Month: November 2011

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Ladakh: Stok Kangri 6153 metri

Ladakh: Stok Kangri 6153 metri

Settimana di vaccinazioni in previsione della partenza del 16 Gennaio per il Congo. Tifo, Febbre Gialla, Epatite A, Meningite, Poliomelite, Tetano e Malaria: un po’ “imballati” tocca stare tranquilli ed invitabilmente si scivola nei ricordi. Cercando sul web ho trovato delle belle immagini di un’altra montagna che mi è cara: lo Stok Kangri.

Lo “Stok” è un seimila Himalayano, 6153 metri, nel territorio indiano del Ladakh. Quella salita, compiuta nel 2009, mi ha impartito un paio di lezioni che non dimenticherò. Se andate a rileggere il diario di quei giorni, L’ultima Bandiera, vi renderete conto dell’incoscienza e dell’approssimazione con cui mi sono confrontato con quella montagna. Senza nemmeno l’equipaggiamento di base adatto,  per di più nel periodo sbagliato, stavo per mettermi nei guai come un fesso!

Nonostante l’azzardo arrivai alla cima dello Stok il 9 Giugno 2009 ed ora, dopo quasi tre anni, comincio ad esserne abbastanza soddisfatto. Non rifarei più il numero infinito di errori fatti in quei giorni ma, se devo essere onesto, rivaluto in modo positivo le capacità dimostrate in quei giorni.

Avevo un equipaggiamento degno di una spedizione di inizio novecento ma questo, ora che il tutto è passato, mi da un certo gusto, specie considerando che per via della gran quantità di neve molte spedizioni meglio attrezzate erano state costrette a desistere. Nonosante tutte le inadeguatezze, dalla mia avevo però due importanti vantaggi: essere uno stupido caparbio e, cosa non da poco, 20 giorni di acclimatamento tra i quattromila ed i cinquemila metri.

Se riguardo la faccia che avevo al ritorno nella tenda rivedo tutta la fatica e la passione di quella salita: che battaglia!! Dopo quasi tre anni posso quasi perdonarmi: “sei stato uno stupido incoscente, ma te la sei cavata alla grande!” (ma che fatica e che freddo!!)

Davide Valsecchi

Che sia la Verità a parlare

Che sia la Verità a parlare

Domani Consiglio Comunale straordinario ad Asso: il Comune compra il terreno sotto la Vallategna. Forse l’epilogo di una storia durata due anni o forse solo un nuovo capitolo. Il Sindaco Manzeni si erge a paladina del nostro territorio ad un anno dalle elezioni. Gli ambientalisti ed i cittadini che in questi due anni sono stati da Lei pubblicamente bistrattati osservano sospettosi.

Onestamente anche io osservo incuriosito la vicenda. Io spero, per il bene di tutti noi, che l’avventura politica di Giovanni Conti sia finalmente giunta al termine mentre per Giulia, nonostante alcune spigolature del suo carattere, sono invece disposto a spendere fiducia. Certo, entrambi non si sono risparmiati nel darmi addosso ma, visto che sia io che i cedri che la Vallategna siamo simpaticamente illesi, sono disposto a non dare troppo peso a quei fatti.

L’ultima volta che ho avuto occasione di parlare con serenità insieme al Sindaco era il 5 Febbraio 2010. C’era in ballo il Supermercato, la rotonda ed un sacco di voci poco chiare che giravano per la valle. Le dissi che doveva spiegare alla gente quello che intendeva fare, che Asso aveva bisogno di un cambiamento ma che doveva essere condiviso da tutti se si voleva avesse effetto.

Le dissi “Se sei convinta di quello che vuoi fare scrivi una lettera, la gente capirà e ti dirà cosa ne pensa. Ascoltare i cittadini è la soluzione più semplice. Lascia decidere a loro.” Giovanni Conti, seduto al suo fianco, disse queste esatte parole: “Io te lo sconsiglio, in questo modo ti esponi solo alle critiche”. All’epoca, probabilmente, non conoscevo Conti come lo conosco oggi e rimasi stupito da quel suo consiglio.

