Gran Tour dei Corni in invernale

Il lazzaretto di San Michele, Pesora, Cornizzolo, Monte Rai, Prasanto e poi giù fino al Fo e, passando per il 30° Osa, nuovamente verso l’alto per la traversata dei Corni di Canzo prima di tornare al punto di partenza: questo è il GranTour dei Corni, l’anello magico che tocca tutte le principali vette della valle Ravella in un alternarsi di dislivelli e scenari diversi.

Se pensate che le nostre montagne non possano essere una “sfida impegnativa” dovete provare il Gran Tour per ricredervi: il percorso si estende per 18 chilometri accumulando circa 2000 metri di dislivello positivo passando dai prati alle roccette fino a passaggi verticali su placche attrezzate. Provare per credere!

Nelle ultime due settimane sono stato bloccato dal “ditino rotto”, Giovedì era il giorno giusto per saggiare la mia guarigione. Il buon Fabrizio, che aveva deciso di accompagnarmi, ha dovuto quindi affrontare la sua “prima volta” al GranTour  nella sua versione più difficile, quella invernale.

Sulle nostre montagne, nonostante il fiorire abbondante dei bucaneve, c’è ancora una buona quantità di neve e nei tratti all’ombra ci si imbatte in insidiose placche di ghiaccio. Corda e ramponi nello zaino ci siamo messi in marcia verso le nove, quando il sole ha cominciato a scaldare un po’: la val Pesora è davvero fredda in questo periodo!!

Si attacca al lazzaretto di SanMichele e si inizia a salire. La tirata fino alla “manichetta del vento” in cima al monte Pesora è intensa, ripida, piena di ghiaccio e non lascia respiro. Tuttavia quando scollini, quando emergi dalle tenebre,  sei  accolto dal sole, dai laghi minori, dalla Pianura Padana e dalle alpi Occidentali.

Poi inizia il grande lungo traverso: la croce del Cornizzolo e poi giù, fino al rifugio Maria Consiglieri prima di allungarsi in un falso piano verso il Monte Rai. Da qui, lasciandosi alle spalle il Corno Birone, ci si abbassa nel bosco per riemergere alle spalle delle antenne del Monte Prasanto. Si superano le rocce del Malascarpa e si imbocca la discesa verso il grande Fo, il gigantesco faggio che sovrasta l’omonima fontana.

L’acqua della fonte è forse la migliore di tutta la valle e segna la metà del GranTour ed il cambio tecnico: da qui in avanti, dopo che il GranTour ha saggiato la vostra resistenza sulla distanza,  si dovranno affrontare una serie di tracciati per Escursionisti Esperti che chiedono di dar prova delle proprie basi d’arrampicata.

Si prosegue infatti seguendo il sentiero verso la sorgente Sambrosera fino ad incrociare il sentiero del 30°Osa che dall’uscita dalla ferrata del Corno Rat risale la cresta fino al Corno Orientale. Lungo questa parte di tracciato si superano placche attrezzate e roccette in alcuni punti davvero aeree sul vuoto (attenzione!).

Al corno Orientale si tira fiato e ci si prepara a dare l’assalto al Corno Centrale  dal lato orientale. Fabrizio, che ormai aveva nello zaino sei ore di cammino tra neve, ghiaccio e roccia, mi ha guardato sconsolato: “Immagino che in un viaggio come questo, giunti a questo punto, non ci si possa più tirare indietro”. Questa è la vera magia del GranTour: quando hai speso tutto quello che dovevi spendere inizi ad essere sincero anche con le nostre montagne, ti rendi conto di quanto siano belle ed al contempo difficili perché, quando la fatica ti toglie la baldanza, possono essere davvero spietate.

Così superiamo i due balzi di roccia ed i prati innevati che sovrastano l’immensa parete Fasana: sotto di noi, immerso nel buio pomeridiano, un abisso spaventoso che precipita diretto sul  ghiaione e sui prati innevati di Pianezzo. In cima una ventina di metri di cresta innevata ci separano dalla croce: “Vuoi che ti leghi?” “No, penso di farcela” “Okkio mi raccomando”. Qui chi sbaglia paga caro: trattengo silenziosamente il fiato osservando i suoi passi e finalmente siamo alla croce: bravo Fabrizio!

La croce riporta una piccola targa: “Daniele, Cai di Canzo 1976”: per un istante in cima al Corno Centrale siamo tutti coscritti uniti dalla stessa passione. Appoggio la macchina fotografica sulla croce: “Dani, scattaci tu una foto per favore”.

Il canale che scende dal lato Ovest del Corno Centrale è un EE abbastanza esposto sul vuoto, in perenne ombra era ghiacciato e pieno di neve. Quando, mesi fa, avevo portato la zia Cesy su per quel passaggio l’avevo assicurata con la corda ma la neve, quella volta, era soffice ed abbondante. Giovedì era insidiosa e ghiacciata, per questo ho puntato verso sud seguendo il sentiero delle capre dove il sole aveva fatto emergere la roccia permettendo solidi appigli. Dopo esserci abbassati a sufficienza restava solo un ultimo  traverso nella neve prima di essere fuori, purtroppo le rocce di quel passaggio erano coperte di verglass, una sottile patina di ghiaccio che si forma tra la roccia e la neve, che rendeva il tutto ancora più insidioso.

Quello è stato un passaggio davvero divertente, il classico “passaggio del cazzo” in cui devi avere passo fermo ed entrare deciso o rischi di farti male finendo parecchio più a valle. Guidavo Fabrizio in ogni suo gesto ma  ormai era evidente che avesse raggiunto il suo limite (…o forse io non reggevo più l’ansia di guardarlo in difficoltà) e così ho fatto una cosa davvero strana: l’ho semplicemente “agguantato e portato giù” fino ad un sicuro terrazzo. Va detto che dopo sette ore di cammino e con la poca esperienza a sua disposizione “Fabbrì” ha affrontato quel tratto difficile davvero alla grande: bravo Fabrizio, perdonami il gesto dispotico 😉

Il GranTour prevede anche la salita al Corno Occidentale ma il caminetto era pieno di ghiaccio e neve: non c’era modo di salire e scendere senza attrezzare la calata con la corda. Per un istante sono stato tentato di salire da solo ma, ancora prima che quell’istante fosse trascorso, mi sono reso conto che sarebbe stata solo una stupida ed egioca vanità salire lassù. Ho dato una pacca sulla spalla di Fabrizio e, arrancando nella neve alta, siamo andati al crocefisso di legno per goderci le luci del tramonto: si era fatto abbastanza, si era preteso più di quanto fosse forse lecito fare.

Due ore più tardi eravamo nuovamente al punto di partenza con tutta la valle Ravella alle nostre spalle. Il gps segnava 17,95 km e 1850 metri di dislivello in nove ore esatte di cammino. Era il momento di scendere in paese per farsi una birra!

Questo è il GranTour dei Corni in invernale  e la “prima volta” di Fabrizio, il nostro abominevole siciliano delle nevi!

Davide Valsecchi

Il GranTour nella versione estiva parte dalla stazione Canzo-Asso, prevede la salita al Corno Occidentale e si allunga nella discesa sulla Cresta di Cranno. Lo trasformiamo in un evento serio?

2 thoughts on “Gran Tour dei Corni in invernale

  1. L'abominevolesiculodellenevi

    “Se pensate che le nostre montagne non possano essere una “sfida impegnativa” dovete provare il Gran Tour per ricredervi”………… aggiungo che se avete qualche perplessità in merito apprestatevi a CONTATTARMI!!

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