I No-Tav della Vallassina

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Il titolo è un po’ fuorviante forse, non sto organizzando una “squadra di supporto tattico” per i “ribelli” della Val di Susa ma è certo che, dopo un tempo immemore che se ne parla, sia giunto anche per una piccola comunità come la nostra il momento di interrogarsi sull’accaduto.

Spesso in passato anche la nostra valle si è trovata ad osteggiare decisioni dall’alto, scelte politiche o interessi privati. I cedri, il supermercato, la cava di Scarenna ed ora nuovamente la difesa del Cornizzolo. Piccole cose, certo, ma ugualmente importanti per molti di noi.

In ogni occasione sono state iniziative civili e pacifiche sebbene qualcuno abbia “politicamente” provato a vestire i panni della vittima (i bambini mi vogliono tirare i capelli, mi fanno il vodoo, mi prendono in giro, ce l’hanno tutti con me…) creando, in vero,  più ilarità che compassione.

Per esperienza però posso dire che decidere di mettersi “contro” è un gesto che spesso richiede molta più responsabilità di quanto appaia e che spesso, anche quando vi sono le migliori intenzioni e la più accurata organizzazione, diviene una questione di mera “fortuna” affinchè le cose vadano per il verso giusto.

Io ricordo la paura ed il pandemonio che scatenò un’idea quasi infantile come abbracciare un albero: le mie foto in questura, la digos ed i poliziotti in borghese che presidiavano il paese perchè una radio nazionale era venuta in gita a farsi le foto con le nostre piante.  Quel giorno avevo i “santi in tasca” mentre vestivo i panni del Chico Mendes della Vallassina sfidando l’amica de “il Senatore che tanto ha a cuore la nostra piccola Asso”.

Non c’è niente da fare purtroppo: quando sei in ballo devi ballare ma non sempre scegli la musica e diventare il tamburo è davvero questione di un lampo…

Ora io credo che tutto il “pasticcio” in Val di Susa semplicemente non dovrebbe esistere. In un paese civile i cittadini non dovrebbero barricarsi per ribadire le proprie idee ed ai poliziotti non dovrebbe essere ordinato di caricare le persone per difendere le cose. Tutto questo è ancora una volta il classico sistema all’italiana: i potenti chiudono in un sacco cane e gatto, lasciano che si scannino tra loro mentre li riempiono di eguali mazzate. Questo è cio che accade lassù.

Sul piatto poi ci sono devvero una montagna di soldi e questo, come sempre, rende paludoso ed opaco il progetto nei suoi aspetti più pratici. Inoltre, dopo così tanti anni e così tante chiacchiere, è davvero difficile capire dove stia la ragione. Quello che però è certo è che uno Stato dovrebbe avere abbastanza forza nelle proprie idee da evitare un ostinato ricorso alla repressione così come sta avvenendo.

I No-Tav, buoni o cattivi che siano, hanno un loro portavoce, una loro faccia. Onestamente sono stupito di come, data la situazione, il signor Alberto Perino, infondo un signor pincopallino qualunque, riesca a mantenere tutto sommato una certa pacatezza ed un certo controllo. Io credo che siano le persone come lui, tanto bistrattate e screditate,  ad aver evitato che l’attuale “assedio” dilagasse in forme di terrorismo ben più gravi sul territorio nazionale.

“I soldati, quando si trovano in situazioni disperate, non provano più paura. Se non c’è un luogo dove rifugiarsi, terranno la posizione. Se sono nel cuore di un paese nemico, mostreranno una resistenza ostinata. Se non c’è possibilità di ricevere aiuto, combatteranno senza risparmio.” Così scriveva Sun Tzu nel 496 a.C ed è sostanzialmente questa la situazione a cui siamo arrivati lassù su entrambi i fronti con l’ormai palese premeditazione di qualcuno. “Se metti qualcuno con le spalle al muro non potrà che provare ad avanzare”.

Così mi sono chiesto? Chi è la faccia, il responsabile, il portavoce di quello che impropriamente viene chiamato progetto TAV? Mi sono messo a cercare ed ho fatto qualche piccola scoperta. Innanzitutto ho trovato il sito ufficiale, http://www.torino-lione.it/, ed ho trovato anche il nome che cercavo: Mario Virano, Commissario di Governo per la Nuova Linea Torino-Lione.

