Congo: la dottoressa italiana ed i bimbi stregoni

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«Oltre ai piccoli che vengono portati qui dai genitori – spiega la Dottoressa Laura Perna, 86 anni e fondatrice dell’ospedale pediatrico a Kimbondo – ci dobbiamo occupare dei bambini stregoni, un fenomeno che si sta sviluppando in modo esponenziale, legato al continuo propagarsi delle sette religiose che in Africa è diventato un business odioso e diffuso. Quando in una famiglia accade qualcosa di spiacevole o doloroso, la perdita del lavoro o la morte di un parente prossimo, la colpa viene data al malocchio e si cerca dunque il colpevole. Così gli adulti vanno dai santoni delle varie chiese cristiane che proliferano e che promettono miracoli e prodigi. Quei falsi profeti individuano i bambini come i responsabili del maleficio, meglio se i piccoli sono affetti da malattie psichiche o da deformazioni fisiche che li rendono diversi. I genitori e i parenti non fanno fatica a credere che siano posseduti dal demonio. I piccoli marchiati come portatori del male, vengono riempiti di botte, torturati, seviziati e, infine, portati dall’esorcista. E’ l’inizio della fine. I supplizi diventano infiniti: seviziati con ferri incandescenti, gettati nelle fiamme, aperti con coltellacci per far uscire dalle ferite il diavolo».

Questa è l’intervista che la Dottoressa Laura Perna rilasciò al Corriere della Sera nel 2006. Direttrice dell’istituto di pneumologia all’Università di Siena, nominata grand’ufficiale dal presidente Oscar Luigi Scalfaro, nel 1988 la dottoressa Perna andò in pensione sentendosi però ancora in piena forma e per nulla stanca. Così decise di cominciare un nuovo capitolo della sua vita e si trasferì armi e bagagli in Africa. Prima, brevemente, in Uganda ed in Camerun e poi, definitivamente, in Congo. Qualche incomprensione con il gruppo di suore cui si era aggregata in un primo tempo (“loro facevano pagare le visite; io volevo curare la gente gratis”) ed infine un sodalizio inossidabile con Padre Hugo Rois, un sacerdote-medico cileno che allora aveva un piccolo dispensario. Ora quell’ambulatorio in mezzo alla foresta è diventato un ospedale che ospita più di 400 ragazzini: Kimbondo.

“Se il tuo dio non funziona, prova con il mio” questa è la filosofia dei santoni africani che cercano proseliti in ogni dove. A farne le spese sono sempre i più deboli. In India, in Tibet, in Kashmire ed anche in Africa mi sono imbattuto in tante religioni ed ho imparato che la Fede, quando nasce nell’ignoranza, poggia sempre sulla paura e sull’egoismo. Paura ed egoismo sono due “leve” con cui si possono manipolare gli uomini a proprio piacimento.

Bimbi stregoni. Ripenso a tutte le volte in cui io stesso mi sono proclamato stregone pur di sfatare le superstizioni e le credenze in cui mi imbattevo durante i passati viaggi. Gare di maledizioni davanti alle pire funebri di Varanasi così come brianzoli riti vodoo sotti i Baobab africani.  L’unica magia che possiedo è la volontà, un po’ di senso scenico ed un minimo di scienza, ma tanto  bastava perchè i miei teatrini a fin di bene creassero stupore o spavanto a secondo dell’esigenza.  E’ un gioco che conosco e per questo so quanto crudele e spietato possa divenire se usato con meschinità ed interesse.

Ndoki, rifiutati, da buttare. Ecco come li chiamano. Ndoki. Voglio vedere questi bambini,  voglio guardare nei loro occhi e vedere se davvero il “diavolo” alberga in loro. Già sò che davanti a me vedrò solo un’altra innocente vittima di  paura ed egoismo. Anche per questo partiamo per Kimbondo. Lascierò a casa la rabbia che provo ora, laggiù non servirebbe a nulla, ma porterò in dono la sola cosa che posseggo e che abbia un po’ di valore: darò loro un po’ della mia magia, quello strano impasto tra volontà e conoscenza che io chiamo speranza. Nessuno deve sentirsi Ndoki.

Davide Valsecchi

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