I Flaghéé sul Coltignone

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Uscire dal GER ha richiesto un bell’impegno ed tratto finale, esposto ed attrezzato con catene, mi ha dato qualche brivido. Lele se l’é cavata molto bene nonostante fosse una salita impegnativa e per certi versi pericolosa resa ancora piú difficile dal peso degli zaini.In cima abbiamo scherzato con un signore di Civate: secondo lui lo zaino di Lele sfiorerebbe i diciasette chili mentre il mio supererebbe abbondantemente i venti.In effetti non li abbiano mai pesati per godere di una “beata ignoranza”, ora peró un po’ di curiositá me l’ha messa: affetto il chilo di prosciutto che ho con me, prima o poi peseremo anche i nostri zaini 😉

La bandiera esposta é dedicata ai fratelli Cairoli da Christian:“Ma vinceremo di certo:andremo a Roma!” Prosegue il viaggio dei Flaghéé!!

6 thoughts on “I Flaghéé sul Coltignone

  1. I fratelli Cairoli
    Ma vinceremo di certo; andremo a Roma!

    Fra le iniziative di Giuseppe Garibaldi per liberare Roma dal governo pontificio ci fu lo scontro di Villa Glori, nell’ottobre del 1867. Nel corso del 1867 Garibaldi, reduce dal successo contro gli austriaci alla battaglia di Bazzecca, organizzò un esercito di diecimila volontari per l’invasione del Lazio. La notte del 23 ottobre 1867, un drappello di settantasei volontari guidati dal pavese Enzo Cairoli venne agganciato da circa trecento “carabinieri esteri” (svizzeri) del Papa. Nello scontro perse la vita Enzo Cairoli, mentre il fratello Giovanni fu gravemente ferito. Giovanni morì nel 1869, per le ferite riportate, in Belgirate, nella casa estiva di sua madre Adelaide.
    Michele Rosi scrive:
    «Negli ultimi momenti gli parve vedere Garibaldi e fece vista di accoglierlo con trasporto. Udii (così narra un amico presente) che disse tre volte: “L’unione dei francesi ai papalini fu il fatto terribile!” pensava a Mentana. Chiamò più volte Enzo, suo fratello, perché lo aiutasse! Poi disse: “Ma vinceremo di certo; andremo a Roma!”.

    Enzo era il sesto e Giovanni il settimo figlio di Carlo Cairoli, erede di agiati proprietari terrieri lomellini, medico, professore di chirurgia all’Università di Pavia, podestà di Pavia nel corso del Governo Provvisorio del 1848 e di Adelaide Bono, figlia di un prefetto di Milano sotto Napoleone, poi conte dell’Impero. I cinque figli maschi di Carlo e Adelaide parteciparono tutti al risorgimento italiano: Benedetto, Ernesto, Luigi, Enzo, Giovanni. Solo il primo morì nel suo letto. Enzo morì a Villa Glori nel 1867e Giovanni due anni dopo per le ferite riportate nello stesso scontro. Luigi morì di tifo a Cosenza nel 1860 mentre con Garibaldi compiva l’opera dei Mille. Ernesto morì con i Cacciatori delle Alpi nel 1859. Benedetto fu ferito a Palermo assieme al fratello Giovannino, dopo lo sbarco dei Mille. In seguito divenne presidente del consiglio in una coalizione di sinistra e salvò il Re Umberto I da un attentato rimanendovi ferito.

    Lettera di Giuseppe Mazzini ad Adelaide Cairoli – 14 ottobre (1869)
    Signora,
    Ho esitato finora ad aggiungere una parola di compianto e di conforto a quelle che vi vennero e vi vengono da tutti i buoni d’Italia. Di fronte a un dolore quale deve essere il vostro, io mi sentiva incapace e quasi indegno di scrivervi: né, se non credessi fermamente in Dio, nell’immortalità della vita e nei fati segnati dalla Provvidenza all’Italia, oserei farlo oggi. Ma voi non avete, confido, potuto credere un solo momento che io tacessi per colpevole oblio o perché non sentissi tutta quanta la solenne grandezza del sacrificio che s’incarna in Voi e nei nostri.
    La vostra famiglia sarà, quando avremo libertà vera, virtù, unità e coscienza di Popolo, una pagina storica della Nazione. Le tombe dei vostri figli saranno altari. I loro nomi staranno fra i primi nella litania dei nostri Santi. E Voi che educaste le anime loro, Voi che li avete veduti sparire a uno a uno patendo ciò che soltanto qualche madre può intendere, ma non disperando, rimarrete simbolo a tutti del dolore che redime e santifica, esempio solenne alle donne italiane e insegnamento del come la famiglia possa essere ciò che deve, e sinora non é, Tempio, Santuario della Patria comune.
    Ma a Voi non importa né ad essi importava di fama. Voi non adorate, essi non adoravano che il fine, quel santo ideale d’una Italia redenta, pura di ogni macchia di servitù e di ogni sozzurra d’egoismo e di corruzione, e iniziatrice di forti e grandi pensieri da Roma, che ispirò, attraverso una tradizione di secoli, le nostre migliori anime alla battaglia e al martirio. E però vi dico: sorridete nel pianto, i vostri hanno, morendo, vinto; hanno affrettato d’assai il momento in cui quell’ideale diverrà fatto sulla nostra terra. Stanco dagli anni, dalle infermità e da altro, io ho sentito, all’annunzio della morte del nostro Giovanni, e delle ultime parole ch’ei proferiva, riardere dentro la fiamma dé miei anni giovanili e riconfermarsi in me il proposito della vita. Migliaia di nostri, non ne dubitate, hanno sentito lo stesso. Una intera famiglia non vive non muore come la vostra senza che tutta una generazione si ritempri in essa e muova innanzi d’un passo. (…)

    bloggiornalismo.scuoleasso.it

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