Month: April 2011

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Menaresta: la sergente del Lambro

Menaresta: la sergente del Lambro

Ivan e Alifa alla Menaresta
Ivan e Alifa alla Menaresta

Ieri è venuto a trovarmi da Milano il mio buon amico Ivan accompagnato dal suo inseparabile dobermann: la giovane ed ormai non più così piccola Alifa.

Ivan è un addestratore di cani  professionista ed è incredibile il rapporto, la complicità e l’obbedienza che è riuscito ad instaurare con il suo cane: è sempre un piacere andare a spasso con loro due.

Il tempo ieri sembrava trattenere le nuvole ed il cielo sembrava accumulare la pioggia tra gli sprazzi di sole: non avrebbe piovuto e questo bastava per darci l’opportunità di una piccola escursione.

Ivan, Lele, Alifa ed Io ci siamo avventurati su per la Vallassina a bordo di una Mini Cooper Station Wagon adeguatamente riadattata al trasporto cani.

Emuli di Austin Powers siamo saliti a Barni, a Magreglio e su per i tornanti verso Pian Rancio. Era tanto tempo che non passavo da quelle parti e sono rimasto sorpreso da come abbiano trasformato la zona. I sentieri sono ben curati, sono presenti molti pannelli inforamativi e sono stati attrezzati spazi per il campeggio e per il pic-nic, vi è persino una lunga serie di barbecue in sasso per le grigliate: a pasquetta quell’angolo quieto di bosco doveva essere una specie di bolgia infernale!!

Il “downshifting“, la volontaria semplificazione della propria vita professionale, rende decisamente il portafoglio leggero ma permette di godersi spazi che altrimenti sarebbero sofraffollati e quasi inagibili e così, visto che Ivan è di Milano, l’ho accompagnato a visitare la sorgernte del Lambro: la Menaresta.

Tutta l’area, per via delle grotte e della sorgente, era popolata anche in tempi primitivi e non è raro trovare incisioni rupestri sia negli anfratti che fungevano da riparo che sui grandi massi erratici presenti: la Pietra Luna, il Sasso Lentina ed il Buco della Pecora non sono infatti molto distanti dalla Menaresta.

Qui nasce il Lambro che poi attraverserà tutta la Vallassina raggiungendo dopo 130Km il Po nei pressi di Lodi. La caratteristica curiosa da cui deriva il nome “Mena-Resta” è data dall’intermittenza di flusso della sorgente: l’acqua infatti sgorga tutto l’anno ma osservandola ci si può accorgere come il flusso non sia costante ma si riduca ed aumenti con una certa regolarità.

“Ad ogni otto minuti all’incirca la sorgente fa un sensibilissimo aumento, e se n’ode l’interno romorio. Dura circa tre minuti l’accrescimento, e cinque il decrescere. Ivi comincia propriamente il Lambro” – scriveva Carlo Amoretti già nel 1794 nella sua guida “Viaggio da Milano ai tre Laghi”.

Tale caratteristica è legata alla natura carbonatica delle rocce presenti della zona, soggette a fenomeni carsici superficiali e sotterranei. Le variazioni di portata della sorgente Menaresta sono determinate dalla presenza di una cavità carsica sotterranea nella roccia dolomitica, collegata all’esterno per mezzo di un condotto a forma di sifone rovesciato.

In questo vano, che fa da serbatoio, si raccoglie l’acqua circolante nella roccia circostante, molto permeabile, attraverso delle fessure di alimentazione. Quando il livello d’acqua nella cavità raggiunge una certa altezza, corrispondente al gomito del sifone, l’acqua comincia a defluire copiosa. La sorgente aumenta così di portata, fino a che il livello dell’acqua nella cavità scende sotto il livello di uscita: da questo momento la portata si riduce fino a quando l’acqua non avrà riempito nuovamente il serbatoio.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ecco il breve percorso che da Piano Rancio Porta alla Sorgente:
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Il Triangolo Lariano e le sue montagne

Il Triangolo Lariano e le sue montagne

Il Triangolo Lariano, o penisola Lariana, è dove sono nato e cresciuto: un territorio di montagna circondato dal Lago di Como e dai laghi minori. Uno spazio unico che, racchiuso nell’immaginario triangolo tra Como, Lecco e Ballagio, sale dalle ghiaiose sponde del lago fino alla verdeggiante vetta del San Primo.

