Il Pizzo dei Tre Signori

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Una tra le montagne più note sulla cresta principale delle Alpi Orobie, il punto d’incontro tra  la Valtellina (Sondrio), la Val Brembana (Bergamo) e la Valsassina (Lecco). Una montanga il cui nome deriva dalla storica spartizione territoriale tra lo Stato di Milano, la Repubblica di Venezia e il Canton dei Grigioni nella Confederazione Elvetica.

Non è un caso che lassù, a 2554 metri, si siano ritrovarti tre vecchi compagni di stanza, tre scriteriati ex-studenti, tre amici: Josh, Cris e Birillo.

La giornata è di fine Settembre con un pallido sole che sa ancora scaldare quando non si perde tra le nuvole: al mattino presto ci ritroviamo a Gerola per fare provviste per poi salire fino a Pescegallo da dove iniziare la nostra camminata.

In questi mesi esco per monti quasi tutti i giorni ed il mio passo, cadenzato ed inarrestabile, è una sicurezza. Cris ed Josh al contratio sono due montagnini abituati a “correre” per monti con scarpette leggere: un trattore disel contro due briose moto da trial!! Un inizio giornata piuttosto duro, specie per gli strascichi di Braulio che l’amaro di erbe alpine del Dottor Peloni ha lasciato della sera prima.

Il paesaggio che ci circonda è come sempre magnifico. Superiamo il lago di Trona e poi il successivo lago Inferno raggiungendo il Rifugio Falc (Ferant Alpes Letitiam Cordibus, Le Alpi portino letizia ai cuori).

Dal Rifugio si sale poi fino alla bocchetta di Piazzocco che dà l’avvio verso la salita alla cima. Essere in cima al Pizzo dei Tre Signori è sempre qualcosa di particolare. Sotto la croce arrivano infatti, alla spicciolata o a gruppetti, una decina di altri ragazzi, tutti tra i 20 e 40 anni (stavo per scrivere 30 ma ormai anche noi siamo a 35!).

Ognuno di noi lassù proviene da un sentiero o da una valle diversa tra le tante che portano in cima: “da dove arrivi?” è la domanda più spontanea e ognuno, oltre a dare la risposta con accento diverso, punta il dito in una direzione tra la nebbia.

Attorno a noi, tra le nubi, appaiono le montagne vicine, come il Muggio ed il Legnone, o quelle più distanti come le Grigne o il Badile. Appena sotto la cima ci imbattiamo in una mezza sorpresa. Trovarmi di fronto un grosso stambecco è una novità imprevista: non credevo avessero ripreso possesso anche di quelle valli. La Capra Ibex agli inzi del ‘900 era quasi del tutto estinta sulle Alpi e se ne contavano solo un centinaio di individui protetti dalla Famiglia Reale nei parchi della Valle d’Aosta. Le cose paiono essere migliorate parecchio da allora.

A fine serata l’allegro trio è in una trattoria a mangiare e bere smaltendo l’alcolemia in eccesso, tanto nociva alle nostre patenti, trascorrendo buona parte della notte a fotografare le stelle e a fare esperimenti con la Nikon D300 di Cris (…che ancora deve mandarmi le sue foto!).

Ringrazio i miei due soci per la bella giornata. Ad uno dei due va una mezza predica visto che, per “motivi di donne”, ci ha fatto sfumare il previsto pernottamento di fine estate al Rifugio Grassi. Non ti preoccupare Josh, non farò il tuo nome…

Con l’arrivo dell’inverno conto di tornare a trovare i miei due “soci” per un’uscita sulla neve. Ora vi lascio il tracciato Gps dell’uscita e qualche foto. Se non avete mai fatto visita a quelle valli dovete assolutamente rimediare: lo sforzo sarà più che premiato!

Davide Valsecchi

Ps: la bandiera della foto iniziale è una piccola dedica ai ragazzi della scuola di Asso che hanno partecipato al progetto Flaghéé.

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