Il Sindaco, forse inorgoglita dal Vice, disse allora qualcosa che ancora oggi ricordo indelebilmente: “Io ho il consenso, io ho vinto le elezioni, io prendo le decisioni senza spiegare niente a nessuno”. Questa fu la mia chiamata alle armi, l’inaccettabile che non poteva essere accettato. Fu semplicemente l’inizio.

Probabilmente se quel giorno il Sindaco non avesse seguito il consiglio sbagliato le cose sarebbero andate diversamente, forse già oggi avremmo una rotonda placidamente all’ombra dei Cedri ed un bellissimo parco sotto la famosa cascata. Il paese sarebbe migliore e probabilmente persino il suo ruolo di paladina dell’ambiente apparirebbe  credibile: ora, purtroppo, è tutto ancora da dimostrare con grande buona volontà.

Io però sono convinto che l’esperienza insegni, che ingoiare rospi e tornare sui propri passi sia degno di rispetto quando fatto in modo onesto. Sono anche pronto a credere che tutto il caos sia stato solo il frutto di un fraintendimento, di una sfortunata serie di circostanze avverse. Sono pronto a credere, non certamente a cedere, ma spero onestamente che sia davvero un nuovo inizio.

Per questo auguro al Sindaco la migliore fortuna, le auguro davvero sentitamente di essere la fautrice del cambiamento di cui Asso ha tanto bisogno. Le ricordo ancora che l’unico modo perchè ci sia un cambiamento è che sia il frutto di una condivisione, di un sentire comune che in primo luogo unisca ciò che in questo paese è diviso.

Per far questo serve pazienza, molta umiltà e grande comprensione per coloro che dissentono o che dubitano. Io, dal canto mio, osserverò con la stessa pazienza, umiltà e comprensione ma anche con grande e scrupolosa attenzione.

Nel saluto del Kung-fu la mano destra avvolge la sinistra chiusa a pugno all’altezza del naso senza però abbassare lo sguardo su chi sta di fronte. La mano sinistra chiusa rappresenta il sole (Yang), mentre la destra che avvolge rappresenta la luna (Yin). Significa che si è pronti alla guerra ma che si viene in pace: un modo molto profondo e positivo di rapportarsi con gli altri.

Non ripetiamo gli errori del passato ma gettiamo le basi per un futuro migliore. Buona fortuna a tutti noi.

Davide Valsecchi

La parola al Sindaco di Asso:

Pakistan: Cima Asso 5100metri

Pakistan: Cima Asso 5100metri

Questa foto è emersa dagli scatoloni come un gioiello perduto, è uno scatto sulla parete che porta alla sommità di Cima Asso, la vetta conquistata e battezzata nel lontano 1999 in Pakistan da cui prende il nome questo sito.

Eravamo in Hindu Kush, sulla catena montuosa che separa la piana dell’Afganistan, dai territori tribali del nord del Pakistan. Eravamo in uno degli ultimi “spazi bianchi” sulle cartine del mondo e che, nel giro di pochi anni, sarebbe diventato uno dei punti caldi dello scacchiere internazionale.

La salita verso la cima era una prima assoluta e la squadra, composta da cinque alpinisti, si era divisa in due cordate per cercare la via migliore per salire. Nella foto si vede Angelo Rusconi, con il casco blue, seguito da Cristian Cattivelli, con il casco rosso. Io ero legato in fondo a questa cordata da tre. La foto l’ha invece scattata Simone Rossetti o Luciano Giampà che, legati nella seconda cordata, sondavano la parete più a sinistra.

Era il 5 Agosto 1999, il giorno del mio 23° compleanno per la precisione. Io ero il più giovane della squadra e non ero mai andato così lontano da casa in vita mia. Quanti ricordi! Che mondo spettacolare e selvaggio ci circondava!

All’epoca non c’erano ancora le macchine fotografiche digitali e tutte le immgini di quell’avventura sono conservate in diapositive. Dopo dodici anni trovarne una stampata è stata una piacevole sorpresa: prima o poi dovrò decidermi a digitalizzare anche quelle storia così analogia e nostalgica.