Nel cuore di questo triangolo scorre il solco della Vallassina e nasce il Lambro che da qui fluisce verso sud e la pianura fino a raggiungere il Po dopo oltre 130 chilometri.

La morfologia del territorio e le sue montagne sono tali da rendere spesso i Comuni che compongo questa regione difficilmente legati tra loro: ad esempio i paesi della costa ovest, come Nesso e Lezzeno, o alcuni  paesi di montagna, come Zelbio e Veleso, sono più facilmente raggiungibili percorrendo la strada costiera, la provinciale Lariana SS583, che attraverso la Vallassina e la SP41. Oltre a questo il territorio del Triangolo Lariano è stato suddiviso dal 1992 tra la Provincia di Como e la Provincia di Lecco.

Attraverso le  montagne è possibile raggiungere questi paesi percorrendo dorsali e vallate spaziando su un’ampissima gamma di itinerari: spesso il modo migliore di godere di questo territorio è proprio partire dal lago, usufruendo del servizio traghetti, per inalzarsi sulle sue vette raggiungnedo gli alpeggi ed i numerosi rifugi presenti.

Il gruppo montuoso della Catena del Triangolo Lariano, sotto gruppo delle prealpi Comasche, si trova tra le Alpi Orobie ad oriente e le prealpi Luganesi e le Alpi Lepontine ad occidente.

Sul nostro territorio si distinguono cime che sono di riferimento per i sotto gruppi che formano la Catena. Eccole, in ordine di altitudine, le principali cime oltre i 1000 metri di quota: il San Primo (1.682 m), il Palanzone (1.436 m), i Corni di Canzo (1.373 m), il Bollettone (1.317 m), il Rongaglia (1297 m), il Moregallo (1.276 m), il Monte Rai (1.261 m), il Cornizzolo (1.241 m), il Boletto (1.181 m), il Nuvolone (1.079 m), l’Oriolo (1.076 m), il Barzaghino (1.068 m) e Megna (1050 m). Tra le più piccole merita menzione, per la sua posizione isolata, il Monte Scioscia (950 m).

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Panoramica della Catena del Triangolo Lariano dal Monte Croce (foto Stefano Caldera):
Davide “Birillo” Valsecchi

Il bacio di Giuda Iscariota

Il bacio di Giuda Iscariota

Io sono Giuda, il figlio di Simone che fu fratello del Sommo Sacerdote Caifa della tribù di Giuda. Io sono colui che chiamano l’Iscariota, colui che sa. Io sono colui che aspetta l’alba di questo giorno triste mentre la propria fede vacilla.

Portai i soldati al cospetto del mio Maestro e diedi Lui il mio ultimo bacio, il bacio di Giuda, il segno del tradimento, l’ultimo sofferto atto di una muta obbedienza. Baciai il mio Maestro trattenendo le lacrime, bacia il Salvatore consapevole della mia condanna: ubbidii perchè era questo il sacrificio che mi fu richiesto.

Avevo supplicato che non scegliesse me, l’avevo pregato di guardare di nuovo tra i Dodici e scegliere altri:“Tu li supererai tutti. Perchè sacrificherai l’uomo che mi riveste”. Un ultimo bacio e la ruota del destino, la volontà del mio Maestro, si mise in moto.

Pietro, il prediletto, estrasse la spada pronto a macchiare la sua fede con il sangue e mi chiamò traditore maledicendomi, coprendomi di ignominia. Ma come predisse il mio Signore prima di quest’alba, che ancora attendo, tre volte rinnegò il Maestro, tre volte si sottrasse al sacrificio.

Ed ora, dopo che il gallo ha cantato, è Pietro che io attendo in questo che diverrà l’Akeldamà, un “campo di sangue”. Anche questo il Maestro mi disse:“Dirà che sei caduto impiccandoti, dirà che ti si squarciò il ventre e tutte le tue interiora si sparsero tingendo di sangue questa terra”.

