Monte Cimon (2422m)

Questa mattina, verso le sette, il cielo sembrava plumbeo e la giornata coperta di nuvole. Quando ha suonato la mia sveglia ho messo il naso fuori dalle lenzuola e dopo aver guardato al di là della finestra mi sono semplicemente girato nel letto.

Più tardi, verso le otto, il sole ha perforato le nuvole ed il cielo ha iniziato a schiarirsi illuminandosi di azzurro. Ancora una volta ho messo il naso fuori dalle coperte ed ho iniziato a correre! Già, perché ingannato dal cielo avevo perso un ora di marcia e, cosa ancora più grave, anche le brioches che mi aveva promesso zia Bruna.

Vestito di corsa ho inforcato lo zaino ed attraversato tutto il paese fino all’albergo “Sottocorona” dove avevo appuntamento con Bruna per il Caffè. Purtroppo tre signori di Rigolato si erano già mangiati le mie brioches ma la zia aveva ancora una magnifica fetta di torta. “Dove vai oggi?” “Vado in Tuglia, poi su fino al passo di Entralais e poi in cima al Cimon” Rispondevo alla zia infilando banane e formaggio nello zaino.

Questa è stato l’inizio di un viaggio impegnativo ma davvero gradevole. Dal campo sportivo sono salito fino alla Casera di Colle di Mezzo Dì seguendo la strada sterrata. Avrei potuto seguire il sentiero, che sale più veloce, ma volevo lasciare alle gambe il tempo di scaldarsi dopo la salita di ieri e così mi sono goduto la “passeggiata” di due ore che mi ha portato prima a Colle di Mezzo Dì Basso, poi ai resti della Casera di Colle di Mezzo Dì Alto e finalmente nella grande piana della Casera Tuglia.

Durante la salita, camminando in silenzio, ho sorpreso una femmina di capriolo a meno di cinque metri nel bosco oltre il ciglio della strada. Appena mi ha visto si è slanciata sulle gambe dietro ed è corsa via saltando. “Lei” è stata solo la prima di una lunga serie di caprioli che mi capiterà di incontrare attraversando i boschi!

Alla Casera Tuglia ho incontrato un capannello di cacciatori che discutevano in dialetto. Erano per monti dall’alba e descrivevano tra loro le bestie che avevano visto durante la posta.Nonostante il tempo passato li riconoscevo quasi tutti e così mi sono avvicinato per salutarli. L’incontro è stato buffo: sulle prime infatti il gruppetto non capiva perché un foresto vestito di un abbagliante rosso passasse a salutare un gruppo di cacciatori in rigoroso grigio verde (anche solo lo squilibrio cromatico rendeva quella scena spassosa!). Poi mi è bastato dire: “Sono il Figlio di Paolo da Como, quello più vecchio dei due”. Prima ancora di proseguire oltre avevo un bicchiere di vino rosso in una mano ed un panino al salame e formaggio nell’altra!

Dopo un paio di bicchieri ed i saluti di rito ha avuto inizio la parte più alpinistica della mia salita. Il sentiero 229 inizia la lunga risalita su per il ghiaione che porta dai 1500m della Piana di Tuglia ai 2190m del Passo Entralais che separa il Cimon dalla Creta della Fuina. La salita è stata lenta ma il sentiero, sebbene qui è là stravolto dalle scariche di sassi, era abbastanza agevole e ben segnato.

Questo sentiero è spesso usato per una traversata che unisce Forni Avoltri a Pesaris, un altro paese sull’altro lato del massiccio nella zona di Prato Carnico. Al passo tuttavia io ho invece svoltato  verso Ovest iniziando la mia salita alla vetta del Cimon. Sono circa duecento metri di dislivello ma si deve affrontare un misto di prato e placche calcaree in cui bisogna dare prova di passo fermo e doti basilari di arrampicata.

Il versante di Forni Avoltri era sereno e ben illuminato mentre da Pesaris saliva una fitta nebbia, questa raggiungeva il limite della cresta per poi essere spazzata indietro dalle correnti d’aria.  Per questo motivo mi sono per lo più arrampicato sulla cresta seguendo i bollini rossi che indicavano la via. Credo che vi sia anche una via di salita più semplice spostata più a sud sul versante ma con la nebbia non ho visto nulla e non saprei darvene conferma.

In Cresta spesso si arrampica affrontando passaggi di I° massimo II° grado, come il caminetto dei Corni se siete delle mia parti. Il problema è che in molti punti i passaggi sono esposti sul vuoto del ghiaione e non tutti i passaggi risultano intuitivi (ci sono ometti e bollini ma serve un po’ di logica per capire dove passare). Quindi è richiesta come sempre prudenza e consapevolezza del tipo di salita che si va ad affrontare: se sapete arrampicare un minimo e non avete paura del vuoto troverete la salita molto impegnativa ma divertente, diversamente è meglio non provare affato a salire.

Tra le rocce ho trovato un tappeto di stelle alpine che lentamente si lasciavano sfiorire nell’estate che finisce.

Una volta in cima ho scattato una foto con il gagliardetto del Cai Asso ed il cippo di vetta posto dal Cai Forni Avoltri. (Un saluto ai miei soci e a quelli di Forni!)

Ed infine, visto che il cippo era un solido e levigato blocco di marmo che sembrava fatto apposta per fungere da cavalletto, mi sono concesso anche un autoscatto (non si capisce mai quando scatta!).

La discesa è stata rapida e non troppo faticosa. Dalla Casera Tuglia ho inforcato il sentiero 227 che scende verso il Biatholon ed in un paio d’ore sono stato nuovamente al campo base. Il 227 è un sentiero un po’ ostico, nonostante gli evidenti sforzi per mantenerlo in efficienza è spesso ripido e scivoloso. A complicare le cose anche una tromba d’aria che ha messo letteralmente sotto sopra tutto il bosco che si attraversa.

Sebbene non possa che sconsigliarlo a chi non è troppo fermo sui piedi posso dirvi che è un ottimo posto per incontrare caprioli: io ne ho trovati due, uno dei quali era un bel maschio con oltre venti centimetri di corna che saltava come un baleno tra gli alberi abbattuti.

La giornata è stata decisamente buona e la salita è stata densa di soddisfazioni e panorami nonostante le nuvole che imperversavano sulle altre vette.

Davide Valsecchi

Nota: Domani se il tempo è buono (e le mie gambe reggono!) si punta alla Cima Ombladet (2255m)

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