Rebecca: la mia tartaruga ninja

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Rieccomi: in questi giorni sono stato malato, già dannatamente malato! Quest’anno ho avuto la malaria in Congo ed, quando sono particolarmente debole o debilitato, vengo messo KO da una specie di super-influenza.  Per un paio di giorni sono assalito da terribili brividi di freddo e  furiose vampate di caldo, il tutto condito da dolori muscolari lancinanti: un vera rottura di palle!

La malaria mi è durata tre giorni ed è stata prontamente curata da Padre Hugo, tuttavia il mio corpo pare sia ancora “segnato” da quel trauma e per questo ora anche piccoli malesseri lo “sconvolgono” in modo così violento. In un annetto tutto dovrebbe ristabilizzarsi ma questo mi fa riflettere su come sia duro vivere in certe parti d’Africa dove simili malesseri sono la norma ed il minore tra i mali possibili.

Fortunatamente la pioggia ha reso meno pesanti le mie giornate in casa ed ora che il sole sta tornando anche il mio umore inizia a rimettersi. Non ho foto di montagne da mostrarvi e così, ancora recluso tra le mura domestiche, vi racconto la curiosa storia della mia tartaruga Rebecca.

Più o meno l’anno scorso mi hanno dato in adozione una grossa tartaruga d’acqua dolce del diametro di una ventina di centimetri. I vecchi proprietari, due bambini, non potevano più occuparsene e così l’adottai nel mio piccolo zoo domestico.

All’inizio viveva in un catino per i panni che ho poi sostituito con un grosso box di plastica lungo un metro e largo mezzo. La tartaruga viveva placida sul suo gruppo di sassi sguazzando nelle 4 o 5 dita d’acqua del box che tengo in giardino. Quando in inverno va in letargo la sposto in una piccola scatola di plastica che copro e tengo in caldo in casa.

Io e gli animali andiamo d’accordo: non gli parlo, non li tratto da umani e lascio semplicemente che la loro natura prevalga. Una volta la mia vicina, furiosa, vuotò il box, lo ripulì e lo trasformò in una specie di piscina cristallina ed abbagliante. Poi si premurò di farmi una veemente predica perché a suo dire il box della tartaruga sembrava uno “stagno” tanto si era riempito di foglie e alghe.

“Non si trattano così gli animali!” mi disse supponente. Tra me e me risi parecchio quel giorno annunendo silenzioso. Fortunatamente la natura ripristinò in breve lo stagno, la vicina continua a baciare e  a chiamare “amore” il botolo orrendo di cane che ogni tanto gira in cortile ma ha smesso di rivolgermi la parola: la natura fa sempre il suo corso,  per il meglio.

Andando via per un paio di settimane ero però preoccupato per Rebecca: visto che tra qualche mese andrà in letargo deve mangiare con regolarità per tenersi in forze e quindi mi scocciava lasciarla a se stessa. Così ho avuto un’idea. Quest’estate, quando mia sorella ha avuto la seconda bambina, mio Padre ha comprato una piscina montabile per distrarre il nipotino mentre la mamma si occupava della nuova arrivata. La stagione per il bagno ormai era passata ma la piscina era ancora mezza piena sul terrazzo: il luogo ideale dove mandare in vacanza Rebecca!!

Sulle prime ero preoccupato che affogasse, già, perché in vita sua non l’avevo mai vista muoversi in tanta acqua. Certo, sapeva sicuramente nuotare ma una volta stanca sarebbe stata capace di stare a galla o di regolare la respirazione? Per questo, visto che non mi andava di averla sulla coscienza, ho messo in piscina anche il piano di un tavolino di plastica ed una vecchia sdraio che le facesse da rampa. Comunque fosse avrebbe avuto un ottimo posto dove prendere il sole e mantenere in salute il proprio guscio.

