Quando il fulmine uccide

Domenica una persona è stata colpita da un fulmine nei pressi della cima del Cornizzolo e purtroppo è rimasta uccisa. Io ero poco distante, fradicio per la pioggia stavo scendendo verso casa ero all’Alpetto quando ho visto l’elicottero sorvolare la zona.

Aveva grandinato ed aveva piovuto in modo violento ma non sembrava esserci aria di temporale. Solo quando il caldo sole di Aprile si è fatto strada tra le nubi contrastando il freddo che aveva dato vita alla grandine si è creato un violento squilibrio termico: io ho contato non più di cinque tuoni e purtroppo uno di questi è costato la vita ad un’escursionista.

Qualche settimana fa, come avviene tutti gli anni, il CAI ha tenuto una piccola lezione interna di metereologia per gli alievi del corso di sci-alpinismo. Alla luce di quanto è avvenuto credo sia giusto esporre alcune nozioni sui fulmini ed il pericolo che rappresentano in montagna.

Innanzitutto definiamo il fulmine come è una scarica elettrica derivante da un accumulo di cariche elettriche di segno opposto. Quando non è più possibile tenere separate le cariche per una differenza di potenziale troppo elevata si genera il fulmine per ristabilire l’equilibrio attraverso una scarica ad arco elettrico.

Un fulmine tocca terra quando si ha una forte differenza di potenziale tra la base del cumulo nuvoloso (negativa) e il terreno sottostante (positivo). Quando l’aria, sebbene sia un buon isolante, non riesce più a impedire il contatto fra le cariche, si ha un vero e proprio corto circuito evidente nel fulmine: le cariche negative muovono verso le positive seguendo percorsi casuali a zigzag (scarica portante).

Tutti gli oggetti più alti rispetto all’ambiente circostante hanno una maggior probabilità di essere colpiti da un fulmine a causa dell’effetto punta, un fenomeno che si osserva nei conduttori carichi elettricamente e consiste nella formazione di un campo elettrico più intenso in prossimità delle zone accuminate di un oggetto conduttore.

Questo spiega perchè i fulmini colpiscano più facilmente guglie, alberi o  parafulmini: l’aria infatti si ionizza massimamente dove il campo è più intenso e lì si ha la maggiore probabilità che si formi una scarica elettrica. Quindi è molto importante evitare le creste e, naturalmente, le cime delle montagne.

Come regola generale è bene evitare d’essere  l’unico oggetto verticale in uno spazio aperto e vasto per non di diventare parafulmini nostro malgrado (quello che purtroppo è accaduto domenica sui prati sotto la cima).

Si può cercare riparo in un bosco se le piante non sono di alto fusto  ma ci si deve allontanare il più possibile  dagli alberi isolati: gli alberi sono particolarmente esposti ai fulmini e se l’albero è isolato il rischio è ancora maggiore.

Dovendo sostare in una zona aperta e pericolosamente esposta ai temporali è bene accovacciarsi a piedi uniti e con la testa tra le ginocchia mantenendo contatto con il sottostante terreno con la più piccola area possibile. Questo a causa della cosiddetta corrente di passo: i fulmini, contrariamente a quanto si potrebbe credere, non penetrano nel terreno, piuttosto la corrente si irradia in superficie diminuendo di intensità allontanandosi dal punto di caduta della scarica.

Per ridurre la corrente di passo, quando non è possibile sosatare, è consigliabile camminare in modo da toccare il terreno con un solo piede alla volta. Toccando il terreno con entrambi i piedi si creano infatti due punti con differente tensione aumentando così il rischio di essere attraversati dalla corrente pur non essendo colpiti direttamente dal fulmine. Questo spiega perché mucche, pecore ed altri animali quadrupedi sono facilmente vittima dei fulmini.

La corrente di passo, per quanto sia più debole, può causare infatti arresto respiratorio oltre a ustioni e contratture muscolari involontarie che portano a movimenti incontrollati o addirittura a fratture delle ossa.

Inoltre è opportuno evitare canaloni, colatoi, camini o stretti diedri rocciosi. I fulmini si insinuano in questi spacchi seguendo le correnti d’aria e soprattutto l’acqua piovana che ruscella in essi durante il temporale. Stesso discorso per vie ferrate, scale, catene ed altri elementi artificiali di metallo.

In caso di temporale improvviso in montagna è quindi buona norma cercare, se possibile, di scendere rapidamente di quota e di trovare un riparo adeguato.

Ho rifletutto molto su quello che è accaduto domenica e solo marginalmente riesco ad immaginare il dolore e lo sgomento che un evento tanto inaspettato e terribile può avere creato nei famigliari, negli amici e nei conoscenti dell’escursionista colpito. A loro va tutto il mio cordoglio nella speranza che queste poche nozioni possano sgongiurare che ciò succeda ancora.

Mi dispiace per quanto è accaduto.

Davide Valsecchi

[Nella foto potete vedere la sagoma dei Corni di Canzo, del monte Barro, del Moregallo e del Coltignone. Questo solo per capire cosa si agita sopra la nostra testa quando il cielo diventa “cattivo” anche per via degli squilibri generati dal lago e dalla montagne circostanti]

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