Alla croce del Pilastrello

Una classica e per gli appassionati uno dei simboli più conosciuti dei Corni di Canzo: il pilastro Maggiore, o Gianmaria, al Corno Centrale. Finalmente il sole di Giugno inizia a risplendere e, complice il giorno di riposo, Fabrizio ed io ci mettiamo in cammino per i Corni di Canzo.

Nello zaino caschi, imbraghi, rinvii ed una corda nuova: l’obbiettivo di oggi, rimandato fin da troppo tempo, è la normale al Pilastrello. Per Fabrizio, dopo le esercitazioni in falesia, questa sarà la prima vera via in ambiente.

La Normale non è una via tecnicamente molto difficile ma non va sottovalutata: ci si ritrova ad oltre una cinquantina di metri nel vuoto e si arrampica su pareti strapiombanti dove la roccia a tratti è mal ferma e a tratti quasi viscida e scivolosa. Se siete il primo di cordata dovete poi mettere in conto che le protezioni sono al minimo e che in tutta la lunghezza della via trovate oltre alle soste solo uno spit ed un chiodo.

Quindi sì, la salita è comunque abbastanza impegnativa ma in cima la vista e le sensazioni di quel cucuzzolo ribelle valgono ben lo sforzo. I primi a salire sul pilastro furono il leggendario Eugenio Fasana e Vitale Bramani (quello che inventò il VIBRAM) nell’ottobre del 1922 tracciando appunto la via Normale.

I Pilastri sono posti a ridosso della Parete Fasana e separati da essa da un profondo canyon di roccia che corre lungo tutta la sua lunghezza. Una volta entrati nel canyon vi è un anello dipinto di rosso ad indicare la spaccatura che risale verticale verso l’alto e corre la prima parte della via.

A mezza altezza la spaccatura si apre anche sull’altro lato permettendo, per chi lo volesse, di passare a sbirciare la parete Est. Se avete un cordino o una fettuccia lunga è possibile sfruttare una roccia incastrata per un ancoraggio che è più psicologico che efficace. Superata la spaccatura, attraversando su un minuscolo terrazzino, si può raggiungere il primo spit su cui è possibile rinviare. Si è già oltre i dieci metri dalla partenza e per i successivi dieci non ci sono altre protezioni: vietato cadere!

Ci si alza verticalmente tenendosi sulla destra risalendo fino ad agguantare la magnifica colonna che sorregge la volta della bassa caverna che attraversa da parte a parte l’intero pilastro. Su questa colonna, o clessidra, si può usare un secondo cordino su cui rinviare.

A trenta metri d’altezza, dopo aver rinviato, si può tagliare verso sinistra e raggiungere un bel terrazzino da dove è possibile utilizzare uno dei tre grossi anelli presenti per attrezzare la sosta. Per il tratto successivo ci sono diverse soluzioni  ma la Normale  risale in un piccolo diedro ed affronta una placca di tre metri che porta ad un successivo terrazzino inclinato. Nel centro della placca vi è un unico vecchio e grosso chiodo con moschettone: si rinvia sul chiodo e ci si tiene alla sua sinistra per sfruttare lo spigolo della placca.

Sulla parete del terrazzino ci sono due spit collegati da una vecchia corda. I due spit distano tra di loro un metro e mezzo buono e la corda, oltre ad essere tremendamente cotta dal tempo, forma un angolo aperto ben oltre i 120°: dimenticate quella corda e rinviate nello spit più a destra.

L’ultimo sforzo per raggiungere la croce è una crestina che si attacca sulla destra e su cui si guadagna la cima. L’ancoraggio in vetta è quanto meno pittoresco: un bel anello di calata verticale innestato in una specie di gabbia mobile che circonda la base della croce e trattenuta in posizione da un cavo metallico agganciato ad uno spit un metro più sotto, sul versante opposto a quello dove si effettuerà la prima delle due doppie.

Finalmente siamo entrambi in cima, entrambi stretti nel limitato spazio che concede la sommità del pilastro Maggiore. In cima il gigante appare fragile ed esile e, guardando il vuoto che mi circonda tutto intorno, viene da chiedersi come faccia a stare in piedi! Fabrizio ed io, dopo aver sistemato tutte le sicurezze del caso, ci stringiamo la mano come gli alpinisti veri prima della foto di rito.

La vista è la stessa che si può godere dal corno Centrale ma il gusto è davvero più pieno. Poi giù: due doppie e nuovamente  alla base del canyon.

Felici ci mettiamo al sole gustandoci i nostri panini: “Fab, fra un po’ proviamo anche il pilastro minore”. Lui mi guarda incuriosito chiedendomi0: “Perché non oggi?”. Io un po’ mi metto a ridere: “Per salire al pilastro minore ci sono diverse vie. La maggior parte delle vie classiche non ha protezioni salvo qualche vecchio chiodo. Le vie più moderne sono invece tutte spittate ma hanno gradi di difficoltà che variano dal 5b al 6a. Se non fai ancora un po’ di pratica le moderne sono fuori dalla nostra portata mentre per le classiche dobbiamo portarci il materiale da incastro, nat e friend, per evitare di affrontare 35 metri a strapiombo tutti in libera”. Fabrizio con la faccia seria ride dietro gli occhiali: “Bhe , forse allora conviene aspettare un po’…”.

I Corni sono un posto fantastico!

Davide Valsecchi

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