ARMAGHEDDON

Sento ogni parte del mio corpo dolorante, la mia mente sembra percepire le braccia e le spalle come abnormi e sproporzionate rispetto al corpo, il petto è contratto e la schiena irrigidita: mi sono svegliato ma sono ancora annichilito!

Pat Benatar canta suadente su un riff rock ’n roll anni ottanta ed io, lentamente, scivolo confuso in un mondo di stanchezza ed illusioni. Il dolore parla alla mia mente come un vecchio canuto: «Dove sei stato ragazzo? Cosa hai fatto per ridurti così?» La vanagloria è un sorriso all’angolo sinistro della bocca: «Siamo stati là dove gli eroi e gli dei si scontrano nel tempo dell’apocalisse, nel giorno della fine del mondo: siamo stati ad Armageddon. Siamo stati laggiù e siamo tornati!»

“Io non andrei mai in grotta: avrei troppa paura.” Questo è quello che mi dice la maggior parte delle persone a cui racconto dei “viaggi sotterranei” che sto compiendo grazie al Club Speleo Erba. In realtà non vi è nulla di cui aver paura, i ragazzi e gli istruttori del Club sono tra gli “esploratori” delle grotte del nostro territorio e sono tra le persone più indicate per affrontare in piena sicurezza quest’ambiente.

Quello che invece la gente non immagina è quanto possa essere un “calcio in culo” andare là sotto: in vita mia sono davvero poche le esperienze che mi abbiano fisicamente demolito in questo modo e, dannazione, io qualche esperienza credo pur di averla! Si fa una fatica terrificante agendo in situazioni e condizioni che all’aria aperta sarebbero forse inaccettabili. Un viaggio che scardina preconcetti ed assiomi mostrando ciò che non avresti immaginato poter fare.

Ieri sera, riemersi dalla grotta, mi sono ritrovato a camminare su di una distesa di neve al tramonto. Eravamo coperti di fango e completamente fracidi, avevamo trascorso dieci ore sotto terra a non più di otto gradi arrampicando su e giù per le rocce di un torrente sotterraneo invaso dall’acqua gelida. (Mentre strisciavo tra il pietrisco e l’acqua mi sentivo come Joe Simpson de “La morte Sospesa”!!) 

Se, camminando in inverno tra la neve, mi fosse capitato di cadere in un fiume e bagnarmi in quel modo tutti i miei campanelli d’allarme avrebbero iniziato a suonare la ritirata: ieri invece non me ne preoccupavo affatto. Eravamo come sopravvissuti allo scoppio di una bomba. Eravamo ancora in piedi, il peggio era passato: “che altro volte tirarci per vedere se andiamo giù?”

Ancora una volta ero stupito della forza della mente e delle capacità del corpo umano. C’è un intenso autocompiacimento nello sfiorare i propri limiti e scoprirli più lontani di quanto si credesse. «Se qui fuori facesse più freddo, come a gennaio o a Febbraio per esempio» – mi dice ridendo Roberto – «la prima cosa che dovresti fare uscendo dalla grotta è allentare le ghiere dei moschettoni: se non lo fai congelano e poi diventa impossibile aprirli». Adoro gli speleo: sono dei pazzi, dei pazzi veri!

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Ma cosa è Armagheddon? E’ un’enorme sala scoperta nel 2003 all’interno della stupefacente grotta Ingresso Fornitori. All’inizio degli anni ’90 questa grotta fu così chiamata perché la si la riteneva un possibile accesso privilegiato ai rami più remoti dell’Abisso presso la Capanna Stoppani. In realtà questa tanto agognata congiunzione ancora è non stata trovata nonostante siano stati aperti scenari sconfinati ancora tutti da esplorare. Armagheddon, osservando per la prima volta quel giganteggiante buio nel cuore della montagna si può ben capire quale annichilito stupore tenne a battesimo quella sala: la spaventosa e terrificante fine del mondo, l’Armagheddon!

Il nostro corso avrebbe dovuto fermarsi alla Sala del Nodo ma il livello e la preparazione degli allievi si è dimostrata tale che gli istruttori hanno deciso di puntare più in basso e, nonostante la copiosa presenza d’acqua, scendere fino ad Armagheddon. Nove istruttori ed otto allievi si sono immersi nell’ingresso Fornitori alle dieci del mattino per riemergerne solamente alle sette di sera: un viaggio meraviglioso!

Cosa c’è oltre l’Armagheddon? C’è la Sala Afrika ed oltre si trova anche Sala Australia, un salone la cui colossale e spettacolare grandezza, a detta di chi lo ha visitato, supera di gran lunga la stessa Armagheddon. Arrivare laggiù significa affrontare un viaggio lungo e difficile, per questo motivo poco prima dell’ingresso ad Armagheddon è stato allestito un piccolo “campo base” dove una piccola tenda in plastica ed una branda accoglie la sosta degli esploratori che si avventurano in esplorazioni di più giorni.

Stipati al tepore delle lanterne a carburo abbiamo pranzato mentre, poco più in là, un buio impenetrabile custodiva meraviglie tutte da scoprire!

Davide “Birillo” Valsecchi

Un ringraziamento a tutto il Club Speleo Erba. Una pacca sulle spalle ed un cazzotto sul muso a tutta la mia squadra: siete stati tostissimi anche ‘sto giro!

Tanto per rendere l’idea:

Quella che segue è una foto di Emanuele Citterio pubblicata su flickr.com. Per fare belle foto di spazi così ampi servono esperienza, tecnica e risorse (sopratutto tanta luce!).

Questa è la Sala del Nodo. Armagheddon è spaventosamente più grande (esistono infatti  pochissime foto in grado di renderne appieno la dimensione) mentre Australia deve essere qualcosa di assurdo!

4 thoughts on “ARMAGHEDDON

  1. Angelo Capra

    Grande squadra!!!

    Grandi istruttori che ci hanno ben addestrato per queste prime uscite in grotta!!!

    L’esperienza di ieri è stata qualcosa di assurdo e difficilmente descrivibile, si può solo provare per capire fino in fondo il fantastico articolo di Davide!!!

    Grazie a tutti…..

    EUIUAAAAAAA……..

  2. MariaGrazia55

    Semplicemente fantastico,bello l’articolo e per quanto ti è possibile anche le foto. La Sala del Nodo ha qualcosa dell’inferno Dantesco.

  3. Davide 'Birillo' Valsecchi

    Armagheddon è terrificante! Quando hai un soffitto sulla testa sai di essere in grotta. Quando invece il soffitto non lo vedi più neppure con le torce più potenti non sei più in grotta, sei su un’altro pianeta!!

  4. Lele

    Il fasciano della grotta è innegabile, è un po’ come ritornare nel ventre della Grande Madre.

    Ho un piacevole ricordo di un’escursione nella grotta Marelli a Campo dei Fiori, anche se ora non lo rifarei:
    ti ritrovi a strisciare in un budello pieno di fango, che è già una condizione anomala, poi sei costretto ad invertire la rotta per risalire; è li che si sfiora il panico quando ti trovi impossibilitato a compiere un movimento di per sé banale.
    Comunque complimenti.

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