Schiavi della Pietra

Il “rendezvous” era in piazza alla stazione di Erba. Visto che non era dato sapere cosa intendesse fare il tempo avevo in spalla lo zaino con il materiale d’arrampicata ed in braccio la sacca plastificata per l’equipaggiamento speleo. Mentre addentavo un panino, era da poco passata l’una, un paio di colpi di clacson mi distolgono dal mio frugale pranzo:  ecco il socio di questa giornata!

Mattia è uno dei rocciatori più forti della mia sezione CAI:  ha tecnica, grado, esperienza ed una gran voglia di ravanare nei posti dimenticati. Io e lui ci conosciamo fin da bambini, ha solo due anni più di me, ma solo entrando a far parte del gruppo speleo, dove è nel gruppo esploratori, abbiamo avuto occasione di frequentarci più spesso.

Il cielo sembrava tenere e così decidiamo di  provare la roccia accantonando per un po’ la grotta. Questa è la prima volta che arrampichiamo insieme ed io, confesso, reprimo a forza la sindrome da “primo appuntamento”: oggi la matricola sono io!!

La nostra destinazione è stata lo Zucco dell’Angelone e le sue famose pareti: uno dei luoghi simbolo dell’arrampicata lecchese. Mattia è stato da quelle parti centinaia di volte mentre io, al contrario, solo due e quella era la seconda!

Lunga la strada chiacchieriamo e decidiamo, per conoscerci, di concatenare due vie scegliendole tra quelle non troppo difficoltose: “Foto di gruppo con Signorine” e “Gli schiavi della pietra”.

Il tempo sembrava volerci graziare. Nonostante le Grigne fossero imbiancate dalla neve un timido sole lentamente ha cominciato a scaldarci rendendo la salita piacevole. Salvo il secondo tiro è sempre stato Mattia a tirare da primo e, confesso, non è stata una cosa affatto spiacevole!

Foto di gruppo, sul terzo sperone, si lascia scorrere piacevolmente senza mai diventare troppo ostica. Al terzo tiro c’è una bella fessura verticale in cui infilare la punta dei  piedi lavorando in trazione con le mani invertite. In quel passaggio, ben aperto, mi sono davvero divertito e l’ho goduto con leggerezza e soddisfazione (scoprire che è un 5a è stata una sorpresa).

All’uscita dalla via c’è un sentierino attrezzato che porta al quarto sperone da dove abbiamo attaccato la via successiva. Se prima era stato necessario lavorare bene in appoggio qui è tutto un susseguirsi di lame e fessure su cui aggrapparsi. Sul terzo tiro c’è un traverso a salire su una placca rotta che superiamo con morbidezza. E’ sul quinto tratto che incontro la mia bestia nera!

Mi infilo in un diedro spaccato sul fondo che nella parte bassa spancia un po’. Sono praticamente “dentro”, steso per tutta la mia lunghezza con i piedi dentro la nicchia sotto lo spancio («non ti infilare sempre nei buchi, Birillo» mi ripete nella testa Simone). A destra era tutta placca impossibile ed io cominciavo a sentirmi un salame con le braccia tanto alte ed i piedi tanto in basso. Cercavo un punto intermedio per alzare i piedi ma non riuscivo a farli star attaccati da nessuna parte.  Ho tribulato un po’ e, confesso, se ci fosse stato un cordino o un rinvio avrei azzerato a pieni mani!

Purtroppo non c’era nulla e così ho potuto solo concentrarmi e provare la sola soluzione che mi sembrava percorribile. Sentivo di non avere spazio per buttarmi in fuori e le prese delle mani non me lo avrebbero comunque permesso (perché non avevo la forza di farle reggere!). Tuttavia l’unica soluzione possibile era alzare la punta del piede sinistro oltre lo spancio appoggiando su di un mezzo gradino all’altezza della mia vita.

Sono ancora piuttosto sorpreso di aver chiuso quel movimento e, vi posso garantire, ci ho speso l’anima nel farlo! Confesso anche che è stata una piccola soddisfazione così come confesso che da primo probabilmente, oggi, non l’avrei provato. La cosa che mi fa piuttosto ridere è che rileggendo ora la guida scopro la seguente dicitura: “prestare attenzione a non prendere il tiro di 5b sulla dx, salire un canale semplice ma molto sporco a sx. 3c”. Tuttavia Mattia era agevolmente passato di lì ed anche averlo saputo non avrebbe cambiato molto (Quel passaggio è stato un calcio in culo ma mi ha divertito!! Non vedo l’ora di rifarlo!!)

Usciti dalla via siamo andati un po’ a zonzo e, calandoci con una breve doppia, siamo andati a vedere la parete della via Anabasi dove qualche anno fa si è staccata una frana dalle dimensioni davvero ragguardevoli: la parete è quella nella foto, la parte gialla è dove è avvenuto il distacco e posso garantirvi che sotto, dove una volta c’era un fitto bosco, tutto è stato brutalmente travolto dalla pietra.

Abbiamo provato a raggiungere il primo sperone e fare ancora un paio di tiri ma, vista l’ora, abbiamo chiuso la giornata piacevolmente sorpresi dalla clemenza del tempo.

Non posso che ringraziare Mattia: sia per la buona compagnia che per la pazienza mostrata nel rinverdire le mie ingiallite nozioni tecniche. E’ stata un’arrampicata davvero piacevole: molte grazie.

Alla prossima!!

Davide Valsecchi

Aggiornamento: i gradi della guida mi sembravano esageratamente alti tenuto conto delle mie capacità. Ho chiesto a Mattia di controllare ed aiutarmi a capire. Ora sono coretti, meno imbarazzanti e più adatti a me 🙂 enjoy!

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