Qui sotto invece un’immagine più nota: la foto di foto di gruppo a 5100 metri  sulla vetta di CIMA ASSO. In senso orario dal centro: Angelo Rusconi, Cristian Cattivelli, Luciano Gimpà, Simone Rossetti e Davide Valsecchi.

Prasanto e Malascarpa

Prasanto e Malascarpa

«A nuclear error, but I have no fear. London is drowning and I live by the river.» Il vecchio Joe Strummer canta London Calling, uno dei suoi pezzi più famosi, coprendo il frastuono del riscaldamento della panda. Fa un freddo becco ma il sole sta alzandosi dietro il Cornizzolo: anche oggi avremo bel tempo!

Lele ed io, come Starsky & Hutch imbacuccati per l’inverno, aspettiamo alla stazione che il treno porti la squadra per la consueta escursione del Sabato. Il freddo ha ridotto un po’ il gruppo ma quelli che resistono sono ormai ben rodati.

Oggi puntiamo su un sentiero spesso trascurato ma certamente interessante e decisamente impegantivo per pendenza e dislivello: il sentiero diretto da San Miro al Prasanto. Superata la chiesetta dedicata al Santo seguiamo le indicazioni per il Monte Rai iniziando la nostra salita per la val di Gandin. Il sentiero tira parecchio puntando dritto verso la grande torre di comunicazione, passando per i prati fino a raggiungere la pineta dell’alpetto alto.

La torre è un pezzo di storia del passato. Odiata dagli amanti del paesaggio oggi è sempre meno utilizzata e, dalle voci che circolano, quasi in disuso. Io onestamente non saprei darvi un giudizio. Per me, fin dall’infanzia, c’è sempre stata e non saprei dirvi come era o come sarebbe senza. Io spero che quando non servirà più possa trovare uno scopo ed un aspetto diverso. Distruggere qualcosa è spesso privo di senso, mi piacerebbe se un giorno fosse possibile ammirare il paesaggio dalla sua cima e se la torre diventasse una struttura per la comprensione dell’ambiente e della scienza.

Superata la bocchetta di San Miro iniziamo a godere del panorama sul Resegone, sul monte Barro, sul Due Mani, sul Coltignone e sulle Grigne oltre che su Lecco ed sul Lago. Un ultimo strappo e siamo sulle roccette in cima al Prasanto.

Qui le due antenne delle telecomunicazioni rendono impossibile usare il cellulare: il troppo stroppia probabilmente! Il sole però è così intenso e la giornata così limpida che nonostante sia inverno ci asciughiamo stando piacevolissimamente a dorso nudo. Qualcosa di davvero insolito per la stagione in cui siamo.

Mangiamo, scherziamo e ci godiamo il panorama prima di iniziare la discesa superando prima il Sasso Malascarpa e le caratteristiche rocce dei Campi Solcati. Dalla Coletta di Ravella scendiamo al Terzalpe e da qui al Primalpe dove i volontari stanno scaricando un carico di la legna per le stufe. Il fuori programma è sfizioso e metto all’opera la squadra a dare una mano accatastando i ciocchi. Ce la sbrighiamo in un’oretta e ci guadagnamo un bel te caldo con i biscotti.

La squadra se l’è cavata bene. Si è fatta onore sulla salita e si è data da fare con la legna, non male per dei ragazzi di città affidati ad un montagnino ed al suo socio.

Davide Valsecchi

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Novembre in Grigna

Novembre in Grigna

Le previsioni sono certe: tre giorni di sole! E’ mercoledì quando chiamo Emanuele a Pavia:“Molla tutto e vieni su che domani si va in Grigna!” Non è stato difficile convincerlo!

Giovedì mattina ci ritroviamo in auto scendendo i tornanti che dal lago del Segrino portano verso Lecco. Guida lui, io faccio mente locale sul percorso. Nello stereo i Clash suonano un pezzo del 1976: “Death Or Glory”. Mi viene da sorridere: daremo battaglia a questa giornata? Come andrà a finire?

