I Flaghéé al Crocione di San Martino

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Eccoci alla croce che domina Lecco. Ecco la bandiera di Soumia dedicata a Trivulzio Belgioioso Cristina. Ora via di corsa che arriva l’acqua. Seguiamo il sentiero del G.E.R. fino al Coltignone e ai piani dei Resinelli.

4 thoughts on “I Flaghéé al Crocione di San Martino

  1. Un po’ di invidia c’è, nel vedere che bei posti visitate. Bravi, bravi, bravi!

  2. Trivulzio Belgiojoso Cristina (1808 – 1871)
    Le donne debbono anch’esse prestarsi nella misura delle loro forze e dei loro mezzi

    http://www.treccani.it/enciclopedia/cristina-trivulzio-principessa-di-belgioioso/

    È difficile trovare gli aggettivi capaci di dirci in sintesi chi fu la milanese Cristina Trivulzio, principessa di Belgiojoso. Di lei è stato detto tutto il bene e tutto il male possibile, quand’era in vita e anche in seguito alla sua morte, per molti anni. Ma dopo un silenzio durato decenni, oggi esistono numerose sue biografie che la dipingono come un’eroina lombarda, inflessibile e tenace.
    L’enorme dote di Cristina, una delle più ricche ereditiere d’Italia, convince subito Emilio di Belgioioso (bello, giovane e grande conquistatore di cuori femminili che aveva già intaccato seriamente il proprio patrimonio) a sposarla. Ma Cristina si accorgerà ben presto dello sbaglio e quando si riprenderà la propria vita comincia a viaggiare per l’Italia. Nel 1830 è a Ginevra, dove frequenta personaggi sospetti alla polizia austriaca di Milano e le spie austriache si interessano a lei, già “colpevole” di avere abbandonato il marito. Durante il soggiorno di Lugano, dell’estate del 1830, manifesta simpatia nei confronti del partito repubblicano vincitore delle elezioni in quella città ed è la goccia che fa traboccare il vaso. Le viene ingiunto di rientrare a Milano, ma Cristina teme di venire rinchiusa in convento e scappa in Francia. Quel giorno, il 19 novembre 1830, una giovane principessa amante dei balli e delle brillanti conversazioni viene così trasformata in un’eroina rivoluzionaria. Le sono confiscati i beni e si ritrova a ricamare la bandiera per l’infelice spedizione nella Savoia organizzata dai patrioti esuli, infervorati dagli avvenimenti del marzo 1831. In Provenza conosce lo storico Augustin Thierry e, a Parigi, lo storico François Mignet.
    Il soggiorno a Parigi, dal 1831 al 1840, è un romanzo. Corteggiata da tutti, adorata dal vecchio generale Lafayette, Cristina vive una stagione eccezionale, ancora ben presente nella storia della letteratura francese. De Musset, Balzac, Listz, Heine, Bellini si innamorano di lei, ciascuno a suo modo, ma le sue simpatie si rivolgono agli intellettuali e ai politici che dominano la scena del nuovo regno orleanista di Luigi Filippo. Tra questi lo storico Augustin Thierry, il politico e futuro presidente delle Repubblica francese Adolphe Thiers e François Mignet. Quest’ultimo è un giovane bellissimo, uno dei principali artefici della rivoluzione orleanista che aveva rinunciato subito a trarre vantaggi politici dalla sua popolarità accontentandosi del posto di direttore degli Archivi degli Affari Esteri dove poteva continuare i suoi studi. Uomo molto schivo e riservato, diventerà prima l’amico più fedele e poi il marito segreto di Cristina. Dal loro amore nascerà, nel 1838, Maria. La paternità di Mignet non sarà mai rivelata apertamente e, ufficialmente – per ragioni dinastiche più che economiche – Maria sarà sempre la figlia di Emilio di Belgioioso, che proprio in quel periodo era ospite di Cristina a Parigi.
    La nascita di Maria segna l’inizio della seconda vita di Cristina. Ritorna a Milano ma, a causa della bambina, teme ancora più di prima le maldicenze. Per questo si stabilisce a Locate, a sud di Milano, feudo dei Trivulzio. Qui la povertà, l’ignoranza, le malattie dei contadini le mettono davanti agli occhi una realtà molto diversa da quella dei salotti parigini. Così, con l’aiuto di alcune teorie utopistiche ascoltate in Francia – saintsimoniane e fourieriste – si improvvisa riformatrice sociale. Fonda un asilo che verrà giudicato in termini entusiastici da Ferrante Aporti, poi vengono le scuole, maschili e femminili, con grande scandalo dei nobili lombardi e del buon Manzoni che non capisce perché si debbano istruire i contadini. Nel frattempo, Cristina studia e pubblica le sue prime opere scritte in francese e pubblicate in Francia, che le rendono ancora più ostile nei suoi confronti l’ambiente culturale del tempo.