Ora, mentre la luce appare all’orizzonte vedo Pietro salire, il viso sconvolto dal pianto e dalla colpa mentre brandisce la sua spada in cerca di vendetta, in cerca di un’espiazione per il suo tradimento.

La fede nel Maestro mi sostiene, la Sua grandezza ed il Suo sacrificio sono per me di esempio e non sento il peso delle accuse che cadranno sul mio capo. Sono il servo del mio Maestro: ho fatto ciò che mi fu chiesto.

Chiudo gli occhi davanti al mio destino: perdonami Signore perchè in quest’ alba terribile ho ancora paura di morire.

Davide “Birillo” Valsecchi

[note] Tra Barabba e Gesù scelsero Barabba e questo dovrebbe insegnare quanto sia semplice per la massa salvare la persona sbagliata. Giuda e Pietro: chi scegliete? Chi è stato condannato alla gloria e chi all’ignominia?

Josè Saramago, premio nobel per la letteratura, nel suo “Vangelo secondo Gesù” ci mostra un messia finalmente umano, finalmente pervaso dai dubbi e dalle incertezze che appartengono ad un uomo e non ad un Dio onnipotente. Anche Zeffirelli e Martin Scorsese reintepretando il libro di Nikos Kazantzakis portano in primo piano l’umanità del Cristo: un dio che si è fatto uomo.

Nell’epoca di Superman e Mario Bros non è l’onnipotenza a stupire,  ma al contrario ad essere di ispirazione è la capità di affrontare la fragilità delle paure umane. Un dio che si fa esempio d’uomo: questo è davvero rivoluzionario.

Purtroppo da Mosè in avanti siamo asserragliati dai Dogmi, dagli Assiomi, dalle verità a prescindere che allontano gli uomini intelligenti e soggiogano gli stupidi: è l’arroganza delle religioni a sminuire la fede mentre i mercanti sono tornati nel tempio.

Nella mia storia, frutto delle mie fantasticherie, compare una frase, “Tu li supererai tutti. Perchè sacrificherai l’uomo che mi riveste”, che appartiene al Vangelo secondo Giuda, un vangelo gnostico che propone una visione diversa dell’Iscariota: il servo e non il traditore del Maestro.

L’ipotesi che sia stato Pietro ad uccidere Giuda invece è mia ed emerge dagli Atti degli Apostoli dove Pietro racconta la morte di Giuda. Pietro era una testa calda, era umiliato dalla profezia di Gesù ed armato di spada quando racconta di aver trovato “squarciato” il corpo di Giuda suicida per soffocamento. Date un occhiata ai 2000 anni della Chiesa che ha fondato e fatevi delle domande…

Qualunque sia la verità nel giorno del Venerdì Santo quattro uomini morirono: io voglio ricordarli tutti con la “pietà” che meritano. Nessuno si senta offeso da questo.

La vita nei boschi

La vita nei boschi

Se, a chi non lo conoscesse, dicessi che Henry David Thoreau è il più grande Anarchico Americano probabilmente lo immaginerebbe vestito di nero come un Black Block pronto ad invadere Genova o come un terrorista urlante stile YouTube.

In realtà è una figura tanto rispettabile da essere ritratta persino sui francobolli ed una delle menti che maggiormente ispirò i primi movimenti di protesta e resistenza non violenta: Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King lessero le sue opere.

Thoreau nacque nel 1817  in America e per capire il suo tempo basti pensare che Napoleone Bonaparte, in quegli anni, era recentemente diventato “ospite” dell’Isola di Sant’Elena e gli Stati Uniti  avevano da poco raggiunto l’indipendenza nonostante “ruggini” portassero spesso al contrasto militare con la Gran Bretagna ed il regno di  Spagna.

“Scrivere il proprio nome può portare a scrivere frasi. E la prossima cosa che vi ritroverete a fare è scrivere paragrafi, e poi libri. E poi sarai nei guai tanto quanto me!” – Henry David Thoreau

Thoreau è famoso sopratutto per due libri: “Walden, ovvero La vita nei boschi” e “Disobbedienza civile”. Thoreau cercava la conciliazione tra l’artista ed il mondo naturale, credeva nell’ottimismo scaturito dal considerare l’uomo come artefice del proprio destino e come essere dipendente da sensazioni ed emozioni.