Emanuele era con me nella Terza Squadra Flaghéé e, senza troppa esperienza, si è fatto tutte filate le ventidue cime del Lario. Con gli zaini carichi avevamo raggiunto la cima della Grignetta dalla Cermenati e, nello stesso giorno, gli avevo fatto fare il Canalino Federazione, la Traversata Alta fino alla cima del Grignone e poi giù di nuovo dall’altra parte fino a Prato San Pietro in Valsassina.

Gli avevo davvero “tirato il collo” in quei giorni, ora è giunto il momento di farlo “divertire” un po’ con qualcosa di diverso. Il piano è semplice: Canalone Porta fino alla cima e poi Sentiero Cecilia al Colle Valsecchi ed al Rifugio Rosalba.

La giornata è magnifica, il sole irrompe caldo nel canalone. Avevo paura fosse gelato o “freddo” ma è perfettamente esposto al sole del mattino. Decisamente meglio del previsto! Saliamo tra le roccette ammirando le curiosità architettoniche della cattedrale naturale che è la Grigna: la “finestra” ed il “sigaro” fanno bella mostra di sè in questo tempio naturale.

Piano piano il corpo prende il ritmo tra le rocce, la deferenza che la Grigna provaca sempre in me si acquieta e mi abbandono nel piacere della salita.

In un passaggio fraintendo il sentiero e mi ritrovo a salire un diedro particolarmente complesso che sembra chiudersi in alto. Devo dare fondo alla mia esperienza per superare quei tre metri ed in me si fa strada un dubbio terribile:“Non lo ricordavo così complesso. Che sia troppo difficile? Come faccio a far passare Lele di qui? Devo imbragarlo? Ho sottovalutato il canale? Pensa bene a cosa fare!!”.

Mentre le domande cominciano a spintonare le mie scelte mi accorgo che semplicemente il sentiero compie un altro giro passando più a sinistra su un’altro sperone di roccia che attacca più in basso.

Mi viene da sorridere, “Sei il solito fesso Birillo!!” penso tra me e me mentre mi applico per arrampicare in discesa su quel passaggino complesso che, nella giornata, resterà un evidente momento d’errore ma anche di personalissimo orgoglio tecnico.

Il resto della salita scorre sereno ed Emanuele affronta con passione tutti i vari ostacoli che si presentano: è giovane, se si impegna può davvero imparare molto!

Guglie, passaggi tra speroni di roccia ed orizzonti mozza fiato. Sotto il sole di Novembre raggiungiamo la cima della Grignetta. Il mondo sembra più grande da quassù. Siamo a 2177 metri, mangiamo qualcosa, chiacchieriamo di donne, birra e montagne: tutti i problemi sono fermi a quote più basse.

Ripartiamo a favore di sole lungo il lato occidentale della montagna puntando verso il Sentiero Cecilia e scendendo verso il Colle Valsecchi ed il Rifugio Rosalba. Non credo di potervi spiegare nè a parole nè ad immagini la meraviglia e la magnificenza delle rocce che si incontrano lungo quel tratto di sentiero. La Grigna è davvero qualcosa di eccezionale ed unico.

Al Rosalba ci sediamo appoggiati al rifugio. La quiete è assoluta ed il silenzio viene premiato: dall’altra parte della montagna, nei prati che scendono a precipizio di rimpetto a noi, due camosci si inseguono furiosi correndo tra le rocce come mai nessun’uomo potrebbe fare. Provo a catturarli con la macchina fotografica scattando loro una foto in corsa a quasi 600 metri.

Abbassandoci ancora, nei boschi a ridosso dei piani dei Resinelli, facciamo un’altro incontro. Tra il fitto delle piante, poco prima del tramonto, ci imbattiamo in un gruppo di tre caprioli. Si fermano un attimo a guardarci, immobili, ed poi d’improvviso tutti all’unisono scappano scomparendo nella vegetazione. Tentare di fotografarli è inutile e così ci godiamo il più possibile il fortuito incontro.