Giorni fa, prima di ammalarmi, sono andato a trovare la mia tartaruga e l’ho ritrovata in ottima salute e terribilmente “inselvatichita”: scappa, nuota e guizza felice nel suo nuovo enorme mondo. Con un po’ di malizia l’ho comunque agguantata e l’ho esaminata un po’. Guardandola da vicino si vedeva sul guscio, nella parte anteriore, una grossa ammaccatura inevitabilmente dovuta ad una caduta. Non era nulla di particolarmente grave e che si risolverà piano piano man mano che ricresce il guscio. Ho pensato che la pioggia poteva aver alzato il livello dell’acqua fino al bordo della piscina e che Rebecca fosse semplicemente cascata fuori ( …è una tartauga abbastanza stupida per farlo).

Così, più che altro per fare due chiacchiere, mentre mi versavo il caffè ho chiesto a mia zia: “Allora, ditemi, come avete fatto a far cadere la mia tartaruga?”. Senza saperlo mi stavo addentrando in una storia incredibile: “E’ successo tutto di corsa! Eravamo tutti lì ma nessuno se lo aspettava!”.

I fatti sono semplici ma stupefacenti. Tutta la mia famiglia si era affezionata a Rebecca e così, una domenica pomeriggio, avevano deciso di pulire la piscina e cambiare l’acqua che ormai sembrava quella di uno “stagno”. Per pulire il fondo hanno appoggiato la tartaruga fuori dalla piscina sul pavimento del grande terrazzo che ricopre il garage. Rebecca, ormai un animo selvaggio ed indomito, si è messa a “correre” letteralmente tuffandosi oltre la ringhiera. “E’ stata una cosa terribile! Ha fatto un rumore secco agghiacciante!” Ha aggiunto mio fratello “Non so se ero più preoccupato che fosse morta o di dovertelo dire!”.

Già, perché dal terrazzo alla sottostante strada in asfalto sono più di quattro metri di volo! Io ho trovato la cosa piuttosto stupefacente. Rebecca ha le gambe lunghe più o meno tre centimetri mentre un uomo adulto le ha più o meno di un metro.  Quindi con una rapida proporzione, 3 sta a 100 come 400 sta a X, Rebecca è sopravvissuta all’equivalente per un essere umano di oltre 130 metri di caduta libera: assurdo!

“Sì, all’inizio era un po’ rincoglionita.” Ha aggiunto mio Padre “Muoveva la testa qua e là intontita ma piano piano le è passata. Poi è stato come se non fosse successo nulla: si è rimessa a nuotare e a prendere il sole”.

Se il nostro corpo, anche protetto da un esoscheletro come quello, avesse subito il trauma indotto di una simile caduta sarebbe andato in pezzi, nessuno dei nostri organi interni sarebbe rimasto integro! Stupito io non posso fare altro che guardarla ora e supporre sia una specie di tartaruga ninja! Stupia e con tendenze suicide ma ninja!

La realtà è che gli animali sono davvero stupefacenti e se gli uomini, nella loro fragilità, non avessero una forma di intelligenza strutturalmente diversa non sarebbero davvero in grado di reggere alcun tipo di confronto con loro. Detto questo è altrettanto stupefacente quanta gente stupida riesca comunque a sopravvivere…

Voglio chiudere con un ultima riflessione: “Se la mia tartaruga è in uno stagno lascaitela stare lì: è il posto più sicuro!!”

Davide Valsecchi

ps: Credo che lascerò Rebecca in “vacanza” fino al letargo. Ormai è un animale selvatico, voglio lasciare che si diverta il più possibile!

2 thoughts on “Rebecca: la mia tartaruga ninja

  1. L’accelerazione di gravita’ e’ la stessa, sia che tu abbia le gambe di tre centimetri o di tre metri, e le gambe sono comunque proporzionate al peso del corpo, in quanto per definizione sono fatte per sostenerne il peso. Anzi, piu’ sei piccolo e leggero e piu’ la resistenza dell’aria rallenta la caduta. Rebecca e’ sopravvissuta all’equivalente umano di una caduta di 4 metri 😛 (che comunque e’ un bel risultato)

    (inoltre e’ evidente che Rebecca ha toccato terra con il carapace, per cui la storia delle zampe e’ irrilevante)

  2. Ingegner Iceman devo ricordare a tutti come, dopo aver assaggiato la sua birra fatta in casa, rimasi CIECO per mezz’ora? Chessò, giusto per ricordarle quanto la sua scienza esatta si riveli a volte terribilmente pericolosa!! =) (/BigHug)

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