La natura è per me tanto affascinante quanto crudele, chi l’ama sa quanto dolorosi siano i segni che può lasciare e quanti arditi amanti abbia già tratto a sè per sempre. Nella mia mente i “druidi” delle foreste sono uomini duri dalla scorza inspessita dagli anni e dagli eventi, uomini che fondono l’esaltazione e la disperazione in una quieta furia, in una volontà dominatrice e vittima delle forze della natura.

Per questo trovo affascinante la figura di Thoreau, tra i vecchi delle montagne sarebbe considerato poco più che villeggiante di città dalle mani sottili, eppure egli sapeva trarre una felicità che a me appare preclusa. Lui e Christopher McCandless mi appaiono “inadatti” al viaggio che decisero di affrontare ma nonostante questo provo invidia per la gioia che erano in grado di provare: questo è il fascino che esercitano su di me.

“Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.”

Ogni volta che preparo un viaggio salta fuori Thoreau: un immagine, una foto, una citazione che appaiono solo per turbarmi. Cerco di predisporre ogni cosa, di prevedere ogni imprevisto ed organizzare il mio equipaggiamento con scrupolo quasi militare mentre la sua presenza sembra aleggiare intorno a me:“Cosa stai facendo, ragazzo? Parti per una guerra? A cosa ti prepari a dare battaglia?”

Tiro fiato: il mio addestramento, il mio equipaggiamento, la mia esperienza mi possono portare forse più lontano di quanto abbiano fatto loro ma la vera ricerca è la felicità che provarono loro, la stessa che in modo spaventoso mi rapirà, come sempre è successo, un attimo dopo il primo passo con lo zaino in spalla.

“Vai con fiducia nella direzione dei tuoi sogni. Vivi la vita che hai immaginato” – Thoreau
La felicità spesso è spaventosa e magnifica quanto la natura. Un passo alla volta, amico mio, un passo alla volta…

Davide “Birillo” Valsecchi

Walden è il racconto dei due anni spesi da Thoreau vivendo sulle rive di un lago. Forse per questo che il viaggio delle Flaghéé lo richiama tanto spesso.

È con vero entusiasmo che sottoscrivo il motto: «Il migliore governo è quello che governa meno». Mi piacerebbe che fosse realizzato il più rapidamente e sistematicamente possibile. In realtà si riduce a questo, che il miglior governo «è quello che non governa affatto» e anche in ciò credo fermamente. Riusciremo a ottenerlo quando saremo abbastanza maturi. Nella migliore ipotesi il governo è un espediente, ma il più delle volte la maggior parte dei governi, e talvolta tutti i governi, sono inefficienti. [Henry David Thoreau, La disobbedienza civile]

Le montagne dei Flaghéé

Le montagne dei Flaghéé

Quest’anno le Flaghéé vanno in montagna ed i ragazzi delle scuole di Asso mi hanno chiesto di stilare la lista delle cime che intendiamo affrontare: anche loro vogliono dare vita ad un’iniziativa legata al nostro viaggio.

Il progetto che mi hanno esposto è molto interessante ed ha un alto valore simbolico e storico ma è giusto che ve lo raccontino i ragazzi quando saranno pronti.

Così, per aiutarli,  ho stilato la lista delle cime affinando il percorso. Che dire, sono davvero tante, spesso sono molto vicine ma i “sali e scendi” ci faranno scarpinare un bel po’. Sono affascinato sopratutto dalle montagne meno note, quelle meno “nobili” ed appariscenti che pure contribuiscono al panorama del nostro lago.

Le montagne evidenziate in rosso sono le più note ma per ognuna di queste montagne cercerò di realizzare una piccola scheda in modo che anche le meno note possano essere riscoperte e conosciute.