Oddio, gli oppositori del progetto sostengono che Virano non è colui che prende le decisioni (e che quindi non ne è responsabile) ma solamente colui che presiede l’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione, che “è la sede tecnica di confronto di tutte le istanze interessate, con l’analisi delle criticità e l’istruzione di soluzioni per i decisori politico-istituzionali”. Sembrerebbe quindi solo un uomo di facciata senza potere decisionale che si fa portavoce di imprecisati organi di governo.

Ciò che mi ha colpito è che in questi giorni, quasi in stile Holcim, anche Mario Virano ha inviato a tutti i cittadini della valle una lettera in cui spiega le ragioni del progetto: Lettera di Mario Virano alla Val di Susa. Ovviamente trovo la cosa altrettanto sospetta e poco convincente.

Io credo che la democrazia non possa e non debba divenire la dittatura della maggioranza perchè, inevitabilmente, gli “ultimi mohicani si incazzano” e tutto inizia ad andare a rotoli. Quando le regole saltano inizia a “valere tutto” ed ogni equilibrio o rapporto di forza viene a mancare con le conseguenze che per ora solo intravvediamo.

Visto che mi piace ascoltare le vostre opinioni in merito vi invito a farlo, tenendo sempre presente che il linguaggio forma il pensiero e che la buona educazione è indice non solo di inteligenza ma di forza.

La mia in merito? Io credo che il progetto abbia tempi talmente lunghi che, nello stato attuale delle cose, non risentirebbe affatto se si investissero con coscienza sei mesi o un anno per fare chiarezza una volta per tutte. Nessuno può ragionevolmente pensare di costruire una simile opera in un clima da Fort Apache.

Davide Valsecchi

Per maggiori informazioni:
A favore:  http://www.torino-lione.it
Contro:  http://www.notav.eu/

NB: quest’articolo l’ho scritto qualche giorno fa ma, onestamente, con tutto il susseguirsi di eventi che riguardano questo argomento ho idea che rischi di essere quasi fuori tempo.

One thought on “I No-Tav della Vallassina

  1. Quando si parla di Grandi Opere, sembra che in gioco ci sia l’intero orgoglio nazionale; è stato così per il ponte sullo stretto: si voleva far passare l’edea che senza quel ponte l’Italia fosse zoppa, senza evidenziare l’insufficienza delle opere che dovrebbero dovuto connettere il territorio circostante a quel dannato ponte (basti pensare alla Salerno-ReggioC.).
    In quel contesto era evidente che un qualche faraone del XXI secolo voleva costruirsi la sua piramide senza curarsi di tutte gli illustri pareri che evidenziavano la vacuità del progetto.
    Per la Torino-Lione è un po’ diverso, ma non molto; l’opera potrebbe avere un suo perchè (da un punto di vista europeo), ma il costo elevato, l’enorme impatto ambientale ed il rischio dovuto alla presenza di amianto nelle rocce da scavare, dovrebbero far ripensare il progetto e rivederne i tempi ed i modi di realizzazione.

    Quando la vita di una comunità è sconquassata da un’opera che ha valenza nazionale, ma che non reca nessuna ricaduta positiva sul territorio che attraversa, si dovrebbero mettere sul piatto della bilancia progetti di opere che abbiano il fine di compensare la popolazione in un qualche modo (scuole, ospedali, centri di ricerca avanzata, finanziamenti per lo sviluppo di un turismo ecosostenibile); inoltre si dovrebbe garantire la popolazione sotto il punto di vista sanitario: come saranno trasportati e dove saranno messi a dimora i milioni di metri cubi di roccia (contenenti amianto) strappati alla montagna?
    Se tutti questi aspetti fossero stati messi in gioco fin dall’inizio e si fosse coinvolta la popolazione (senza far calare dall’alto questa scure), oggi ci si sarebbe trovati in una sistuazione completamente diversa…
    I nostri politici dovrebbero cominciare a capire di non essere unti dal Signore, ma che si trovano li per merito, o demerito, nostro e che debbono lavorare per il bene della comunità…

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