Cornizzolo Occidentale

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Complice la bella giornata di sole, Sabato mattina ho accompagnato una piccola comitiva in giro per le nostre montagne. Scesi dal treno alla stazione di Canzo, abbiamo fatto un po’ di spesa ed abbiamo iniziato la nostra escursione.

Prima le vie del centro paese e poi sù per la strada vecchia che porta a Gajum passando dalla Chiesa di San Francesco (la Gésa da San Mirètt) e dal Lazzaretto di San Michele. Dal lazzaretto parte un sentiero che punta diretto sotto la cima del Cornizzolo passando dalla val Pesora. E’ una salita abbastanza ripida che ho descritto già in occasione del CornizzoloDay2011. Visto che non volevo “tirare il collo” al mio gruppo abbiamo proseguito fino alle fontanelle di Gajum e, dopo il consueto fiato d’acqua, abbiamo imboccato la strada che porta verso San Miro.

Passata la stanga ci si imbatte sulla destra nel sentiero numero 7 che, dopo un piccolo guado sul fiume Ravella, comincia a salire verso il Ceppo dell’Angua, uno sperone di roccia che si staglia imponente dal fianco del Cornizzolo. La salita qui si fa abbastanza ripida ma non troppo impegnativa: questo è infatti il sentiero classico che tutti gli anni i bambini delle scuole medie compiono per salire al Cornizzolo.

Il mio gruppo, tra lementi e sospiri, ha raggiunto senza troppe difficoltà il bosco degli alberi monumentali da dove abbiamo preso la via antica che conduce prima ai ruderi dell’Alpetto e poi finalmente al “Culmen” e ai prati che circondano il rifugio Maria Consiglieri.

Qui abbiamo fatto sosta mangiando i nostri panini ed ammirando i laghi sottostanti: Oggiono, Annone, Pusiano, Alserio e più in là, dietro il Monte Barro, quello di Garlate. Sotto di noi, sul fianco orientale del Cornizzolo, si poteva ammirare in tutto il suo pittoresco splendore la Basilica di San Pietro al Monte.

Un ultimo slancio ed abbiamo raggiunto la cima sotto la grande croce che domina le valli a 1240mt. Una piccola soddisfazione per la mia piccola congrega di escursionisti improvvisati. La consueta stretta di mano, qualche foto ricordo e siamo ripartiti. Le ore di luce sone sempre meno in questo periodo ed il pericolo del buio è più concreto di quanto sembri.

Ci siamo poi diretti verso il monte Rai che, per via delle sue antenne, è pressochè inconfondibile. Dietro i Corni di Canzo si stagliano all’orizzonte le due Grigne ed il Grignone fa mostra della prima neve.

Siamo scesi  lungo il sentiero che sulla sinistra si abbassa verso l’alpe Alto e verso il terz’alpe correndo lungo il confine della Riserva Naturale Malascarpa.

Il sentiero si fa a tratti accidentato ma nonostante le abbondanti foglie che lo rendono scivoloso nessuno si è arreso alle difficoltà e siamo arrivati velocemente fino alla mulattiera che, più comodamente, porta prima al terzalpe e poi al primalpe.

Al Primalpe abbiamo incontrato Silvia, la gestrice dell’alpeggio e dell’ecomuseo, che con la moka ci ha preparato un’ottimo caffè offrendoci anche un pezzo di torta al cioccolato. Ormai erano le quattro passate ed il tempo iniziava a stringere: il sole, impercettibilmente, stava già per calare.

Mentre camminavamo sul ciotolato che porta a Gajum il sole è diventato rosso vivo e all’impovviso sembrava correre come un forsennato per nascondersi basso tra le montagne all’orizzonte. E’ uno degli spettacoli più belli dell’autunno ma è anche un’aspetto da non sottovalutare: calato il sole si fa subito buio e la temperatura si raffedda in fretta.

Erano le cinque quando siamo entrati a Canzo, i lampioni erano già tutti accesi ed i negozi illuminati rischiaravano ed animavano le vie. Affrettandoci abbiamo raggiunto la stazione in tempo per il treno delle cinque e mezza: un saluto e sono ripartiti per la città.

L’improvvisato gruppo di gitanti d’autunno ha così conquistato la vetta del Cornizzolo e, tra una chiacchiera ed una risata, ha percorso 19km sul lato occidentale della montagna nella valle del fiume Ravella. Bravi!

Davide Valsecchi

One thought on “Cornizzolo Occidentale

  1. Lele

    Quello che per noi, che siamo cresciuti con il terriccio delle nostre belle montagne incollato alla suola degli scarponi, è una piccola escursione da fare in una mattinata, per gente di città risulta essere una gratificante conquista…
    A volte non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati ed essere nati in queste valli (malgrado la maggior parte dei suoi abitanti sia costretta a fare il pendolare per sbarcare il lunario) e, forse inconsciamente, siamo ostinatamente attaccati a questo angolo di mondo.
    Personalmente non sarei in grado di vivere in una città, anche se i servizi, le opportunità e i luoghi di incontro sono quantitativamente e qualitativamente migliori, mi mancherebbero le nostre verdi montagne e la vista delle Grigne che, nei giorni di cielo terso, tolgono veramente il respiro…

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