Triangolo Lariano  

  • Monte Uccellera
    (1027)
  • Punta Tre Termini
    (1140)
  • Monte Astele
    (1186
    )
  • Monte Bolletto
    (1181)
  • Monte Bollettone
    (1317)
  • Monte Palanzone
    (1436)
  • Braga di Cavallo
    (1354)
  • Monte Cornet
    (1318)
  • Monte Ponciv
    (1452)
  • Cima del Costone
    (1614)
  • Monte San Primo
    (1886)
  • Corni di Canzo
    (1374)
  • Monte Moregallo (1026)
Costa Est 

  • Monte Coltignone
    (1473)
  • Grigna Meridionale
    (2177)
  • Grigna Settentrionale
    (2409
    )
  • Monte Pilastro
    (1823)
  • Monte Croce
    (1784)
  • Monte Cimone
    (1497)
  • Pizzo del Chich
    (1453)
  • Pizzo Zirlaca
    (1410)
  • Pizzi di Parlasco (1511)
  • Monte Muggio
    (1754)
  • Monte Legnoncino
    (1714)
  • Monte Legnone
    (2609)
Costa Ovest 

  • Sasso Pelo
    (910)
  • Monte Bregagno
    (2107)
  • Monte Bregagnino
    (1905)
  • Monte Grona
    (1732)
  • Monte di Tremezzo
    (1700)
  • Monte Calbiga
    (1698)
  • Monte di Lenno
    (1589)
  • Monte Pasquella
    (1331)
  • Monte Comana
    (1215)
  • Sasso Gordona
    (1410)
  • Mone Colmegnone
    (1383)
  • Monte Bisbino
    (1325)

(* la foto è un’immagine del lago di Como visto dalla chiesetta di Sant’Amate, sulla costiera del Bregagno)

Il sentiero delle vasche

Il sentiero delle vasche

Domenica, ieri, prima uscita con i ragazzi dell’Alpinismo Giovanile del Cai Asso. Il Sentiero delle Vasche, che sale lungo la Valle del fiume Inferno, è un’itineraio che permette ai più giovani di sperimentare in sicurezza le difficoltà e le meraviglie offerte dal torrentismo.

Il sentiero si snoda infatti sul letto del fiume e risale superando le pozze d’acqua e le rocce attrezzate che si trovano nelle profondità della gola.  Avvertenza: per affrontare il Sentiero delle Vasche è necessario che il livello del fiume si particolarmente basso perchè diversamente non è percorribile: durante il periodo delle piogge, quando l’acqua ruggisce violenta tra le rocce, si può ben capire perchè quella valle è chiamata Inferno!

Solitamente la salita inizia dal santuario del San Martino, ma allungando di poco la strada ed entrando nel fiume un po’ più a valle è possibile ammirare anche la cascata della prigione (Cascada de la Presun Lat: 45.844724° N Lon: 9.343819° E)

Un tempo l’Inferno forniva acqua ai macchinari della vecchia ed ormai scomparsa filanda di Valmadrera e pertanto lungo il fiume si possono individuare ancora gli interventi umani con cui veniva canalizzata e regolata l’acqua. Il fiume è un susseguirsi di vasche, naturali ed artificiali, chiamate nel nostro dialetto “Fopp”: Fopp di Tusann, Fopp de l’Acqua Marcia, Fopp Biasin Fopp Negher, Fopp de la Curva, Fopp di Vif e Mort, la Scaleta e il Vascun.

Il Corno Birone, il Monte Rai ed il Monte Prasanto sovrastano la valle alimentando il fiume ed in una primaverile giornata di sole come ieri sanno farsi ammirare per la complessità delle loro forme. Lungo il sentiero, che prosegue poi verso la località di San Tomaso ed il Ristoro OSA, è possibile trovare grossi massi erratici in parte lavorati dai vecchi “taglia sassi“. Sono presenti alcune tabelle informative che possono aiutare a spiegare il lungo viaggio di queste grandi rocce granitiche e di come furono una risorsa del passato per gli abitanti delle montagne.

Lungo il sentiero ci sono alcuni tratti impegnativi ma sono attrezzati e protetti con catene in modo da renderne agevole il passaggio. I nostri ragazzi, molti dei quali tra gli otto e gli undici anni, hanno saputo farsi valere lungo le rocce ed i guadi. Alcuni sono veterani del corso di arrampicata nella palestra di roccia della Sportiva di Valbrona ma per sicurezza ognuno di loro era “marcato” stretto da un adulto: tutti se la sono cavata alla grande, bravi!

