I Flaghéé al San Primo

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Eccoci di nuovo qui. Ad attenderci in cima ció che resta delle Flaghéé dello scorso anno, quelle che arrivarono a Venezia in canoa attraverso il Lario, l’Adda, il Po e la laguna veneta.
Siamo saliti da Spessola fino a Terra Biota attraversando poi le infinite vallette verdi fino alla cima.

Ecco un’ altra bandiera realizzata da Chiara e dedicata a Nino Bixio.

Il nostro viaggio prosegue verso valle: Magreglio, Barni, Crezzo e Valbrona. Poi su, verso i Corni di Canzo.

6 thoughts on “I Flaghéé al San Primo

  1. Bixio Nino (1821 – 1873)
    Sire, passate il Ticino e siamo tutti con voi.
    http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/nino-bixio/

    Nato a Genova nel 1821 e battezzato con il nome di Girolamo, è l’ottavo e ultimo figlio del direttore della Zecca di Genova, rimasto orfano della madre in tenera età. Un carattere particolarmente ribelle e la reciproca insofferenza con la matrigna, della quale il padre era succube, fecero si che divenne subito la pecora nera della famiglia. Espulso più volte dalla scuola, a 13 anni (1834) fu imbarcato per tre anni come mozzo su un brigantino che salpava per le Americhe, dove – a causa della sua giovane età – gli venne affibbiato il nomignolo di “Nino” che lo accompagnerà per tutta la vita. Tornato, nel 1837, nella città natale la porta di casa per lui era sbarrata, a volte sfamato da una scodella di minestra passatagli dai fratelli – di nascosto – dalla finestra. La matrigna pensò di servirsi di lui per surrogare nel servizio militare in marina il fratello Giuseppe, che aveva buone possibilità di entrare nell’ordine dei gesuiti. Nino si oppose e i genitori lo denunciarono come ribelle all’autorità paterna e lo fecero arrestare con uno stratagemma finchè nel novembre 1837, dopo molte settimane di carcere, si rassegnò ad arruolarsi “volontario” nella marina del Regno di Sardegna.
    Si formò così per la carriera nella marina militare ma, nel 1844, il fratello Alessandro – che in Francia era divenuto un importante funzionario di banca – lo aiutò a essere surrogato da altro marinaio che si arruolò restituendogli la libertà. Tornato a Genova conobbe e si innamorò di sua nipote e visse con lei un lunghissimo rapporto clandestino, osteggiato dai famigliari, prima di convolare a nozze, undici anni più tardi.
    Durante il servizio nella regia marina, Nino aveva accumulato molte esperienze, navigando sulle rotte dei vicini mari come dell’oceano Atlantico. Non ebbe difficoltà a trovare nuovi ingaggi in mare, navigando fra le coste mediterranee e le Americhe: finì per essere attaccato dagli squali e fu ceduto a mercanti di schiavi. Fortunatamente fu acquistato però dal capitano Baxter che, dopo averlo riscattato, lo riprese a bordo. Dopo varie peripezie Bizio giunse a Genova da dove, gravemente ammalato, raggiunse il fratello Alessandro a Parigi. I due si incontravano per la prima volta e lì conobbe Giuseppe Mazzini – esule in Francia e protetto da Alessandro Bixio, grazie all’amicizia che aveva unito le loro madri – che ebbe su Nino una grande influenza politica nell’iniziarlo all’idea di un’Italia unita e repubblicana, conquistandolo alla causa della Giovine Italia. Al suo ritorno in Patria, Nino Bixio partecipò attivamente ai fervori che precedettero la Primavera dei popoli e la sera del 4 novembre 1847, durante una manifestazione in piazza Carlo Felice a Torino, fermò il cavallo di Carlo Alberto di Savoia afferrandolo per le briglie e gli disse: «Sire, passate il Ticino e siamo tutti con voi».
