L’orrore con occhi alieni

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“Salga a bordo cazzo!” Durante il mio “turno” nella pediatria in Congo sono stato inevitabilmente travolto sia a livello sensoriale che emotivo: rumori, suoni, ODORI oltre che difficoltà da affrontare e “limiti” da superare. Ora dire che io soffra di disturbo post-traumatico da stress (DPTS) sarebbe esagerato, tuttavia spesso mi ritrovo con le mani in mano, confuso da un grande ed inespresso bisogno di darmi da fare.

Questo avviene anche perchè per cinque settimane sono stato proiettato in un’ altra intensa realtà ed in modo altrettando repentino sono stato riportato alla consuetudine. Il minimo che uno può fare è chiedersi:“che è successo mentre ero altrove?”

Io godo quindi di una condizione davvero interessante ed il mio punto di vista è quasi alieno al vostro mentre osservo gli eventi accaduti in queste settimane in Italia. Normalmente si è tartassati dal flusso di informazioni dei media e dalla concitazione del momento, io ora osservo invece un mondo cristallizzato di cui non faccio parte.

290 metri di lunghezza per  52 di altezza, sei motori diesel da 75.600 kW, 1100 uomini di equipaggio e 3700 passeggeri per un costo di realizzazione di 300 milioni di Euro: un gigante mastodontico che si schianta contro un’ isola al pari di una moglie maldestra che sfrisa l’automobile entrando nel box. Una situazione assurda che diviene grottesca nell’apice della sua incredibilità quando il capo della guadia costiera pronuncia le fatidiche parole: “Salga a bordo cazzo!”. Non so come abbiate vissuto voi questo evento ma per me, che l’apprendo tutto insieme come un alieno che osserva il pianeta Italia, è collossalmente paradossale!

“Un freddo dal quale è difficile difendersi. Chi può resti dunque a casa, soprattutto se anziani, bimbi piccoli e senza fissa dimora“ Incredibile, ma lo ha detto davvero al telegiornale?

Il freddo è stata un’altra situazione assurda che ha portato alla luce la forma di astrusa e distorta del pensiero italiano. Improvvisamente scatta la moda di adottare i “barboni findurs” che come statuine di ghiaggio compaiono qua e là nelle città. Sui giornali appaiono articoli come questo:“Un architetto comasco progetta la panchina-letto per i clochard”.

L’architetto in questione è Filippo Borella, una persona simpatica che ho avuto anche modo di conoscere e che giustamente, come ogni artista, fa la sua sparata ad effetto anche quando sembra priva di senso pratico. Probabilmente Filippo ha davvero qualche buona idea in merito ma ovviamente è emersa alla cronaca solo la peggiore. Quello che mi ha stupito tuttavia non è tanto la sua idea quanto il centinaio di persone adoranti che l’hanno accolta come unta dal Signore attraverso i Social Network:  “l’idea migliore ke ho sentito fino adesso, per la situazione dei clochard ed è anke un ottimo progetto di design.” (basterebbero le k e la mancanza di congiuntivi in effetti…)

Nel nostro paese quando qualcuno alza il dito medio c’è una marea di gente che si mette a guardare la Luna. Quasi mi pare di sentire De Falco urlare: “Guardi il dito cazzo!”

Io vorrei davvero vedere questa gente infilarsi in quel loculo da giardino dopo che ci ha passato la notte un barbone alcolista e tossico dipendente. Vorrei vedere la loro faccia mentre affrontano il tanfo e si coricano sperando che il precedente occupante non abbia lasciato rifiuti biologici (piscio, merda, sangue, vomito, sudore) o siringhe usate e cocci di bottiglia.

“Ovviamente li faremo pulire tutti i giorni!” Da chi? Verrebbe da chiedersi. Quanto dureranno prima di diventare degli immondezzai abbandonati? Gli spacciatori ci nasconderanno le dosi ed i barboni litigheranno a coltellate per il posto? Ma sopratutto: chi paga? Quasi sento ancora De Falco: “Basta pensare puttanate! Salga a bordo e mi dica quanta gente ha bisogno del nostro aiuto! Cazzo!” Non sarebbe forse meglio affrontare il problema dei senzatetto in modo pragmatico e concreto invece che applaudire idee naif che durano anche meno dell’inverno che le ha partorite?

“Hey Mamma! Posso svegliare il barbone schifoso che dorme dentro la panchina?” – “No amore, ora non è più un rifiuto della società ma un’istallazione estemporanea di design…” Questo solo per sorvolare sulla “carne in scatola alla fiamma” che scatterebbe regolarmente tutti i sabato sera. (Sì, io sono una persona profondamente malvagia e per questo riesco ad essere tanto utile ai buoni.)

La verità è che sono stato in una realtà diversa dalla nostra, fatta di persone che soffrono e muoiono mentre un ristretto gruppo di volontari cerca di arginarne la tragedia con i pochi mezzi a disposizione. Un mondo ostile di malattie infettive e risorse che scarseggiano, un mondo dove diviene imperativo agire in modo pratico e razionale fronteggiando una sfida di per sè assurda ed illogica.

Tra qualche giorno, sfortunatamente, anche il mio sguardo sarà ottenebrato dalla consuetudine e tutto inizierà ad apparirmi nuovamente normale, nuovamente accettabile. Ora però mi affaccio su un mondo grottesco dove 300 milioni di euro e 25 vite si sfasciano contro uno scoglio per “un colpo di clacson agli amici”, un mondo fatto di benessere dove la gente muore affogando nel proverbiale bicchiere d’acqua agitandosi nell’indiffernza e nell’ingnorante crudeltà della massa.

Joseph Conrad dopo il suo viaggio in Congo scrisse il suo famoso romanzo “Cuore di Tenebra”, un racconto dove la giungla congolese diviene scenografia per i lati più oscuri dell’animo umano. Ma è qui, nel grottesco delle cose che accadono e ci circondano, che io vedo ora l’orrore: « Aveva tirato le somme e aveva giudicato. “L’orrore!” »

Davide Valsecchi

2 thoughts on “L’orrore con occhi alieni

  1. Bene, quando ci si rende conto di essere estranei al proprio mondo è arrivato il momento di dare una svolta alla propria vita; non tanto per cambiarla, ma per volgerla al fine di cambiare ciò che ci circonda e che ci soffoca…
    E’ giunto il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare; qui non ci sono bimbi che muoiono sconfitti dalle malattie e dalle privazioni, ma il vuoto avanza e, se non lo sapremo colmare, non lo potremo più contenere.

    Come in tutte le cose si comincia dal micro per arrivare al macro…
    La Vallassina è una piccola realtà, è possibile che da qui possa scaturire una scintilla vitale che, diffondendosi, possa illuminare la provincia, la regione, l’Italia, l’Europa e chissà, pure il Mondo…
    Utopia? Può essere, ma è sembre meglio avere dei sogni piuttosto che vivere in una costante veglia che ci condanna al nulla.

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