ciapati” locale, una specie di focaccia di pane schiacciata.

    Alle volte si mangia il “Kuku”, il pollo, ma è dificile mangiare manzo o altri animali perchè spesso non ci sono frigor o altri strumenti per conservarne la carne. Visitare una macelleria da queste parti è un esperienza per stomaci forti e per chi non ha a noia le mosche.

    Il mio cibo preferito sono i Miskaki, degli spiedini di carne molto buoni che si trovano spesso lungo le strade alle fermate dei pulman: sono il take-away locale.

    Spesso si sgranocchia qualche pannocchia alla griglia con una spruzzata di limone, si succhia pezzi di canna da zucchero o si ingolla qualche uovo sodo con il sale. Quello che mi ha stupito di più sono le arachidi fresche: non sono affatto male anche se sembra di magiare fagioli crudi.

    Ciao!!

    Davide

  8. DEBORA FARAVELLI

    LE ARACHIDIII CHE BUONEEE 😀 IO MORIREI SENZA MANGIARE CARNE ROSSAAAAA ! Buon Divertimento, e Grazie Per Tutte Le Informazioni!

    Bye..

  9. Davide "Birillo" Valsecchi Post author

    Ciao Edoardo

    Oggigiorno il mondo condivide più o meno lo stesso livello tecnologico: quello che spesso differisce è la disponibilità e la compentenza tecnologica.

    Vi è un ampia diffusione della tecnologia a basso costo: ad esempio qui tutti hanno un telefonino ed è attiva una buona rete di telecomunicazione.

    Tuttavia in ambito produttivo solo gli stranieri hanno la possibilità di accedere e di saper utilizzare strumenti tecnologici (pompe, generatori, trapani, strumenti tecnici). La maggior parte dei locali lavora con strumenti a bassa tecnologia (martelli, pezzi di legno, ecc)

    Per comprendere a pieno la situazione teclogica basta pensare alla distribuzione della corrente elettrica, quella che qui si chiama Humeme.

    La luce infatti salta spesso ogni giorno e la maggiorparte delle abitazioni dei locali è provvista al massimo di qualche lampadina. Al contrario gli stranieri e le persone abbienti (una minoranza) hanno generatori elettrici e dispongono di gran parte delle comodità che possiamo avere anche noi in europa.

    Mentre ti scrivo, con il mio computer e la mia connessione internet, sono davanti a dei pescatori che stanno riparando la loro barca, l’hangalaui, realizzata con tronchi e con una piccola vela in stoffa pù o meno come 80 anni fa. Questa piccola situazione è un esempio delle squilibrio tecnologico che spesso si incontra in paese come questo.

    Lo stesso avviene, per correttezza, anche in paese ipersviluppati dal punto di vista tecnologio come l’India.

    Spero che questa risposta, purtroppo molto breve, possa aver soddisfatto la tua domanda su un argomento molto interessante.

    Ciao edoardo!!

    Davide

  10. Piergy

    ciao Davide e Enzo,
    ci sono le battute di caccia in Tanzania? Caccia grossa intendo. Il cibo ve lo procurate voi? Pescate?
    Bye

  11. profcamiNada

    Nel nostro blog abbiamo aperto la CATEGORIA “NOTTURNO AFRICANO” per collezionare le lettera DA e PER l’Africa. La corrispondenza mi ha ricordato un libro di Tabucchi che ho letto tanti anni fa, “Notturno indiano”. Il senso di questo libro di Tabucchi sta tutto qui, in questa nota che precede il racconto. L’autore lo dice subito: è incongruo, notturno e ombroso. Come ogni ricerca che si rispetti, la tematica è il viaggio, metafora di ritorno e riscoperta, di pedinamento di sé, di pellegrinaggio non mistico ma interiore.

    “Questo libro, oltre che un’insonnia, è un viaggio. L’insonnia appartiene a chi ha scritto il libro,il viaggio a chi lo fece. Tuttavia, dato che anche a me è capitato di percorrere gli stessi luoghi che il protagonista di questa vicenda ha percorso, mi è parso opportuno fornire di essi un breve indice. Non so bene se a ciò ha contribuito l’illusione che un repertorio topografico, con la forza che il reale possiede, potesse dare luce a questo Notturno in cui si cerca un’Ombra; oppure l’irragionevole congettura che un qualche amante di percorsi incongrui potesse un giorno utilizzarlo come guida.”

    Tuttavia, dato che anche a noi è capitato di percorrere gli stessi luoghi che il protagonista di questa vicenda ha percorso, ci è parso opportuno fornire di essi un breve indice… con le nostre LETTERE…

  12. Davide "Birillo" Valsecchi Post author

    Ciao Piergy

    posso dirti che Enzo sta collaudando diversi sistemi di pesca rudimentale ma i risultati sono ancora scarsissimi (ma in miglioramento!!). Quindi no, il cibo lo acquistiamo e facciamo particolare attenzione affinchè sia buono visto i problemi che l’alimentazione qui può causare.

    La Tanzania è uno dei paesi, insieme al Kenia, dove si sono il maggior numero di parchi naturali e dove non è permesso alcun tipo di caccia. Ci sono alcune riserve di caccia ma a cui si può accedere solo come clienti (e sono costosissime).

    Purtroppo la caccia in Africa ha perso molto del suo fascino ed ormai è purtroppo solo uno “sport” (nell’accezione più negativa) per persone molto ricche che si dilettano “a sparare ai pesci rossi nella boccia”. Un vero peccato perchè la natura e gli animali qui sono splendidi. Purtroppo viviamo in epoca dove la caccia, quella vera e nobile, non esiste quasi più per svariati motivi.

    Tuttavia, se come credo tu non hai pregiudizi, ti consiglio di leggere un articolo che scrissi tempo fa su uno dei più bei libri che abbia mai letto.

    https://www.cima-asso.it/2010/01/lee-enfield-303-per-alexander-lake/

    Scoprirai quanta conoscenza e quanto amore per la natura animavano i veri cacciatori di inizio secolo e potrai capire da solo che non è a causa loro che oggi non si caccia più.

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