Alle sorgenti dell’Inferno

«Hai voglia di bagnarti i piedi e pestare il muso sul ghiaccio?» Ecco, la mia proposta a Fabrizio per il giro di Martedì era stata più o meno così.  Il cielo era nuvolo e la giornata cupa, forse in cuor mio speravo dicesse “no” ma la risposta è stata la solita: «Che te lo dico a fare? Tu decidi dove andare ed io ti seguo!»

Così ci siamo ritrovati al parcheggio di San Michele a Valmadrera muovendo i primi passi nella Val Molinata lungo il Torrente Inferno.  Il corso d’acqua, che scende  dalle ripide pareti dei monti soprastanti (Corno Birone,  Monte Rai, e Monte Prasanto), ha scavato nel tempo una forra di sensazionale bellezza costellata di cascate e pozze ora nota come “Il Sentiero delle Vasche”.

Pensavo di trovare ghiaccio ed invece l’acqua correva libera, la roccia era umida ed in molti punti viscida ma non abbastanza da creare problemi ad un passo attento. Era la prima volta che venivo qui in inverno e l’ambiente, silente e spoglio, era suggestivo nei suoi scuri colori marroni: solo l’acqua ed il suo spensierato scorrere sembrava ignorare la stagione e la giornata cupa.

Giunti all’uscita del fiume, prima di raggiungere la località “Taja Sass”, c’è un grande prato dominato dall’asprezza selvaggia delle montagne circostanti. Osservando il Prasanto ed il Monte Rai dalla Vallassina appaiono come docili panettoni erbosi, due “montagne da poco” verrebbe da pensare,  ma  nel cuore della val Molinata, nel loro versante sud–est, mostrano invece una natura fiera ed incontaminata dai tratti suggestivamente ostili. Guardandomi intorno al centro di quell’anfiteatro non ho potuto che pensare a quanto fosse bello e terribile: ”Lo senti il respiro che c’è in questo posto, Fabrizio?”

Dai grandi massi del Taja Sass abbiamo proseguito in piano fino a San Tommaso ed una volta lì abbiamo iniziato la nostra salita verso l’attacco della Ferrata del Corno Rat:  casco, imbrago, set da Ferrata ed iniziamo ad arrampicare. Fabrizio ormai ha una certa esperienza, sebbene il primo pezzo della ferrata sia sempre un “sonoro calcio in culo” lo lascio libero ed anche io mi godo la salita gustando quella piacevole sensazione di “non dovermi preoccupare”.

Una volta all’uscita della ferrata i Corni di Canzo erano ormai completamente  inghiottiti da una densa nebbia che sembra montare da nord e che ho da tempo aveva oscurato le Grigne e tutte le grandi montagne. Una brina ghiacciata simile a neve cominciava a cadere rafforzando man mano che saliavamo verso il Grande Fo ed il Malascarpa: nel nostro tour avevamo ritrovato finalmente la neve. Rispetto a giovedì scorso il caldo ed il sole degli ultimi giorni ne aveva rubato gran parte, anche di quella che abbondava negli anfratti più buii.

Giunti alla Muraglia del Malascarpa abbiamo arrampicato un po’ sulle rocce aguzze e, complice la vegetazione spoglia, ci siamo spinti in esplorazione delle tre frastagliate creste che, parallele, risalgono accanto ai “campi solcati”: chissà se qualcuno è risalito lungo questie creste? Sembrano i camminamenti di una fortezza.

Abbiamo superato di slancio il Monte Rai scendendo verso gli scenari vertiginosi del Corno Birone. Canali e creste si alternano ad abissi densi di strapiombi e prati verticali. Ho indicato a Fabrizio le ardite tracce nella neve dei mufloni osservando con attenzione la roccia che,  fragile e traditrice, sembra regnare indomita in questa valle. “Accidenti che posti : credo che insieme al Moregallo questa sia la vera frontiera della nostra zona!!”

Mentre seguiamo il sentiero Lucio Vassena accarezzavo ciò che mi circondava con selvatiche fantasie. Il cielo, che forse rideva ascoltando i mei pensieri,  si è divertito a farsi gioco di me tracciando segni nell’orizzonte: ”Ho visto la luce, è tempo di riunire la banda!!”

A fine serata avevamo realizzato un anello intorno al torrente Inferno ed alle montagne da cui nasce: ecco da dove nasce l’infernale nome di questo tour 😉

Altri 15 km per altri 1000 metri di dislivello. Si capisce che ci stiamo preparando? Il ritorno dei Flaghéé è all’orizzonte!! =)

Davide Valsecchi

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