Nel prato di San Tommaso si è fatto pic nic ed il sottoscritto anche una magnifica dormita al sole mentre i ragazzi, interrompendo per un po’ il gioco, hanno fatto visita al museo dedicato alla vita contadina.  L’uscita è da considerarsi più che positiva ed è un ottimo inizio per il corso di Alpinismo Giovanile.

Davide “Birillo” Valsecchi

Ecco l’itienerario GPS. In rosso la salita, in blu la discesa:

Salita
Distanza totale: 4,20 km (2,6 mi)
Durata totale: 2:42:40
Durata in moto: 47:31
Velocità media: 1,55 km/h (1,0 mi/h)
Velocità media in moto: 5,30 km/h (3,3 mi/h)
Velocità max: 12,67 km/h (7,9 mi/h)
Altitudine min: 299 m (981 pd)
Altitudine max: 695 m (2281 pd)
Dislivello: 619 m (2031 pd)
Registrato: dom apr 17 08:50:46 GMT+02.00 2011
Discesa
Distanza totale: 3,64 km (2,3 mi)
Durata totale: 58:29
Durata in moto: 44:28
Velocità media: 3,74 km/h (2,3 mi/h)
Velocità media in moto: 4,92 km/h (3,1 mi/h)
Velocità max: 17,76 km/h (11,0 mi/h)
Altitudine min: 289 m (947 pd)
Altitudine max: 609 m (1997 pd)
Dislivello: 97 m (317 pd)
Registrato: dom apr 17 15:27:20 GMT+02.00 2011
Lo SpaccaSassi da Cranno

Lo SpaccaSassi da Cranno

Ieri, mercoledì 13, i ragazzi delle scuole elementari di Pontelambro hanno preso parte ad un’escursione lungo il sentiero geologico dei Corni di Canzo accompagnati dai volontari del Cai-Asso.

Avrei voluto partire la mattina con loro, ma alle nove avevo un appuntamento e per questofino alle undici non ho potuto liberarmi dagli impegni. Poi finalmente, dopo aver infilato ai piedi gli scarponi, mi sono messo in viaggio per raggiungerli.

Ormai, tardi per tardi, ho deciso di raggiungere il Prim’Alpe passando per Cranno e registrando il tracciato con il Gps. Il sentiero in questione è chiamato Lo SpaccaSassi e salendo da Asso è piuttosto duro ma offre un gran panorama si  sulla Grigna, sul Palanzone, il Cornizzolo ed i Corni, affacciandosi sopra la piana di Scarenna e sbirciando verso il lago del Segrino.

Lo Spaccasassi è un test: una salita che faccio ogni anno quando è finito l’inverno ed è giunto il momento di “sgranchirsi” e rimettersi in forma. Sale dritto lungo il costone di Cranno e per un’ora ti impegna sulle punte degli scarponi premiandoti solo quando raggiungi il grande sasso erratico che si affaccia come un balcone sopra Canzo: Sass della Prea. Proveniendo dall’Arosio-Canzo si distingue chiaramente il grande sasso da cui si può godere una delle viste migliori di tutta la valle:

Ancora un’ultimo sforzo e si raggiunge il bivio: da una parte si prosegue per la Coletta dei Corni, oppure si comincia a scendere seguendo lo Spaccasassi. La prima volta che ho percorso quel sentiero ero un bambino ed il mio cane “Cico”, un trovatello nero, si era messo ad inseguire le capre lungo il costone. Mi era toccato andare a riprenderlo tra i rovi e le rocce a strapiombo: ora il sentiero, fortunatamente, è ben tenuto e reso sicuro da staccionate in legno dove necessario.

