Ferrata Monte Coglians (2780m)

Il Coglians è il re delle Alpi Carniche, un gigante di calcare bianco le cui potenzialità alpinistiche (e speleo) sono in buona parte ancora da scoprire: la cima simbolo di un territorio tra i più affascinanti e selvaggi in cui ci si possa avventurare. La magnifica arcata di montagne che corre del Monte Avanza al Coglians segna il confine tra Austria ed Italia, confine che ancora oggi mostra i segni della prima grande guerra e delle terribili difficoltà a cui dovettero far fronte i soldati di entrambi gli schieramenti.

Ho affrontato una giornata intera di treno e pullman per poter raggiungere Forni Avoltri e compiere questa salita insieme a Simone. Alle sette meno venti della mattina eravamo al rifugio Tolazzi (1350m) iniziando la nostra marcia verso il Passo Volaia (1970m). Conosco questa valle fin da bambino ma la salita lungo la possente parete Nord del Coglians ancora mi mancava.

Veloci abbiamo raggiunto il passo in meno di un ora e mezza: un caffè ed un saluto al Rifugio Lambertenghi ed abbiamo scollinato in Austria. Oltre il passo da mostra di sé il magnifico laghetto alpino ai piedi del rifugio austriaco. Noi abbiamo proseguito addentrandoci nella valle ai piedi del Coglians e risalendo gli ambi ghiaioni fino all’attacco della ferrata.

La Ferrata parte da 2250metri e spara verso la vetta a quota  2780: una ferrata lunga ed in ambiente che si dimostra da subito appagante ed intensa. Il primo tratto, che parte da un piccolo nevaio, è verticale ed con alcuni passaggi in placca, una salita atletica e molto godibile. Alcuni tratti erano bagnati ma in buona parte era arrampicabile con soddisfazione: c’è un lungo traverso su di una placca inclinata sotto un piccolo tetto  davvero spettacoloso!

Superata la prima parte, la più impegnativa, la ferrata prosegue con lunghi traversi e passaggi verticali che, lentamente, la portano a raggiungere la cresta. Una volta sul crinale si inizia a “volare” in equilibrio su abissi di roccia bianca, valli e canali: da entrambi i lati precipizi che superano i cinquecento metri di quota e si aprono su spazi oceanici. Ovunque si guardi è orizzonte e meraviglia!!

Superata la cresta si giunge finalmente alla vetta ed alla caratteristica Campana di cima. Simone ed io, ancora una volta, abbiamo immortalato il gagliardetto della nostra Sezione CAI: che salita gente!

Scendendo dalla via normale (che lo scorso anno avevo percorso ad Ottobre magnificamente innevata) abbiamo raggiunto il Rifugio Marinelli dove ci siamo concessi un paio di birre ed un panino chiacchierando con la mitica Caterina (che gestisce il rifugio) ed alcuni amici del Soccorso Alpino locale.

Valeva la pena? Valeva la pena scendere dal Bernina ed imbarcarsi su un treno per 500km solo per questa salita? Bhe gente, qui è davvero strepitoso! Vale eccome!! Qui con la squadra giusta e tempo a sufficienza c’è davvero l’UNIVERSO da vedere e da fare! (forza bagài, altro che Tibet: io è anni che ve la meno!!)

In campana  e ancora grazie Carnia!

Davide “Birillo” Valsecchi

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