Month: September 2011

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Il Pizzo dei Tre Signori

Il Pizzo dei Tre Signori

Una tra le montagne più note sulla cresta principale delle Alpi Orobie, il punto d’incontro tra  la Valtellina (Sondrio), la Val Brembana (Bergamo) e la Valsassina (Lecco). Una montanga il cui nome deriva dalla storica spartizione territoriale tra lo Stato di Milano, la Repubblica di Venezia e il Canton dei Grigioni nella Confederazione Elvetica.

Non è un caso che lassù, a 2554 metri, si siano ritrovarti tre vecchi compagni di stanza, tre scriteriati ex-studenti, tre amici: Josh, Cris e Birillo.

La giornata è di fine Settembre con un pallido sole che sa ancora scaldare quando non si perde tra le nuvole: al mattino presto ci ritroviamo a Gerola per fare provviste per poi salire fino a Pescegallo da dove iniziare la nostra camminata.

In questi mesi esco per monti quasi tutti i giorni ed il mio passo, cadenzato ed inarrestabile, è una sicurezza. Cris ed Josh al contratio sono due montagnini abituati a “correre” per monti con scarpette leggere: un trattore disel contro due briose moto da trial!! Un inizio giornata piuttosto duro, specie per gli strascichi di Braulio che l’amaro di erbe alpine del Dottor Peloni ha lasciato della sera prima.

Il paesaggio che ci circonda è come sempre magnifico. Superiamo il lago di Trona e poi il successivo lago Inferno raggiungendo il Rifugio Falc (Ferant Alpes Letitiam Cordibus, Le Alpi portino letizia ai cuori).

Dal Rifugio si sale poi fino alla bocchetta di Piazzocco che dà l’avvio verso la salita alla cima. Essere in cima al Pizzo dei Tre Signori è sempre qualcosa di particolare. Sotto la croce arrivano infatti, alla spicciolata o a gruppetti, una decina di altri ragazzi, tutti tra i 20 e 40 anni (stavo per scrivere 30 ma ormai anche noi siamo a 35!).

Ognuno di noi lassù proviene da un sentiero o da una valle diversa tra le tante che portano in cima: “da dove arrivi?” è la domanda più spontanea e ognuno, oltre a dare la risposta con accento diverso, punta il dito in una direzione tra la nebbia.

Attorno a noi, tra le nubi, appaiono le montagne vicine, come il Muggio ed il Legnone, o quelle più distanti come le Grigne o il Badile. Appena sotto la cima ci imbattiamo in una mezza sorpresa. Trovarmi di fronto un grosso stambecco è una novità imprevista: non credevo avessero ripreso possesso anche di quelle valli. La Capra Ibex agli inzi del ‘900 era quasi del tutto estinta sulle Alpi e se ne contavano solo un centinaio di individui protetti dalla Famiglia Reale nei parchi della Valle d’Aosta. Le cose paiono essere migliorate parecchio da allora.

A fine serata l’allegro trio è in una trattoria a mangiare e bere smaltendo l’alcolemia in eccesso, tanto nociva alle nostre patenti, trascorrendo buona parte della notte a fotografare le stelle e a fare esperimenti con la Nikon D300 di Cris (…che ancora deve mandarmi le sue foto!).

Ringrazio i miei due soci per la bella giornata. Ad uno dei due va una mezza predica visto che, per “motivi di donne”, ci ha fatto sfumare il previsto pernottamento di fine estate al Rifugio Grassi. Non ti preoccupare Josh, non farò il tuo nome…

Con l’arrivo dell’inverno conto di tornare a trovare i miei due “soci” per un’uscita sulla neve. Ora vi lascio il tracciato Gps dell’uscita e qualche foto. Se non avete mai fatto visita a quelle valli dovete assolutamente rimediare: lo sforzo sarà più che premiato!

Davide Valsecchi

Ps: la bandiera della foto iniziale è una piccola dedica ai ragazzi della scuola di Asso che hanno partecipato al progetto Flaghéé.