Al Prim’Alpe ho trovato oltre sessantadue bambini felici di giocare al sole di questo inconsueto Aprile. Un panino, due chiacchiere con Renzo, Franco e Valentino e via verso casa: lo SpaccaSassi non mi ha trovato quest’anno “spompato”, tornare a farlo di corsa come dieci anni fa però mi pare dura 😉

Davide “Birillo” Valsecchi

Ecco il tracciato GPS partendo dalla Stazione della Ferrovia FNM Asso-Canzo:
[map id=”itinerario” w=”640″ h=”400″ maptype=”SATELLITE” kml=”https://www.cima-asso.it/kml/spaccasassi.kml” ]

SpaccaSassi
Salita al Prim’Alpe:
Distanza totale: 4,44 km
Durata totale: 1:14:30
Durata in moto: 51:21
Velocità media: 3,58 km/h
Velocità media in moto: 5,19 km/h
Velocità max: 9,00 km/h
Altitudine min: 429 m
Altitudine max: 854 m
Dislivello: 553 m
Registrato: mer apr 13 11:28:59 GMT+02.00 2011
SpaccaSassi
Discesa dal Prim’Alpe:Distanza totale: 4,71 km
Durata totale: 44:12
Durata in moto: 40:44
Velocità media: 6,39 km/h
Velocità media in moto: 6,94 km/h
Velocità max: 19,47 km/h
Altitudine min: 423 m
Altitudine max: 790 m
Dislivello: 131 m
Registrato: mer apr 13 14:44:30 GMT+02.00 2011
Running Scarenna

Running Scarenna

Mi piace andare a correre e quando riesco a farlo con costanza ne avverto i benefici. Il guaio è che sono anche dannatamente pigro: l’idea di prendere la macchina e dover anche cercare parcheggio prima di mettermi a correre fa saltare il più delle volte ogni buon proposito.

Il lago del Segrino è considerato da tutti un buon posto per correre ma l’asfalto, le macchine e la troppa gente non mi hanno mai convinto.

Così,  da quando mi sono trasferito a Scarenna, ho cominciato a cercare posti alternativi ai percorsi in salita di Cranno o di Valle Bassa.

La Grande Piana di Scarenna è di fatto un posto perfetto per correre: è possibile farlo su di una stradina sterrata immersa nei prati ancora liberi lungo il fianco del Lambro,  creando poi un piccolo anello con la quasi inutilizzata pista ciclabile.

Con il mio smartphone, un android, ho fatto qualche rilevamento Gps studiando i percorsi possibili: il primo anello che si può percorre è lungo 2,57 km ed offre la possibilità di correre comodamente tra il verde dei prati ed il fiume ammirando davanti a sè il magnifico panorama della Grigna.

[map id=”itinerario” w=”650″ h=”550″ maptype=”SATELLITE” kml=”https://www.cima-asso.it/kml/RunningScarenna.kml” ]

Il tracciato del lago Segrino è di 5km e questo questo può far apparire questo primo percorso di Scarenna troppo “corto” visto che non offre una “distanza” molto impegnativa. In realtà ho scoperto che molti “anelli Jogging” hanno una lunghezza molto simile, ad esempio l’anello di Parco Lambro a Milano è di 2.4 km, proponendosi come un buon inzio per chi volesse cominciare a praticare la corsa in tranquillità.

Per chi invece volesse cimentarsi nelle classiche “tre miglia” la piana di Scarenna offre inoltre percorsi ed anelli anche molto più ampi in grado di duplicare o triplicare la percorrenza. Seguendo il fiume Lambro è possibile raggiungere il nuovo ponte e, volendo,  proseguire fino  a dove il Lambro incontra la Ravella. Il problema è che ora, a causa della frana, non è più possibile creare un anello utilizzando la vecchia strada: se fare dietro front e tornare sui propri passi non è un problema le possibilità sono ampissime!!

Nonostante la frana, che non crea pericolo al percorso, questo il territorio è davvero pregevole per le attività all’aria aperta, specie in questo periodo. Se anche voi correte (o avete intenzione di farlo) nella piana di Scarenna fatemelo sapere perchè sarebbe molto interessante promuovere e conservare questa zona.

Frequentare la piana e gli argini del fiume sono il modo migliore per conoscere il nostro territorio ed evitare che l’abbandono ne determini il degrado.

Keep Running Scarenna!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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