    Nel 1848 partecipò alla prima guerra di indipendenza, poi raggiunse Roma, al seguito di Giuseppe Garibaldi, dove tentò invano di difendere la neonata Repubblica Romana dall’attacco restauratore dei francesi. Condusse a termine varie azioni dimostrando una determinazione e un’audacia che rasentavano la temerarietà. Nel 1852 tentò di rapire l’imperatore Francesco Giuseppe, nel corso della sua visita a Venezia e Milano, sventato dalla polizia austriaca. Dopo aver inutilmente atteso la caduta delle monarchie europee teorizzata da Mazzini, prese le distanze dagli ambienti mazziniani e nel gennaio del 1853 riprese l’attività marinara. Nel 1855, dopo anni di scontri in famiglia e ottenuta la necessaria dispensa papale, riuscì finalmente a sposarsi con la nipote Adelaide, dalla quale ebbe poi i figli Giuseppina, Riccarda, Garibaldi e Camillo.
    Durante la seconda guerra di indipendenza fu nuovamente al fianco di Garibaldi. L’anno successivo nel 1860 prese parte alla spedizione dei Mille, a seguito della quale raggiunse il grado di generale.
    Prese parte alla battaglia di Calatafimi e successivamente all’insurrezione di Palermo. Dopo la conquista di Palermo, il 21 agosto del 1860 i Mille entrarono a Reggio Calabria ed il 2 ottobre dello stesso anno sconfissero definitivamente il grosso delle truppe borboniche nella battaglia del Volturno, in cui il genovese si ruppe una gamba. Poco dopo il famoso incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, passato alla storia come “incontro di Teano”, Bixio organizzò i plebisciti che sancirono l’annessione dell’Italia centro-meridionale al Regno di Sardegna. Un anno dopo venne eletto deputato per conto del seggio dislocato a Genova: egli sedette tra le file della destra.
    Fu responsabile di una strage, per la repressione della rivolta contadina di Bronte, in provincia di Catania. Erano stati saccheggiati diversi edifici e trucidati sedici uomini. Per ristabilire l’ordine, Garibaldi inviò il fidato generale Bixio, che applicò lo stato d’assedio e pesanti sanzioni economiche alla popolazione. Costituito un tribunale di guerra, in poche ore vennero giudicate circa 150 persone e di queste 5 furono condannate all’esecuzione capitale. Alla luce delle ricostruzioni successive verrà appurata l’innocenza dei condannati, fra i quali l’avvocato Nicola Lombardo.
    Promosso Maggiore Generale con decreto del 15 agosto, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola.
    Alle elezioni politiche italiane del 1861 si presentò candidato nel 2º collegio di Genova, risultando eletto deputato. La maggior parte della sua azione parlamentare consistette nel vano tentativo di riconciliare le posizioni di Cavour e Garibaldi, soprattutto per quanto concerneva la questione romana: mentre lo statista piemontese professava una soluzione diplomatica, il nizzardo era disposto a passare all’azione anche in prima persona. Incapace nel fare andare d’accordo i due più grandi esponenti del Risorgimento, Bixio tornò nel campo di battaglia nel 1866 tra le file del Regio esercito come generale comandante la 7^ Divisione al fine di combattere la battaglia di Custoza nell’ambito della Terza guerra d’indipendenza: la sconfitta italiana sul campo non pregiudicò il crollo militare dell’Austria, che dovette cedere il Veneto.
    Prese parte alla guerra del 1866 ma, dopo la sconfitta di Mentana nel 1867, riuscì a sfuggire e ricevette dal re Vittorio Emanuele II di Savoia una medaglia d’oro al valor militare. Decise così di lasciare la carriera militare e riprendere la via del mare..
    Fatto senatore il 6 febbraio del 1870, si avvicinò al Partito d’azione garibaldino e il 20 settembre dello stesso anno partecipò alla Presa di Roma, anche se per prevenire azioni derivanti dal suo dichiarato anticlericalismo, la sua divisione fu incaricata di espugnare la cittadella fortificata di Civitavecchia che capitolò con pochi scontri, dopo un ultimatu, in perfetto “stile Bixio”, il 15 settembre 1870: « Ho dodicimila uomini di terra, dieci corazzate, cento cannoni sul mare. Per la resa non accordo un minuto di più di ventiquattro ore altrimenti domani mattina si chiederà dove fu Civitavecchia. »

    bloggiornalismo.scuoleasso.it

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