Little Nora e la Mamma di pezza

Little Nora e la Mamma di pezza

 

dsc09067La piccola Nora sembra averla spuntata nella sua piccola battaglia per la sopravvivenza ed ora, come tutti gli esseri viventi, dovrà affrontare l’ignoto cammino della vita. Mi piacerebbe dirvi che ce l’ha fatta ma un po’ di scaramanzia e di concretezza me lo impediscono. Ogni tre ore miagola perchè la allatti e questo mi dà la misura di quanto fragile sia una giovane vita. Forse sperimento l’ansia delle mamme, non so…

Nel giro di una settimana si sta letteralmente trasformando e questa sua metamorfosi, così rapida ed incredibile, è un esperienza davvero coinvolgente per me. In questi giorni comincia a “vedere” e nei suoi occhioni neri cominciano ad intrevvedersi le pupille “a taglio” mentre l’iride appare sempre più azzurrina. Oltre a questo le stanno spuntando i primi denti e tutto il corpo sta cambiando fisionomia man mano che prende confidenza con il movimento.

Non avevo mai allevato un gatto e via via imparo nuovi piccoli trucchi per accudirla. Valentina, che è una grande esperta di gatti, mi ha insegnato il “trucco ninja” più efficace tra quelli a mia disposizione: la tecnica segreta della mamma di pezza!

Con l’acqua calda, quasi bollente, riempio un paio di bottigliette di plastica da mezzo litro e le infilo dentro due calzettoni di lana. Con uno scampolo di pelliccia, che mi ha prestato sempre Valentina, creo un piccolo giaciglio “peloso” tra le due bottiglie calde. Quando adagio la piccola Nora nella mia “trappola” inizia subito a fare le fusa e si appoggia al pelo spingendo ritmicamente, ma in modo molto delicato, con le zampe anteriori. Credo che nemmeno il valium avrebbe un effetto così immediato nel farla addormentare!

La “tecnica suprema della mamma di pezza” prevederebbe anche una piccola sveglia in grado di simulare, con il ticchettio, il battito del cuore della finta mamma. Io non mi sono spinto tanto oltre ma mi limito a coprirla con una mia vecchia e puzzolente maglietta. (Povera Nora, ormai ha associato il mio “puzzo” a quello della sua mamma!!)

Rassicuro quindi tutti che Nora  sta bene ed ha iniziato la sua nuova vita. Buona fortuna piccola gatta!

Davide Valsecchi

 

Val Gerola: Pizzo Olano

Val Gerola: Pizzo Olano

Il week end è una rimpatriata di amici a base di montagne valtellinesi: Cristian ed io, aprofittando delle ultime giornate di sole, siamo saliti fino a Mellarolo, un’arroccata frazione del comune di  Cosio Valtellino, in provincia di Sondrio.

Attraversate le strette viette della frazione ci siamo ritrovati sui ripidi prati: da qui è iniziata la nostra salita lungo vecchie mulattiere lastricate come si usava in passato. Il tempo, in questo ultimo week end di Settembre, sembrava reggere nonostante il sole andesse e venisse.

Questa parte della Val Gerola per me è quasi sconosciuta ma Cristian qui c’è praticamente cresciuto e queste montagne, che hanno visto crescre anche suo nonno e suo padre, sono la sua seconda casa anche oggi che vive in città.

Attraverso il bosco abbiamo raggiunto il Rifugio Corte. Qui abbiamo incontrato Corrado e Mara che oltre ad essere i due gestori del rifugio sono due “autorità” locali per le uscite invernali con ciaspole o telemark.

La nostra salita è proseguita raggiungendo i grandi prati verdi del Monte Olano sulle cui distese erbose pascolano pecore e capre. Ciò che colpisce è la grande abbondanza d’acqua che rende la zona rigogliosa ed ideale per allevare il bestiame. Le fontane si susseguono l’un l’altra fin quando non inizia la parte più ripida della salita al pizzo.

Sul versante opposto della stretta valle, dove scorre il Rio Fiume (“fiüm”), svetta la Cima di Rosetta (2142) con la sua croce. Noi siamo risaliti fino alla boccatta che separa il Pizzo dei Galli (2217) dal Pizzo Olano (2267) salendo poi fino alla cima di quest’ultimo.

Dalla cima ci è apparso l’ampio anfiteatro della parte superiore della valle del Lesina dominata dal Pizzo Alto (2512) e dal Monte Rotondo (2496). Più in là si mostrava anche il Legnone (2.609) e, nelle giornate di bel tempo, anche il Lario. Le creste che uniscono le varie cime mi hanno catturato scatenando in me idee ed itineari tutti da esplorare.

