A spasso sul Cassandra

Alle tre e mezza di notte suona la sveglia, salto giù dal letto come un automa ed inizio a prepararmi affidandomi al pilota automatico. Ho dormito forse quattro ore dopo aver passato la giornata in giro per la Grigna con Fabrizio: «chissà se ce la faccio oggi?»

L’occasione è particolare e la cordata è davvero inedita: tutti e tre, infatti, ci conosciamo da anni e siamo parte della stessa sezione CAI, tuttavia sono state pochissime le occasioni per salire in quota insieme. Questa è la prima volta che ci “leghiamo” tutti e tre insieme.

Giovanni ha un paio di anni in più di me, ha alle spalle grandi salite su neve ed in curriculum può vantare l’Aconcagua, il gigante di 6.960m nelle Ande, ed altre numerose ascensioni nel gruppo del Monte Bianco e del Rosa. Stefano, più giovane di un paio d’anni, vanta altrettante salite importanti sulle Alpi, è un aiuto istruttore della Scuola Alto Lario e recentemente ha superato con successo le selezioni del Soccorso Alpino. Due “forti” ed un “Birillo”: secondo vuoi chi dei tre si è infilato nello zaino la corda?!

Come vi dicevo l’occasione è particolare: Stefano infatti è stato operato qualche mese fa ad una spalla ed ora ha un paio di viti al titanio he si prendono cura della sua ballerina articolazione. Per via dell’intervento ha dovuto rinunciare a gran parte della stagione ed è ancora nella fase finale della riabilitazione.

«Dai, io mi metto in mezzo ed andiamo a fare due passi sulla neve» L’uscita di oggi era nata così: con la voglia di aiutare Stefano a fare un giro in quota interrompendo il suo digiuno forzato. Il Cassandra in giornata è una bella sgambata ma le difficoltà tecniche, non particolari, gli permettono di affrontare la salita senza sforzare il braccio e la spalla.

Alle sei arriviamo a Chiareggio ed alle sette siamo al rifugio Porro: erano oltre dieci anni che non vedevo il ghiacciaio del Ventina. L’ultima volta ero in compagnia di Simone, Ciano ed Iceman che, facendo lo spiritoso con il Génépì, aveva preso una sbronza colossale proprio alla Porro.

Il ghiacciaio è arretrato ancora in modo impressionante rispetto ai miei ricordi e camminiamo parecchio sul fondo della morena prima di raggiungere il ghiaccio. Imbrago, ramponi, caschetto, nodi palla… montiamo tutto l’ambaradan e ci incamminiamo sul ghiaccio. Crepacci, salvo la crepacciata terminale, è difficile trovarne sul Ventina ma in fondo ne basta uno, anche non troppo fondo, per mettersi nei guai. Sul ghiacciaio ci siamo solo noi ed è davvero piacevole andarsene a zonzo con la corda ben tesa mentre avanziamo sereni nelle luci del mattino.

Fa un caldo terribile ma la neve tiene ancora bene e la giornata luminosa risplende in tutte le cime che ci circondano. Io sono in fondo alla cordata, accuso un po’ la fatica per il giorno precedente ma mi godo la salita cercando di tenere a bada la sete. Stefano, per sicurezza in mezzo, si sente informa e la spalla non gli da noia. Giovanni, che tira la cordata, si abbandona in un passo cadenzato da “spaccamontagne” macinando il ghiaccio.

A mezzo giorno siamo al Passo Cassandra (3097m), abbiamo alle spalle poco meno di 1500 metri di dislivello per 9km di sviluppo: non male per una mattinata in amicizia! Al colle non resta che decidere sul da farsi: la cresta che porta alla cima del Cassandra è in gran parte ormai priva di neve e soprattutto la parte iniziale, la più ostica, è piena di sfasciumi.

«Io mi metto qui buono e vi aspetto. Con la spalla è troppo rischioso per me passare tra le rocce. Non posso rischiare di scassarla ora». Proclama Stefano mettendosi bello comodo al sole ed al riparo dal vento. Lasciarlo da solo sarebbe di per sé inaccettabile ma le condizioni della cresta non danno molte possibilità neppure a me e Giovanni. Passar sù, tribolando magari un po’, ce la si potrebbe anche fare: il vero difficile sarebbe poi scendere tra gli sfasciumi quando anche la poca neve rimasta avrà cominciato a mollare.

«Naaaa…» gli rispondo «Questa settimana sono finito ad arrampicare in mezzo alla grandine ed ai fulmini, gradirei evitare altre rogne se possibile! Più che la cima io ora vorrei piuttosto una birra gelata!!». Giovanni ride ed annuisce allegro, la decisione è presa: per oggi basta così.

Pascoliamo un po’ tra le rocciette scattando qualche foto e godendoci il panorama. Il sole, che durante la salita pesava come un macigno sule nostre teste, ora è piacevolmente caldo nella brezza della cresta.

Giriamo i tacchi ed iniziamo la discesa vagando spensierati in quella distesa bianca che scende a valle. Il ghiacciaio ed i sui pendii creano scenari e prospettive affascinanti mentre ne attraversiamo le forme. Rapidi e veloci ci infiliamo alla Porro: birra, pizzoccheri ed un fiume di racconti, di ricordi, di montagne e di salite ancora da fare.

Per Stefano questa è (finalmente) la prima uscita dopo l’operazione e siamo tutti davvero felici abbia, piano piano, iniziato a riperdere. Insieme ci siamo proprio divertiti e chissà che questa salita non sia l’inizio delle avventure di una nuova cordata per la nostra sezione.

Alla prossima!

Davide “Birillo” Valsecchi

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