Recuperata la macchina i Clash ricominciano a suonare “Death Or Glory” mentre la nostra giornata finisce tra le luci di un sole rosso di Novembre: tutto bene per i ragazzi di “Cima”, missione compiuta…

Davide Valsecchi

I sentieri percorsi in questo racconto sono classificati:

  • EE per escursionisti esperti: Itinerari che possono richiedere anche facile arrampicata su roccia, con problemi d’esposizione, passaggi su nevai ed in generale l’attraversamento di zone impervie; equipaggiamento adeguato anche alla sicurezza individuale.
  • EEA per escursionisti esperti con attrezzatura: Itinerari su vie ferrate o percorsi alpinistici attrezzati, dove la frequenza delle attrezzature, l’impegno fisico richiesto e la notevole esposizione rendono necessario l’uso di attrezzature per l’autoassicurazione e l’eventuale assicurazione reciproca.

Non affrontate la Grigna senza adeguato rispetto e prudenza!

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Muji e Nora

Muji e Nora

 

dscf0626Da più parti mi chiedono “nuove” della piccola Nora e su come stia crescendo. Bene, la nostra trovatella si è fatta sfrontatata e spavalda come un cucciolo di tigre! Per chi non la conoscesse, questa è la sua piccola storia dall’inizio tormentato: [La Battaglia di Nora]

In queste settimane si è fatta grandicella ed ormai siamo al giro di boa dei primi due mesi di vita. Nora è ancora una cucciolotta ma è stupefacente il bagaglio di “conoscenze innate” di cui è già dotata. Il suo istinto sembra guidarla in un modo che sfugge alla mia razionalità o alla mia logica: ciò che lei conosce ed ha imparato a fare non può essere il frutto della sua limitata esperienza ma è qualcosa di incredibilmente innato, istintivo. Bellissimo!

Come vi dicevo è spavalda! Affronta il mondo con la totale mancanza di paura tipica dei cuccioli: occhi sgranati, fissi sull’obbiettivo e nessuna insicurezza! C’è una certa dose di incoscienza nel vederla rincorrere la coda di Muji, il vecchio gatto di Bruna, nel tentativo di acchiapparla. Tra i due la sproporzione è pari a quella tra una formica ed un gigante ma la piccola non sembra aver alcun timore neppure nel gettarsi, ringhiando, nella scodella di Muji mentre lui sta mangiando! Il vecchio, che ormai rasenta i 18 anni, ogni volta mi guarda dubbioso e sornione: “Devo mangiare anche lei?”. Così corro ad afferrare la piccola Nora che, tra mugolii e ringhi ben decisi, si aggrappa al cibo riempiendosi  la bocca come una folle invasata ed ingorda. Nora non mangia: aggradisce il cibo!!

Fortunatamente i due, dopo un’iniziale diffidenza, cominciano a tollerarsi e quasi a farsi compagnia: eccoli qui ripresi in una rara fotografia in cui lei non cerca di dare il tormento al povero vecchio!

Davide Valsecchi

«Due di Asso» per Natale

«Due di Asso» per Natale

Tibet, India ed Africa, un diario che raccoglie quasi sei mesi di viaggio in due continenti, spaziando dall’Himalaya all’Oceano Indiano e al lago Tanganica. Mi piace vedere tutte quelle storie riunite, nero su bianco, in un volume di 160 pagine: «Due di Asso».

Questo libro è un ottimo ricordo di quei rocamboleschi giorni in cui un’alpinista, per lo più un selvatico montagnino, faceva coppia con un’ eccentrico “artista” tra le meraviglie d’oriente e le praterie africane.

Piccoli racconti, aneddoti di vita di quotidiana ma anche eventi straordinari e situazioni di viaggio inconsuete e spesso diverteti. Un libro semplice, spesso genuino nel suo stupore e nel suo modo schietto di raccontare mondi tanto diversi dal nostro.

Se cercate qualcosa da regalare per Natale potrebbe fare al caso vostro: le storie raccontate in questo libro sono buone tanto per i piccoli quanto per gli adulti, c’è molto da scoprire nelle sue pagine. Per Natale ho potuto applicare sconti aggiuntivi alla stampa per abbassare il prezzo quanto più possibile: ora è disponibile a 10 Euro.

Due di Asso: dalla Tanzania al Tibet passando da Piazza Mercato
Le avventure di due assesi in viaggio.

Qui è dove potete liberamente sfogliare l’anteprima del libro ed eventualmente ordinarlo: Due di Asso – IlMioLibro.it

Buona Lettura!!