La discesa è stata incentivata dalla fame a cui ha provveduto Mara con una scodella di polenta pasticciata con un bel uovo sopra!

Il mio GPS dice che la salita parte dai 906 m di Mellarolo fin su ai 2267 del pizzo con un estensione di 9 chilometri. Noi, con molta calma, l’abbiamo percorsa in tre e mezzo gustandoci il panorama. In un paio d’ore siamo stati di nuovo a Mellarolo.

Questa è un’esursione classica per l’inverno ma se decidete di intrapprenderla è buona cosa mettersi in contatto con Corrado e Mara al rifugio Corte. Non solo vi daranno qualche dritta ma è possibile anche aggregarsi alle uscite organizzate dal loro gruppo.

Una zona di sicuro fascino questa, luoghi da scoprire ed esplorare.  Grazie Cristian per avermi fatto da guida: alla prossima!

Davide Valsecchi

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La cosa giusta: un anno dopo

La cosa giusta: un anno dopo

«Pagherai, pagherai ogni cosa!!» E’ passato un anno, 365 giorni esatti: dove sono oggi le tue furiose minacce? Io tuoi avvocati tanto determinati a mondare il tuo leso onore? Davvero credevi di farmi indietreggiare solo con vuote parole?

Io non ho dimenticato, non ho perdonato: attendo sereno l’attimo propizio perchè, e questo lo sappiamo entrambi, non sono io quello che deve temere la verità.

Guarda nelle ombre buie della tua coscienza: è lì che mi troverai pronto a reclamare vendetta, ad esigere giustizia una volta per tutte.

Have a nice day, Puppy!
Davide Valsecchi

Sweet Dreams

Sweet Dreams

I sogni sono fatti di questo, chi sono io per dissentire? Viaggia attraverso il mondo ed i setti mari: tutti sono alla ricerca di qualcosa!

Alcuni di loro vogliono usarti, alcuni di loro vogliono essere usati da te. Alcuni di loro vogliono abusare di te, alcuni di loro vogliono essere abusati.

Viaggia attraverso il mondo ed i setti mari: tutti sono alla ricerca di qualcosa… Io voglio usarti, abusare di te: io voglio sapere cosa porti dentro di te!

Scrutai in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito, impaurito, sospettoso. Sognando sogni che nessun mortale aveva mai osato sognare prima.

Ma il silenzio era intatto, e la quiete non diede alcun segno di vita. La sola parola che fu laggiù pronunciata fu la sospirata parola “Leonore?”. Questo fu ciò che io sussurrai, e l’eco mormorò di nuovo la parola “Lenore!”.

Semplicemente questo, e nulla più.

Gustave dorè, Marilyn Manson, Edgar Allan Poe…

Questa notte i miei sogni mi hanno portato attraverso viaggi incredibili. Una frana di sassi e terra grigia precipitava tutt’attorno a me, ed io mi riparavo dietro due grandi alberi. Il rumore era terribile e credevo di non avere scampo. Ma il mio viaggio è continuato così come il mio sogno. Ricordo luoghi familiari che però non riconosco. Ricordo mobili e facce note in una grande casa. Tornavo da  un lungo viaggio, tutti sembravano attendermi ma nessuno tra loro era da tempo tra i vivi… Quando l’alba ed il miagolare della piccola mi hanno richiamato al mio letto è stato come morire, come vivere di nuovo…

Davide Valsecchi

Stefano per Leica 24X36

Stefano per Leica 24X36

Stefano Sepriano per Leica 24X36
Stefano Sepriano per Leica 24X36

Stefano Sepriano è un giovane alpinista in forza al CAI di Asso e negli ultimi anni si è spesso distinto per l’impegno e per le cime raggiunte. Io e lui ci conosciamo dai tempi della Croce Rossa ed abbiamo frequentato la stessa Scuola di Alpinismo dell’AltoLario.

Stefano mi ha scritto in questi giorni segnalandomi le fotografie con cui sta partecipando ad un concorso promosso da Leica, la storica marca fotografica tedesca.

Se volete vedere le sue foto potete vistare questo link [Leica 24X36] ed esprimere, qualora vi piacciano, la vostra preferenza per Stefano.