    Dal 1845, l’Europa inizia a dare segni di turbolenza e Cristina, proprio in quell’anno, rileva la “Gazzetta italiana”, una rivista patriottica in gravi difficoltà economiche, e la trasforma – l’anno dopo – in una rivista, l’“Ausonio”. Nel 1846 scrive sotto falso nome la Storia della Lombardia. La sua rivista si orienta sempre più verso una soluzione unitaria e monarchica sotto l’egida dei Savoia. Nel 1847 viaggia in tutta l’Italia allacciando rapporti con i maggiori esponenti del Risorgimento: Cavour, Cesare Balbo, Nicolò Tommaseo, Giuseppe Montanelli e molti altri. Fa visita anche a Carlo Alberto.
    I disordini a Milano del 2 gennaio 1848, in occasione dello sciopero del tabacco, la trovano a Roma. Gli avvenimenti del ’48 e del ’49 la trovano sempre in prima linea. La delusione per il “tradimento” di Carlo Alberto a Milano la fa avvicinare ai repubblicani ed eccola a Parigi con Carlo Cattaneo a difendere la condotta dei milanesi durante le Cinque Giornate, diffamata dagli emissari austriaci e piemontesi. Delusa dall’atteggiamento del governo francese, si unisce ai patrioti della Repubblica Romana, adoperandosi giorno e notte negli ospedali durante l’assedio della città. Inventa le “infermiere”, un corpo di volontarie laiche dedite ad aiutare i malati, ad assisterli e a confortarli. L’avventura romana finisce molto male. Dopo essersi battuta in tutti i modi per salvaguardare i feriti e i prigionieri, Cristina deve fuggire a Malta, poi a Atene e, infine, a Costantinopoli da dove scrive le lettere che saranno in seguito pubblicate nel volume Ricordi nell’esilio. Odiata dai milanesi, odiata dai patrioti per i suoi Ricordi, furibonda contro gli amici francesi colpevoli di aver appoggiato la spedizione del generale Oudinot contro la Repubblica Romana, Cristina, con la figlia e l’istitutrice inglese, lascia l’Europa. Amareggiata e delusa inizia una nuova vita di pioniere e di reporter.
    Acquista una piccola valle in Cappadocia e vi fonda una colonia agricola aperta ai profughi italiani. Da lì, nel gennaio 1852, inizia il viaggio in Terra Santa, del quale Cristina parlerà in molti articoli, interessanti soprattutto per lo sguardo acuto e dissacrante con il quale vengono smontati i miti dell’Oriente esotico, fastoso ed opulento. In questi resoconti si coglie meglio che in ogni altra pagina il suo credo riformista e cristiano. La prova più difficile viene subito dopo il ritorno da Gerusalemme quando un profugo bergamasco al quale era stata data una casa e un lavoro, rimproverato perché aveva malmenato l’istitutrice inglese con la quale aveva stretto una relazione, accecato dall’odio colpisce Cristina con cinque coltellate, nel luglio 1853. Le ferite non sono mortali, ma Cristina ne uscirà piuttosto male.
    Nel novembre 1860 Cristina vende la casa di Parigi, muore anche Emilio di Belgioioso e, fino all’ultimo, cerca di ottenere dal marito il riconoscimento della figlia che ha ormai vent’anni e non ha ancora un nome: se non verrà riconosciuta dai Belgioioso non potrà essere riconosciuta nemmeno dalla madre. Alla fine del 1860 il riconoscimento arriva, e Maria, appena giunta ad essere una Barbiano di Belgioioso, diventa marchesa Trotti sposando a Locate – nel 1861 – un vedovo, onesto e gentile, con l’assenso pieno di Cristina. Negli ultimi dieci anni di vita fonda il giornale l’“Italie”, destinato a pubblicizzare in Europa la politica italiana, scrive saggi politici e, nel primo numero della rivista “Nuova Antologia”, su richiesta del vecchio amico Terenzio Mamiani pubblica il saggio “Della presente condizione delle donne e del loro avvenire”. Queste sono le parole che lo concludono:
    “Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!”
    Morirà il 5 luglio 1871 nella casa della figlia a Milano.

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