Cidulines: fuoco celtico nelle notti carniche

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Come Carso, Kärnten (Carinzia) e Carniola (Slovenia), il nome Carnia deriva probabilmente dalla medesima radice Karn- (roccia) della lingua dei Carno-Celti, il cui vasto territorio era stato denominato dai Romani Karnorum Regio (la regione dei Carni).

Le tribù dei Gallo Carni o Carno-Celti verso il 450 a.C., premuti dai Germani, abbandonarono la fertile Baviera e si ritirarono nelle zone alpine più disagiate ma più protette: Canton Grigioni, Engadina, Tirolo salisburghese, Stiria, Carinzia, Carniola, monti di Veneto e Trentino. Giunsero nell’odierna Carnia molto probabilmente attraverso l’allora sconosciuto (per i romani) Passo del Monte Croce Carnico (“… per saltus ignotæ antea viæ transgressi…” T. Livio, Annales 39,45) e poi scedrto fino alla pianura da cui cacciarono, oltre il Livenza (“Liquentia flumen”) gli antichi abitatori, i paleo-Veneti o Venetici.

Questi Gallo Carni, o semplicemente Carni, comandati da un Re e da una casta di sacerdoti chiamati Druidi (da druad, sapiente) dopo essersi stabilmente stanziati nell’odierna Carnia e nella pedemontana, si diedero alla caccia ed alla pastorizia, spingendo le loro mandrie, nei mesi invernali, fino alla pianura che lentamente occuparono.

Testimonianza di ciò è data dallo storico Strabone (63 a.C.-20 d.C.) che colloca i Carni (“Oi Kàrnoi”) «…sopra e di là dei Veneti, presso il Golfo Adriatico, a sud delle Alpi Orientali, fino a Tergeste (oggi Trieste), definita “villaggio carnico” ».

I Carni sapevano lavorare in maniera eccellente il ferro, il legno, l’oro, l’argento. Avevano una conoscenza singolare dell’astronomia de osservano un calendario suddiviso in 5 cicli solari, composti da 62 mesi. Credevano in una sopravvivenza dopo la morte e ciò è testimoniato dalle loro tombe, dotate di suppellettili e di arnesi propri del defunto.

Il culto principale era rivolto a Beleno, il dio solare, fonte della vita, e ad altre divinità minori. Particolari erano i riti propiziatori che avvenivano pochi giorni dopo il solstizio d’inverno, quando, per incoraggiare il sole a vincere la gelida stagione, i Carni danzavano di notte con le fiaccole attorno alle capanne.

Le ricerca su queste antiche popolazioni trova riscontri sia in alcuni ritrovamenti archeologici che nello studio del linguaggio e  delle tradizioni popolari: è infatti legato al rituali di origine celtica il  lancio notturno delle “cidulines” infuocate beneauguranti.

Le Cidulines sono infatti rotelle di legno infuocate e lanciate dalla cima dei monti con grida propiziatorie nelle notti di festa. Si tratta di una rievocazione storica a  cui partecipano tutte le coppie non sposate del paese: ogni coppia intona una canzone in dialetto e, dopo aver incendiato nei falò un cerchi di legno, effettua il proprio lancio dalla cima della montagna.

Tutto il paese si riunisce ad ammirare lo spettacolo ed ognuno porta qualcosa da mangiare o da bere. Tutti attendono il  lancio perchè il risultato predirrà il futuro della coppia.

Posso dirvi che anche noi, qui nel Triangolo Lariano,  abbiamo orgini celtiche e riti legati al fuoco ma, vi assicuro, sono decisamente meno di “impatto” di quanto facciano lassù =).

Davide Valsecchi

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