[Stefano Sepriano per Leica 24X36]

Bravo Stefano!

Davide Valsecchi

Vestiario Popolare Lariano

Vestiario Popolare Lariano

Una pubblicazione di Giulia Caminada presentata il 23 settembre, alle 18.30, nel salone di Villa Gallia in via Borgovico 148 a Como, nell’ambito della manifestazione “Fai il pieno di cultura”.

«C’è un avvicendarsi terribile nella ricerca di qualcosa di nuovo. Tutti vogliono la novità, sia nell’oggetto industriale sia nell’opera d’arte. Così se un tempo gli stili duravano cinquanta anni o addirittura un secolo, oggi durano tre o quattro anni.» (Gillo Dorfles)

Questa è una citazione pubblicata giorni fa da Giulia Caminada, autrice del Libro e “nota” insegnante presso la scuola media di Asso. Giulia non è solo l’ideatrice del sito web “BlogGiornalismo” gestisto dagli studenti della scuola (il nostro futuro), ma è anche una grande esperta di tutto ciò che riguarda la cultura e la tradizione locale nelle nostre valli e sul lago (il nostro passato).

Venerdì verrà quindi presentata la sua nuova ricerca interamente dedicata al vestiario tradizionale in uso presso il nostro lago, un libro che nasce dalla ricerca etnografica sulla storia dell’abbigliamento popolare lariano tra Ottocento e Novecento.

Faccio quindi i miei più sentiti complimenti a Giulia per l’impegno con cui si adopra nella salvaguardia della nostra tradizione e del nostro passato: brava!

Davide Valsecchi

I “Big Five” del Lario

I “Big Five” del Lario

Quando ero bambino mio padre mi portava con sè, tra i boschi e le montagne, per mostrarmi caprioli, camosci, mufloni, cervi e cinghiali. Si usciva la mattina prima dell’alba o prima che tramontasse il sole per osservare gli animali pascolare nella tranquillità della luce tenue: binocolo, silenzio e tanta pazienza dopo aver camminato spesso per ore.

Erano le Alpi Carniche, al confine con l’Austria. Ogni anno, per tre mesi, passavo lassù l’estate: montagne alte ed immense, grandi come non ne avevo viste mai.

Oggi qualcosa è cambiato e questi stessi animali popolano sempre in maggior numero anche i monti che circondano il Lario e la Penisola Lariana. O forse non è cambiato nulla, forse ci sono sempre stati ed ero io a non possedere lo sguardo giusto per vederli. Come sempre accade è l’altrove ad attirarci mentre serve attenzione ed amore per vedere ciò che ci circonda.

Lo scorso anno ero in Africa, in Tanzania. Ho girato in lungo ed in largo cercando di vedere i grandi ippopotami ed alla fine, anche se con un po’ di difficoltà, ci sono riuscito [RiverHorse]. Anche quest’anno sono tornato in Tanzania ma, con un po’ di delusione, non ho potuto lasciare l’isola di Zanzibar nè vedere alcuno degli animali che avrei voluto incontrare: una mezza disdetta per un viaggio così lungo.

Ma si sà, non tutto va sempre come si spera. Forse difetto di pazienza ma non certo di caparbietà: “metterò fieno in cascina” per un po’, come si usa dire, e quando sarà il momento cercherò di partire per i grandi altopiani del Sudafrica.

Non so con chi ci andrò: forse da solo, forse con un figlio o, chissà, addirittura con un nipote. Vedremo cosa mi riserva il futuro. Quello che è certo è che mi piacerebbe vivere questo viaggio alla ricerca dei big five, i cinque grandi animali d’Africa, con lo stesso spirito e la stessa poesia con cui mio padre mi ha insegnato a conoscere gli animali più nostrani.

Fino ad allora il mio sgurado sarà su ciò che ci circonda, sui “Big Five del Lario“: caprioli, camosci, mufloni, cervi e cinghiali. Tra le nostre montagne c’è più di quanto si creda. Ancora non li ho visti ma si dice che il lupo, la lince ed anche l’orso bruno abbiano fatto ritorno sui monti esterni del Lario e della Valtellina.

Buona scoperta!

Davide Valsecchi


Se invece volete sognare l’Africa c’è Nick Brandt (davvero impressionante!):

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