Moregallo Sancta Sanctorum

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DSCF7519Fabrizio smontava il turno alle nove e mezza. Il sole finalmente era apparso ma, ahimè, partendo così tardi restava gran poco da fare. Con pazienza mi sono rassegnato a rassettare casa aspettando che il mio socio arrivasse. L’unica consolazione sembrava essere l’appuntamento con Simone, nel pomeriggio, per far due tiri alla palestra di roccia.

Poi però, come spesso accade, i piani cambiano e cambiano in meglio: «Fabbrì: ti va di fare un paio d’ore nel cuore del mondo selvaggio? Buttiamo il naso nella valle Nord del Moregallo?» Accendiamo in MotorHead e siamo in strada.

Molliamo la macchina alla prima stanga di Oneda e dentro nel bosco. Il primo pezzo di strada è una comoda camminata all’ombra della piante con qualche scorcio panoramico sul lago. Il verde della primavera impazza ed ero felice anche solo di fare due passi. Alla svolta successiva finisce un incanto e ne inizia un altro più adatto a noi: sua eccellenza il Signore Selvaggio, sua magnificenza il Moregallo!

Sulle carte quella valle risponde al nome di “Inferno”, nella sua parte più bassa è solcata da profondi orridi dove si raccolgono tutti i piccoli torrenti che scendono dalle pendici della montagna. Il sentiero, ormai una traccia nell’erba, corre lungo ripidi pendii erbosi che sprofondano nelle scogliere sottostanti. Il numero di “Okkio, Fabbrì, mi raccomando!!” definisce la difficoltà del percorso!

Mi ero ripromesso di seguire il sentiero alto ma, alla fine, la tentazione è stata troppo forte e dopo qualche ripido passaggio ci siamo ritrovati sul corso del fiume a monte degli orridi e delle grandi cascate. Una volta laggiù è iniziato il “viaggio” in un mondo magnifico fatto di salti d’acqua, di roccia e di natura incontaminata.

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«Okkey Fabrizio, passiamo questa cascata e poi torniamo a casa!». Avrò ripetuto questa frase davanti ad ogni passaggio difficile lasciando che il successivo mi trascinasse oltre.

Poi abbiamo raggiunto il passaggio chiave della valle. Un inghiottitoio che corre sulla destra di una cascata su roccia liscia. «Niente da fare Fabrizio, è troppo bagnata non si passa. Non riesco a farlo quel passaggio, scivolo via». Era la verità ma ho fatto l’errore di dirgli anche «guarda anche tu ma non c’è molto da fare…»

Già, un errore: un minuto dopo, infatti, ero in piedi sulle sue spalle cercando di lanciare un cordino attorno ad un piccolo sperone di roccia. Al terzo lancio si aggancia: “Forse regge”. “Come forse?”. “Secondo te  come faccio a saperlo? Per ora la corda sta su” .“Fai quello che vuoi. Guarda che inizi a pesare!”. Un attimo dopo ero letteralmente in braccio a Fabrizio che, con piglio tutto siciliano, mi guardava con spavento e mal celato disappunto: “Bhe, Fabbrì, ora sappiamo per certo che non tiene!!”

Avremmo potuto aggirare l’ostacolo facendo una lunga deviazione sui prati scoscesi più sotto ma ormai si era fatta l’ora e quel “simpatico momento comico” segnava la momentanea fine della nostra esplorazione. Un’oretta più tardi eravamo in trattoria a rimpinzarci prima di andare ad arrampicare in falesia. Per essere una giornata che sembrava “bruciata” direi che è andata di gran lusso!

Davide “Birillo” Valsecchi

Quella valle è magnifica ma è adatta solo ad escursionisti esperti con un buona predisposizione a ravanare in ambienti difficili. Il cellulare non prende e tutto ciò che entra in quella valle può escirne solo sulle proprie gambe. Mi raccomando: non metteteci il naso se non fa per voi!

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