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Rumble in Valbrona Jungle

Rumble in Valbrona Jungle

Domenica mi annoiavo e la prospettiva era restarsene in casa tutto il pomeriggio a trafficare con il computer ed il lavoro arretrato. No,  non era proprio accettabile: “Vai a Valbrona? Mi molli da qualche parte lassù?”.

Infilo lo zaino e mi faccio lasciare più o meno a Candalino. Apro la carta del Triangolo Lariano. Sono equipaggiato di tutto punto ed armeggio con un lenzuolo di carta davanti agli incuriositi avventori di un bar: “Guardalo il milanese che va a perdersi nei boschi!!” avranno pensato. Quasi vero in effetti: la voglia di perdersi c’è tutta!

La carta mi serve per controllare i sentieri che sul fianco della montagna portano alla coletta dei corni. Verifico i mei riferimenti per iniziare, il resto verrà a caso. Accendo il Recorder Gps e si va!

Supero il vecchio seminario e mi infilo per un sentiero in disuso che corre sopra le scogliere che sovrastano la frazione. Il bosco è pieno di rocce che si alzano irregolari tra gli alberi, più sù mi imbatto in due piccole grotte. Ricordo aver letto la loro descrizione da qualche parte, forse in un vecchio libro: è una parte di mondo quasi dimenticata a due passi dal paese.

Mi distraggo un secondo e sopra di me si muove qualcosa. Sono in ritardo, mi ha visto prima lei ed è scattata per prima. Lei è una magnifica capriola adulta, salta tra i rovi guardandomi un’ultima volta prima di scollinare oltre il crinale. Provo a catturarla con una foto ma è inutile, è stata più brava lei questa volta.

Avanzo tra le roccette divertendomi nei passaggi più complessi. Tenendosi lontano dallo strapiombo non c’è gran pericolo: lo prendo come un allenamento, con un gioco. Sperone dopo sperone mi ritrovo al ripetitore della RaiTv. Seduto davanti alle antenne provo a scattare qualche foto ma la foschia si mangia la luce ed i pixel non rendono omaggio alla grande vallata sottostante.

Vado oltre, supero un vallone e mi trovo nei prati di Piazzo. Più a valle c’è un cancello che delimita questa zona, che sbarra la strada. Ormai però sono dentro e quindi proseguo per la carreggiata in terra battuta che attraversa il prato ed il bosco. Mi aspetto che salti fuori qualcuno che imbracciando “il docici” reclami la proprietà privata: nessuno si fa però vivo e continuo la mia gita.

Proseguo, supero la val Cavaletto e l’omino fiume. Qui è una miriade di sentieri e stradine. Scelgo a caso cercando di guadagnare quota sul fianco della montagna. Mi imbatto in un paio di baite e credo che una di queste sia quella dei pescatori, dell’associazione pesca sportiva di Valbrona.

Il bosco è sempre un posto curioso, alle volte pone degli indovinelli interssanti. Trovo una testa di animale e sparsi qui e là anche gran parte degli altri pezzi. Cosa sarà? Scatta il momento dell’anatomo patologo:  non è un cinghiale perchè mancano guardie e canini. Sicuramente è un erbivoro ed è di una certa stazza. Troppo grosso per essere una capra ma, visto che non ci sono le corna, è da escludere anche la mucca. Resta cavallo o asino, in ogni caso gli animaletti del bosco hanno fatto festa…

Altre baite, altri casottelli di caccia. Molti abbandonati, qualcuno invece forse ancora vivo. Siamo a due passi dal paese ma in questo breve tratto di montagna ci si potrebbe nascondere senza mai più farsi trovare: quasi una porta su un’altro mondo, una piccola tentazione.

Passo il fiumicciattolo della val di Valeuc e ritrovo il sentiero che da Ponte Castello porta alla Coletta dei Corni. Il mio “giro in giro” nei boschi è finito, mi acquieto seguendo il sentiero fino alla dorsale di Cranno. Il sole filtra tra gli alberi e mi regala qualche gioco di luce da catturare con la macchina fotografica.

