I flaghéé sui Corni di Canzo

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Il corno occidentale é il piú conosciuto e frequentato e cosí, essendoci stato solo qualche settimana fa, abbiamo deciso di omaggiare quello centrale. La salita per certi versi é più complessa ed esposta del caminetto occidentale ed é forse anche per questo che in pochi passano di qui. Sulla sommità vi ê una piccola croce dedicata nel 1976 a Daniele, lí abbiamo posto la nostra bandiera. Come promesso é quella realizzata da Giulia e dedicata a Maria Sofia di Barbone. Ci godiamo un attimo il panorama prima di riprendere il nostro viaggio. A presto!

5 thoughts on “I flaghéé sui Corni di Canzo

  1. Ed ecco la mia bandiera, grazie 🙂
    Buon viaggio e, soprattutto, speriamo nel tempo!

  2. Professoressa, come mai manca la storia di Maria Sofia di Borbone?! la prego, ci faccia conoscere in questa bellissima occasione la “nostra” Storia—!!!

  3. è solo perchè non riesco a stare al passo di Davide e Lele. Ma sono sicura che – lavorando di notte – potrei recuperarli piuttosto velocemente. Quella di Maria Sofia arriva. Una regina bella, audace, temeraria come la protagonista di un feuilleton!

  4. Maria Sofia di Borbone (1841 – 1925)

    Piuttosto che stare qui, amerei morire negli Abruzzi in mezzo a quei bravi combattenti.

    http://www.treccani.it/enciclopedia/maria-sofia-di-wittelsbach-regina-delle-due-sicilie/

    E’ l’eroina di Gaeta, sorella della principessa Sissi, moglie di Francesco Giuseppe. Nel 1858, all’età di diciassette anni, fu promessa in sposa a Francesco II di Borbone, detto Franceschiello, re di Napoli, che sposò per procura l’anno successivo, nel 1859. A quei tempi, le promesse spose di rango viaggiavano come pacchi postali e, a soli 18 anni, divenne regina. Francesco II era un re timido e bonario, educato dai padri scolopi secondo rigidi precetti morali e religiosi che lo facevano entrare in camera da letto dopo che la moglie si era addormentata e alzarsi dallo stesso la mattina di buon’ora. Maria Sofia era bella, audace, generosa e, nonostante tutto, amava teneramente il marito, tanto che fece propria la causa di un regno a lei estraneo e ormai al tramonto. E ne divenne il simbolo.

    Durante l’assedio dei piemontesi, dopo che il Regno delle due Sicilie fu conquistato da Garibaldi in seguito alla spedizione dei Mille, nel 1860 fuggì da Napoli rifugiandosi nella fortezza di Gaeta che venne sottoposta ad assedio da parte delle truppe sabaude. Durante l’assedio, a 19 anni, correva sui bastioni incitando i suoi militari, assisteva i feriti e prese la consuetudine di vestirsi con abiti di foggia maschile per essere più vicina alle truppe. La sua bellezza e la sua viva partecipazione alla difesa della fortezza diventarono leggendarie, tanto che – in seguito – Marcel Proust la definì “la regina soldato sui bastioni di Gaeta”: là, a infondere coraggio al marito c’era lei. Tutte le gazzette d’Europa titolarono «sull’eroina di Gaeta» e i giovani aristocratici raggiungevano Sofia, combattevano al suo fianco, soprattutto si innamoravano di lei. Gli stessi ufficiali piemontesi, se riconoscevano la leggendaria fanciulla che ispezionava a cavallo una batteria, facevano sospendere il fuoco. Tre mesi d’assedio, la guarnigione fu decimata, quando Sofia inventò una strabiliante controffensiva. Fece schierare sui bastioni le fanfare che prima intonano l’inno borbonico di Paisiello, poi valzer e mazurke: quindi, stretta al marito, ordina fuoco a volontà. Un tiro preciso e violento che sorprende le postazioni piemontesi.

    Ma l’ inferno su Gaeta ricominciò e all’alba del 14 gennaio 1861, capitolò: Sofia, sfila accanto al marito fra una folla rotta dall’emozione. È la fine del Regno di Napoli. Dopo la capitolazione Maria Sofia e il marito trovarono ospitalità nel Regno Pontificio, ospiti nel palazzo del Quirinale offerto da Pio IX, dove costituirono una sorta di governo in esilio. Ma trascorsero pochi mesi quando scoppiò lo scandalo: si diffuse la voce che la regina Sofia, a Roma, avrebbe posato per alcune foto di nudo. Incredulità e sconcerto negli ambienti romani e nelle corti europee. L’arte della fotografia appena nata, reca con sé anche l’arte del fotomontaggio. Presto si scoprì la modella che aveva prestato il corpo. Ma chi voleva screditare l’impavida fanciulla che incarnava gli ideali borbonici? Forse i Piemontesi, non si saprà mai. È certo, come osserva Arrigo Petacco, che se Garibaldi è l’eroe del Risorgimento, Sofia è l’eroina che gli si oppone.

    Francesco, distrutto dall’infame vicenda, sarebbe stato peggio se avesse scoperto il primo (e forse unico) tradimento della moglie, tornata in fretta e furia in Baviera per dare alla luce due gemelle. Lei avrebbe voluto entrare in convento, ma il parentado premette per farla tornare a Roma. Maria Sofia accettò alla condizione di confessare a Francesco la nascita delle bambine e di chiedergli se l’avesse rivoluta ancora. Lui la riprese e così ricominciò il loro amore casto e sincero. Quando Sofia, spenta e delusa, stette per andarsene definitivamente, Sissi intervenne inviando una lettera a Franceschiello («I tuoi doveri non si esauriscono nelle preghiere»). Dai due nascerà allora una bambina, che vivrà soltanto una settimana. Sofia, disperata, abbandonò per sempre Franceschiello.

    Dopo la presa di Roma del 1870, a 29 anni, Maria Sofia si trasferì dapprima in Baviera, quindi a Monaco ed infine a Parigi dove portò avanti l’utopico progetto di creare un governo borbonico in esilio che si contrapponeva alla monarchia Savoia. Per questo motivo si legò a circoli insurrezionali ed anarchici che le valsero il nome di “Regina degli anarchici”. Venne sospettata di essere una delle mandanti dell’attento di Gaetano Bresci contro Umberto I nel 1900. Morì a Monaco nel 1925 e, da 1984, il suo corpo è sepolto nella basilica di Santa Chiara a Napoli.

    Bella, audace, generosa come le eroine uscite dai romanzi.

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