La Sovraintendenza interviene per il Cornizzolo

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Il Sovraintendente per i beni architettonici e paesaggistici Alberto Artioli, già intervenuto in passato a tutela dei Cedri di Asso e della Cascata della Vallategna, si è pronunciato attraverso una missiva ufficiale sulla “Questione Cornizzolo”.

Una breve lettera indirizzata ai sindaci dei comuni di Civate, Suello e Cesana, oltre agli assessorati competenti della provincia lecchese e all’Arcidiocesi di Milano competente per il complesso di San Pietro.

Artioli insieme all’Architetto Chiara Rostagno, funzionario di zona della Sovraintendenza, interviene quindi nella stesura del Piano Cave provinciale comunicando la volontà di “condurre attività istruttorie per la definizione di misure di tutela indiretta per la preservazione delle condizioni di ambiente, prospettiva e decoro del compendio monumentale di San Pietro al Monte, tutelato con Decreto Ministeriale 26.5.1912”. Un ampliamento dunque del secolare provvedimento di tutela del sito civatese, tra i più importanti e meglio conservati simboli dell’architettura romanica in Italia e in Europa.

Nel documento, infine, i funzionari chiedono sin da subito “la leale collaborazione degli Enti in indirizzo per il perfezionamento delle procedure di legge, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Poche righe con cui la Soprintendenza non specifica però l’entità dell’ampliamento del vincolo, attualmente limitato alle immediate vicinanze di San Pietro al Monte. La presenza del Comune di Cesana fra gli enti destinatari della comunicazione farebbe tuttavia pensare a un ingrandimento cospicuo dell’area sottoposta a tutela monumentale: il territorio cesanese, infatti, si estende sino ai margini settentrionali della Cava Alpetto, a grande distanza dalla basilica civatese. Un dato che farebbe pensare a un progetto di vaste dimensioni, capace di coinvolgere mappali comunali molto lontani dall’attuale area sottoposta a vincolo nell’ormai lontano 1912.

La procedura, tuttavia, non è destinata ad esaurirsi nel breve termine: una volta accordata la disponibilità degli enti coinvolti territorialmente – e a tal proposito Suello, Civate e Cesana hanno fatto sapere di non avere nulla in contrario all’ampliamento del citato vincolo – sarà la volta di notificare l’estensione del vincolo ai proprietari dei mappali esistenti sulla montagna, una procedura che potrebbe incontrare parere negativo e conseguente ricorso al Tar da parte dei soggetti privati potenzialmente contrari alle limitazioni imposte dal vincolo sui terreni.

Si tratta, comunque, di una strada ancora aperta a sviluppi. Per prima cosa la Soprintendenza dovrà chiarire agli enti coinvolti l’entità dell’allargamento vincolistico proposto, la natura di una simile richiesta che comunque andrà a coinvolgere territori già soggetti in passato all’apertura di piccoli o grandi fronti estrattivi. Un più ampio vincolo potrebbe infine giocare a favore della partita che da mesi vede schierati cittadini e amministratori contro l’apertura di una nuova cava sul Cornizzolo, una montagna che grazie al nuovo vincolo uscirebbe maggiormente tutelata acquisendo un più ampio status di bene “monumentale”.

Fonte: www.casateonline.it

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