Tra le piante scatta guardingo un animaletto. Credo di averlo disturbato durante la sua caccia. Con mia sorpresa è un enorme gatto bianco e grigio. Pare che non sia il solo ad essere diventato selvatico da queste parti!

Al Primalpe trovo il presidente del Cai di Canzo. Poco prima era lì anche Renzo, il presidente del Cai di Asso.

Come uno sciocco mi sono completamente dimenticato che le due sezioni avevano organizzato l’uscita conclusiva del “corso di ferrata” proprio ai Corni. Sono in ritardo sia per aggregarmi alla salita che per unirmi alla successiva mangiata. Peccato.

La compagnia è allegra e piacevole e così mi attardo. Forse anche troppo per la pazienza del Sole.

Mi incaponisco nel voler risalire nuovamente il crinale lungo il sentiero dello Spaccasassi. L’ora è tarda ed il sentiero è dannatamente imboscato di rovi e cespugli e, cosa più grave, è completamente a sbalzo sulle scogliere che sovrastano la marcita di Canzo.

Mi ritrovo al buio tra rocce e rovi, dallo zaino estraggo la fida pila frontale ed illuminando i miei passi, con il piccolo fascio di luce a led cerco di orientarmi in quella giungla strapiombante. Una vocina fastioda attacca con la solita litania:“Sei il solito stupido e questa volta finisce che ti schianti a due passi da casa!!”.

Mi sembra di essere nella versione brianzola del Blair Witch Project, il sentiero è ormai inghittito dalla vegetazione ed al buio si fa fatica a distinguerlo dai camminamenti delle capre. Mi aggiro tra le piante e le ombre. Tocca fare avanti ed indietro camminando tra i rovi cercando di non sbucare nel vuoto.

Succede. L’importante è stare “sereni” e fare le cose con calma. Mi siedo a riposare e spengo la frontale restando al buio: non voglio che qualcuno a valle, vedendo una luce immobile tra le rocce, si preoccupi inutilmente. Mi torna alla mente il “Viaggio al centro della terra” di Verne, quando il nipote del professore si perde nell’oscurità e, per non morire schiantando la propria testa contro le rocce, deve reprimere il terrore che lo aveva travolto. Come ho detto l’importante è stare “sereni” e fare le cose con calma, al resto si provvede un passo alla volta.

Quando avevo dodici anni mi ero messo ad inseguire proprio su questo crinale uno dei mei cani: quel bastardino di “Cico” si era messo a correr dietro alle capre che si erano date alla fuga sulle rocce e mi era toccato arrampicamici dietro pur di andare a riprenderlo. Nè io nè il mio cane eravamo precipitati allora, con una ventina d’anni d’esperienza in più posso farlo di nuovo anche questa sera.

La giacca mi ripara dal freddo e sotto i mei piedi si illumina tutta la valle. Lo spettacolo in cui mi sono imbattuto vale le tribolazioni. Il colpo d’occhio è notevole ed inconsueto. Sto diventando ingordo di tutto questo ed è preoccupante e piacevole al tempo stesso.

Luci di Canzo

Riprendo a salire, i rovi iniziano a diradarsi ed il sottobosco si fa sempre più aperto. Nel buio vedo il chiarore dell’orizzonte attraverso gli alberi. Sono di nuovo sul crinale e da lì a poco ritrovo il sentiero della dorsale di Cranno. Pare che l’abbia spuntata anche questa volta ed in tempo per tornare a casa prima del ritorno di Bruna.

Mentre scendo verso il paese mi chiedo quanti sappiano dell’avventura, delle emozioni e della bellezza che si nascondono a pochi passi da casa. Io ho visto l’Himalaya, ho visto le grandi montagne e le sterminate piane del centro Africa, eppure riesco ancora a “perdermi” tra queste piccole e strette valli come quando ero bambino.
Sono contento che questa sia la mia casa.

Davide Valsecchi

[Ps. resta ben chiaro per tutti che lo spaccasassi di notte è da annoverarsi tra le cose “DO NOT TRY THIS AT HOME”. Io stesso, visto l’esperienza, mi asterrò dal riprovarci. Avvisati…]

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