I Flaghéé del Moregallo

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Sovrastando Lecco siamo sul Moregallo. Dai Corni la salita passa per una piccola gola attrezzata con catene di protezione. Sulla cima una madonna votiva, una croce e grandi prati affacciati su un panorama stupendo che va dalle Grigne al Resegone abbracciando il lago grande ed i minori.La bandiera é quella di Maru dedicata a Confalonieri. Un sorso d’acqua e ricomincia la nostra discesa fino alle rive del lago.

4 thoughts on “I Flaghéé del Moregallo

  1. Quanti bei posti che ci sono intorno a noi e neanche lo sappiamo!

  2. Confalonieri Federico ( 1785 – 1846)
    Per arringar la causa di una nazione vòglionsi baionette, non delegazioni

    http://www.treccani.it/enciclopedia/confalonieri-federico-conte/

    Confalonieri, detto il “Conte Aquila”, era uno dei grandi magnati lombardi, di nobile ed antica casata, potente sotto gli Asburgo e sotto Napoleone.

    Nel 1806 sposò Teresa Casati, nobildonna, figlia primogenita di Gaspare Casati e di Maria dei marchesi Orrigoni da Ello, divenne dama di Corte al servizio della viceregina d’Italia Augusta di Baviera, figlia del Duca Massimiliano IV Giuseppe di Zweibrücken. Le sue simpatie iniziali per il regime napoleonico si andarono via via spegnendo per influenza del marito, del quale condivideva le posizioni liberali.
    Nel moto del 20 aprile 1814 fu uno di coloro che aizzò la folla presso il Palazzo del senato; i disordini che ne conseguirono portarono al linciaggio del Ministro delle Finanze Giuseppe Prina. Il 28 marzo 1815 Confalonieri scrisse una lettera a Francesco Melzi d’Eril, protestando la propria innocenza. Questi gli rispose: «Le ire non s’infiammano senza grave danno della pubblica e privata causa. La discordia non è conciliabile con nessuna speranza di bene. Non si deve usurpare il dominio del tempo, perché non è mai senza compromettere l’avvenire».
    Lo stesso Confalonieri, appena un mese dopo il ritiro di Beauharnais, mentre guidava una sfortunata delegazione milanese inviata a Parigi ad implorare l’indipendenza lombarda, scrisse una nota lettera alla moglie Teresa, con parole che costituiscono l’ammissione della propria insipienza “per arringar la causa di una nazione vòglionsi baionette, non delegazioni”.

    Fra il 1816 e il 1818, Federico compì viaggi stringendo rapporti coi liberali francesi. Dopo la Restaurazione, rimpatriato nel 1819, si provò a introdurre in Lombardia la navigazione fluviale a vapore, l’illuminazione a gas, le scuole di mutuo insegnamento. Fu tra i fondatori del Conciliatore e aderì alla Carboneria. Vedendo nei moti del 1820 e del 1821 l’avvio al tramonto delle restaurazioni, partecipò attivamente all’insurrezione e predispose un governo provvisorio per la Lombardia. Cospirò con Silvio Pellico contro l’Austria.

    Il 13 dicembre del 1821, sospettato di aver tenuto le fila della congiura lombarda che aveva affiancato il moto piemontese, fu arrestato nella sua dimora dalla polizia austriaca e – nel corso del processo, protrattosi fino alla fine del 1823 – si lasciò andare a gravi ammissioni in seguito alle quali fu condannato a morte. Dopo la condanna capitale, nel 1823 Teresa si recò più volte a Vienna dalla coppia imperiale Francesco I d’Asburgo e Maria Teresa di Borbone-Napoli per impetrare la grazia sovrana. Nel 1824 la condanna di Federico Confalonieri fu commutata nel carcere a vita nella prigione asburgica dello Spielberg prima, e – nel 1835 – nella deportazione in America.
    Negli anni seguenti Teresa si prodigò per ottenere una diminuzione della pena del marito. Nel 1829, fallito il progetto di evasione che aveva ordito, si rivolse ad Alessandro Manzoni perché componesse una supplica a Francesco I. Lo scritto manzoniano, composto il 12 febbraio 1830, non ricevette risposta e dopo qualche mese Teresa morì nel palazzo dei marchesi Vidiserti, già Carpani, presso Erba, sfibrata dai vari tentativi di soccorrere il consorte allo Spielberg.
    Il suo dramma ispirò il Manzoni nella creazione del personaggio di “Ermengarda” nell’Adelchi. Allo scrittore si deve anche la stesura del suo epitaffio sulla tomba, collocato sulla parete posteriore del tempietto dorico, presso il monumentale Mausoleo Casati Stampa di Soncino nel cimitero urbano di Muggiò (Monza e Brianza).

    Confalonieri ritornò in Europa nel 1837 (Parigi, Belgio, Svizzera). Sposò in seconde nozze (1841) Sofia O’Ferral. Animatore del liberalismo antiaustriaco, nel 1839 prese casa a Mendrisio facendo valere un antico diritto di patriziato (egli era conte), ma dopo un breve soggiorno riparò a Parigi: morì improvvisamente durante un viaggio di trasferimento tra la capitale transalpina e la Lombardia. I suoi resti mortali riposano, accanto a quelli dell’adorata Teresa. Sono state pubblicate postume le Memorie e lettere (1890).

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