Gran Premio della Cisa

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Si sà: io non guido quasi mai e non possiedo un auto, se posso vado in treno, in pullman o più spesso a piedi. Questo però non significa che non mi diverta guidare!

Eccomi sprofondato nel sedile lato passeggeri mentre sull’autostrada puntiamo verso La Spezia: afasico ed assente subisco il tour verso il mare affrontando con pazienza le ore in mezzo alle macchine. Poi un imprevisto: a causa di un incidente ci tocca uscire a Piacenza, percorrere la statale per poi rientrare in autostrada per affrontare la Cisa.

Una fila interminabile di macchine assedia il casello: «Ci facciamo il passo? La vecchia Cisa?»  Lex mi guarda dubbiosa ma la coda è davvero tanta. Alla fine accetta:«Accosta, accosta! Guido io!» Sempre più dubbiosa acconsente e mi lascia il volante: «Vai piano, però!» Mi ritrovo seduto al volante di una Ford Puma 1600 mentre, davanti a me, si snoda una serie infinita di curve e tornanti da affrontare ballando sulla manopola metallica del cambio.

passo della cisa

Non serve correre, non è questione di velocità: è questione di linee. Lex ride: «Incredibile: ti sei svegliato! Sai che stai piegando ad ogni curva?!» . Davanti a me c’è una Pegeot 207 verde pisello con al volante un’anziana signora dagli occhiali spessi. «Naaaaa?! Non vedi che sono dietro ad una settantenne?! Sto andando tranquillissimo» .

In realtà la “nonna” è tremendamente precisa:  veloce nell’entrare nelle curve e ancora di più nell’uscirne. Non schiaccia mai la linea bianca, non supera gli ottanta ma non scende mai sotto i sessanta. Starle dietro è metà del divertimento!

Sempre in salita incontriamo un furgoncino, uno lento, un “paracarro”. La nonna, buona buona, si accoda attendendo un rettilineo mentre alle mie spalle sopraggiunge una baldanzosa punto sport bianca. Sul rettilineo la nonna scatta in sorpasso e così fa la punto alle mie spalle. Io lascio sfilare e mi accodo infilando il terzo sorpasso di fila al furgoncino.

La punto bianca credeva di “bersi facile” la nonna ma, con mia grande soddisfazione, non posso che prendere atto di come anche lui fatichi a stare dietro alla nostra arzilla settantenne (sempre incredibilmente precisa e costante!).

E’ il 25 aprile ed attorno a noi si susseguono scariche di motociclisti: le linee si mischiano, si incrociano, si accostano. In una curva siamo in otto a giocarci lo spazio. Scalo ed apro tenendo la linea, Lex si raggomitola nel sedile ed un tripudio di rombi sembrano accarezzare tutta la macchina come un branco di guizzanti delfini attorno ad una balena.  «Vedi James, la vita è tutta una questione di centimetri» recito scimmiottando Al Pacino in un medley tra “Profumo di Donna” e “Ogni maledetta Domenica”.

Alla curva successiva siamo in discesa e al gruppo si aggiunge un pugno di ciclisti ingarellati su una serie di curve veloci. La nonna entra in frenzy agonistica e, nella mischia, traccia linee magnifiche senza alzare il piede.

La punto bianca desiste ma anche io ho i mei dubbi quando inizio a sentire il treno posteriore farsi leggero sui tornanti: «Vuoi vedere che la nonna mi lascia indietro!?». Quasi me la immagino la vecchina mentre se la ride, mai sopra gli ottanta ma sempre velocissima sulle curve: «hehe ragazzi, questa strada io la facevo già quando ero giovinetta!!».

In cima al passo, all’ora di pranzo, è un tripudio di scintillanti moto parcheggiate al sole. La nonna tira dritto e giù anche noi, ancora all’inseguimento.

«E’ un ora che facciamo curve, ma sta vecchietta non si stanca?» Finalmente anche lei “gliela da su”, inizia a frenare nelle curve e rallenta il ritmo. Per un ora e mezzo abbiamo giocato tutti insieme in un mondo fatto di curve: nessuno è andato forte, nessuno ha fatto il grosso correndo più del dovuto ma tutti hanno dipinto le proprie curve nel più completo rispetto reciproco e, a ben guardare, anche del codice della strada. Una figata incredibile, varrebbe la pena pagare il biglietto!

Giunti alla fine del passo ho salutato la nonna con la mano ed ho accostato alla prima piazzola: «Okay! Ora tocca di nuovo a te!»  Sprofondato nuovamente sul sedile del passeggero ho atteso paziente di intravvedere il mare.

Su questa strada, così bella ed impegnativa, la Ferrari conquistò una delle sue primissime vittorie. Come sempre raccomando la prudenza ma, devo ammetterlo, passando per queste strade vien facile capire come abbia potuto avere inizio la leggenda sportiva della Ferrari.

Davide “lontano dai monti” Valsecchi

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